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Il Papa, nuovo appello per Alfie: “L’unico padrone della vita è Dio”

Il Papa all'Udienza Generale.

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Durante l’udienza generale Francesco prega per il bimbo inglese; in mattinata l’incontro con il papà Thomas a Santa Marta. «Genitori insegnate ai figli a fare il segno della croce». Alla Banca Mondiale: «Promuovere la vita dei poveri»
 

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

«Vorrei ribadire e confermare che l’unico padrone della vita dall’inizio alla fine naturale è Dio. È nostro dovere fare di tutto per custodire la vita». Dopo il tweet dal suo account @Pontifex, dopo la preghiera durante il Regina Coeli di domenica scorsa, Papa Francesco torna a lanciare un appello al termine dell’udienza generale di oggi per il piccolo Alfie Evans, il bambino inglese di 23 mesi ricoverato nell’Arder Hey Hospital di Liverpool per un morbo neurologico degenerativo al quale potrebbe essere presto staccata la spina secondo quanto disposto dai giudici inglesi.  

 
Per Alfie sono ore decisive. Questa mattina, intorno alle 9, Francesco aveva ricevuto nella Casa Santa Marta il papà Thomas Evans, poco più che ventenne, che lo ha informato sulla vicenda del figlio e gli ha chiesto aiuto per impedire che al bimbo venga staccato il ventilatore che lo tiene in vita.  
 
LEGGI ANCHE – Tom Evans: “Ho detto al Papa che vogliono uccidere mio figlio, spero nel suo aiuto” 
 
Sul profilo social del giovane genitore sono state pubblicate un paio di foto, che documentano l’incontro, accompagnate dal commento: «Alfie faremo qualsiasi cosa per te. Tu non stai morendo e perciò non permetteremo che ti tolgano la vita. Santità, salvi il nostro figlio». Il papà scrive ancora di «non aver dormito, non aver mangiato e non essersi messo la cravatta né preparato» e di essere «saltato ieri sera su un aereo per venire a Roma e incontrare il Papa».  
 
Bergoglio – che  domenica al Regina Coeli aveva chiesto «grande rispetto per la vita» citando Alfie e Vincent Lambert, 41enne francese da dieci anni ricoverato a Reims in stato di minima coscienza – ha esortato i 17mila fedeli presenti in piazza a pregare in silenzio «perché sia rispettata la vita di tutte le persone specialmente di questi due nostri fratelli». 
 
Nella sua catechesi, che prosegue il ciclo dedicato al Battesimo, il Pontefice – che, mercoledì scorso, contestava chi non battezza i bambini «perché tanto non capiscono» – ha di nuovo concentrato la sua attenzione sui più piccoli e sulla loro educazione alla fede che avviene già in tenera età attraverso gesti semplici come farsi il segno della croce. «I nostri bambini sanno farsi il segno della croce bene? Tante volte ho visto che non lo sanno fare e voi papà, mamme, nonne, nonni dovete insegnare ai bambini a farsi il segno della croce, è importante!», ha detto.  
 
Sembra una cosa scontata, invece questo gesto «è il distintivo che manifesta chi siamo: il nostro parlare, pensare, guardare, operare sta sotto il segno della croce, ossia dell’amore di Gesù fino alla fine». 
 
«Fare il segno della croce quando ci svegliamo, prima dei pasti, davanti a un pericolo, a difesa contro il male, la sera prima di dormire, significa dire a noi stessi e agli altri a chi apparteniamo, chi vogliamo essere», rimarca il Pontefice. «E, come facciamo entrando in chiesa, possiamo farlo anche a casa, conservando in un piccolo vaso adatto un po’ di acqua benedetta: così, ogni volta che rientriamo o usciamo, facendo il segno della croce con quell’acqua ci ricordiamo che siamo battezzati». 
 
Durante la cerimonia battesimale i bambini sono infatti «segnati in fronte», mentre «i catecumeni adulti sono segnati anche sui sensi» ricevendo il segno della Croce «sugli orecchi per ascoltare la voce del Signore»; «sugli occhi per vedere lo splendore del volto di Dio»; «sulla bocca, per rispondere alla parola di Dio»; «sul petto, perché Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori»; «sulle spalle, per sostenere il giogo soave di Cristo». 
 
«Cristiani si diventa nella misura in cui la croce si imprime in noi come un marchio “pasquale”, rendendo visibile, anche esteriormente, il modo cristiano di affrontare la vita», sottolinea ancora il Papa. «Certo – aggiunge – diventare cristiani è un dono che viene dall’alto. La fede non si può comprare, ma chiedere sì, e ricevere in dono sì. Signore regalami il dono della Fede, è una bella preghiera, si può chiedere, non si può comprare». 
 
Infatti, «il Battesimo è il sacramento di quella fede, con la quale gli uomini, illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, rispondono al Vangelo di Cristo». Esso «suscita una dinamica spirituale che attraversa tutta la vita dei credenti»: è «l’avvio di un processo che permette di vivere uniti a Cristo nella Chiesa».  
 
«Il Battesimo accende la vocazione personale a vivere da cristiani, che si svilupperà in tutta la vita. E implica una risposta personale e non presa a prestito, con un “copia e incolla”», prosegue il Vescovo di Roma. La vita cristiana è questa: «una serie di chiamate e di risposte», con Dio che «continua a pronunciare il nostro nome nel corso degli anni, facendo risuonare in mille modi la sua chiamata a diventare conformi al suo Figlio Gesù».  
 
«È importante dunque il nome!», esclama Francesco, «è molto importante». Esso «indica l’identità di una persona», fa «uscire dall’anonimato». «L’anonimo è chi non ha nome. Senza nome si resta degli sconosciuti, senza diritti e doveri. Dio chiama ciascuno per nome, amandoci singolarmente, nella concretezza della nostra storia», annota Bergoglio. «I genitori – dice – pensano al nome da dare al figlio già prima della nascita: anche questo fa parte dell’attesa di un figlio che, nel nome proprio, avrà la sua identità originale, anche per la vita cristiana legata a Dio».  
 
A conclusione della sua catechesi il Pontefice invita a «rinnovare l’impegno per comprendere meglio questo dono che è il Battesimo, ricordare il giorno del nostro Battesimo. Mercoledì scorso vi ho chiesto di fare i compiti a casa e discoprire il giorno del nostro Battesimo, chi non lo ha fatto lo faccia perché è una rinascita ed è come se fosse un secondo compleanno». 
 
Durante i saluti finali il Papa ha ricordato che «sabato prossimo avranno luogo a Washington le riunioni primaverili della Banca Mondiale», ha quindi incoraggiato «gli sforzi che, mediante l’inclusione finanziaria, cercano di promuovere la vita dei più poveri, favorendo un autentico sviluppo integrale e rispettoso della dignità umana». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Papa all'Udienza Generale.

  

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Durante l’udienza generale Francesco prega per il bimbo inglese; in mattinata l’incontro con il papà Thomas a Santa Marta. «Genitori insegnate ai figli a fare il segno della croce». Alla Banca Mondiale: «Promuovere la vita dei poveri»
 

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CITTÀ DEL VATICANO

«Vorrei ribadire e confermare che l’unico padrone della vita dall’inizio alla fine naturale è Dio. È nostro dovere fare di tutto per custodire la vita». Dopo il tweet dal suo account @Pontifex, dopo la preghiera durante il Regina Coeli di domenica scorsa, Papa Francesco torna a lanciare un appello al termine dell’udienza generale di oggi per il piccolo Alfie Evans, il bambino inglese di 23 mesi ricoverato nell’Arder Hey Hospital di Liverpool per un morbo neurologico degenerativo al quale potrebbe essere presto staccata la spina secondo quanto disposto dai giudici inglesi.  

 
Per Alfie sono ore decisive. Questa mattina, intorno alle 9, Francesco aveva ricevuto nella Casa Santa Marta il papà Thomas Evans, poco più che ventenne, che lo ha informato sulla vicenda del figlio e gli ha chiesto aiuto per impedire che al bimbo venga staccato il ventilatore che lo tiene in vita.  
 
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Sul profilo social del giovane genitore sono state pubblicate un paio di foto, che documentano l’incontro, accompagnate dal commento: «Alfie faremo qualsiasi cosa per te. Tu non stai morendo e perciò non permetteremo che ti tolgano la vita. Santità, salvi il nostro figlio». Il papà scrive ancora di «non aver dormito, non aver mangiato e non essersi messo la cravatta né preparato» e di essere «saltato ieri sera su un aereo per venire a Roma e incontrare il Papa».  
 
Bergoglio – che  domenica al Regina Coeli aveva chiesto «grande rispetto per la vita» citando Alfie e Vincent Lambert, 41enne francese da dieci anni ricoverato a Reims in stato di minima coscienza – ha esortato i 17mila fedeli presenti in piazza a pregare in silenzio «perché sia rispettata la vita di tutte le persone specialmente di questi due nostri fratelli». 
 
Nella sua catechesi, che prosegue il ciclo dedicato al Battesimo, il Pontefice – che, mercoledì scorso, contestava chi non battezza i bambini «perché tanto non capiscono» – ha di nuovo concentrato la sua attenzione sui più piccoli e sulla loro educazione alla fede che avviene già in tenera età attraverso gesti semplici come farsi il segno della croce. «I nostri bambini sanno farsi il segno della croce bene? Tante volte ho visto che non lo sanno fare e voi papà, mamme, nonne, nonni dovete insegnare ai bambini a farsi il segno della croce, è importante!», ha detto.  
 
Sembra una cosa scontata, invece questo gesto «è il distintivo che manifesta chi siamo: il nostro parlare, pensare, guardare, operare sta sotto il segno della croce, ossia dell’amore di Gesù fino alla fine». 
 
«Fare il segno della croce quando ci svegliamo, prima dei pasti, davanti a un pericolo, a difesa contro il male, la sera prima di dormire, significa dire a noi stessi e agli altri a chi apparteniamo, chi vogliamo essere», rimarca il Pontefice. «E, come facciamo entrando in chiesa, possiamo farlo anche a casa, conservando in un piccolo vaso adatto un po’ di acqua benedetta: così, ogni volta che rientriamo o usciamo, facendo il segno della croce con quell’acqua ci ricordiamo che siamo battezzati». 
 
Durante la cerimonia battesimale i bambini sono infatti «segnati in fronte», mentre «i catecumeni adulti sono segnati anche sui sensi» ricevendo il segno della Croce «sugli orecchi per ascoltare la voce del Signore»; «sugli occhi per vedere lo splendore del volto di Dio»; «sulla bocca, per rispondere alla parola di Dio»; «sul petto, perché Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori»; «sulle spalle, per sostenere il giogo soave di Cristo». 
 
«Cristiani si diventa nella misura in cui la croce si imprime in noi come un marchio “pasquale”, rendendo visibile, anche esteriormente, il modo cristiano di affrontare la vita», sottolinea ancora il Papa. «Certo – aggiunge – diventare cristiani è un dono che viene dall’alto. La fede non si può comprare, ma chiedere sì, e ricevere in dono sì. Signore regalami il dono della Fede, è una bella preghiera, si può chiedere, non si può comprare». 
 
Infatti, «il Battesimo è il sacramento di quella fede, con la quale gli uomini, illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, rispondono al Vangelo di Cristo». Esso «suscita una dinamica spirituale che attraversa tutta la vita dei credenti»: è «l’avvio di un processo che permette di vivere uniti a Cristo nella Chiesa».  
 
«Il Battesimo accende la vocazione personale a vivere da cristiani, che si svilupperà in tutta la vita. E implica una risposta personale e non presa a prestito, con un “copia e incolla”», prosegue il Vescovo di Roma. La vita cristiana è questa: «una serie di chiamate e di risposte», con Dio che «continua a pronunciare il nostro nome nel corso degli anni, facendo risuonare in mille modi la sua chiamata a diventare conformi al suo Figlio Gesù».  
 
«È importante dunque il nome!», esclama Francesco, «è molto importante». Esso «indica l’identità di una persona», fa «uscire dall’anonimato». «L’anonimo è chi non ha nome. Senza nome si resta degli sconosciuti, senza diritti e doveri. Dio chiama ciascuno per nome, amandoci singolarmente, nella concretezza della nostra storia», annota Bergoglio. «I genitori – dice – pensano al nome da dare al figlio già prima della nascita: anche questo fa parte dell’attesa di un figlio che, nel nome proprio, avrà la sua identità originale, anche per la vita cristiana legata a Dio».  
 
A conclusione della sua catechesi il Pontefice invita a «rinnovare l’impegno per comprendere meglio questo dono che è il Battesimo, ricordare il giorno del nostro Battesimo. Mercoledì scorso vi ho chiesto di fare i compiti a casa e discoprire il giorno del nostro Battesimo, chi non lo ha fatto lo faccia perché è una rinascita ed è come se fosse un secondo compleanno». 
 
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