10.8 C
Roma
Lun, 8 Marzo 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Papa Papa Francesco: nel Bambino abbracciamo chi non ha posto

Papa Francesco: nel Bambino abbracciamo chi non ha posto

S. Messa di Natale - Notte

- Advertisement -

Nell’omelia della celebrazione eucaristica in San Pietro, Papa Francesco ha ricordato che la Buona Notizia è arrivata prima ai pastori, considerati “pagani, peccatori e stranieri”

Nei pastori Dio ha abbracciato per primi “i pagani, i peccatori e gli stranieri” e oggi ci spinge a fare lo stesso. La fede della notte che fa memoria della nascita di Cristo, ci spinge ad una nuova “immaginazione della carità”, a nuove forme di relazione in cui “nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”. Le parole di Papa Francesco nell’omelia della Messa della Notte di Natale, celebrata nella Basilica di San Pietro, chiamano i cristiani ad una sensibilità risvegliata dalla “tenerezza rivoluzionaria” del piccolo Bambino di Betlemme, ad aprire gli occhi davanti a chi soffre, a riconoscere Gesù “in tutti coloro che arrivano nelle nostre città”.

Per loro non c’era posto

In quella notte santa, ricorda il Papa, “Maria diede alla luce, Maria ci ha dato la Luce”, e tutto “diventava fonte di speranza”. Ma prima, Maria e Giuseppe furono obbligati a partire, a lasciare la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. E se “nel cuore erano pieni di speranza” per il bambino in arrivo, i loro passi “erano carichi delle incertezze di chi deve lasciare la sua casa”. Arrivati a Betlemme da Nazaret, sperimentarono “che era una terra che non li aspettava”, e “dove per loro non c’era posto”.

La scintilla della tenerezza di Dio

E proprio lì, commenta Francesco, in mezzo all’oscurità di una città “che non ha spazio per il forestiero che viene da lontano”, che volta le spalle agli altri, “si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio”.  Si crea “una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni”. Perché nei passi di Giuseppe e Maria “vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”. Partono per speranza o solo per sopravvivere agli Erode che versano sangue innocente “per imporre il loro potere”.

Gesù e il documento di cittadinanza

Eppure Maria e Giuseppe, spiega il Pontefice, i rifiutati, sono i primi ad abbracciare Gesù, “Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”, che manifesta che il vero potere è quello che soccorre “la fragilità del più debole”. E Colui che “non aveva un posto per nascere” viene annunciato a quelli che “non avevano posto alle tavole e nelle vie della città”, i pastori, i primi destinatari della Buona Notizia. Considerati impuri, perché per il loro lavoro, non potevano osservare tutte le prescrizioni rituali di purificazione religiosa. Uomini e donne considerati “pagani tra i credenti, peccatori tra i giusti, stranieri tra i cittadini”.

Pagani, peccatori e stranieri

A loro l’angelo annuncia la nascita del Salvatore. Annuncia, ricorda Papa Francesco, la gioia con cui Dio “nella sua infinita misericordia, ha abbracciato noi pagani, peccatori e stranieri, e ci spinge a fare lo stesso”. Questa notte “ci fa riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente”, nel “visitatore indiscreto” che cammina per le nostre città, bussando alle nostre porte. Natale, scandisce il Papa, “è tempo per trasformare la forza della paura” in forza “per una nuova immaginazione della carità”, per sperimentare nuove forme di relazione“in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”.

Non abbiate paura!

Serve il coraggio di non abituarsi all’ingiustizia ma di farsi “terra di ospitalità”. E qui Francesco cita San Giovanni Paolo II: e il suo “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”. Perché “nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda. Si offre perché” lo solleviamo e lo abbracciamo, e in Lui non abbiamo paura di prendere tra le braccia “l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato”. Dio ci invita “a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione” per aver trovato tante porte chiuse e in questo Bambino, “ci rende protagonisti della sua ospitalità”.

La tenerezza rivoluzionaria del Bambino

Alla fine il Papa si rivolge direttamente al Bambino di Betlemme, venerato nell’immagine posta ai piedi dell’altare della Confessione all’inizio della celebrazione. “Ti chiediamo – è la sua preghiera – che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza, apra i nostri occhi davanti a chi soffre”. La tua tenerezza rivoluzionaria “ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città”. Ci persuada “a sentirci invitati a farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente”.

Conclusa la celebrazione eucaristica, come da tradizione, Papa Francesco prende in braccio l’immagine del Santo Bambino e la porta in processione al presepe della Basilica di San Pietro, le cui statue sono state donate a Giovanni Paolo II, tra il 1985 e il 1986, dallo scultore tedesco Heinrich Zuente-rer.

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Articolo precedenteChi ha scritto i Salmi?
Articolo successivoDove abitavano Giuseppe e Maria?
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Papa Francesco: nel Bambino abbracciamo chi non ha posto

S. Messa di Natale - Notte

- Advertisement -

Nell’omelia della celebrazione eucaristica in San Pietro, Papa Francesco ha ricordato che la Buona Notizia è arrivata prima ai pastori, considerati “pagani, peccatori e stranieri”

Nei pastori Dio ha abbracciato per primi “i pagani, i peccatori e gli stranieri” e oggi ci spinge a fare lo stesso. La fede della notte che fa memoria della nascita di Cristo, ci spinge ad una nuova “immaginazione della carità”, a nuove forme di relazione in cui “nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”. Le parole di Papa Francesco nell’omelia della Messa della Notte di Natale, celebrata nella Basilica di San Pietro, chiamano i cristiani ad una sensibilità risvegliata dalla “tenerezza rivoluzionaria” del piccolo Bambino di Betlemme, ad aprire gli occhi davanti a chi soffre, a riconoscere Gesù “in tutti coloro che arrivano nelle nostre città”.

Per loro non c’era posto

In quella notte santa, ricorda il Papa, “Maria diede alla luce, Maria ci ha dato la Luce”, e tutto “diventava fonte di speranza”. Ma prima, Maria e Giuseppe furono obbligati a partire, a lasciare la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. E se “nel cuore erano pieni di speranza” per il bambino in arrivo, i loro passi “erano carichi delle incertezze di chi deve lasciare la sua casa”. Arrivati a Betlemme da Nazaret, sperimentarono “che era una terra che non li aspettava”, e “dove per loro non c’era posto”.

La scintilla della tenerezza di Dio

- Advertisement -

E proprio lì, commenta Francesco, in mezzo all’oscurità di una città “che non ha spazio per il forestiero che viene da lontano”, che volta le spalle agli altri, “si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio”.  Si crea “una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni”. Perché nei passi di Giuseppe e Maria “vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”. Partono per speranza o solo per sopravvivere agli Erode che versano sangue innocente “per imporre il loro potere”.

Gesù e il documento di cittadinanza

Eppure Maria e Giuseppe, spiega il Pontefice, i rifiutati, sono i primi ad abbracciare Gesù, “Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”, che manifesta che il vero potere è quello che soccorre “la fragilità del più debole”. E Colui che “non aveva un posto per nascere” viene annunciato a quelli che “non avevano posto alle tavole e nelle vie della città”, i pastori, i primi destinatari della Buona Notizia. Considerati impuri, perché per il loro lavoro, non potevano osservare tutte le prescrizioni rituali di purificazione religiosa. Uomini e donne considerati “pagani tra i credenti, peccatori tra i giusti, stranieri tra i cittadini”.

Pagani, peccatori e stranieri

A loro l’angelo annuncia la nascita del Salvatore. Annuncia, ricorda Papa Francesco, la gioia con cui Dio “nella sua infinita misericordia, ha abbracciato noi pagani, peccatori e stranieri, e ci spinge a fare lo stesso”. Questa notte “ci fa riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente”, nel “visitatore indiscreto” che cammina per le nostre città, bussando alle nostre porte. Natale, scandisce il Papa, “è tempo per trasformare la forza della paura” in forza “per una nuova immaginazione della carità”, per sperimentare nuove forme di relazione“in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”.

Non abbiate paura!

Serve il coraggio di non abituarsi all’ingiustizia ma di farsi “terra di ospitalità”. E qui Francesco cita San Giovanni Paolo II: e il suo “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”. Perché “nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda. Si offre perché” lo solleviamo e lo abbracciamo, e in Lui non abbiamo paura di prendere tra le braccia “l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato”. Dio ci invita “a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione” per aver trovato tante porte chiuse e in questo Bambino, “ci rende protagonisti della sua ospitalità”.

La tenerezza rivoluzionaria del Bambino

Alla fine il Papa si rivolge direttamente al Bambino di Betlemme, venerato nell’immagine posta ai piedi dell’altare della Confessione all’inizio della celebrazione. “Ti chiediamo – è la sua preghiera – che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza, apra i nostri occhi davanti a chi soffre”. La tua tenerezza rivoluzionaria “ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città”. Ci persuada “a sentirci invitati a farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente”.

Conclusa la celebrazione eucaristica, come da tradizione, Papa Francesco prende in braccio l’immagine del Santo Bambino e la porta in processione al presepe della Basilica di San Pietro, le cui statue sono state donate a Giovanni Paolo II, tra il 1985 e il 1986, dallo scultore tedesco Heinrich Zuente-rer.

- Advertisement -
Originale: Aleteia.org

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Articolo precedenteChi ha scritto i Salmi?
Articolo successivoDove abitavano Giuseppe e Maria?
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
293FansMi piace
1,020FollowerSegui
13,000FollowerSegui
641FollowerSegui
201IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Qual è la differenza tra cattolico e cristiano?

Il cristiano è colui che ha Cristo come Signore Nel Nuovo Testamento si fa riferimento quattro volte ai seguaci di Cristo: 1. 1 Pt 4,16: “Ma...

Libri consigliati

Accompagnare gli adulti nella fede

La speranza di Giobbe

I “beati” dell’Apocalisse

“Non fare come gli ipocriti”

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x