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Papa: il disprezzo per il più debole è opera di Satana

Il Papa a S. Marta

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Che cosa c’è dentro di noi che ci spinge a farci beffa dei più deboli? Francesco se lo domanda commentando, alla Messa mattutina, i tanti episodi presenti nella Bibbia in cui il più forte umilia il più fragile. Dietro a questo comportamento c’è il diavolo, dice il Papa, in lui infatti non c’è compassione.

 Adriana Masotti – Città del Vaticano

E’ la prima Lettura della liturgia di oggi che il Papa sceglie di commentare nella sua omelia alla Messa mattutina a Casa Santa Marta. E’ tratta dal primo libro di Samuele e racconta la storia dei genitori del profeta, Elkanà e Anna. Elkanà aveva due mogli: Anna era sterile, l’altra, Peninna, aveva dei figli. Peninnà, invece di consolare Anna non perde occasione per umiliarla e la maltratta con durezza ricordandole la sua sterilità.

Nella Bibbia tante le storie di disprezzo verso il debole

Anche in altre pagine della Bibbia succede lo stesso e il Papa cita ciò che accade tra Agar e Sara, le mogli di Abramo, di cui la seconda sterile.  Ma prendersi beffa e disprezzare il più debole è anche un atteggiamento degli uomini come nel caso di Golia di fronte a Davide, ma ancora, dice Francesco, pensiamo alla moglie di Giobbe, o a quella di Tobia che disprezzano i loro mariti sofferenti.

Leggi anche: Il monito del Papa agli “adoratori del dio denaro”: “Convertitevi!”

Io mi domando: cosa c’è dentro queste persone? Cosa c’è dentro di noi, che ci porta a disprezzare, a maltrattare, a farci beffa dei più deboli? Si capisce che uno se la prenda con uno che è più forte: può essere l’invidia che ti porta … Ma i più deboli? Cosa c’è dentro che ci porta? E’ una cosa che è abituale, come se io avessi bisogno di disprezzare l’altro per sentirmi sicuro. Come una necessità …

Crudeltà anche tra i bambini: un ricordo d’infanzia 

Anche tra i bambini succede questo, fa notare il Papa, e rievoca un ricordo di quando era piccolo: nel suo quartiere viveva una donna, Angiolina, malata di mente, e questa girava girava tutto il giorno per le strade. Le donne le davano qualcosa da mangiare, qualche vestito, ma i bambini la prendevano in giro. Si dicevano: “andiamo a cercare la Angiolina per divertirci un po’”. “Quanta malvagità anche nei bambini! – commenta Francesco- prendersela con il più debole!”

E oggi lo vediamo continuamente, nelle scuole, con il fenomeno del bullying, del bullismo, aggredire il debole, perché tu sei grasso o perché tu sei così o tu sei straniero o perché tu sei nero, per questo … aggredire, aggredire … I bambini, i ragazzi … Non solo Peninna, o Agar o le mogli di Tobia e di Giobbe: anche i bambini. Questo significa che c’è qualcosa dentro di noi che ci porta a questo. All’aggressione del debole. E credo che sia una delle tracce del peccato originale.

Perché voler annientare l’altro? C’è l’opera di Satana

Forse gli psicologi, afferma il Papa, daranno le loro spiegazioni di questa volontà di annientare l’altro perché è debole, ma io dico che “questa è una delle tracce del peccato originale. Questa è opera di Satana”. In Satana infatti non c’è compassione.

Leggi anche: L’amore è il criterio con cui verremo giudicati

E così, come quando abbiamo un buon desiderio di fare un’opera buona, un’opera di carità, diciamo “è lo Spirito Santo che mi ispira a fare questo”, quando noi ci accorgiamo che abbiamo dentro di noi questo desiderio di aggredire quello perché è debole, non dubitiamo: c’è il diavolo, lì. Perché questa è opera del diavolo, aggredire il debole.

Chiediamo al Signore, conclude Francesco, che ci dia la grazia della compassione: quella è di Dio”, Lui che “ha compassione di noi e ci aiuta a camminare”.

Originale: Vatican News
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Che cosa c’è dentro di noi che ci spinge a farci beffa dei più deboli? Francesco se lo domanda commentando, alla Messa mattutina, i tanti episodi presenti nella Bibbia in cui il più forte umilia il più fragile. Dietro a questo comportamento c’è il diavolo, dice il Papa, in lui infatti non c’è compassione.

 Adriana Masotti – Città del Vaticano

E’ la prima Lettura della liturgia di oggi che il Papa sceglie di commentare nella sua omelia alla Messa mattutina a Casa Santa Marta. E’ tratta dal primo libro di Samuele e racconta la storia dei genitori del profeta, Elkanà e Anna. Elkanà aveva due mogli: Anna era sterile, l’altra, Peninna, aveva dei figli. Peninnà, invece di consolare Anna non perde occasione per umiliarla e la maltratta con durezza ricordandole la sua sterilità.

Nella Bibbia tante le storie di disprezzo verso il debole

Anche in altre pagine della Bibbia succede lo stesso e il Papa cita ciò che accade tra Agar e Sara, le mogli di Abramo, di cui la seconda sterile.  Ma prendersi beffa e disprezzare il più debole è anche un atteggiamento degli uomini come nel caso di Golia di fronte a Davide, ma ancora, dice Francesco, pensiamo alla moglie di Giobbe, o a quella di Tobia che disprezzano i loro mariti sofferenti.

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Leggi anche: Il monito del Papa agli “adoratori del dio denaro”: “Convertitevi!”

Io mi domando: cosa c’è dentro queste persone? Cosa c’è dentro di noi, che ci porta a disprezzare, a maltrattare, a farci beffa dei più deboli? Si capisce che uno se la prenda con uno che è più forte: può essere l’invidia che ti porta … Ma i più deboli? Cosa c’è dentro che ci porta? E’ una cosa che è abituale, come se io avessi bisogno di disprezzare l’altro per sentirmi sicuro. Come una necessità …

Crudeltà anche tra i bambini: un ricordo d’infanzia 

Anche tra i bambini succede questo, fa notare il Papa, e rievoca un ricordo di quando era piccolo: nel suo quartiere viveva una donna, Angiolina, malata di mente, e questa girava girava tutto il giorno per le strade. Le donne le davano qualcosa da mangiare, qualche vestito, ma i bambini la prendevano in giro. Si dicevano: “andiamo a cercare la Angiolina per divertirci un po’”. “Quanta malvagità anche nei bambini! – commenta Francesco- prendersela con il più debole!”

E oggi lo vediamo continuamente, nelle scuole, con il fenomeno del bullying, del bullismo, aggredire il debole, perché tu sei grasso o perché tu sei così o tu sei straniero o perché tu sei nero, per questo … aggredire, aggredire … I bambini, i ragazzi … Non solo Peninna, o Agar o le mogli di Tobia e di Giobbe: anche i bambini. Questo significa che c’è qualcosa dentro di noi che ci porta a questo. All’aggressione del debole. E credo che sia una delle tracce del peccato originale.

Perché voler annientare l’altro? C’è l’opera di Satana

Forse gli psicologi, afferma il Papa, daranno le loro spiegazioni di questa volontà di annientare l’altro perché è debole, ma io dico che “questa è una delle tracce del peccato originale. Questa è opera di Satana”. In Satana infatti non c’è compassione.

Leggi anche: L’amore è il criterio con cui verremo giudicati

E così, come quando abbiamo un buon desiderio di fare un’opera buona, un’opera di carità, diciamo “è lo Spirito Santo che mi ispira a fare questo”, quando noi ci accorgiamo che abbiamo dentro di noi questo desiderio di aggredire quello perché è debole, non dubitiamo: c’è il diavolo, lì. Perché questa è opera del diavolo, aggredire il debole.

Chiediamo al Signore, conclude Francesco, che ci dia la grazia della compassione: quella è di Dio”, Lui che “ha compassione di noi e ci aiuta a camminare”.

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