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Papa: è bene porsi domande, dubbi sono positivi se fanno crescere fede

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Un appaluso di omaggio ai cristiani che hanno dato la propria vita nell’istruzione dei bambini e dei giovani. Lo ha chiesto il Papa all’udienza generale in Aula Paolo VI. Anche dopo la fine del Giubileo, Francesco ha continuato la catechesi sulle opere di misericordia perché, spiega, permangono alcune riflessioni da fare. Due quelle al centro dell’odiernacatechesi: consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti.

Due opere di misericordia strettamente legate fra loro, a portata di tutti, che si possono vivere in una dimensione familiare e su un piano più istituzionale organizzato. Francesco prosegue le catechesi sulle opere di misericordia, un tema a lui molto caro.

Francesco chiede un applauso per i cristiani che hanno dato la vita per l’educazione dei ragazzi
San Giovanni Bosco, San Giustino nel II secolo, San Giuseppe Calasanzio: sono i santi che il Papa offre come esempi di cristiani che nei secoli si sono impegnati nel campo dell’insegnamento. Insegnare agli ignoranti significa infatti “a quelli che non sanno”. La Chiesa nel corso dei secoli ha “sentito l’esigenza di impegnarsi nell’ambito dell’istruzione, perché la sua missione di evangelizzazione comporta l’impegno di restituire la dignità ai più poveri”:

“Quanti cristiani, laici, fratelli e sorelle consacrate, sacerdoti hanno dato la propria vita nell’istruzione, nell’educazione dei bambini e dei giovani. Ma questo è grande! Ma io vi invito a fare un omaggio a loro con un bell’applauso!”.

Un impegno con pochi mezzi ma capace di trasformare la società. Il primo esempio è quello di San Giustino che nel II secolo fondò “una scuola” perché i cristiani conoscessero meglio la Sacra Scrittura. E poi ancora San Giuseppe Calasanzio che a cavallo fra il 1500 e il 1600 aprì le prime scuole popolari gratuite d’Europa e ancora San Giovanni Bosco che preparava i ragazzi al lavoro:

“Ma pensiamo a don Bosco, a san Giovanni Bosco [applauso dei fedeli] … Ci sono salesiani lì, eh? Ma pensiamo a don Bosco che con quei ragazzi di strada, con l’oratorio e poi con le scuole, gli uffici, li preparava per il lavoro … È così che sono sorte molte e diverse scuole professionali, che abilitavano al lavoro mentre educavano ai valori umani e cristiani. L’istruzione, pertanto, è davvero una peculiare forma di evangelizzazione”.

E’ un’ingiustizia che ci siano bambini analfabeti
La mancanza di istruzione infatti “intacca la dignità” della persona e facilita il diventare “preda dello sfruttamento”:

“Pensiamo ad esempio a quanti bambini soffrono ancora di analfabetismo: questo non si può capire, che in un mondo dove il progresso tecnico, scientifico sia arrivato così alto, ci siano bambini analfabeti. Questo non si può capire: è un’ingiustizia”.

Una buona istruzione insegna “il metodo critico” che comprende anche “un certo tipo di dubbio utile” a verificare i risultati raggiunti.

I dubbi sulla fede in senso positivo spingono a conoscere Dio più a fondo
L’opera di misericordia di consigliare i dubbiosi non riguarda però questo tipo di dubbio, specifica Francesco, ma è relativa alla misericordia nel lenire quel dolore che nasce dalla paura e dall’angoscia, conseguenze del dubbio. Francesco si sofferma dunque sui dubbi che toccano la fede in senso positivo perché portano a voler conoscere più a fondo Dio:

“Penso che qualcuno potrebbe chiedermi: ‘Padre, ma io ho tanti dubbi sulla fede, cosa devo fare? Lei non ha mai dei dubbi?’. Eh, ne ho tanti, eh! Ne ho tanti … Certo che in alcuni momenti a tutti vengono i dubbi! I dubbi che toccano la fede, in senso positivo, sono un segno che vogliamo conoscere meglio e più a fondo Dio, Gesù, e il mistero del suo amore verso di noi”.

Si tratta dunque di “dubbi che fanno crescere”. “È un bene quindi che ci poniamo delle domande sulla nostra fede – dice il Papa –  perché in questo modo siamo spinti ad approfondirla”. I dubbi però vanno superati.

Le due strade per superare i dubbi: la catechesi con l’annuncio della amore di Dio e vivere la fede aiutando i bisognosi
Due gli aiuti centrali che Francesco indica: la catechesi e il vivere concretamente la fede praticandola verso i più bisognosi. Allora tanti dubbi svaniscono perché, sottolinea, “sentiamo la verità del Vangelo nell’amore” che condividiamo con gli altri. E la certezza più sicura per uscire dal dubbio  “è l’amore di Dio con il quale siamo stati amati”, un amore gratuito e per sempre:

“Ma, Dio mai fa retromarcia con il suo amore, mai! Va sempre avanti, rimane lì … è dato per sempre questo amore di cui dobbiamo sentire forte la responsabilità, per esserne testimoni offrendo misericordia ai nostri fratelli”.

Nei consueti saluti finali, il Papa ha ringraziato la delegazione del Comune di Fanano, con il Vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, per il dono di una scultura riguardante la misericordia. Conclude quindi ricordando la fine dell’Anno Santo, domenica scorsa. Sottolinea che comunque non si è chiuso il “cuore misericordioso di Dio per noi peccatori”. Francesco auspica dunque che l’esperienza di questo amore rimanga come ispirazione all’amore verso i fratelli, con le opere di misericordia corporale e spirituale.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Un appaluso di omaggio ai cristiani che hanno dato la propria vita nell’istruzione dei bambini e dei giovani. Lo ha chiesto il Papa all’udienza generale in Aula Paolo VI. Anche dopo la fine del Giubileo, Francesco ha continuato la catechesi sulle opere di misericordia perché, spiega, permangono alcune riflessioni da fare. Due quelle al centro dell’odiernacatechesi: consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti.

Due opere di misericordia strettamente legate fra loro, a portata di tutti, che si possono vivere in una dimensione familiare e su un piano più istituzionale organizzato. Francesco prosegue le catechesi sulle opere di misericordia, un tema a lui molto caro.

Francesco chiede un applauso per i cristiani che hanno dato la vita per l’educazione dei ragazzi
San Giovanni Bosco, San Giustino nel II secolo, San Giuseppe Calasanzio: sono i santi che il Papa offre come esempi di cristiani che nei secoli si sono impegnati nel campo dell’insegnamento. Insegnare agli ignoranti significa infatti “a quelli che non sanno”. La Chiesa nel corso dei secoli ha “sentito l’esigenza di impegnarsi nell’ambito dell’istruzione, perché la sua missione di evangelizzazione comporta l’impegno di restituire la dignità ai più poveri”:

“Quanti cristiani, laici, fratelli e sorelle consacrate, sacerdoti hanno dato la propria vita nell’istruzione, nell’educazione dei bambini e dei giovani. Ma questo è grande! Ma io vi invito a fare un omaggio a loro con un bell’applauso!”.

Un impegno con pochi mezzi ma capace di trasformare la società. Il primo esempio è quello di San Giustino che nel II secolo fondò “una scuola” perché i cristiani conoscessero meglio la Sacra Scrittura. E poi ancora San Giuseppe Calasanzio che a cavallo fra il 1500 e il 1600 aprì le prime scuole popolari gratuite d’Europa e ancora San Giovanni Bosco che preparava i ragazzi al lavoro:

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E’ un’ingiustizia che ci siano bambini analfabeti
La mancanza di istruzione infatti “intacca la dignità” della persona e facilita il diventare “preda dello sfruttamento”:

“Pensiamo ad esempio a quanti bambini soffrono ancora di analfabetismo: questo non si può capire, che in un mondo dove il progresso tecnico, scientifico sia arrivato così alto, ci siano bambini analfabeti. Questo non si può capire: è un’ingiustizia”.

Una buona istruzione insegna “il metodo critico” che comprende anche “un certo tipo di dubbio utile” a verificare i risultati raggiunti.

I dubbi sulla fede in senso positivo spingono a conoscere Dio più a fondo
L’opera di misericordia di consigliare i dubbiosi non riguarda però questo tipo di dubbio, specifica Francesco, ma è relativa alla misericordia nel lenire quel dolore che nasce dalla paura e dall’angoscia, conseguenze del dubbio. Francesco si sofferma dunque sui dubbi che toccano la fede in senso positivo perché portano a voler conoscere più a fondo Dio:

“Penso che qualcuno potrebbe chiedermi: ‘Padre, ma io ho tanti dubbi sulla fede, cosa devo fare? Lei non ha mai dei dubbi?’. Eh, ne ho tanti, eh! Ne ho tanti … Certo che in alcuni momenti a tutti vengono i dubbi! I dubbi che toccano la fede, in senso positivo, sono un segno che vogliamo conoscere meglio e più a fondo Dio, Gesù, e il mistero del suo amore verso di noi”.

Si tratta dunque di “dubbi che fanno crescere”. “È un bene quindi che ci poniamo delle domande sulla nostra fede – dice il Papa –  perché in questo modo siamo spinti ad approfondirla”. I dubbi però vanno superati.

Le due strade per superare i dubbi: la catechesi con l’annuncio della amore di Dio e vivere la fede aiutando i bisognosi
Due gli aiuti centrali che Francesco indica: la catechesi e il vivere concretamente la fede praticandola verso i più bisognosi. Allora tanti dubbi svaniscono perché, sottolinea, “sentiamo la verità del Vangelo nell’amore” che condividiamo con gli altri. E la certezza più sicura per uscire dal dubbio  “è l’amore di Dio con il quale siamo stati amati”, un amore gratuito e per sempre:

“Ma, Dio mai fa retromarcia con il suo amore, mai! Va sempre avanti, rimane lì … è dato per sempre questo amore di cui dobbiamo sentire forte la responsabilità, per esserne testimoni offrendo misericordia ai nostri fratelli”.

Nei consueti saluti finali, il Papa ha ringraziato la delegazione del Comune di Fanano, con il Vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, per il dono di una scultura riguardante la misericordia. Conclude quindi ricordando la fine dell’Anno Santo, domenica scorsa. Sottolinea che comunque non si è chiuso il “cuore misericordioso di Dio per noi peccatori”. Francesco auspica dunque che l’esperienza di questo amore rimanga come ispirazione all’amore verso i fratelli, con le opere di misericordia corporale e spirituale.

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