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Papa all’Angelus: con umiltà, aprire strade di speranza in cuori aridi

Il Papa all'Angelus

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Giada Aquilino – Città del Vaticano

L’Avvento, tempo per riconoscere i “vuoti” da colmare nella nostra vita, per spianare le “asperità dell’orgoglio” e “fare spazio” a Gesù che viene. Così il Papa all’Angelus in Piazza San Pietro, nella seconda domenica del “tempo di preparazione al Natale”. Ripercorrendo la liturgia odierna, Francesco si sofferma sulle parole del profeta Isaia che annuncia al popolo la fine dell’esilio e il ritorno a Gerusalemme. Egli, spiega il Pontefice, esorta a preparare “la via al Signore”, ammettendo “tutti i vuoti del nostro comportamento davanti a Dio, tutti i nostri peccati di omissione”.

Un vuoto nella nostra vita può essere il fatto che non preghiamo o preghiamo poco. L’Avvento è allora il momento favorevole per pregare con più intensità, per riservare alla vita spirituale il posto importante che le spetta. Un altro vuoto potrebbe essere la mancanza di carità verso il prossimo, soprattutto verso le persone più bisognose di aiuto non solo materiale, ma anche spirituale. Siamo chiamati ad essere più attenti alle necessità degli altri, più vicini. Come Giovanni Battista, in questo modo possiamo aprire strade di speranza nel deserto dei cuori aridi di tante persone.

Il profeta, aggiunge Francesco, spinge poi ad “abbassare” l’orgoglio, la superbia, la prepotenza.

Dove c’è orgoglio, dove c’è prepotenza, dove c’è superbia non può entrare il Signore perché quel cuore è pieno di orgoglio, di prepotenza, di superbia. Per questo dobbiamo abbassare questo orgoglio. Dobbiamo assumere atteggiamenti di mitezza e di umiltà, senza sgridare, ascoltare, parlare con mitezza e così preparare la venuta del nostro Salvatore, che è mite e umile di cuore.

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Quindi, prosegue il Pontefice, ci viene chiesto di “eliminare tutti gli ostacoli che mettiamo alla nostra unione con il Signore”, facendolo “con gioia”, proprio perché sono “finalizzate” alla preparazione dell’arrivo di Gesù.

Quando attendiamo a casa la visita di una persona cara, predisponiamo tutto con cura e felicità. Allo stesso modo vogliamo predisporci per la venuta del Signore: attenderlo ogni giorno con sollecitudine, per essere colmati della sua grazia quando verrà.

Il Salvatore che aspettiamo, sottolinea ancora il Papa, è capace di trasformare la nostra vita con la sua grazia, con la forza dello Spirito Santo, con la forza dell’amore.

Lo Spirito Santo, infatti, effonde nei nostri cuori l’amore di Dio, fonte inesauribile di purificazione, di vita nuova e di libertà.

La Vergine Maria, ricorda infine Francesco, ha preparato la venuta del Cristo “con la totalità della sua esistenza”, lasciandosi “battezzare” dallo Spirito Santo che l’ha “inondata” della sua potenza.

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Originale: Radio Vaticana
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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L’Avvento, tempo per riconoscere i “vuoti” da colmare nella nostra vita, per spianare le “asperità dell’orgoglio” e “fare spazio” a Gesù che viene. Così il Papa all’Angelus in Piazza San Pietro, nella seconda domenica del “tempo di preparazione al Natale”. Ripercorrendo la liturgia odierna, Francesco si sofferma sulle parole del profeta Isaia che annuncia al popolo la fine dell’esilio e il ritorno a Gerusalemme. Egli, spiega il Pontefice, esorta a preparare “la via al Signore”, ammettendo “tutti i vuoti del nostro comportamento davanti a Dio, tutti i nostri peccati di omissione”.

Un vuoto nella nostra vita può essere il fatto che non preghiamo o preghiamo poco. L’Avvento è allora il momento favorevole per pregare con più intensità, per riservare alla vita spirituale il posto importante che le spetta. Un altro vuoto potrebbe essere la mancanza di carità verso il prossimo, soprattutto verso le persone più bisognose di aiuto non solo materiale, ma anche spirituale. Siamo chiamati ad essere più attenti alle necessità degli altri, più vicini. Come Giovanni Battista, in questo modo possiamo aprire strade di speranza nel deserto dei cuori aridi di tante persone.

Il profeta, aggiunge Francesco, spinge poi ad “abbassare” l’orgoglio, la superbia, la prepotenza.

Dove c’è orgoglio, dove c’è prepotenza, dove c’è superbia non può entrare il Signore perché quel cuore è pieno di orgoglio, di prepotenza, di superbia. Per questo dobbiamo abbassare questo orgoglio. Dobbiamo assumere atteggiamenti di mitezza e di umiltà, senza sgridare, ascoltare, parlare con mitezza e così preparare la venuta del nostro Salvatore, che è mite e umile di cuore.

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Quindi, prosegue il Pontefice, ci viene chiesto di “eliminare tutti gli ostacoli che mettiamo alla nostra unione con il Signore”, facendolo “con gioia”, proprio perché sono “finalizzate” alla preparazione dell’arrivo di Gesù.

Quando attendiamo a casa la visita di una persona cara, predisponiamo tutto con cura e felicità. Allo stesso modo vogliamo predisporci per la venuta del Signore: attenderlo ogni giorno con sollecitudine, per essere colmati della sua grazia quando verrà.

Il Salvatore che aspettiamo, sottolinea ancora il Papa, è capace di trasformare la nostra vita con la sua grazia, con la forza dello Spirito Santo, con la forza dell’amore.

Lo Spirito Santo, infatti, effonde nei nostri cuori l’amore di Dio, fonte inesauribile di purificazione, di vita nuova e di libertà.

La Vergine Maria, ricorda infine Francesco, ha preparato la venuta del Cristo “con la totalità della sua esistenza”, lasciandosi “battezzare” dallo Spirito Santo che l’ha “inondata” della sua potenza.

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