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Papa: davanti a scandalosa indigenza, ricchezza abbia dimensione sociale

L’esortazione è stata a far sì che la vita diventi tempo per amare.

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All’udienza generale Francesco ha ricordato come la ricchezza del mondo oggi sia nelle mani di pochi e la povertà, la miseria e la sofferenza siano per tanti. L’esortazione è stata a far sì che la vita diventi tempo per amare
 

Giada Aquilino – Città del Vaticano

La nostra vita non è fatta per “possedere” ma “per amare”. Papa Francesco lo ribadisce nell’udienza generale in Piazza San Pietro, continuando le catechesi sui comandamenti e soffermandosi oggi sul settimo, “Non rubare”. Partendo dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo, il Pontefice riflette su “una lettura più ampia di questa Parola” alla luce della sapienza cristiana e sul suo “significato positivo” che conduce a “fare del bene, il più possibile” con ciò che possediamo, in modo che “i nostri beni” diventino “un dono per tutti” (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Destinazione universale dei beni

In effetti, dice il Papa, il comandamento fa pensare “al tema del furto e al rispetto della proprietà altrui”, perché in fondo – osserva – “non esiste cultura in cui furto e prevaricazione dei beni siano leciti”: la sensibilità umana è infatti “molto suscettibile sulla difesa del possesso”. La dottrina sociale della Chiesa parla di destinazione universale dei beni, affidati cioè da Dio “alla gestione comune dell’umanità”. “La Provvidenza, però, non ha disposto – spiega Francesco – un mondo ‘in serie’, ci sono differenze, condizioni diverse, culture diverse, così si può vivere provvedendo gli uni agli altri”.

Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Ma il mondo è uno solo! L’umanità è una sola! La ricchezza del mondo, oggi, è nelle mani della minoranza, di pochi, e la povertà, anzi la miseria e la sofferenza, di tanti, della maggioranza. Se sulla terra c’è la fame non è perché manca il cibo! Anzi, per le esigenze del mercato si arriva a volte a distruggerlo, si butta. Ciò che manca è una libera e lungimirante imprenditoria, che assicuri un’adeguata produzione, e una impostazione solidale, che assicuri un’equa distribuzione.

Possedere per donare

Il Catechismo spiega proprio che la proprietà di un bene “fa di colui che lo possiede un amministratore della Provvidenza”, “nessuno è padrone assoluto dei beni”: “ogni ricchezza – mette in luce il Papa – per essere buona deve avere una dimensione sociale”.

Il possesso è una responsabilità: “Ma io sono ricco di tutto…” – questa è una responsabilità che tu hai. E ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito, è tradito nel suo senso più profondo. Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Questa è la misura per valutare come io riesco a gestire le ricchezze, se bene o male; questa parola è importante: ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Se io so donare, sono aperto, allora sono ricco non solo in quello che io possiedo, ma anche nella generosità, generosità anche come un dovere di dare la ricchezza, perché tutti vi partecipino.

Crescere in carità e generosità

Se non riusciamo infatti a donare qualcosa è perché essa ci “possiede”, facendoci schiavi. Il possesso dei beni è, ribadisce Francesco, “un’occasione per moltiplicarli con creatività e usarli con generosità”, per crescere “nella carità e nella libertà”. Cristo stesso, rammenta il Papa, pur essendo Dio, “svuotò se stesso” arricchendoci “con la sua povertà”.

Mentre l’umanità si affanna per avere di più, Dio la redime facendosi povero: quell’Uomo Crocifisso ha pagato per tutti un riscatto inestimabile da parte di Dio Padre, “ricco di misericordia”. Quello che ci fa ricchi non sono i beni ma l’amore. Tante volte abbiamo sentito quello che il popolo di Dio dice: “Il diavolo entra dalle tasche”. Si comincia con l’amore per il denaro, la fame di possedere; poi viene la vanità: “Ah, io sono ricco e me ne vanto”; e, alla fine, l’orgoglio e la superbia. Questo è il modo di agire del diavolo in noi. Ma la porta d’entrata sono le tasche …

Vita è tempo per amare

Ancora una volta dunque Gesù Cristo ci svela il senso pieno delle Scritture.

“Non rubare” vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi. Allora la tua vita diventa buona e il possesso diventa veramente un dono. Perché la vita non è il tempo per possedere ma per amare.

I saluti finali

Al termine della catechesi, rivolgendosi ai pellegrini nelle varie lingue, Francesco saluta tra gli altri i partecipanti alla prima “Conferenza Internazionale degli Uomini”, che si tiene a Roma in questi giorni; ricorda poi che domenica prossima cade il 100° anniversario dell’indipendenza della Polonia, augurando “che il popolo polacco possa vivere il dono della libertà nella pace e nella prosperità, costruendo per la patria un felice futuro, nell’unione basata sull’eredità spirituale degli avi e sull’amore fraterno”; e conclude salutando anche la Facoltà di diritto canonico “San Pio X” di Venezia accompagnata dal Patriarca, mons. Francesco Moraglia, e citando la ricorrenza, venerdì, della Dedicazione della Basilica Lateranense, cattedrale del vescovo di Roma, esortando a pregare affinché il Papa possa “confermare sempre i fratelli nella fede”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Papa: davanti a scandalosa indigenza, ricchezza abbia dimensione sociale

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All’udienza generale Francesco ha ricordato come la ricchezza del mondo oggi sia nelle mani di pochi e la povertà, la miseria e la sofferenza siano per tanti. L’esortazione è stata a far sì che la vita diventi tempo per amare
 

Giada Aquilino – Città del Vaticano

La nostra vita non è fatta per “possedere” ma “per amare”. Papa Francesco lo ribadisce nell’udienza generale in Piazza San Pietro, continuando le catechesi sui comandamenti e soffermandosi oggi sul settimo, “Non rubare”. Partendo dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo, il Pontefice riflette su “una lettura più ampia di questa Parola” alla luce della sapienza cristiana e sul suo “significato positivo” che conduce a “fare del bene, il più possibile” con ciò che possediamo, in modo che “i nostri beni” diventino “un dono per tutti” (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Destinazione universale dei beni

In effetti, dice il Papa, il comandamento fa pensare “al tema del furto e al rispetto della proprietà altrui”, perché in fondo – osserva – “non esiste cultura in cui furto e prevaricazione dei beni siano leciti”: la sensibilità umana è infatti “molto suscettibile sulla difesa del possesso”. La dottrina sociale della Chiesa parla di destinazione universale dei beni, affidati cioè da Dio “alla gestione comune dell’umanità”. “La Provvidenza, però, non ha disposto – spiega Francesco – un mondo ‘in serie’, ci sono differenze, condizioni diverse, culture diverse, così si può vivere provvedendo gli uni agli altri”.

Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Ma il mondo è uno solo! L’umanità è una sola! La ricchezza del mondo, oggi, è nelle mani della minoranza, di pochi, e la povertà, anzi la miseria e la sofferenza, di tanti, della maggioranza. Se sulla terra c’è la fame non è perché manca il cibo! Anzi, per le esigenze del mercato si arriva a volte a distruggerlo, si butta. Ciò che manca è una libera e lungimirante imprenditoria, che assicuri un’adeguata produzione, e una impostazione solidale, che assicuri un’equa distribuzione.

Possedere per donare

Il Catechismo spiega proprio che la proprietà di un bene “fa di colui che lo possiede un amministratore della Provvidenza”, “nessuno è padrone assoluto dei beni”: “ogni ricchezza – mette in luce il Papa – per essere buona deve avere una dimensione sociale”.

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Il possesso è una responsabilità: “Ma io sono ricco di tutto…” – questa è una responsabilità che tu hai. E ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito, è tradito nel suo senso più profondo. Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Questa è la misura per valutare come io riesco a gestire le ricchezze, se bene o male; questa parola è importante: ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Se io so donare, sono aperto, allora sono ricco non solo in quello che io possiedo, ma anche nella generosità, generosità anche come un dovere di dare la ricchezza, perché tutti vi partecipino.

Crescere in carità e generosità

Se non riusciamo infatti a donare qualcosa è perché essa ci “possiede”, facendoci schiavi. Il possesso dei beni è, ribadisce Francesco, “un’occasione per moltiplicarli con creatività e usarli con generosità”, per crescere “nella carità e nella libertà”. Cristo stesso, rammenta il Papa, pur essendo Dio, “svuotò se stesso” arricchendoci “con la sua povertà”.

Mentre l’umanità si affanna per avere di più, Dio la redime facendosi povero: quell’Uomo Crocifisso ha pagato per tutti un riscatto inestimabile da parte di Dio Padre, “ricco di misericordia”. Quello che ci fa ricchi non sono i beni ma l’amore. Tante volte abbiamo sentito quello che il popolo di Dio dice: “Il diavolo entra dalle tasche”. Si comincia con l’amore per il denaro, la fame di possedere; poi viene la vanità: “Ah, io sono ricco e me ne vanto”; e, alla fine, l’orgoglio e la superbia. Questo è il modo di agire del diavolo in noi. Ma la porta d’entrata sono le tasche …

Vita è tempo per amare

Ancora una volta dunque Gesù Cristo ci svela il senso pieno delle Scritture.

“Non rubare” vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi. Allora la tua vita diventa buona e il possesso diventa veramente un dono. Perché la vita non è il tempo per possedere ma per amare.

I saluti finali

Al termine della catechesi, rivolgendosi ai pellegrini nelle varie lingue, Francesco saluta tra gli altri i partecipanti alla prima “Conferenza Internazionale degli Uomini”, che si tiene a Roma in questi giorni; ricorda poi che domenica prossima cade il 100° anniversario dell’indipendenza della Polonia, augurando “che il popolo polacco possa vivere il dono della libertà nella pace e nella prosperità, costruendo per la patria un felice futuro, nell’unione basata sull’eredità spirituale degli avi e sull’amore fraterno”; e conclude salutando anche la Facoltà di diritto canonico “San Pio X” di Venezia accompagnata dal Patriarca, mons. Francesco Moraglia, e citando la ricorrenza, venerdì, della Dedicazione della Basilica Lateranense, cattedrale del vescovo di Roma, esortando a pregare affinché il Papa possa “confermare sempre i fratelli nella fede”.

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