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Papa: Chiesa è fatta di peccatori che sperimentano il perdono di Dio

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La missione fondamentale ‎della Chiesa è quella di essere “un ospedale da campo e un luogo di guarigione, di ‎misericordia e di perdono e di essere la fonte di speranza per tutti i sofferenti, i ‎disperati, i poveri, i peccatori, e gli scartati”. E’ quanto ha detto il Papa nell’udienza generale del mercoledì tenuta in questo caldo 9 agosto nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Affettuosa e festosa l’accoglienza dei tanti pellegrini giunti da tutto il mondo, con abbracci, strette di mano, selfie e scambi di zucchetti.

La catechesi del Papa ha preso spunto dal brano evangelico in cui Gesù, invitato a pranzo nella casa di Simone il fariseo, perdona i peccati di una donna che si china ai suoi piedi versando su di essi olio profumato. Una situazione che suscita grande scandalo tra i presenti. “Secondo la mentalità del tempo – spiega il Papa – tra il santo e il peccatore, tra il puro e l’impuro, la separazione doveva essere netta. Ma l’atteggiamento di Gesù è diverso”:

“Fin dagli inizi del suo ministero di Galilea, Egli avvicina i lebbrosi, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati. Un comportamento del genere non era per nulla abituale, tant’è vero che questa simpatia di Gesù per gli esclusi, gli ‘intoccabili’, sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei. Laddove c’è una persona che soffre, Gesù se ne fa carico, e quella sofferenza diventa sua. Gesù non predica che la condizione di pena dev’essere sopportata con eroismo, alla maniera dei filosofi stoici. Gesù condivide il dolore umano, e quando lo incrocia, dal suo intimo prorompe quell’atteggiamento che caratterizza il cristianesimo: la misericordia”.

Laddove c’è un uomo o una donna che soffre, Gesù “vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena”. È per questo che “spalanca le braccia ai peccatori”:

“Quanta gente perdura anche oggi in una vita sbagliata perché non trova nessuno disponibile a guardarlo o guardarla in modo diverso, con gli occhi, meglio, con il cuore di Dio, cioè guardarli con speranza. Gesù invece vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate. Gesù sempre è lì, con il cuore aperto; spalanca quella misericordia che ha nel cuore; perdona, abbraccia, capisce, si avvicina: così è Gesù!”.

Il Papa esprime tristezza per quanti non provano misericordia, soprattutto se si tratta di “cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri”. La misericordia – precisa – non è “un amore facile, a poco prezzo”:

“Noi che siamo abituati a sperimentare il perdono dei peccati, forse troppo ‘a buon mercato’, dovremmo qualche volta ricordarci di quanto siamo costati all’amore di Dio. Ognuno di noi è costato abbastanza: la vita di Gesù! Lui l’avrebbe data anche solo per uno di noi”.

Il Figlio di Dio va in croce soprattutto perché perdona i peccati, perché vuole la liberazione totale, definitiva del cuore dell’uomo:

“Così i peccatori sono perdonati. Non solamente vengono rasserenati a livello psicologico, perché liberati dal senso di colpa. Gesù fa molto di più: offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova. ‘Ma, Signore, io sono uno straccio’ – ‘Guarda avanti e ti faccio un cuore nuovo’. Questa è la speranza che ci dà Gesù. Una vita segnata dall’amore”.

Una notazione sulla Chiesa:

“Ci fa bene pensare che Dio non ha scelto come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai. La Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio. Pietro ha capito più verità di sé stesso al canto del gallo, piuttosto che dai suoi slanci di generosità, che gli gonfiavano il petto, facendolo sentire superiore agli altri”.

Siamo tutti “poveri peccatori – conclude il Papa – bisognosi della misericordia di Dio che ha la forza di trasformarci e ridarci speranza, e questo ogni giorno. E lo fa! E alla gente che ha capito questa verità basilare, Dio regala la missione più bella del mondo, vale a dire l’amore per i fratelli e le sorelle, e l’annuncio di una misericordia che Lui non nega a nessuno. E questa è la nostra speranza. Andiamo avanti con questa fiducia nel perdono, nell’amore misericordioso di Gesù”. (A cura di Sergio Centofanti)

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La catechesi del Papa ha preso spunto dal brano evangelico in cui Gesù, invitato a pranzo nella casa di Simone il fariseo, perdona i peccati di una donna che si china ai suoi piedi versando su di essi olio profumato. Una situazione che suscita grande scandalo tra i presenti. “Secondo la mentalità del tempo – spiega il Papa – tra il santo e il peccatore, tra il puro e l’impuro, la separazione doveva essere netta. Ma l’atteggiamento di Gesù è diverso”:

“Fin dagli inizi del suo ministero di Galilea, Egli avvicina i lebbrosi, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati. Un comportamento del genere non era per nulla abituale, tant’è vero che questa simpatia di Gesù per gli esclusi, gli ‘intoccabili’, sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei. Laddove c’è una persona che soffre, Gesù se ne fa carico, e quella sofferenza diventa sua. Gesù non predica che la condizione di pena dev’essere sopportata con eroismo, alla maniera dei filosofi stoici. Gesù condivide il dolore umano, e quando lo incrocia, dal suo intimo prorompe quell’atteggiamento che caratterizza il cristianesimo: la misericordia”.

Laddove c’è un uomo o una donna che soffre, Gesù “vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena”. È per questo che “spalanca le braccia ai peccatori”:

“Quanta gente perdura anche oggi in una vita sbagliata perché non trova nessuno disponibile a guardarlo o guardarla in modo diverso, con gli occhi, meglio, con il cuore di Dio, cioè guardarli con speranza. Gesù invece vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate. Gesù sempre è lì, con il cuore aperto; spalanca quella misericordia che ha nel cuore; perdona, abbraccia, capisce, si avvicina: così è Gesù!”.

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Il Papa esprime tristezza per quanti non provano misericordia, soprattutto se si tratta di “cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri”. La misericordia – precisa – non è “un amore facile, a poco prezzo”:

“Noi che siamo abituati a sperimentare il perdono dei peccati, forse troppo ‘a buon mercato’, dovremmo qualche volta ricordarci di quanto siamo costati all’amore di Dio. Ognuno di noi è costato abbastanza: la vita di Gesù! Lui l’avrebbe data anche solo per uno di noi”.

Il Figlio di Dio va in croce soprattutto perché perdona i peccati, perché vuole la liberazione totale, definitiva del cuore dell’uomo:

“Così i peccatori sono perdonati. Non solamente vengono rasserenati a livello psicologico, perché liberati dal senso di colpa. Gesù fa molto di più: offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova. ‘Ma, Signore, io sono uno straccio’ – ‘Guarda avanti e ti faccio un cuore nuovo’. Questa è la speranza che ci dà Gesù. Una vita segnata dall’amore”.

Una notazione sulla Chiesa:

“Ci fa bene pensare che Dio non ha scelto come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai. La Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio. Pietro ha capito più verità di sé stesso al canto del gallo, piuttosto che dai suoi slanci di generosità, che gli gonfiavano il petto, facendolo sentire superiore agli altri”.

Siamo tutti “poveri peccatori – conclude il Papa – bisognosi della misericordia di Dio che ha la forza di trasformarci e ridarci speranza, e questo ogni giorno. E lo fa! E alla gente che ha capito questa verità basilare, Dio regala la missione più bella del mondo, vale a dire l’amore per i fratelli e le sorelle, e l’annuncio di una misericordia che Lui non nega a nessuno. E questa è la nostra speranza. Andiamo avanti con questa fiducia nel perdono, nell’amore misericordioso di Gesù”. (A cura di Sergio Centofanti)

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