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Papa Francesco a Ginevra, il pastore Tveit: “Una nuova primavera ecumenica”

Il Papa e l'Ecumenismo

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Il segretario generale del Wcc commenta l’attesa per l’arrivo del Papa il prossimo 21 giugno: «Vedrà di persona quello che facciamo per l’unità e i rapporti tra le Chiese»

REDAZIONE
ROMA

È il «segno che esiste un unico movimento ecumenico nel mondo, e che la Chiesa cattolica vi partecipa come protagonista». È questo, secondo il pastore luerano Olav Fykse-Tveit, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese, il significato della visita di Papa Francesco alla sede del Wcc a Ginevra, il prossimo 21 giugno, in occasione del 70esimo anniversario della fondazione dell’organismo che conta oggi 349 Chiese membro di tutte le denominazioni cristiane sparse in oltre 120 Paesi in tutto il mondo.  

In una intervista all’agenzia Sir, Tveit commenta l’attesa per l’arrivo del Papa: «Verrà nel giorno in cui saremo riuniti con le nostre Chiese membro per il nostro Comitato centrale. È importante che venga in un momento in cui celebriamo i risultati che abbiamo raggiunto finora nella storia del Wcc, lavorando insieme per l’unità e per portare i rapporti fra le Chiese al livello a cui sono oggi. Il Papa potrà vedere di persona quello che facciamo», dice. 
 
Il segretario generale parla anche di una «primavera ecumenica» che si vive oggi «pur con le sue luci e ombre». I segni sono tanti: la vista del Papa, in primis, poi nuove iniziative basate sulla cooperazione, rapporti comunitari, quelli personali e via dicendo. Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora tanto specie «di fronte alle crisi che attraversano il mondo». «Ci piacerebbe che ci fossero più iniziative comuni in termini di cooperazione multilaterale per risolvere i problemi che abbiamo come umanità: la criminalità, le iniziative per la pace, per la giustizia economica, ecc. Ci sono forze che si sono polarizzate, e dividono il mondo… È vero. Possiamo fare di più insieme. Ma dobbiamo andare avanti, non dobbiamo arrenderci», incoraggia il pastore. 
 
Interpellato sulla questione migratoria, afferma invece: «C’è una voce comune molto forte in Europa da parte di tutte le Chiese e anche da parte di Papa Francesco. E questa voce dice che quando le persone sono costrette a fuggire dalle loro case per situazioni di guerra o di persecuzione politica, allora è nostra responsabilità come cristiani offrire loro rifugio, dare loro un posto dove stare fino a quando potranno tornare a casa in modo sicuro… Questo è quello che dicono anche le Convenzioni internazionali che sono state firmate dopo la Seconda Guerra mondiale. È assolutamente necessario che tutti gli europei – inclusi gli ungheresi, per esempio – offrano rifugio a questi profughi quando ne hanno bisogno. Non possiamo dire: non sono profughi europei quindi non abbiamo responsabilità verso di loro…. Sono esseri umani indipendentemente da quale continente vengono. Quindi è molto importante che la Chiesa esprima una voce chiara su questo, e anche la Chiesa cattolica». 
 
«Stiamo lavorando insieme su questa problematica, anzi stiamo programmando una Conferenza da fare insieme in Vaticano a settembre», rivela Tveit, ricordando anche che è in programma a settembre una Conferenza internazionale a Roma sulla xenofobia e il populismo, che abbraccia il tema dei migranti, e altre iniziative specifiche di pace sono in atto sia a livello locale che internazionale, ad esempio sui problemi in Sud Sudan, Nigeria, Corea. 

 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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È il «segno che esiste un unico movimento ecumenico nel mondo, e che la Chiesa cattolica vi partecipa come protagonista». È questo, secondo il pastore luerano Olav Fykse-Tveit, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese, il significato della visita di Papa Francesco alla sede del Wcc a Ginevra, il prossimo 21 giugno, in occasione del 70esimo anniversario della fondazione dell’organismo che conta oggi 349 Chiese membro di tutte le denominazioni cristiane sparse in oltre 120 Paesi in tutto il mondo.  

In una intervista all’agenzia Sir, Tveit commenta l’attesa per l’arrivo del Papa: «Verrà nel giorno in cui saremo riuniti con le nostre Chiese membro per il nostro Comitato centrale. È importante che venga in un momento in cui celebriamo i risultati che abbiamo raggiunto finora nella storia del Wcc, lavorando insieme per l’unità e per portare i rapporti fra le Chiese al livello a cui sono oggi. Il Papa potrà vedere di persona quello che facciamo», dice. 
 
Il segretario generale parla anche di una «primavera ecumenica» che si vive oggi «pur con le sue luci e ombre». I segni sono tanti: la vista del Papa, in primis, poi nuove iniziative basate sulla cooperazione, rapporti comunitari, quelli personali e via dicendo. Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora tanto specie «di fronte alle crisi che attraversano il mondo». «Ci piacerebbe che ci fossero più iniziative comuni in termini di cooperazione multilaterale per risolvere i problemi che abbiamo come umanità: la criminalità, le iniziative per la pace, per la giustizia economica, ecc. Ci sono forze che si sono polarizzate, e dividono il mondo… È vero. Possiamo fare di più insieme. Ma dobbiamo andare avanti, non dobbiamo arrenderci», incoraggia il pastore. 
 
Interpellato sulla questione migratoria, afferma invece: «C’è una voce comune molto forte in Europa da parte di tutte le Chiese e anche da parte di Papa Francesco. E questa voce dice che quando le persone sono costrette a fuggire dalle loro case per situazioni di guerra o di persecuzione politica, allora è nostra responsabilità come cristiani offrire loro rifugio, dare loro un posto dove stare fino a quando potranno tornare a casa in modo sicuro… Questo è quello che dicono anche le Convenzioni internazionali che sono state firmate dopo la Seconda Guerra mondiale. È assolutamente necessario che tutti gli europei – inclusi gli ungheresi, per esempio – offrano rifugio a questi profughi quando ne hanno bisogno. Non possiamo dire: non sono profughi europei quindi non abbiamo responsabilità verso di loro…. Sono esseri umani indipendentemente da quale continente vengono. Quindi è molto importante che la Chiesa esprima una voce chiara su questo, e anche la Chiesa cattolica». 
 
«Stiamo lavorando insieme su questa problematica, anzi stiamo programmando una Conferenza da fare insieme in Vaticano a settembre», rivela Tveit, ricordando anche che è in programma a settembre una Conferenza internazionale a Roma sulla xenofobia e il populismo, che abbraccia il tema dei migranti, e altre iniziative specifiche di pace sono in atto sia a livello locale che internazionale, ad esempio sui problemi in Sud Sudan, Nigeria, Corea. 

 

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