Il Papa celebra una messa con il patriarca melkita: “Offriamola per i cristiani perseguitati” 

Ecumenismo


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A Santa Marta, questa mattina, i vescovi del Sinodo greco-melkita. Francesco non tiene l’omelia: «Questa è una celebrazione di comunione. Preghiamo per chi soffre»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO
 
«Offriamo questa messa per il popolo, per il popolo che soffre, per i cristiani perseguitati in Medio Oriente, che danno la vita, danno i beni, le proprietà perché sono cacciati via». Una celebrazione speciale quella di oggi nella Casa Santa Marta, che ha visto il Papa e il patriarca della Chiesa di Antiochia dei greco-melkiti, Youssef Absi, pregare insieme per tutte le popolazioni che oggi risentono degli squilibri di quella polveriera che è divenuto il Medio Oriente. 

 Il 71enne Absi, eletto come patriarca nel giugno 2017 e salutato come simbolo dell’avvio di una nuova stagione nel cammino travagliato della Chiesa cattolica greco-melkita (e delle comunità della diaspora), è in questi giorni in pellegrinaggio a Roma insieme ai vescovi che hanno partecipato al Sinodo greco-melkita che si è svolto nei primi giorni di febbraio in Libano. 

Nella messa di stamane, nella cappella della residenza vaticana, Papa Francesco non ha tenuto l’omelia ma ha pronunciato brevi parole a braccio per sottolineare l’importanza della celebrazione. «Questa messa con il nostro fratello, patriarca Youssef, farà la apostolica communio: lui è padre di una Chiesa, di una Chiesa antichissima e viene ad abbracciare Pietro, a dire “io sono in comunione con Pietro”. Questo è quello che significa la cerimonia di oggi: l’abbraccio del padre di una Chiesa con Pietro», ha detto.  

«Una Chiesa ricca, con la propria teologia dentro la teologia cattolica, con la propria liturgia meravigliosa e con un popolo, in questo momento gran parte di questo popolo è crocifisso, come Gesù», ha aggiunto il Pontefice. Che ha offerto la messa, oltre che per i cristiani perseguitati nelle regioni del Medio Oriente, anche «per il ministero del nostro fratello Youssef».  

Da parte sua il patriarca, al termine della celebrazione, ha espresso in francese a nome di tutti i vescovi presenti la gratitudine al Papa «per questa bella messa di comunione», aggiungendo la sua personale commozione per «la carità fraterna, i gesti di fraternità e di solidarietà che ha dimostrato alla nostra Chiesa».  

Di qui la promessa «di tenerla sempre nei nostri cuori, nel cuore di noi tutti, clero e fedeli, e ricorderemo sempre questo evento, questi istanti storici, questo momento che non riesco a descrivere per quanto è bello: questa fraternità, questa comunione che lega tutti i discepoli di Cristo. Grazie, Santità». Papa e patriarca hanno infine impartito insieme la benedizione finale, su richiesta dello stesso Bergoglio.  

Già ieri mattina il Papa aveva ricevuto in udienza il patriarca Absi e i vescovi greco-melkiti nel Palazzo apostolico; nel suo discorso Francesco aveva ribadito la propria vicinanza alle popolazioni sofferenti del Medio Oriente, specialmente i cristiani e specialmente quelli della Siria, e si era rivolto ai vescovi neo-eletti ricordando loro che «mai come in questi momenti, i pastori sono chiamati a manifestare, davanti al popolo di Dio che soffre, comunione, unità, vicinanza, solidarietà, trasparenza e testimonianza». 

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