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Il Papa: “Chi alza barriere rinuncia all’incontro con l’altro”

Messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

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Nella messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, Francesco chiede alle comunità di «superare le paure» e indica la strada dell’accoglienza e dell’integrazione. Ai “nuovi arrivati”: «Rispettare leggi, cultura e tradizioni dei Paesi in cui sono accolti»
 
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 

Di fronte alle migrazioni il Papa invita a «superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo», un invito che «offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive». «Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze», dice Francesco nell’omelia della messa celebrata nella Basilica vaticana in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. 

«Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti», precisa. Dopo la lettura dal Vangelo di Giovanni sul tema “Videro dove dimorava e rimasero con lui”, il primo Papa proveniente dal nuovo mondo e figlio di migranti sottolinea che «spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci». A volte, evidenzia, «le comunità locali hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, “rubino” qualcosa di quanto si è faticosamente costruito».  

 

«Anche i nuovi arrivati hanno delle paure – puntualizza Jorge Mario Bergoglio – temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento». Queste paure «sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano». Inoltre, «avere dubbi e timori non è un peccato»: il peccato è «lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto». E «il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, con il diverso, con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore».  

Perciò, sottolinea Francesco, «questo incontro con Gesù presente nel povero, nello scartato, nel rifugiato, nel richiedente asilo, scaturisce la nostra preghiera di oggi». È «una preghiera reciproca: migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati e per i migranti di più lunga permanenza».  

Quest’anno, spiega ancora il Pontefice, «ho voluto celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con una messa a cui siete invitati in particolare voi, migranti, rifugiati e richiedenti asilo». «Alcuni siete arrivati da poco in Italia, altri da molti anni siete residenti e lavorate, e altri ancora costituiscono le cosiddette seconde generazioni». Per tutti «è risuonata in questa assemblea la Parola di Dio, che oggi ci invita ad approfondire la speciale chiamata che il Signore rivolge ad ognuno di noi». Egli, come ha fatto con Samuele, «ci chiama per nome e ci chiede di onorare il fatto che siamo stati creati quali esseri unici e irripetibili, tutti diversi tra noi e con un ruolo singolare nella storia del mondo».  

 

Per il forestiero, il migrante, il rifugiato, il profugo e il richiedente asilo «ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù», afferma il Papa. Il suo invito «Venite e vedrete!» è oggi rivolto «a tutti noi, comunità locali e nuovi arrivati». Per le comunità locali, «accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori». Infatti, ribadisce Bergoglio, «l’incontro vero con l’altro non si ferma all’accoglienza, ma ci impegna tutti nelle altre tre azioni che ho evidenziato nel messaggio per questa Giornata: proteggere, promuovere e integrare». E «nell’incontro vero con il prossimo saremo capaci di riconoscere Gesù Cristo che chiede di essere accolto, protetto, promosso e integrato?», domanda il Pontefice. 

Affida infine «alla materna intercessione di Maria Santissima le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e le aspirazioni delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al supremo comandamento divino della carità e dell’amore al prossimo, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come amiamo noi stessi». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

  

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Nella messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, Francesco chiede alle comunità di «superare le paure» e indica la strada dell’accoglienza e dell’integrazione. Ai “nuovi arrivati”: «Rispettare leggi, cultura e tradizioni dei Paesi in cui sono accolti»
 
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 

Di fronte alle migrazioni il Papa invita a «superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo», un invito che «offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive». «Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze», dice Francesco nell’omelia della messa celebrata nella Basilica vaticana in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. 

«Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti», precisa. Dopo la lettura dal Vangelo di Giovanni sul tema “Videro dove dimorava e rimasero con lui”, il primo Papa proveniente dal nuovo mondo e figlio di migranti sottolinea che «spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci». A volte, evidenzia, «le comunità locali hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, “rubino” qualcosa di quanto si è faticosamente costruito».  

 

«Anche i nuovi arrivati hanno delle paure – puntualizza Jorge Mario Bergoglio – temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento». Queste paure «sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano». Inoltre, «avere dubbi e timori non è un peccato»: il peccato è «lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto». E «il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, con il diverso, con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore».  

Perciò, sottolinea Francesco, «questo incontro con Gesù presente nel povero, nello scartato, nel rifugiato, nel richiedente asilo, scaturisce la nostra preghiera di oggi». È «una preghiera reciproca: migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati e per i migranti di più lunga permanenza».  

Quest’anno, spiega ancora il Pontefice, «ho voluto celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con una messa a cui siete invitati in particolare voi, migranti, rifugiati e richiedenti asilo». «Alcuni siete arrivati da poco in Italia, altri da molti anni siete residenti e lavorate, e altri ancora costituiscono le cosiddette seconde generazioni». Per tutti «è risuonata in questa assemblea la Parola di Dio, che oggi ci invita ad approfondire la speciale chiamata che il Signore rivolge ad ognuno di noi». Egli, come ha fatto con Samuele, «ci chiama per nome e ci chiede di onorare il fatto che siamo stati creati quali esseri unici e irripetibili, tutti diversi tra noi e con un ruolo singolare nella storia del mondo».  

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Per il forestiero, il migrante, il rifugiato, il profugo e il richiedente asilo «ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù», afferma il Papa. Il suo invito «Venite e vedrete!» è oggi rivolto «a tutti noi, comunità locali e nuovi arrivati». Per le comunità locali, «accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori». Infatti, ribadisce Bergoglio, «l’incontro vero con l’altro non si ferma all’accoglienza, ma ci impegna tutti nelle altre tre azioni che ho evidenziato nel messaggio per questa Giornata: proteggere, promuovere e integrare». E «nell’incontro vero con il prossimo saremo capaci di riconoscere Gesù Cristo che chiede di essere accolto, protetto, promosso e integrato?», domanda il Pontefice. 

Affida infine «alla materna intercessione di Maria Santissima le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e le aspirazioni delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al supremo comandamento divino della carità e dell’amore al prossimo, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come amiamo noi stessi». 

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