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Papa Francesco in Molise. “Patto per il lavoro, ma la domenica libera” VIDEO.

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Il Papa in anticipo è arrivato a Campobasso. Il Pontefice celebrerà la messa all’ex stadio Romagnoli, attese 25 mila persone.

[youtube_advanced url=”https://www.youtube.com/watch?v=m8lRRPm1z_c”]

Campobasso, 5 luglio 2014  – Papa Francesco è arrivato a Campobasso in Molise dove celebrerà la messa all’ex stadio Romagnoli in cui sono attese 25mila persone. Il Papa è arrivato prima rispetto al previsto.

Dopo 19 anni un Papa visita il Molise. L’ultimo Pontefice a recarsi in questa piccola regione di 300mila abitanti era stato Giovanni Paolo II, due volte, nel 1983 a Termoli e nel 1995 a Campobasso e Agnone.

Il Pontefice, arrivato con circa dieci minuti di anticipo sul programma, è stato accolto tra gli altri dall’arcivescovo di Campobasso-Bojano, Giancarlo Maria Bregantini, dal presidente della regione Paolo Di Laura Frattura e dal sindaco della città, Antonio Battista. La folla assiepata nell’aula circostante ha calorosamente applaudito l’arrivo di Francesco.

NELL’AULA MAGNA DELL’UNIVERSITA’ – “E’ vero, il nostro Dio è Dio delle sorprese: ogni giorno ce ne fa una. Dio è così, è così il nostro padre. Dio rompe gli schemi: se non rompiamo gli schemi, non andremo mai avanti. Perchè Dio ci spinge a questo: a essere creativi verso il furturo”. Così Papa Francesco in Molise nell’Aula Magna dell’Università a Campobasso.
“Non avere lavoro non è solo non avere mangiare per vivere. Il problema è non portare il pane a casa: questo toglie la dignità”.
“Oggi vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche qui un patto per il lavoro”.
“Ho visto che nel Molise – ha aggiunto – si sta cercando di rispondere al dramma della disoccupazione mettendo insieme le forze in modo costruttivo. Tanti posti di lavoro potrebbero essere recuperati attraverso una strategia concordata con le autorità nazionali, un ‘patto per il lavoro’ che sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee. Vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, che può portare buoni frutti qui come anche in altre regioni”.
La questione della domenica lavorativa, che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti, come scelta etica. La domanda è: a che cosa vogliamo dare priorità? La domenica libera dal lavoro – eccettuati i servizi necessari – sta ad affermare che la priorità non è all’economico, ma all’umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari, amicali, per i credenti alla relazione con Dio e con la comunità”. L’ha domandato Papa Francesco. “Forse – ha concluso – è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà”.
“Condivido pienamente ciò che è stato detto sul custodire la terra, perché dia frutto senza essere sfruttata. Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci a uno sviluppo che sappia rispettare il creato. Io vedo l’America, mia patria pure, vedo tante foreste spogliate, che diventano terra che non si può coltivare, che non può dare vita: il nostro peccato è sfruttare la terra. Non lasciare che dia frutto”.
“Un’altra sfida è emersa dalla voce della mamma operaia, che ha parlato anche a nome della sua famiglia: il marito, il bambino piccolo e il bambino in grembo. Il suo è un appello per il lavoro e nello stesso tempo per la famiglia. Grazie di questa testimonianza! In effetti, si tratta di cercare di conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia. Questo è un punto ‘critico’, un punto che ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo”.
“Quando vengono da me a confessarsi io chiedo loro ‘tu giochi con i tuoi bambini?’. E loro mi rispondono: ‘come padre?’. Bisogna giocare con i bambini, bisogna perdere tempo con loro. Stiamo perdendo questa saggezza. La situazione economica ci spinge a questo. Per favore, bisogna perdere tempo con i propri bambini”. E’ l’appello accorato del Papa.
“Vorrei dirvi che mi ha colpito il fatto che mi abbiate donato un dipinto che rappresenta proprio una ‘maternità’.Maternità comporta travaglio, ma il travaglio del parto è orientato alla vita, è pieno di speranza. Allora non solo vi ringrazio per questo dono, ma vi ringrazio ancora di più per la testimonianza che esso contiene: quella di un travaglio pieno di speranza”. Ha concluso così il suo intervento nell’aula magna dell’università di Campobasso Papa Francesco in occasione della sua visita in Molise.
LA MESSA NELLO STADIO ROMAGNOLI  – I vescovi del Molise hanno distribuito 27 mila biglietti per la messa di Papa Francesco nello stadio Romagnoli di Campobasso. Ma la folla che si è presentata agli ingressi era di molto superiore. Il Papa ha potuto vedere solo a distanza le migliaia di fedeli rimasti fuori, prima di compiere il suo giro in papamobile sul campo da gioco gremito, mentre dagli spalti lo acclamavano con grande entusiasmo.
Una lettura della messa di Papa Francesco all’ex stadio Romagnoli di Campobasso è stata fatta da un cieco, Luigi, 60 anni, non vedente dalla nascita, impegnato nei movimenti religiosi, che ha letto un brano delle Scritture in Braille.
“La testimonianza della carità è la via maestra dell’evangelizzazione”, ha detto Papa Francesco durante la messa. “In questo la Chiesa – ha affermato – è sempre stata ‘in prima linea’, presenza materna e fraterna che condivide le difficoltà e le fragilità della gente”. Così, “la comunità cristiana cerca di infondere nella società quel ‘supplemento d’anima’ che consente di guardare oltre e di sperare”. Ha quindi incoraggiato a diffondere “dappertutto la cultura della solidarietà”.
“La prima Lettura ci ha ricordato le caratteristiche della sapienza divina, che libera dal male e dall’oppressione quanti si pongono al servizio del Signore. Egli, infatti, non è neutrale, ma con la sua sapienza sta dalla parte delle persone fragili, discriminate e oppresse che si abbandonano fiduciose a Lui. Questa esperienza di Giacobbe e di Giuseppe, narrata nell’Antico Testamento, fa emergere due aspetti essenziali della vita della Chiesa: è un popolo che serve Dio ed è un popolo che vive nella libertà donata da Lui”. Così Papa Francesco nell’omelia.
“È necessario porre la dignità della persona umana al centro di ogni prospettiva e di ogni azione. Gli altri interessi, anche se legittimi, sono secondari”. “Questa è la libertà che, con la grazia di Dio, sperimentiamo nella comunità cristiana, quando ci mettiamo al servizio gli uni degli altri”. “Servirci – ha spiegato a braccio il Papa – gli uni gli altri senza partiti, senza gelosie e senza chiacchiere”.
“Questa tristezza è pericolosa perché ci butta giù”. “Il Signore – ha spiegato – ci libera da ambizioni e rivalità, che minano l’unità e la comunione. Ci libera dalla sfiducia, dalla tristezza, dalla paura, dal vuoto interiore, dall’isolamento, dai rimpianti, dalle lamentele”.
Alla scuola della Madre, la Chiesa impara a diventare ogni giorno ‘serva del Signore’, ad essere pronta a partire per andare incontro alle situazioni di maggiore necessità, ad essere premurosa verso i piccoli e gli esclusi. Ma il servizio della carità siamo chiamati tutti a viverlo nelle realtà ordinarie, in famiglia, in parrocchia, al lavoro, con i vicini. E’ la carità di tutti i giorni, la carità ordinaria”.
“Anzitutto – ha spiegato – noi siamo un popolo che serve Dio. Il servizio a Dio si realizza in diversi modi, in particolare nella preghiera, nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza della carità. E sempre l’icona della Chiesa è la Vergine Maria, la “serva del Signore”. Subito dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo e aver concepito Gesù, Maria parte in fretta per andare ad aiutare l’anziana parente Elisabetta. E così mostra che la via privilegiata per servire Dio è servire i fratelli che hanno bisogno”.
“La Chiesa è il popolo che serve il Signore. Per questo è il popolo che sperimenta la sua liberazione e vive in questa libertà che Egli le dona. La libertà anzitutto dal peccato, dall’egoismo in tutte le sue forme: la libertà di donarsi e di farlo con gioia, come la Vergine di Nazareth che è libera da sé stessa, non si ripiega sulla sua condizione – e ne avrebbe ben avuto il motivo! – ma pensa a chi in quel momento ha più bisogno. E’ libera nella libertà di Dio, che si realizza nell’amore”. “Questa – ha aggiunto a braccio – è la libertà che ci ha donato Dio e noi non dobbiamo perderla”.
“Anche nelle nostre comunità non mancano atteggiamenti negativi, che rendono le persone autoreferenziali, preoccupate più di difendersi che di donarsi”.
“Ma Cristo ci libera da questo grigiore esistenziale, come abbiamo proclamato nel Salmo responsoriale: “Sei tu il mio aiuto e la mia liberazione”. Per questo i discepoli del Signore, pur rimanendo sempre deboli e peccatori, sono chiamati a vivere con gioia e coraggio la propria fede, la comunione con Dio e con i fratelli, e ad affrontare con fortezza la fatiche e le prove della vita”. Così Papa Francesco riferendosi agli atteggiamenti negativi dei cristiani, dalla tristezza all’autoreferenzialità.

DOPO LA MESSA A PRANZO COI POVERI – Dopo il saluto dell’Arcivescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini e la benedizione di Papa Francesco è terminata la Celebrazione della Santa Messa nell’ex Stadio Romagnoli di Campobasso. Papa Bergoglio ha raggiunto in auto la Cattedrale di Campobasso. Qui, dopo l’adorazione del Santissimo Sacramento e un momento di preghiera sulle tombe dei Vescovi Alberto Romita (morto nel 1939) e Secondo Bologna (Arcivescovo di Campobasso dal 1940 al 1943, morto sotto il bombardamento della Città il 10 ottobre 1943), saluta una rappresentanza di ammalati.

Papa ha pranzato insieme ai poveri assistiti dalla Caritas diocesana, nella “Casa degli Angeli” di Campobasso, inaugurando così la nuova struttura caritativa della diocesi.

Il menu comprende: Fettuccine ai funghi, Cavatelli, Caponata, Pollo e Patate al forno. Per concludere, crostata al limone, frutta di stagione e Mate, il tè argentino.

Dopo il pranzo con i poveri, il Papa si è recato all`eliporto dell`università del Molise da dove, verso le ore 14.30, decolla alla volta del santuario di Castelpetroso.

Sources: Quotidiano.net

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Papa Francesco in Molise. “Patto per il lavoro, ma la domenica libera” VIDEO.

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Il Papa in anticipo è arrivato a Campobasso. Il Pontefice celebrerà la messa all’ex stadio Romagnoli, attese 25 mila persone.

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Campobasso, 5 luglio 2014  – Papa Francesco è arrivato a Campobasso in Molise dove celebrerà la messa all’ex stadio Romagnoli in cui sono attese 25mila persone. Il Papa è arrivato prima rispetto al previsto.

Dopo 19 anni un Papa visita il Molise. L’ultimo Pontefice a recarsi in questa piccola regione di 300mila abitanti era stato Giovanni Paolo II, due volte, nel 1983 a Termoli e nel 1995 a Campobasso e Agnone.

Il Pontefice, arrivato con circa dieci minuti di anticipo sul programma, è stato accolto tra gli altri dall’arcivescovo di Campobasso-Bojano, Giancarlo Maria Bregantini, dal presidente della regione Paolo Di Laura Frattura e dal sindaco della città, Antonio Battista. La folla assiepata nell’aula circostante ha calorosamente applaudito l’arrivo di Francesco.

NELL’AULA MAGNA DELL’UNIVERSITA’ – “E’ vero, il nostro Dio è Dio delle sorprese: ogni giorno ce ne fa una. Dio è così, è così il nostro padre. Dio rompe gli schemi: se non rompiamo gli schemi, non andremo mai avanti. Perchè Dio ci spinge a questo: a essere creativi verso il furturo”. Così Papa Francesco in Molise nell’Aula Magna dell’Università a Campobasso.
“Non avere lavoro non è solo non avere mangiare per vivere. Il problema è non portare il pane a casa: questo toglie la dignità”.
“Oggi vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche qui un patto per il lavoro”.
“Ho visto che nel Molise – ha aggiunto – si sta cercando di rispondere al dramma della disoccupazione mettendo insieme le forze in modo costruttivo. Tanti posti di lavoro potrebbero essere recuperati attraverso una strategia concordata con le autorità nazionali, un ‘patto per il lavoro’ che sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee. Vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, che può portare buoni frutti qui come anche in altre regioni”.
La questione della domenica lavorativa, che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti, come scelta etica. La domanda è: a che cosa vogliamo dare priorità? La domenica libera dal lavoro – eccettuati i servizi necessari – sta ad affermare che la priorità non è all’economico, ma all’umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari, amicali, per i credenti alla relazione con Dio e con la comunità”. L’ha domandato Papa Francesco. “Forse – ha concluso – è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà”.
“Condivido pienamente ciò che è stato detto sul custodire la terra, perché dia frutto senza essere sfruttata. Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci a uno sviluppo che sappia rispettare il creato. Io vedo l’America, mia patria pure, vedo tante foreste spogliate, che diventano terra che non si può coltivare, che non può dare vita: il nostro peccato è sfruttare la terra. Non lasciare che dia frutto”.
“Un’altra sfida è emersa dalla voce della mamma operaia, che ha parlato anche a nome della sua famiglia: il marito, il bambino piccolo e il bambino in grembo. Il suo è un appello per il lavoro e nello stesso tempo per la famiglia. Grazie di questa testimonianza! In effetti, si tratta di cercare di conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia. Questo è un punto ‘critico’, un punto che ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo”.
“Quando vengono da me a confessarsi io chiedo loro ‘tu giochi con i tuoi bambini?’. E loro mi rispondono: ‘come padre?’. Bisogna giocare con i bambini, bisogna perdere tempo con loro. Stiamo perdendo questa saggezza. La situazione economica ci spinge a questo. Per favore, bisogna perdere tempo con i propri bambini”. E’ l’appello accorato del Papa.
“Vorrei dirvi che mi ha colpito il fatto che mi abbiate donato un dipinto che rappresenta proprio una ‘maternità’.Maternità comporta travaglio, ma il travaglio del parto è orientato alla vita, è pieno di speranza. Allora non solo vi ringrazio per questo dono, ma vi ringrazio ancora di più per la testimonianza che esso contiene: quella di un travaglio pieno di speranza”. Ha concluso così il suo intervento nell’aula magna dell’università di Campobasso Papa Francesco in occasione della sua visita in Molise.
LA MESSA NELLO STADIO ROMAGNOLI  – I vescovi del Molise hanno distribuito 27 mila biglietti per la messa di Papa Francesco nello stadio Romagnoli di Campobasso. Ma la folla che si è presentata agli ingressi era di molto superiore. Il Papa ha potuto vedere solo a distanza le migliaia di fedeli rimasti fuori, prima di compiere il suo giro in papamobile sul campo da gioco gremito, mentre dagli spalti lo acclamavano con grande entusiasmo.
Una lettura della messa di Papa Francesco all’ex stadio Romagnoli di Campobasso è stata fatta da un cieco, Luigi, 60 anni, non vedente dalla nascita, impegnato nei movimenti religiosi, che ha letto un brano delle Scritture in Braille.
“La testimonianza della carità è la via maestra dell’evangelizzazione”, ha detto Papa Francesco durante la messa. “In questo la Chiesa – ha affermato – è sempre stata ‘in prima linea’, presenza materna e fraterna che condivide le difficoltà e le fragilità della gente”. Così, “la comunità cristiana cerca di infondere nella società quel ‘supplemento d’anima’ che consente di guardare oltre e di sperare”. Ha quindi incoraggiato a diffondere “dappertutto la cultura della solidarietà”.
“La prima Lettura ci ha ricordato le caratteristiche della sapienza divina, che libera dal male e dall’oppressione quanti si pongono al servizio del Signore. Egli, infatti, non è neutrale, ma con la sua sapienza sta dalla parte delle persone fragili, discriminate e oppresse che si abbandonano fiduciose a Lui. Questa esperienza di Giacobbe e di Giuseppe, narrata nell’Antico Testamento, fa emergere due aspetti essenziali della vita della Chiesa: è un popolo che serve Dio ed è un popolo che vive nella libertà donata da Lui”. Così Papa Francesco nell’omelia.
“È necessario porre la dignità della persona umana al centro di ogni prospettiva e di ogni azione. Gli altri interessi, anche se legittimi, sono secondari”. “Questa è la libertà che, con la grazia di Dio, sperimentiamo nella comunità cristiana, quando ci mettiamo al servizio gli uni degli altri”. “Servirci – ha spiegato a braccio il Papa – gli uni gli altri senza partiti, senza gelosie e senza chiacchiere”.
“Questa tristezza è pericolosa perché ci butta giù”. “Il Signore – ha spiegato – ci libera da ambizioni e rivalità, che minano l’unità e la comunione. Ci libera dalla sfiducia, dalla tristezza, dalla paura, dal vuoto interiore, dall’isolamento, dai rimpianti, dalle lamentele”.
Alla scuola della Madre, la Chiesa impara a diventare ogni giorno ‘serva del Signore’, ad essere pronta a partire per andare incontro alle situazioni di maggiore necessità, ad essere premurosa verso i piccoli e gli esclusi. Ma il servizio della carità siamo chiamati tutti a viverlo nelle realtà ordinarie, in famiglia, in parrocchia, al lavoro, con i vicini. E’ la carità di tutti i giorni, la carità ordinaria”.
“Anzitutto – ha spiegato – noi siamo un popolo che serve Dio. Il servizio a Dio si realizza in diversi modi, in particolare nella preghiera, nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza della carità. E sempre l’icona della Chiesa è la Vergine Maria, la “serva del Signore”. Subito dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo e aver concepito Gesù, Maria parte in fretta per andare ad aiutare l’anziana parente Elisabetta. E così mostra che la via privilegiata per servire Dio è servire i fratelli che hanno bisogno”.
“La Chiesa è il popolo che serve il Signore. Per questo è il popolo che sperimenta la sua liberazione e vive in questa libertà che Egli le dona. La libertà anzitutto dal peccato, dall’egoismo in tutte le sue forme: la libertà di donarsi e di farlo con gioia, come la Vergine di Nazareth che è libera da sé stessa, non si ripiega sulla sua condizione – e ne avrebbe ben avuto il motivo! – ma pensa a chi in quel momento ha più bisogno. E’ libera nella libertà di Dio, che si realizza nell’amore”. “Questa – ha aggiunto a braccio – è la libertà che ci ha donato Dio e noi non dobbiamo perderla”.
“Anche nelle nostre comunità non mancano atteggiamenti negativi, che rendono le persone autoreferenziali, preoccupate più di difendersi che di donarsi”.
“Ma Cristo ci libera da questo grigiore esistenziale, come abbiamo proclamato nel Salmo responsoriale: “Sei tu il mio aiuto e la mia liberazione”. Per questo i discepoli del Signore, pur rimanendo sempre deboli e peccatori, sono chiamati a vivere con gioia e coraggio la propria fede, la comunione con Dio e con i fratelli, e ad affrontare con fortezza la fatiche e le prove della vita”. Così Papa Francesco riferendosi agli atteggiamenti negativi dei cristiani, dalla tristezza all’autoreferenzialità.
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DOPO LA MESSA A PRANZO COI POVERI – Dopo il saluto dell’Arcivescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini e la benedizione di Papa Francesco è terminata la Celebrazione della Santa Messa nell’ex Stadio Romagnoli di Campobasso. Papa Bergoglio ha raggiunto in auto la Cattedrale di Campobasso. Qui, dopo l’adorazione del Santissimo Sacramento e un momento di preghiera sulle tombe dei Vescovi Alberto Romita (morto nel 1939) e Secondo Bologna (Arcivescovo di Campobasso dal 1940 al 1943, morto sotto il bombardamento della Città il 10 ottobre 1943), saluta una rappresentanza di ammalati.

Papa ha pranzato insieme ai poveri assistiti dalla Caritas diocesana, nella “Casa degli Angeli” di Campobasso, inaugurando così la nuova struttura caritativa della diocesi.

Il menu comprende: Fettuccine ai funghi, Cavatelli, Caponata, Pollo e Patate al forno. Per concludere, crostata al limone, frutta di stagione e Mate, il tè argentino.

Dopo il pranzo con i poveri, il Papa si è recato all`eliporto dell`università del Molise da dove, verso le ore 14.30, decolla alla volta del santuario di Castelpetroso.

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