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Papa Francesco: non lasciamoci trascinare dall’insensibilità egoistica

Prima della recita mariana dell’Angelus, il Pontefice commenta la parabola del “buon samaritano”.

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Prima della recita mariana dell’Angelus, il Pontefice commenta la parabola del “buon samaritano”. E in un tweet scrive: “Nel Vangelo di oggi, Gesù propone come modello il samaritano, che amando il fratello come sé stesso, dimostra di amare Dio con tutto il cuore ed esprime nello stesso tempo vera religiosità e piena umanità”

Barbara Castelli – Città del Vaticano

“La misericordia nei confronti di una vita umana in stato di necessità è il vero volto dell’amore”: “la capacità di compassione” è “la pietra di paragone del cristiano, anzi dell’insegnamento di Gesù”. Così Papa Francesco prima di guidare la recita dell’Angelus. Commentando la parabola del “buon samaritano” (cfr Lc 10,25-37), il Pontefice precisa che il Signore “è misericordioso perché ha compassione”: è capace “di avvicinarsi al nostro dolore, al nostro peccato, ai nostri vizi, alle nostre miserie”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Essere capaci di avere compassione: questa è la chiave. Questa è la nostra chiave. Se tu davanti ad una persona bisognosa non senti compassione, se il tuo cuore non si commuove, vuol dire che qualcosa non va. Stai attento, stiamo attenti. Non ci lasciamo trascinare dall’insensibilità egoistica.

Le pagine di san Luca, dunque, rappresentano un vero “tesoro”, “modello di come deve agire un cristiano”. Nel Vangelo, Gesù è interrogato da un dottore della legge su cosa che “è necessario per ereditare la vita eterna”, e il Figlio di Dio lo invita a trovare la risposta nelle Scritture: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. C’erano, tuttavia, “diverse interpretazioni” su chi si dovesse intendere come “prossimo”. Di qui la parabola del “buon samaritano”, che si prende cura di un “uomo derubato e percosso dai briganti”.

Sappiamo che i giudei trattavano con disprezzo i samaritani, considerandoli estranei al popolo eletto. Non è dunque un caso che Gesù scelga proprio un samaritano come personaggio positivo della parabola. In questo modo vuole superare il pregiudizio, mostrando che anche uno straniero, anche uno che non conosce il vero Dio e non frequenta il suo tempio, è capace di comportarsi secondo la sua volontà, provando compassione per il fratello bisognoso e soccorrendolo con tutti i mezzi a sua disposizione.

Vera religiosità e piena umanità

Per quella stessa strada, prima del samaritano, rimarca Papa Bergoglio, “erano già passati un sacerdote e un levita, cioè persone dedite al culto di Dio”, senza, tuttavia, fermarsi.

Gesù, dunque, propone come modello il samaritano, proprio uno che non aveva fede! Anche noi pensiamo a tanta gente che conosciamo, forse agnostica, che fa del bene. Gesù sceglie come modello uno che non era un uomo di fede. E questo uomo, che amando il fratello come sé stesso, dimostra di amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze – il Dio che non conosceva! -, ed esprime nello stesso tempo vera religiosità e piena umanità.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Barbara Castelli – Città del Vaticano

“La misericordia nei confronti di una vita umana in stato di necessità è il vero volto dell’amore”: “la capacità di compassione” è “la pietra di paragone del cristiano, anzi dell’insegnamento di Gesù”. Così Papa Francesco prima di guidare la recita dell’Angelus. Commentando la parabola del “buon samaritano” (cfr Lc 10,25-37), il Pontefice precisa che il Signore “è misericordioso perché ha compassione”: è capace “di avvicinarsi al nostro dolore, al nostro peccato, ai nostri vizi, alle nostre miserie”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Essere capaci di avere compassione: questa è la chiave. Questa è la nostra chiave. Se tu davanti ad una persona bisognosa non senti compassione, se il tuo cuore non si commuove, vuol dire che qualcosa non va. Stai attento, stiamo attenti. Non ci lasciamo trascinare dall’insensibilità egoistica.

Le pagine di san Luca, dunque, rappresentano un vero “tesoro”, “modello di come deve agire un cristiano”. Nel Vangelo, Gesù è interrogato da un dottore della legge su cosa che “è necessario per ereditare la vita eterna”, e il Figlio di Dio lo invita a trovare la risposta nelle Scritture: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. C’erano, tuttavia, “diverse interpretazioni” su chi si dovesse intendere come “prossimo”. Di qui la parabola del “buon samaritano”, che si prende cura di un “uomo derubato e percosso dai briganti”.

Sappiamo che i giudei trattavano con disprezzo i samaritani, considerandoli estranei al popolo eletto. Non è dunque un caso che Gesù scelga proprio un samaritano come personaggio positivo della parabola. In questo modo vuole superare il pregiudizio, mostrando che anche uno straniero, anche uno che non conosce il vero Dio e non frequenta il suo tempio, è capace di comportarsi secondo la sua volontà, provando compassione per il fratello bisognoso e soccorrendolo con tutti i mezzi a sua disposizione.

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Per quella stessa strada, prima del samaritano, rimarca Papa Bergoglio, “erano già passati un sacerdote e un levita, cioè persone dedite al culto di Dio”, senza, tuttavia, fermarsi.

Gesù, dunque, propone come modello il samaritano, proprio uno che non aveva fede! Anche noi pensiamo a tanta gente che conosciamo, forse agnostica, che fa del bene. Gesù sceglie come modello uno che non era un uomo di fede. E questo uomo, che amando il fratello come sé stesso, dimostra di amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze – il Dio che non conosceva! -, ed esprime nello stesso tempo vera religiosità e piena umanità.

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