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Papa Francesco: Gesù non lascia nessuno nel bisogno

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Al centro della catechesi di Papa Francesco il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci da parte di Gesù, a conclusione del quale «tutti si sono saziati»: «Quando Gesù ci perdona i peccati, ci abbraccia, ci ama, mai fa a metà: tutto! Gesù riempie il nostro cuore e la nostra vita del suo perdono, del suo amore, della suacompassione».

«All’inizio del racconto che ne fa Matteo – ha riflettuto il Papa – Gesù ha appena ricevuto la notizia della morte di Giovanni Battista, e con una barca attraversa il lago alla ricerca di “un luogo deserto, in disparte” (v. 13). La gente però capisce e lo precede a piedi – lui va sul lago e la gente a piedi – così che “sceso dalla barca, egli vide una grande folla, e sentì compassione per loro e guarì i loro malati” (v. 14). Così era Gesù: sempre con la compassione, sempre pensando agli altri».

«Anche quel giorno – ha proseguito il Pontefice -, dunque, il Maestro si dedicò alla gente. La sua compassione non è un vago sentimento; mostra invece tutta la forza della sua volontà di stare vicino a noi e di salvarci. Ci ama tanto. Tanto ci ama, Gesù. E vuole essere vicino a noi». «Gesù non ha un cuore freddo, è capace di commuoversi – ha osservato il Pontefice – Cristo va incontro alle necessità degli uomini e la misericordia di Dio non vuole lasciare nessuno nella solitudine e nel bisogno».

Papa Francesco ha inoltre sottolineato la necessità di soffermarsi sul gesto di benedizione di Gesù: Egli «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede» (v. 19). Come si vede, sono gli stessi segni che Gesù ha compiuto nell’Ultima Cena; e sono anche gli stessi che ogni sacerdote compie quando celebra la Santa Eucaristia».

«La comunità cristiana nasce e rinasce continuamente da questa comunione eucaristica. Vivere la comunione con Cristo è perciò tutt’altro che rimanere passivi ed estraniarsi dalla vita quotidiana, al contrario, sempre più ci inserisce nella relazione con gli uomini e le donne del nostro tempo, per offrire loro il segno concreto della misericordia e dell’attenzione di Cristo. Mentre ci nutre di Cristo, l’Eucaristia che celebriamo trasforma poco a poco anche noi in corpo di Cristo e cibo spirituale per i fratelli. Gesù vuole raggiungere tutti, per portare a tutti l’amore di Dio. Per questo rende ogni credente servitore della misericordia».

Papa Francesco ha concluso la sua catechesi con un’invocazione al Signore, «perché renda sempre la sua Chiesa capace» del «santo servizio» della «vita» e della «comunione», e «perché ognuno di noi possa essere strumento di comunione nella propria famiglia, nel lavoro, nella parrocchia e nei gruppi di appartenenza, un segno visibile della misericordia di Dio che non vuole lasciare nessuno nella solitudine e nel bisogno, affinché discendano la comunione e la pace tra gli uomini e la comunione degli uomini con Dio, perché questa comunione è la vita per tutti».

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Papa Francesco è entrato nell’Aula Paolo VI dove tiene la sua udienza generale del mercoledì. Il Pontefice si è intrattenuto dapprima a salutare i fedeli in attesa nell’atrio della Sala Nervi. Poi è entrato nell’Aula attraversando la corsia centrale, sempre salutando i fedeli che lo acclamavano a gran voce, stringendo le mani, dispensando sorrisi e benedizioni, ricevendo doni e messaggi dei pellegrini, fermandosi in particolare a baciare e ad accarezzare i bambini.
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Secondo i dati della Prefettura della Casa Pontificia, sono circa settemila i fedeli presenti all’udienza del Pontefice.

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«All’inizio del racconto che ne fa Matteo – ha riflettuto il Papa – Gesù ha appena ricevuto la notizia della morte di Giovanni Battista, e con una barca attraversa il lago alla ricerca di “un luogo deserto, in disparte” (v. 13). La gente però capisce e lo precede a piedi – lui va sul lago e la gente a piedi – così che “sceso dalla barca, egli vide una grande folla, e sentì compassione per loro e guarì i loro malati” (v. 14). Così era Gesù: sempre con la compassione, sempre pensando agli altri».

«Anche quel giorno – ha proseguito il Pontefice -, dunque, il Maestro si dedicò alla gente. La sua compassione non è un vago sentimento; mostra invece tutta la forza della sua volontà di stare vicino a noi e di salvarci. Ci ama tanto. Tanto ci ama, Gesù. E vuole essere vicino a noi». «Gesù non ha un cuore freddo, è capace di commuoversi – ha osservato il Pontefice – Cristo va incontro alle necessità degli uomini e la misericordia di Dio non vuole lasciare nessuno nella solitudine e nel bisogno».

Papa Francesco ha inoltre sottolineato la necessità di soffermarsi sul gesto di benedizione di Gesù: Egli «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede» (v. 19). Come si vede, sono gli stessi segni che Gesù ha compiuto nell’Ultima Cena; e sono anche gli stessi che ogni sacerdote compie quando celebra la Santa Eucaristia».

«La comunità cristiana nasce e rinasce continuamente da questa comunione eucaristica. Vivere la comunione con Cristo è perciò tutt’altro che rimanere passivi ed estraniarsi dalla vita quotidiana, al contrario, sempre più ci inserisce nella relazione con gli uomini e le donne del nostro tempo, per offrire loro il segno concreto della misericordia e dell’attenzione di Cristo. Mentre ci nutre di Cristo, l’Eucaristia che celebriamo trasforma poco a poco anche noi in corpo di Cristo e cibo spirituale per i fratelli. Gesù vuole raggiungere tutti, per portare a tutti l’amore di Dio. Per questo rende ogni credente servitore della misericordia».

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Papa Francesco ha concluso la sua catechesi con un’invocazione al Signore, «perché renda sempre la sua Chiesa capace» del «santo servizio» della «vita» e della «comunione», e «perché ognuno di noi possa essere strumento di comunione nella propria famiglia, nel lavoro, nella parrocchia e nei gruppi di appartenenza, un segno visibile della misericordia di Dio che non vuole lasciare nessuno nella solitudine e nel bisogno, affinché discendano la comunione e la pace tra gli uomini e la comunione degli uomini con Dio, perché questa comunione è la vita per tutti».

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Papa Francesco è entrato nell’Aula Paolo VI dove tiene la sua udienza generale del mercoledì. Il Pontefice si è intrattenuto dapprima a salutare i fedeli in attesa nell’atrio della Sala Nervi. Poi è entrato nell’Aula attraversando la corsia centrale, sempre salutando i fedeli che lo acclamavano a gran voce, stringendo le mani, dispensando sorrisi e benedizioni, ricevendo doni e messaggi dei pellegrini, fermandosi in particolare a baciare e ad accarezzare i bambini.
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Secondo i dati della Prefettura della Casa Pontificia, sono circa settemila i fedeli presenti all’udienza del Pontefice.

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