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Papa Francesco: “In Sri Lanka per un compito pastorale: favorire la riconciliazione”

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Atterra alle 4,25 di Roma, quasi le 9 a Colombo, e subito viene accolto con una canzone scritta apposta per l’occasione e con una corona di fiori. Ma tutta Colombo è blindata, con 20 mila uomini a occuparsi della sicurezza di Papa Francesco. C’è un nuovo presidente in Sri Lanka, Sirisena, e la sua elezione in qualche modo favorisce il viaggio del Papa: c’era il rischio fosse strumentalizzato, e invece c’è la possibilità per il Papa di spingere ancora per quella riconciliazione e ricostruzione nazionale su cui ha puntato la campagna elettorale di Sirisena. Con sollecitudine pastorale, il Papa chiede loro di “superare il male con il bene”, andare oltre le antiche divisioni. E sottolinea che il “processo di risanamento richiede inoltre di includere il perseguimento della verità”.

Parole niente affatto scontate, in un Paese che ha terminato la sua guerra civile solo nel 2009. Il discorso con le autorità politiche si tiene proprio all’arrivo di Francesco, una sorta di novità per il Papa argentino, che preferisce piuttosto un incontro nel mezzo del viaggio, senza troppe cerimonie all’arrivo: sarà così quando il Papa si trasferirà nelle Filippine, per proseguire il viaggio in Asia. Da subito, il Papa – che parla in inglese – sottolinea che la sua visita nello Sri Lanka è “soprattutto pastorale.”

“Quale pastore universale della Chiesa Cattolica, sono giunto per incontrare ed incoraggiare i cattolici di quest’Isola, come pure per pregare con loro,” dice il Papa. Sottolinea che il fulcro della sua visita sarà la beatificazione di Giuseppe Vaz, missionario popolarissimo in Sri Lanka. E mette in luce la sollecitudine della Chiesa per gli Sri Lankesi. La Chiesa, dice il Papa, vuole essere partecipe della vita della società srilankese, che da poco è uscita da una situazione di guerra.

“L’incapacità di riconciliare le diversità e le discordie, antiche o nuove che siano, ha fatto sorgere tensioni etniche e religiose, accompagnate frequentemente da esplosioni di violenza. Per molti anni lo Sri Lanka ha conosciuto gli orrori dello scontro civile, ed ora sta cercando di consolidare la pace e di curare le ferite di quegli anni,” dice il Papa.

Agli srilankesi chiede di applicare il motto di San Paolo di “superare il male con il bene,” e di coltivare “quelle virtù che promuovono la riconciliazione, la solidarietà e la pace”. Ma – aggiunge – “il processo di risanamento richiede inoltre di includere il perseguimento della verità, non con lo scopo di aprire vecchie ferite, ma piuttosto quale mezzo necessario per promuovere la loro guarigione, la giustizia e l’unità”.

In questo, le tradizioni religiose hanno un “ruolo essenziale da giocare nel delicato processo di riconciliazione e di ricostruzione che è in corso in questo Paese”, afferma il Papa. Il quale chiede l’inclusione di tutti i settori della società, perché tutti “abbiano voce” e siano “liberi di esprimere le proprie preoccupazioni, i propri bisogni, le proprie aspirazioni e le proprie paure,” ma soprattutto siano “pronti ad accettarsi l’un l’altro, a rispettare le legittime diversità ed imparare a vivere come un’unica famiglia”.

Dice il Papa: “Ogni volta che le persone si ascoltano tra loro umilmente e apertamente, possono emergere i valori e le aspirazioni comuni. La diversità non sarà più vista come una minaccia, ma come fonte di arricchimento. La strada verso la giustizia, la riconciliazione e l’armonia sociale appare ancora più chiaramente.”

E allora, sì, c’è bisogno di nuove infrastrutture, di andare incontro ai bisogni materiali, ma – spiega il Papa – c’è bisogno prima di tutto di “promuovere la dignità umana, il rispetto dei diritti dell’uomo e la piena inclusione di ogni membro della società.”

Per questo il Papa chiede “che i dirigenti politici, religiosi e culturali dello Sri Lanka, misurando ogni loro parola ed azione sul bene e sul risanamento che ne verrà, diano un contributo duraturo al progresso materiale e spirituale del popolo dello Sri Lanka”. E invoca benedizioni sullo Sri Lanka, “perla dell’Oceano Indiano”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Papa Francesco: “In Sri Lanka per un compito pastorale: favorire la riconciliazione”

  

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Atterra alle 4,25 di Roma, quasi le 9 a Colombo, e subito viene accolto con una canzone scritta apposta per l’occasione e con una corona di fiori. Ma tutta Colombo è blindata, con 20 mila uomini a occuparsi della sicurezza di Papa Francesco. C’è un nuovo presidente in Sri Lanka, Sirisena, e la sua elezione in qualche modo favorisce il viaggio del Papa: c’era il rischio fosse strumentalizzato, e invece c’è la possibilità per il Papa di spingere ancora per quella riconciliazione e ricostruzione nazionale su cui ha puntato la campagna elettorale di Sirisena. Con sollecitudine pastorale, il Papa chiede loro di “superare il male con il bene”, andare oltre le antiche divisioni. E sottolinea che il “processo di risanamento richiede inoltre di includere il perseguimento della verità”.

Parole niente affatto scontate, in un Paese che ha terminato la sua guerra civile solo nel 2009. Il discorso con le autorità politiche si tiene proprio all’arrivo di Francesco, una sorta di novità per il Papa argentino, che preferisce piuttosto un incontro nel mezzo del viaggio, senza troppe cerimonie all’arrivo: sarà così quando il Papa si trasferirà nelle Filippine, per proseguire il viaggio in Asia. Da subito, il Papa – che parla in inglese – sottolinea che la sua visita nello Sri Lanka è “soprattutto pastorale.”

“Quale pastore universale della Chiesa Cattolica, sono giunto per incontrare ed incoraggiare i cattolici di quest’Isola, come pure per pregare con loro,” dice il Papa. Sottolinea che il fulcro della sua visita sarà la beatificazione di Giuseppe Vaz, missionario popolarissimo in Sri Lanka. E mette in luce la sollecitudine della Chiesa per gli Sri Lankesi. La Chiesa, dice il Papa, vuole essere partecipe della vita della società srilankese, che da poco è uscita da una situazione di guerra.

“L’incapacità di riconciliare le diversità e le discordie, antiche o nuove che siano, ha fatto sorgere tensioni etniche e religiose, accompagnate frequentemente da esplosioni di violenza. Per molti anni lo Sri Lanka ha conosciuto gli orrori dello scontro civile, ed ora sta cercando di consolidare la pace e di curare le ferite di quegli anni,” dice il Papa.

Agli srilankesi chiede di applicare il motto di San Paolo di “superare il male con il bene,” e di coltivare “quelle virtù che promuovono la riconciliazione, la solidarietà e la pace”. Ma – aggiunge – “il processo di risanamento richiede inoltre di includere il perseguimento della verità, non con lo scopo di aprire vecchie ferite, ma piuttosto quale mezzo necessario per promuovere la loro guarigione, la giustizia e l’unità”.

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In questo, le tradizioni religiose hanno un “ruolo essenziale da giocare nel delicato processo di riconciliazione e di ricostruzione che è in corso in questo Paese”, afferma il Papa. Il quale chiede l’inclusione di tutti i settori della società, perché tutti “abbiano voce” e siano “liberi di esprimere le proprie preoccupazioni, i propri bisogni, le proprie aspirazioni e le proprie paure,” ma soprattutto siano “pronti ad accettarsi l’un l’altro, a rispettare le legittime diversità ed imparare a vivere come un’unica famiglia”.

Dice il Papa: “Ogni volta che le persone si ascoltano tra loro umilmente e apertamente, possono emergere i valori e le aspirazioni comuni. La diversità non sarà più vista come una minaccia, ma come fonte di arricchimento. La strada verso la giustizia, la riconciliazione e l’armonia sociale appare ancora più chiaramente.”

E allora, sì, c’è bisogno di nuove infrastrutture, di andare incontro ai bisogni materiali, ma – spiega il Papa – c’è bisogno prima di tutto di “promuovere la dignità umana, il rispetto dei diritti dell’uomo e la piena inclusione di ogni membro della società.”

Per questo il Papa chiede “che i dirigenti politici, religiosi e culturali dello Sri Lanka, misurando ogni loro parola ed azione sul bene e sul risanamento che ne verrà, diano un contributo duraturo al progresso materiale e spirituale del popolo dello Sri Lanka”. E invoca benedizioni sullo Sri Lanka, “perla dell’Oceano Indiano”.

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