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Il Papa: “Confessiamo i nostri peccati, non quelli degli altri”

Il Papa all'Udienza Generale

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Alla prima udienza generale dell’anno Francesco riprende il ciclo di catechesi sulla messa dall’atto penitenziale: «Il presuntuoso è incapace di ricevere perdono»
 
IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 

«Ricordo un aneddoto che raccontava vecchio missionario di una donna che andò a confessarsi e incominciò a dire gli sbagli del marito, poi passò a raccontare gli sbagli della suocera, poi quelli dei vicini… a un certo punto il confessore le ha chiesto: “Signora, mi dica, ha finito? Bene, ha finito con i peccati degli altri, adesso cominci a dire i suoi peccati…”». Con la prima udienza generale dell’anno Papa Francesco ha ripreso un ciclo di catechesi sulla messa approfondendo l’atto penitenziale, ossia la confessione «davanti a Dio e ai fratelli» dei propri peccati – non, appunto, quelli degli altri – per potere ricevere il perdono di Dio, cosa che il presuntuoso, «sazio com’è della sua presunta giustizia», non può ottenere.  

  Leggi anche: Il Papa all’udienza generale: arrivate a Messa in anticipo non in ritardo

Nella sua «sobrietà», ha detto il Papa, l’atto penitenziale «favorisce l’atteggiamento con cui disporsi a celebrare degnamente i santi misteri, ossia riconoscendo davanti a Dio e ai fratelli i nostri peccati. L’invito del sacerdote infatti è rivolto a tutta la comunità in preghiera, perché tutti siamo peccatori. Che cosa può donare il Signore a chi ha già il cuore pieno di sé, del proprio successo? Nulla, perché il presuntuoso è incapace di ricevere perdono, sazio com’è della sua presunta giustizia». Al contrario, «chi è consapevole delle proprie miserie e abbassa gli occhi con umiltà, sente posarsi su di sé lo sguardo misericordioso di Dio. Sappiamo per esperienza che solo chi sa riconoscere gli sbagli e chiedere scusa riceve la comprensione e il perdono degli altri». 

«Ascoltare in silenzio la voce della coscienza», ha insistito Jorge Mario Bergoglio, «permette di riconoscere che i nostri pensieri sono distanti dai pensieri divini, che le nostre parole e le nostre azioni sono spesso mondane, guidate cioè da scelte contrarie al Vangelo». Perciò, all’inizio della messa, «ciascuno confessa a Dio e ai fratelli “di avere molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni”», ha proseguito il Papa, «sì, anche in omissioni, ossia di aver tralasciato di fare il bene che avrei potuto fare. Spesso ci sentiamo bravi perché – diciamo – “non ho fatto male a nessuno”. In realtà, non basta non fare del male al prossimo, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù». 

Leggi anche: Papa all’Angelus: con umiltà, aprire strade di speranza in cuori aridi  

«È bene – ha detto Francesco – sottolineare che confessiamo sia a Dio che ai fratelli di essere peccatori: questo ci aiuta a comprendere la dimensione del peccato che, mentre ci separa da Dio, ci divide anche dai nostri fratelli, e viceversa: il peccato taglia, taglia il rapporto con Dio e con i fratelli, i rapporti in famiglia e nella società, il peccato separa, divide». 

Le parole dell’atto penitenziale, ha proseguito il Pontefice, «sono accompagnate dal gesto di battersi il petto, riconoscendo che ho peccato proprio per colpa mia, e non di altri. Capita spesso infatti che, per paura o vergogna, puntiamo il dito per accusare altri. Costa ammettere di essere colpevoli, ma ci fa bene confessarlo con sincerità. Confessare i propri peccati…». 

Il Papa ha concluso la catechesi ricordando alcuni «luminosi esempi di figure “penitenti” che», nella Bibbia, «rientrando in sé stessi dopo aver commesso il peccato, trovano il coraggio di togliere la maschera e aprirsi alla grazia che rinnova il cuore. Pensiamo al re Davide e alle parole a lui attribuite nel Salmo: “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità”. Pensiamo al figlio prodigo che ritorna al padre; o all’invocazione del pubblicano: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore”. Pensiamo anche a San Pietro, a Zaccheo, alla donna samaritana. Misurarsi con la fragilità dell’argilla di cui siamo impastati è un’esperienza che ci fortifica: mentre ci fa fare i conti con la nostra debolezza, ci apre il cuore a invocare la misericordia divina che trasforma e converte. E questo è quello che facciamo nell’atto penitenziale all’inizio della messa». 

A conclusione dell’udienza il Papa ha indirizzato un « augurio di speranza e di pace per il nuovo anno» ai pellegrini italiani presenti alla prima udienza dell’anno. Particolarmente festosi, con applausi e canti molto vocali, i fedeli della Comunidade Católica Palavra Viva, che il Papa ha salutato notando che «non si può dubitare che la “palavra” è viva lì!». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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IACOPO SCARAMUZZI
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«Ricordo un aneddoto che raccontava vecchio missionario di una donna che andò a confessarsi e incominciò a dire gli sbagli del marito, poi passò a raccontare gli sbagli della suocera, poi quelli dei vicini… a un certo punto il confessore le ha chiesto: “Signora, mi dica, ha finito? Bene, ha finito con i peccati degli altri, adesso cominci a dire i suoi peccati…”». Con la prima udienza generale dell’anno Papa Francesco ha ripreso un ciclo di catechesi sulla messa approfondendo l’atto penitenziale, ossia la confessione «davanti a Dio e ai fratelli» dei propri peccati – non, appunto, quelli degli altri – per potere ricevere il perdono di Dio, cosa che il presuntuoso, «sazio com’è della sua presunta giustizia», non può ottenere.  

  Leggi anche: Il Papa all’udienza generale: arrivate a Messa in anticipo non in ritardo

Nella sua «sobrietà», ha detto il Papa, l’atto penitenziale «favorisce l’atteggiamento con cui disporsi a celebrare degnamente i santi misteri, ossia riconoscendo davanti a Dio e ai fratelli i nostri peccati. L’invito del sacerdote infatti è rivolto a tutta la comunità in preghiera, perché tutti siamo peccatori. Che cosa può donare il Signore a chi ha già il cuore pieno di sé, del proprio successo? Nulla, perché il presuntuoso è incapace di ricevere perdono, sazio com’è della sua presunta giustizia». Al contrario, «chi è consapevole delle proprie miserie e abbassa gli occhi con umiltà, sente posarsi su di sé lo sguardo misericordioso di Dio. Sappiamo per esperienza che solo chi sa riconoscere gli sbagli e chiedere scusa riceve la comprensione e il perdono degli altri». 

«Ascoltare in silenzio la voce della coscienza», ha insistito Jorge Mario Bergoglio, «permette di riconoscere che i nostri pensieri sono distanti dai pensieri divini, che le nostre parole e le nostre azioni sono spesso mondane, guidate cioè da scelte contrarie al Vangelo». Perciò, all’inizio della messa, «ciascuno confessa a Dio e ai fratelli “di avere molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni”», ha proseguito il Papa, «sì, anche in omissioni, ossia di aver tralasciato di fare il bene che avrei potuto fare. Spesso ci sentiamo bravi perché – diciamo – “non ho fatto male a nessuno”. In realtà, non basta non fare del male al prossimo, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù». 

Leggi anche: Papa all’Angelus: con umiltà, aprire strade di speranza in cuori aridi  

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«È bene – ha detto Francesco – sottolineare che confessiamo sia a Dio che ai fratelli di essere peccatori: questo ci aiuta a comprendere la dimensione del peccato che, mentre ci separa da Dio, ci divide anche dai nostri fratelli, e viceversa: il peccato taglia, taglia il rapporto con Dio e con i fratelli, i rapporti in famiglia e nella società, il peccato separa, divide». 

Le parole dell’atto penitenziale, ha proseguito il Pontefice, «sono accompagnate dal gesto di battersi il petto, riconoscendo che ho peccato proprio per colpa mia, e non di altri. Capita spesso infatti che, per paura o vergogna, puntiamo il dito per accusare altri. Costa ammettere di essere colpevoli, ma ci fa bene confessarlo con sincerità. Confessare i propri peccati…». 

Il Papa ha concluso la catechesi ricordando alcuni «luminosi esempi di figure “penitenti” che», nella Bibbia, «rientrando in sé stessi dopo aver commesso il peccato, trovano il coraggio di togliere la maschera e aprirsi alla grazia che rinnova il cuore. Pensiamo al re Davide e alle parole a lui attribuite nel Salmo: “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità”. Pensiamo al figlio prodigo che ritorna al padre; o all’invocazione del pubblicano: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore”. Pensiamo anche a San Pietro, a Zaccheo, alla donna samaritana. Misurarsi con la fragilità dell’argilla di cui siamo impastati è un’esperienza che ci fortifica: mentre ci fa fare i conti con la nostra debolezza, ci apre il cuore a invocare la misericordia divina che trasforma e converte. E questo è quello che facciamo nell’atto penitenziale all’inizio della messa». 

A conclusione dell’udienza il Papa ha indirizzato un « augurio di speranza e di pace per il nuovo anno» ai pellegrini italiani presenti alla prima udienza dell’anno. Particolarmente festosi, con applausi e canti molto vocali, i fedeli della Comunidade Católica Palavra Viva, che il Papa ha salutato notando che «non si può dubitare che la “palavra” è viva lì!». 

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