Papa Francesco e gli umori in Vaticano

In Vaticano lavorano per il papa circa 4.500 persone.


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Gudrun Sailer, lavora da una quindicina d’anni in Vaticano, è una giornalista, redattrice di Vatican News. In questo articolo, pubblicato sulla pagina web di katholisch.de-Kolumne “Römische Notizen”, il 26 novembre scorso, descrive con occhio critico-benevolo ciò che osserva da vicino in Vaticano, soprattutto tra i suoi colleghi di lavoro dello stesso suo livello che lei chiama i “piccoli ingranaggi”. Sente anche le mormorazioni e le piccole lamentele che riporta con un certo senso di umorismo, ma afferma di non saper assolutamente niente di presunte cospirazioni in Vaticano contro papa Francesco. Gli attacchi velenosi contro di lui – scrive – vengono da fuori e operano in rete, appellandosi a presunti cospiratori presenti nello stesso Vaticano. Ma, per quanto lei ne sappia, la grande maggioranza del personale che lavora in Vaticano è d’accordo con il papa sia con la sua riforma della Curia sia con la sua visione di Chiesa. Al di là delle piccole cose della vita quotidiana, afferma di lavorare personalmente con gioia per il papa.

di: Gudrun Sailer

In Vaticano lavorano per il papa circa 4.500 persone. Io ne conosco solo una piccola parte, quasi tutti piccoli ingranaggi, come me. Ma quelli che conosco e con cui parlo, nonostante tutti gli spostamenti, sono in linea di principio leali verso il papa Francesco.

Mi sembra strano che valga la pena discuterne. Ma mi stupisco ogni volta che leggo sul piccolo schermo che in Vaticano si sta preparando una rivolta contro Francesco, perché nessuno ne può più di lui, e tutti soffrono sotto di lui, il despota. Cara gente: non è così, mormoro allora. Io noto che nel mio ambito le cose sono ben diverse.

Ciò consente varie ipotesi. O io parlo sempre con persone sbagliate, con yes-men, con persone equivoche, benpensanti, doppie, insincere, dei lavativi (ci sono anche da noi, non solo tra di voi). Oppure i critici radicali di papa Francesco – presenti – stanno attenti a parlare dei loro problemi solo tra di loro. Oppure appartengono ai livelli più alti di servizio e hanno verso di noi un modo di fare, nel miglior dei casi, supponente. Oppure sono solo “quattro gatti”, come dicono gli italiani.

In quale misura questo intreccio di ipotesi si avvicini di più alla verità, non lo so. E senz’altro ammetto io stessa di trovarmi felicemente come in una piccola bolla di filtri.

I posti di lavoro in Vaticano sono ricercati

Detto questo, diamo uno sguardo alle condizioni di servizio nello Stato Vaticano.

Francesco, dopo la sua elezione, ha posto uno stop alle assunzioni. Nello stesso tempo ha messo in chiaro di voler fare una riforma e adottare misure atte a risparmiare, senza tuttavia licenziare il personale laico. Anche chi si comporta in maniera non appropriata – la mormorazione viene tollerata e praticata – avrà un posto sicuro fino all’età della pensione. Il salario non è straordinario, ma è sicuro e, in cambio, abbiamo una settimana lavorativa leggera di 36 ore. Il calendario vaticano prevede 27 giorni festivi – anche se uno coincide sempre – a Pasqua – con la domenica.

L’assicurazione per la malattia, dopo una strana riforma, non è purtroppo molto migliore di quella italiana, è vero. Ma la pensione resta a un livello accettabile. Ci sono anche dei sussidi per le famiglie più povere. E, per ogni nuovo nato, il papa mette a disposizione 2.000 euro in occasione del  battesimo.

Si può perciò capire, perché dalle famiglie romane più semplici il datore di lavoro in bianca talare sia amato come nessun altro a Roma e nei dintorni. Chi trova un posto come falegname o farmacista o portiere, non lo lascerà mai volontariamente per tutta la vita.

Questo vale spesso anche per coloro che, o perché preti o perché hanno una formazione accademica lavorano presso la santa Sede, anche nel settore amministrativo della Chiesa mondiale. Hanno un ruolo importante anche la figura luminosa dell’alto datore di lavoro di cui si è al servizio e l’intero ambiente.

E non dobbiamo dimenticare la fede comune. Le persone del Vaticano vivono una forte identificazione con ciò che fanno, e stanno volentieri al servizio del papa e della Chiesa.

Naturalmente capita che il semplice impiegato del papa abbia qualcosa da ridire verso di lui. Chi in Vaticano muove delle critiche verso questo e quello che Francesco difende, lo fa peraltro con più coraggio rispetto al passato. Molti veterani considerano questo come un miglioramento, perché parlare apertamente contribuisce a creare un buon clima. Ad altri dispiace che in Vaticano siano arrivati i tempi in cui diverse persone abbiano a ridire nei riguardi del superiore – ed è un elemento che caratterizza la vigna del Signore –, che è, allo stesso tempo, capo supremo della Chiesa in cui tutti noi crediamo.

La maggior parte dei “piccoli ingranaggi” brontola, come faccio anch’io, perché adesso devono spendere un bel po’ di soldi per una visita medica presso specialisti esterni.

Si lamentano quando il papa, nei discorsi a braccio ai pellegrini, aggiunge qualcosa che è difficile tradurre e per ciò che, per due giorni, ammonisce a destra e a manca nei tweets.

Si innervosiscono quando Francesco in mezzo alla folla fa fermare l’auto e scende perché devono proteggerlo e ritengono che ciò non vada bene. Si lamentano per il terzo cambio di ufficio in un anno e brontolano presso la macchinetta automatica del caffè dicendo il capo non ha idea di che cosa stia facendo soprattutto con questa riforma della curia.

Sono contrariati perché il parsimonioso Francesco ha cancellato il prosecco, che i papi di prima, in Avvento, mettevano sulla  scrivania dei loro impiegati. Ora è rimasto solo il panettone. Sì, le mormorazioni e i brontolamenti in Vaticano sono rimasti a volte entro il proprio piccolo orizzonte.

I collaboratori vaticani condividono la visione di chiesa di Francesco

Ma oltre questo orizzonte, ce n’è un altro. Tutti coloro con cui parlo, sanno distinguere l’uno dall’altro. Francesco ha avviato due riforme: la riforma della curia, che riguarda l’insieme delle persone in Vaticano, e la riforma della Chiesa, che concerne tutti i battezzati cattolici. La sua visione è globale, non locale. Egli vuole promuovere una comunità di fedeli missionaria, gioiosa e che cammina. Vuole contrastare la pesantezza spirituale del cuore e ha predisposto per la Chiesa, là dove è ricca e sazia, un piano dietetico e un programma sportivo: giù dal divano, fuori dalla sacrestia. Questa Chiesa cresce nella molteplicità, cresce nella periferia. Il Vaticano come centro (non come vertice), deve adattarsi ad esso. Di qui la riforma della curia.

Il piano dietetico e sportivo, e tutto lo stile della Chiesa voluto da Francesco, è qualcosa che riguarda in maniera particolare i piccoli ingranaggi del Vaticano. Guardatevi però a chi si stupisce che gli impiegati del papa siano stimolati e incitati a discutere animatamente sulle riforme della Chiesa da lui volute. Questi pro e contro, dal mio personale punto di vista, non mi sembrano né prevalenti né velenosi né sono da confondere con un’opposizione radicale o perfino con un sabotaggio. Queste cose le vedo all’opera altrove attraverso forze che agiscono in rete da fuori, che agitano il grande verbo digitale e si appellano a presunti critici corrosivi del papa nello stesso Vaticano.

Di circoli cospiratori anti-Francesco direttamente entro la basilica vaticana, io non so nulla. La mia impressione è comunque un’altra: la maggioranza del personale del Vaticano condivide la visione di Francesco. Essi portano insieme sulle loro spalle queste due riforme con lealtà. Anche se ciò, in questo momento, è scomodo.

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