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Papa Francesco: bisogna riflettere sui viri probati

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Intervista al settimanale tedesco «Die Zeit»: la scarsità di vocazioni è un problema da affrontare, ma l’abolizione del celibato obbligatorio non è la soluzione

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Papa Francesco ritiene che si debba riflettere sui «viri probati», uomini sposati di provata fede a cui affidare alcune funzioni sacerdotali, per affrontare la scarsità di vocazioni in alcune zone, ma esclude l’abolizione del celibato obbligatorio, in una intervista al settimanale tedesco «Die Zeit». 

 

  

«Dobbiamo riflettere se i viri probati siano una possibilità», afferma Jorge Mario Bergoglio, e «dobbiamo anche stabilire quali compiti possano assumere, ad esempio in comunità isolate». La Chiesa deve sempre «riconoscere il momento giusto nel quale lo Spirito chiede qualcosa». Francesco sottolinea che «la vocazione dei preti rappresenta un problema enorme» e «la Chiesa dovrà risolverlo», ma «il celibato libero non è una soluzione», né lo è aprire le porte dei seminari a persone che non hanno un’autentica vocazione. «Il signore ci ha detto: pregate. È questo che manca, la preghiera. E manca il lavoro con i giovani che cercano orientamento». Un lavoro «difficile» ma «necessario» perché «i giovani lo chiedono». 

  

Il Papa ha concesso a fine febbraio al direttore della «Zeit», Giovanni di Lorenzo, l’intervista che viene pubblicata su carta domani in Germania. Si tratta della prima intervista di questo Pontefice a un giornale tedesco. 

  

Il Papa non prende posizione sulla questione delle donne diacono, ricordando di aver creato una commissione in Vaticano per studiare la questione e sottolineando che in occasione della prossima riunione di questo organismo si informerà sull’andamento del dibattito. 

  

Francesco parla anche di alcuni nodi del governo, a partire dalla vicenda dell’Ordine di Malta: «Per me il cardinale Burke non è un oppositore», afferma il Papa, spiegando che il porporato statunitense è tuttora patrono dell’ordine, ma non poteva affrontare il frangente critico perché «non agiva più da solo» ed è stato per questo necessario «fare un po’ di ordine nell’Ordine, e per questo ho inviato un delegato che ha un altro carisma di quello di Burke». Il quale, sottolinea ancora il Pontefice argentino, è un eccellente giurista, come ha anche provato nel messaggio che gli ha inviato su un caso di abuso sessuale a Guam, dove è stato inviato: «Di questo gli sono molto grato», spiega il Papa che respinge l’ipotesi avanzata da alcuni che egli abbia mandato il porporato per liberarsene. 

  

Quanto ai manifesti apparsi sui muri di Roma contro il Papa, «il dialetto romano dei manifesti era meraviglioso», commenta Francesco. «Non li ha scritti un uomo qualsiasi della strada, ma una testa intelligente». Il Papa in generale spiega: «Da quando sono stato eletto Papa non ho perso la mia pace. Io posso capire che il mio modo di fare non piaccia a qualcuno, questo va assolutamente bene. Ognuno può avere la sua opinione. Questo è legittimo, umano e arricchisce». Anche i manifesti e la finta prima pagina dell’Osservatore Romano dedicata ai dubbi («dubia», in latino) che gli hanno indirizzato quattro cardinali arricchiscono? «L’Osservatore Romano falsificato no». 

  

Il Papa ribadisce di non voler essere idealizzato: «Non dico che sono un povero diavolo, ma sono una persona normale, che fa quello che può. Così mi sento»: «Io – spiega Francesco nell’intervista intitolata, in prima pagina, “Sono un peccatore e sono fallibile” – sono peccatore e sono fallibile e non dovremmo scordare che l’idealizzazione delle persone è una forma di aggressione. Quando vengo idealizzato mi sento aggredito» perché l’idealizzazione non concede a una persona «di essere un peccatore fallibile». 

  

Nell’intervista alla «Zeit» Francesco parla anche di momenti bui: «Io ho parlato di momenti neri e di momenti vuoti. Io conosco anche i momenti vuoti», spiega: «Ci sono momenti bui nei quali io dico: “Signore, io non capisco”. E non sono solo momenti di buio interiore, ma afflizioni che io stesso causo con il mio peccato». Il Papa ricorda che «la fede è un dono. Viene data» e una fede che non attraversa le crisi non cresce e rischia di rimanere infantile. 

  

Il Papa ricorda di avere avuto una fidanzata prima di scegliere il sacerdozio, sottolineando che con questa ragazza non c’era ancora il progetto di sposarsi. 

  

Nell’intervista Francesco affronta questioni di attualità politica come la disoccupazione giovanile, il problema della bassa natalità e il populismo che «usa il popolo»: «Il populismo è cattivo e finisce male, come ci ha mostrato il secolo scorso». 

  

Il Papa ricorda il viaggio a Lund, in Svezia, l’anno scorso per celebrare il 500esimo anniversario della «Riforma» luterana ed esclude di recarsi quest’anno in Germania, dove la Chiesa protestante e quella cattolica celebrano l’evento del 1517 con diverse cerimonie comuni. Quest’anno, spiega, «il calendario è molto pieno». E quanto al 2018 «non so ancora, non c’è ancora nulla di programmato». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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IACOPO SCARAMUZZI
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Papa Francesco ritiene che si debba riflettere sui «viri probati», uomini sposati di provata fede a cui affidare alcune funzioni sacerdotali, per affrontare la scarsità di vocazioni in alcune zone, ma esclude l’abolizione del celibato obbligatorio, in una intervista al settimanale tedesco «Die Zeit». 

 

  

«Dobbiamo riflettere se i viri probati siano una possibilità», afferma Jorge Mario Bergoglio, e «dobbiamo anche stabilire quali compiti possano assumere, ad esempio in comunità isolate». La Chiesa deve sempre «riconoscere il momento giusto nel quale lo Spirito chiede qualcosa». Francesco sottolinea che «la vocazione dei preti rappresenta un problema enorme» e «la Chiesa dovrà risolverlo», ma «il celibato libero non è una soluzione», né lo è aprire le porte dei seminari a persone che non hanno un’autentica vocazione. «Il signore ci ha detto: pregate. È questo che manca, la preghiera. E manca il lavoro con i giovani che cercano orientamento». Un lavoro «difficile» ma «necessario» perché «i giovani lo chiedono». 

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Il Papa ha concesso a fine febbraio al direttore della «Zeit», Giovanni di Lorenzo, l’intervista che viene pubblicata su carta domani in Germania. Si tratta della prima intervista di questo Pontefice a un giornale tedesco. 

  

Il Papa non prende posizione sulla questione delle donne diacono, ricordando di aver creato una commissione in Vaticano per studiare la questione e sottolineando che in occasione della prossima riunione di questo organismo si informerà sull’andamento del dibattito. 

  

Francesco parla anche di alcuni nodi del governo, a partire dalla vicenda dell’Ordine di Malta: «Per me il cardinale Burke non è un oppositore», afferma il Papa, spiegando che il porporato statunitense è tuttora patrono dell’ordine, ma non poteva affrontare il frangente critico perché «non agiva più da solo» ed è stato per questo necessario «fare un po’ di ordine nell’Ordine, e per questo ho inviato un delegato che ha un altro carisma di quello di Burke». Il quale, sottolinea ancora il Pontefice argentino, è un eccellente giurista, come ha anche provato nel messaggio che gli ha inviato su un caso di abuso sessuale a Guam, dove è stato inviato: «Di questo gli sono molto grato», spiega il Papa che respinge l’ipotesi avanzata da alcuni che egli abbia mandato il porporato per liberarsene. 

  

Quanto ai manifesti apparsi sui muri di Roma contro il Papa, «il dialetto romano dei manifesti era meraviglioso», commenta Francesco. «Non li ha scritti un uomo qualsiasi della strada, ma una testa intelligente». Il Papa in generale spiega: «Da quando sono stato eletto Papa non ho perso la mia pace. Io posso capire che il mio modo di fare non piaccia a qualcuno, questo va assolutamente bene. Ognuno può avere la sua opinione. Questo è legittimo, umano e arricchisce». Anche i manifesti e la finta prima pagina dell’Osservatore Romano dedicata ai dubbi («dubia», in latino) che gli hanno indirizzato quattro cardinali arricchiscono? «L’Osservatore Romano falsificato no». 

  

Il Papa ribadisce di non voler essere idealizzato: «Non dico che sono un povero diavolo, ma sono una persona normale, che fa quello che può. Così mi sento»: «Io – spiega Francesco nell’intervista intitolata, in prima pagina, “Sono un peccatore e sono fallibile” – sono peccatore e sono fallibile e non dovremmo scordare che l’idealizzazione delle persone è una forma di aggressione. Quando vengo idealizzato mi sento aggredito» perché l’idealizzazione non concede a una persona «di essere un peccatore fallibile». 

  

Nell’intervista alla «Zeit» Francesco parla anche di momenti bui: «Io ho parlato di momenti neri e di momenti vuoti. Io conosco anche i momenti vuoti», spiega: «Ci sono momenti bui nei quali io dico: “Signore, io non capisco”. E non sono solo momenti di buio interiore, ma afflizioni che io stesso causo con il mio peccato». Il Papa ricorda che «la fede è un dono. Viene data» e una fede che non attraversa le crisi non cresce e rischia di rimanere infantile. 

  

Il Papa ricorda di avere avuto una fidanzata prima di scegliere il sacerdozio, sottolineando che con questa ragazza non c’era ancora il progetto di sposarsi. 

  

Nell’intervista Francesco affronta questioni di attualità politica come la disoccupazione giovanile, il problema della bassa natalità e il populismo che «usa il popolo»: «Il populismo è cattivo e finisce male, come ci ha mostrato il secolo scorso». 

  

Il Papa ricorda il viaggio a Lund, in Svezia, l’anno scorso per celebrare il 500esimo anniversario della «Riforma» luterana ed esclude di recarsi quest’anno in Germania, dove la Chiesa protestante e quella cattolica celebrano l’evento del 1517 con diverse cerimonie comuni. Quest’anno, spiega, «il calendario è molto pieno». E quanto al 2018 «non so ancora, non c’è ancora nulla di programmato». 

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