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Papa Francesco: “No ad ogni compromesso sugli abusi sessuali”

Il Papa all'Udienza Generale

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Bergoglio ripercorre durante l’udienza generale il viaggio in Cile e Perù: «Tutto è andato bene». La corruzione «non c’è solo da quelle parti: è peggio dell’influenza, rovina il cuore». Appello per la Repubblica democratica del Congo
 

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

In Cile «ho confermato i miei fratelli nel rifiuto di ogni compromesso con gli abusi sessuali sui minori, e al tempo stesso nella fiducia in Dio, che attraverso questa dura prova purifica e rinnova i suoi ministri». Lo ha detto il Papa ripercorrendo all’udienza generale in piazza San Pietro il recente viaggio in Cile e Perù. «Tutto è andato bene» ha detto Francesco, sottolineando che in particolare la tappa cilena è stata preceduta da diverse manifestazioni di protesta «e questo ha reso ancora più attuale e vivo il motto della mia visita: “Vi do la mia pace”».

Jorge Mario Bergoglio si è soffermato tra l’altro sull’incontro con le carcerate cilene («Senza reinserimento il carcere è una tortura infinita») e, parlando del Perù, sul tema della corruzione, ha aggiunto: «Non c’è solo da quelle parti, c’è anche qua: è più pericolosa dell’influenza, si mischia e rovina il cuore». Infine ha lanciato un appello per la Repubblica democratica del Congo.

«Sono rientrato due giorni fa dal viaggio apostolico in Cile e Perù: un applauso al Cile e al Perù, due popoli bravi!» ha esordito il Papa. «Ringrazio il Signore perché tutto è andato bene: ho potuto incontrare il Popolo di Dio in cammino in quelle terre, anche quelli che non sono in cammino, sono un po’ fermi, ma sono brava gente, e incoraggiare lo sviluppo sociale di quei Paesi». Francesco ha ringraziato le autorità e i vescovi dei due Paesi ed ha sottolineato che «in ognuno dei due Paesi c’erano ventimila volontari: gente giovane, brava».

«Il mio arrivo in Cile era stato preceduto da diverse manifestazioni di protesta, per vari motivi, come avete letto nei giornali», ha proseguito il Papa argentino. «E questo ha reso ancora più attuale e vivo il motto della mia visita: “Mi paz os doy – Vi do la mia pace”. Sono le parole di Gesù rivolte ai discepoli, che ripetiamo in ogni Messa: il dono della pace, che solo Gesù morto e risorto può dare a chi si affida a Lui. Ognuno di noi ha bisogno della pace, anche il mondo in questa terza guerra mondiale a pezzetti: preghiamo per la pace».

Nell’incontro con le Autorità politiche e civili del Cile «ho incoraggiato il cammino della democrazia come spazio di incontro solidale e capace di includere le diversità; per questo scopo ho indicato come metodo la via dell’ascolto: in particolare l’ascolto dei poveri, dei giovani e degli anziani, degli immigrati, e anche l’ascolto della terra», ha ricordato Francesco.

Nell’incontro con le detenute del carcere femminile di Santiago, poi, «le ho incoraggiate ad esigere, da sé stesse e dalle istituzioni, un serio cammino di preparazione al reinserimento: se non c’è questa speranza del reinserimento sociale il carcere è una tortura infinita, invece anche gli ergastolani possono reinserirsi entrando in dialogo con la società: ma sempre un carcere deve avere questa dimensione di reinserimento, sempre, come orizzonte che dà senso alla pena quotidiana».

«Con i sacerdoti e i consacrati e con i vescovi del Cile ho vissuto due incontri molto intensi, resi ancora più fecondi dalla sofferenza condivisa per alcune ferite che affliggono la Chiesa in quel Paese», ha detto il Papa. «In particolare, ho confermato i miei fratelli nel rifiuto di ogni compromesso con gli abusi sessuali sui minori, e al tempo stesso – ha proseguito Francesco tra gli applausi – nella fiducia in Dio, che attraverso questa dura prova purifica e rinnova i suoi ministri».

Francesco ha ricordato la messa al Sud, in Araucania, con gli indios Mapuche, quella a Nord, a Iquique, «un inno all’incontro tra i popoli», e la visita all’università cattolica del Cile, dove «ho proposto un modello di formazione integrale, che traduce l’identità cattolica in capacità di partecipare alla costruzione di società unite e plurali, dove i conflitti non vengono occultati ma gestiti nel dialogo. Sempre – ha detto il Papa a braccio – ci sono i conflitti, anche a casa, ma nascondere i conflitti è peggio ancora: non nasconderli sotto il letto, i conflitti che vengono alla luce, si parlano, si risolvono con il dialogo. Pensate voi ai piccoli conflitti che avrete sicuramente a casa vostra: non nasconderli, parlare, il conflitto si risolve col dialogo».

Francesco è poi passato a parlare del Perù, a partire dall’incontro con i popoli dell’Amazzonia peruviana, «che ha dato anche avvio all’itinerario del Sinodo Pan-amazzonico convocato per l’ottobre 2019, come pure lo hanno testimoniato i momenti vissuti con la popolazione di Puerto Maldonado e con i bambini della Casa di accoglienza “El Principito”. Insieme abbiamo detto “no” alla colonizzazione economica e ideologica».

Parlando alle Autorità politiche e civili del Perù, ha detto ancora Jorge Mario Bergoglio, «ho apprezzato il patrimonio ambientale, culturale e spirituale di quel Paese, e ho messo a fuoco le due realtà che più gravemente lo minacciano: il degrado ecologico-sociale e la corruzione. E ho rimarcato che nessuno è esente da responsabilità di fronte a queste due piaghe e che l’impegno per contrastarle riguarda tutti. Non so – ha aggiunto a braccio con una punta di humor – se voi avete sentito parlare qui di corruzione, non so… eh… non solo da quelle parti c’è, anche qua… è più pericolosa dell’influenza, si mischia e rovina il cuore. La corruzione rovina il cuore. Per favore, no alla corruzione».

Francesco ha poi ricordato le altre tappe del viaggio peruviano: la messa nella città di Trujillo colpita dalla tempesta del Nino, l’incontro con le religiose di clausura, i vescovi, i sacerdoti, la messa l’ultimo giorno a Lima. «Anche ai giovani peruviani ho indicato i Santi come uomini e donne che non hanno perso tempo a “truccare” la propria immagine, ma hanno seguito Cristo, che li ha guardati con speranza. Come sempre, la parola di Gesù dà senso pieno a tutto, e così anche il Vangelo dell’ultima celebrazione eucaristica ha riassunto il messaggio di Dio al suo popolo in Cile e in Perù: “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Così – sembrava dire il Signore – riceverete la pace che io vi do e sarete uniti nella mia speranza».

Alla fine dell’udienza il Papa ha lanciato un appello: «Purtroppo continuano a giungere notizie preoccupanti dalla Repubblica Democratica del Congo. Pertanto, rinnovo il mio appello perché tutti si impegnino ad evitare ogni forma di violenza. Da parte sua, la Chiesa non vuole altro che contribuire alla pace e al bene comune della società».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

In Cile «ho confermato i miei fratelli nel rifiuto di ogni compromesso con gli abusi sessuali sui minori, e al tempo stesso nella fiducia in Dio, che attraverso questa dura prova purifica e rinnova i suoi ministri». Lo ha detto il Papa ripercorrendo all’udienza generale in piazza San Pietro il recente viaggio in Cile e Perù. «Tutto è andato bene» ha detto Francesco, sottolineando che in particolare la tappa cilena è stata preceduta da diverse manifestazioni di protesta «e questo ha reso ancora più attuale e vivo il motto della mia visita: “Vi do la mia pace”».

Jorge Mario Bergoglio si è soffermato tra l’altro sull’incontro con le carcerate cilene («Senza reinserimento il carcere è una tortura infinita») e, parlando del Perù, sul tema della corruzione, ha aggiunto: «Non c’è solo da quelle parti, c’è anche qua: è più pericolosa dell’influenza, si mischia e rovina il cuore». Infine ha lanciato un appello per la Repubblica democratica del Congo.

«Sono rientrato due giorni fa dal viaggio apostolico in Cile e Perù: un applauso al Cile e al Perù, due popoli bravi!» ha esordito il Papa. «Ringrazio il Signore perché tutto è andato bene: ho potuto incontrare il Popolo di Dio in cammino in quelle terre, anche quelli che non sono in cammino, sono un po’ fermi, ma sono brava gente, e incoraggiare lo sviluppo sociale di quei Paesi». Francesco ha ringraziato le autorità e i vescovi dei due Paesi ed ha sottolineato che «in ognuno dei due Paesi c’erano ventimila volontari: gente giovane, brava».

«Il mio arrivo in Cile era stato preceduto da diverse manifestazioni di protesta, per vari motivi, come avete letto nei giornali», ha proseguito il Papa argentino. «E questo ha reso ancora più attuale e vivo il motto della mia visita: “Mi paz os doy – Vi do la mia pace”. Sono le parole di Gesù rivolte ai discepoli, che ripetiamo in ogni Messa: il dono della pace, che solo Gesù morto e risorto può dare a chi si affida a Lui. Ognuno di noi ha bisogno della pace, anche il mondo in questa terza guerra mondiale a pezzetti: preghiamo per la pace».

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Nell’incontro con le Autorità politiche e civili del Cile «ho incoraggiato il cammino della democrazia come spazio di incontro solidale e capace di includere le diversità; per questo scopo ho indicato come metodo la via dell’ascolto: in particolare l’ascolto dei poveri, dei giovani e degli anziani, degli immigrati, e anche l’ascolto della terra», ha ricordato Francesco.

Nell’incontro con le detenute del carcere femminile di Santiago, poi, «le ho incoraggiate ad esigere, da sé stesse e dalle istituzioni, un serio cammino di preparazione al reinserimento: se non c’è questa speranza del reinserimento sociale il carcere è una tortura infinita, invece anche gli ergastolani possono reinserirsi entrando in dialogo con la società: ma sempre un carcere deve avere questa dimensione di reinserimento, sempre, come orizzonte che dà senso alla pena quotidiana».

«Con i sacerdoti e i consacrati e con i vescovi del Cile ho vissuto due incontri molto intensi, resi ancora più fecondi dalla sofferenza condivisa per alcune ferite che affliggono la Chiesa in quel Paese», ha detto il Papa. «In particolare, ho confermato i miei fratelli nel rifiuto di ogni compromesso con gli abusi sessuali sui minori, e al tempo stesso – ha proseguito Francesco tra gli applausi – nella fiducia in Dio, che attraverso questa dura prova purifica e rinnova i suoi ministri».

Francesco ha ricordato la messa al Sud, in Araucania, con gli indios Mapuche, quella a Nord, a Iquique, «un inno all’incontro tra i popoli», e la visita all’università cattolica del Cile, dove «ho proposto un modello di formazione integrale, che traduce l’identità cattolica in capacità di partecipare alla costruzione di società unite e plurali, dove i conflitti non vengono occultati ma gestiti nel dialogo. Sempre – ha detto il Papa a braccio – ci sono i conflitti, anche a casa, ma nascondere i conflitti è peggio ancora: non nasconderli sotto il letto, i conflitti che vengono alla luce, si parlano, si risolvono con il dialogo. Pensate voi ai piccoli conflitti che avrete sicuramente a casa vostra: non nasconderli, parlare, il conflitto si risolve col dialogo».

Francesco è poi passato a parlare del Perù, a partire dall’incontro con i popoli dell’Amazzonia peruviana, «che ha dato anche avvio all’itinerario del Sinodo Pan-amazzonico convocato per l’ottobre 2019, come pure lo hanno testimoniato i momenti vissuti con la popolazione di Puerto Maldonado e con i bambini della Casa di accoglienza “El Principito”. Insieme abbiamo detto “no” alla colonizzazione economica e ideologica».

Parlando alle Autorità politiche e civili del Perù, ha detto ancora Jorge Mario Bergoglio, «ho apprezzato il patrimonio ambientale, culturale e spirituale di quel Paese, e ho messo a fuoco le due realtà che più gravemente lo minacciano: il degrado ecologico-sociale e la corruzione. E ho rimarcato che nessuno è esente da responsabilità di fronte a queste due piaghe e che l’impegno per contrastarle riguarda tutti. Non so – ha aggiunto a braccio con una punta di humor – se voi avete sentito parlare qui di corruzione, non so… eh… non solo da quelle parti c’è, anche qua… è più pericolosa dell’influenza, si mischia e rovina il cuore. La corruzione rovina il cuore. Per favore, no alla corruzione».

Francesco ha poi ricordato le altre tappe del viaggio peruviano: la messa nella città di Trujillo colpita dalla tempesta del Nino, l’incontro con le religiose di clausura, i vescovi, i sacerdoti, la messa l’ultimo giorno a Lima. «Anche ai giovani peruviani ho indicato i Santi come uomini e donne che non hanno perso tempo a “truccare” la propria immagine, ma hanno seguito Cristo, che li ha guardati con speranza. Come sempre, la parola di Gesù dà senso pieno a tutto, e così anche il Vangelo dell’ultima celebrazione eucaristica ha riassunto il messaggio di Dio al suo popolo in Cile e in Perù: “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Così – sembrava dire il Signore – riceverete la pace che io vi do e sarete uniti nella mia speranza».

Alla fine dell’udienza il Papa ha lanciato un appello: «Purtroppo continuano a giungere notizie preoccupanti dalla Repubblica Democratica del Congo. Pertanto, rinnovo il mio appello perché tutti si impegnino ad evitare ogni forma di violenza. Da parte sua, la Chiesa non vuole altro che contribuire alla pace e al bene comune della società».

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