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Papa: c’è tanto bisogno di pregare per la pace in Medio Oriente

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Cristiani, ebrei e musulmani preghino per la pace in Medio Oriente. E’ l’appello levato da Papa Francesco all’udienza generale in Piazza San Pietro, salutando l’iniziativa “Un minuto per la pace”. Prima dell’appello, nella catechesi incentrata sulla speranza cristiana, il Pontefice si era soffermato in particolare sulla “Paternità di Dio sorgente della nostra speranza”. La vera rivoluzione del cristianesimo, ha detto Francesco, è chiamare Dio con il nome di Padre. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

All’udienza generale, il pensiero di Papa Francesco va ancora una volta ai popoli del Medio Oriente, affinché vivano in pace liberi dalla violenza. Il Pontefice prende spunto dall’iniziativa “Un minuto per la pace” per esortare tutti i credenti a pregare per la riconciliazione nella regione mediorientale:

“Domani, alle ore 13, si rinnova in diversi Paesi l’iniziativa Un minuto per la pace, cioè un piccolo momento di preghiera nella ricorrenza dell’incontro in Vaticano tra me, il compianto presidente israeliano Peres e il presidente palestinese Abbas. Nel nostro tempo c’è tanto bisogno di pregare – cristiani, ebrei e musulmani – per la pace”.

Prima dell’appello per la pace in Medio Oriente, Papa Francesco aveva incentrato la sua catechesi sul “Padre Nostro”, la “preghiera cristiana per eccellenza”, quella insegnata da Gesù ai suoi discepoli e con loro a tutti noi. “Tutto il mistero della preghiera cristiana – ha osservato Papa Francesco – si riassume qui, in questa parola: avere il coraggio di chiamare Dio con il nome di Padre”.

Chiamare Dio Padre è la grande rivoluzione del cristianesimo
Lo afferma anche la liturgia, ha proseguito, “quando, invitandoci alla recita comunitaria della preghiera di Gesù, utilizza l’espressione ‘osiamo dire’”:

“Infatti, chiamare Dio col nome di ‘Padre’ non è per nulla un fatto scontato. Saremmo portati ad usare i titoli più elevati, che ci sembrano più rispettosi della sua trascendenza. Invece, invocarlo come ‘Padre’ ci pone in una relazione di confidenza con Lui, come un bambino che si rivolge al suo papà, sapendo di essere amato e curato da lui. Questa è la grande rivoluzione che il cristianesimo imprime nella psicologia religiosa dell’uomo”.

“Il mistero di Dio, che sempre ci affascina e ci fa sentire piccoli”, ha affermato il Papa, “non fa più paura, non ci schiaccia, non ci angoscia”. Questa, ha riconosciuto, “è una rivoluzione difficile da accogliere nel nostro animo umano”. Il Papa ha quindi rivolto il pensiero alla “parabola del padre misericordioso” a lui molto cara.

La parabola del Padre misericordioso ci rivela il modo di essere Padre di Dio
“Gesù – ha detto – racconta di un padre che sa essere solo amore per i suoi figli. Un padre che non punisce il figlio per la sua arroganza e che è capace perfino di affidargli la sua parte di eredità e lasciarlo andar via di casa”:

“Dio è Padre, dice Gesù, ma non alla maniera umana, perché non c’è nessun padre in questo mondo che si comporterebbe come il protagonista di questa parabola. Dio è Padre alla sua maniera: buono, indifeso davanti al libero arbitrio dell’uomo, capace solo di coniugare il verbo ‘amare’. Quando il figlio ribelle, dopo aver sperperato tutto, ritorna finalmente alla casa natale, quel padre non applica criteri di giustizia umana, ma sente anzitutto il bisogno di perdonare, e con il suo abbraccio fa capire al figlio che in tutto quel lungo tempo di assenza gli è mancato, è dolorosamente mancato al suo amore di padre”.

“Che mistero insondabile è un Dio che nutre questo tipo di amore nei confronti dei suoi figli”, ha commentato Papa Francesco. Un padre al quale San Paolo si rivolge in modo intimo, nelle sue Lettere, “che qualcuno traduce papà, babbo”.

Noi non siamo soli, abbiamo un Padre che ci guarda e non ci abbandona
Questo, ha ribadito, è un “mistero grande”: “Dio non può essere Dio senza l’uomo: un grande mistero è questo”. Proprio questa certezza, ha detto, “è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del Padre nostro”:

Quando abbiamo bisogno di aiuto, Gesù non ci dice di rassegnarci e chiuderci in noi stessi, ma di rivolgerci al Padre e chiedere a Lui con fiducia. Tutte le nostre necessità, da quelle più evidenti e quotidiane, come il cibo, la salute, il lavoro, fino a quella di essere perdonati e sostenuti nelle tentazioni, non sono lo specchio della nostra solitudine: c’è invece un Padre che sempre ci guarda con amore, e che sicuramente non ci abbandona”.

Francesco ha infine invitato i fedeli a pregare il Padre ogni volta che abbiamo dei problemi, delle necessità, pensare al Padre “che non può essere senza di noi, e che in questo momento ci sta guardando”. Al momento dei saluti, il Papa ha rivolto un pensiero particolare ai giovani atleti del Pellegrinaggio Marcerata-Loreto e ha benedetto la “fiaccola della pace”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Papa: c’è tanto bisogno di pregare per la pace in Medio Oriente

  

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Cristiani, ebrei e musulmani preghino per la pace in Medio Oriente. E’ l’appello levato da Papa Francesco all’udienza generale in Piazza San Pietro, salutando l’iniziativa “Un minuto per la pace”. Prima dell’appello, nella catechesi incentrata sulla speranza cristiana, il Pontefice si era soffermato in particolare sulla “Paternità di Dio sorgente della nostra speranza”. La vera rivoluzione del cristianesimo, ha detto Francesco, è chiamare Dio con il nome di Padre. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

All’udienza generale, il pensiero di Papa Francesco va ancora una volta ai popoli del Medio Oriente, affinché vivano in pace liberi dalla violenza. Il Pontefice prende spunto dall’iniziativa “Un minuto per la pace” per esortare tutti i credenti a pregare per la riconciliazione nella regione mediorientale:

“Domani, alle ore 13, si rinnova in diversi Paesi l’iniziativa Un minuto per la pace, cioè un piccolo momento di preghiera nella ricorrenza dell’incontro in Vaticano tra me, il compianto presidente israeliano Peres e il presidente palestinese Abbas. Nel nostro tempo c’è tanto bisogno di pregare – cristiani, ebrei e musulmani – per la pace”.

Prima dell’appello per la pace in Medio Oriente, Papa Francesco aveva incentrato la sua catechesi sul “Padre Nostro”, la “preghiera cristiana per eccellenza”, quella insegnata da Gesù ai suoi discepoli e con loro a tutti noi. “Tutto il mistero della preghiera cristiana – ha osservato Papa Francesco – si riassume qui, in questa parola: avere il coraggio di chiamare Dio con il nome di Padre”.

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Chiamare Dio Padre è la grande rivoluzione del cristianesimo
Lo afferma anche la liturgia, ha proseguito, “quando, invitandoci alla recita comunitaria della preghiera di Gesù, utilizza l’espressione ‘osiamo dire’”:

“Infatti, chiamare Dio col nome di ‘Padre’ non è per nulla un fatto scontato. Saremmo portati ad usare i titoli più elevati, che ci sembrano più rispettosi della sua trascendenza. Invece, invocarlo come ‘Padre’ ci pone in una relazione di confidenza con Lui, come un bambino che si rivolge al suo papà, sapendo di essere amato e curato da lui. Questa è la grande rivoluzione che il cristianesimo imprime nella psicologia religiosa dell’uomo”.

“Il mistero di Dio, che sempre ci affascina e ci fa sentire piccoli”, ha affermato il Papa, “non fa più paura, non ci schiaccia, non ci angoscia”. Questa, ha riconosciuto, “è una rivoluzione difficile da accogliere nel nostro animo umano”. Il Papa ha quindi rivolto il pensiero alla “parabola del padre misericordioso” a lui molto cara.

La parabola del Padre misericordioso ci rivela il modo di essere Padre di Dio
“Gesù – ha detto – racconta di un padre che sa essere solo amore per i suoi figli. Un padre che non punisce il figlio per la sua arroganza e che è capace perfino di affidargli la sua parte di eredità e lasciarlo andar via di casa”:

“Dio è Padre, dice Gesù, ma non alla maniera umana, perché non c’è nessun padre in questo mondo che si comporterebbe come il protagonista di questa parabola. Dio è Padre alla sua maniera: buono, indifeso davanti al libero arbitrio dell’uomo, capace solo di coniugare il verbo ‘amare’. Quando il figlio ribelle, dopo aver sperperato tutto, ritorna finalmente alla casa natale, quel padre non applica criteri di giustizia umana, ma sente anzitutto il bisogno di perdonare, e con il suo abbraccio fa capire al figlio che in tutto quel lungo tempo di assenza gli è mancato, è dolorosamente mancato al suo amore di padre”.

“Che mistero insondabile è un Dio che nutre questo tipo di amore nei confronti dei suoi figli”, ha commentato Papa Francesco. Un padre al quale San Paolo si rivolge in modo intimo, nelle sue Lettere, “che qualcuno traduce papà, babbo”.

Noi non siamo soli, abbiamo un Padre che ci guarda e non ci abbandona
Questo, ha ribadito, è un “mistero grande”: “Dio non può essere Dio senza l’uomo: un grande mistero è questo”. Proprio questa certezza, ha detto, “è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del Padre nostro”:

Quando abbiamo bisogno di aiuto, Gesù non ci dice di rassegnarci e chiuderci in noi stessi, ma di rivolgerci al Padre e chiedere a Lui con fiducia. Tutte le nostre necessità, da quelle più evidenti e quotidiane, come il cibo, la salute, il lavoro, fino a quella di essere perdonati e sostenuti nelle tentazioni, non sono lo specchio della nostra solitudine: c’è invece un Padre che sempre ci guarda con amore, e che sicuramente non ci abbandona”.

Francesco ha infine invitato i fedeli a pregare il Padre ogni volta che abbiamo dei problemi, delle necessità, pensare al Padre “che non può essere senza di noi, e che in questo momento ci sta guardando”. Al momento dei saluti, il Papa ha rivolto un pensiero particolare ai giovani atleti del Pellegrinaggio Marcerata-Loreto e ha benedetto la “fiaccola della pace”.

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