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Papa all’Angelus prega per i feriti e le famiglie terremotate

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La vicinanza e la preghiera del Papa all’Angelus per le popolazioni dell’Italia centrale colpite ancora questa mattina dal terremoto, tra i più intensi del secolo, che ha provocato estese distruzioni e danni irreparabili, fortunatamente senza vittime.

“Prego per i feriti e per le famiglie che hanno subito maggiori danni, come pure per il personale impegnato nei soccorsi e nell’assistenza. Il Signore Risorto dia loro forza e la Madonna li custodisca”.

Nella catechesi in piazza S. Pietro, prendendo spunto dal Vangelo di oggi, Francesco si è soffermato sull’incontro di Gesù con Zaccheo, capo dei pubblicani, esattore delle tasse, collaboratore dei romani, ritenuto dal suo popolo un furfante, arricchitosi sulle pelle del prossimo; Zaccheo – ha ricordato il Papa – pure volendo vedere il Maestro, non osava avvicinarsi. Ma è Gesù a dirgli: ‘devo fermarmi a casa tua’. Ma “di quale dovere si tratta?”

“E’ il disegno di salvezza della misericordia del Padre. E in questo disegno c’è anche la salvezza di Zaccheo, un uomo disonesto e disprezzato da tutti, e perciò bisognoso di convertirsi”.

Gesù infatti “guidato dalla misericordia, cercava proprio lui”.

“Lo sguardo di Gesù va oltre i peccati e i pregiudizi; vede la persona con gli occhi di Dio, che non si ferma al male passato, ma intravede il bene futuro; Gesù non si rassegna alle chiusure, ma apre sempre – sempre apre – nuovi spazi di vita; non si ferma alle apparenze, ma guarda al cuore”.

“A volte noi cerchiamo – ha osservato il Papa – di correggere e convertire un peccatore rimproverandolo, rinfacciandogli i suoi sbagli e il suo comportamento ingiusto”. Ma “l’atteggiamento di Gesù con Zaccheo” “indica un’altra strada”:

“quella di mostrare a chi sbaglia il suo valore, quel valore che Dio continua a vedere malgrado tutto, malgrado tutti i suoi sbagli”.

È il dare fiducia alle persone che le fa crescere e cambiare.

“Così si comporta Dio con tutti noi: non è bloccato dal nostro peccato, ma lo supera con l’amore e ci fa sentire la nostalgia del bene”.

Infatti, “tutti infatti avvertono questa nostalgia del bene dopo uno sbaglio”

“Non esiste una persona che non ha qualcosa di buono. E questo guarda Dio per tirarlo fuori dal male”.

Quindi l’invocazione alla Madonna:

“ci aiuti a vedere il buono che c’è nelle persone che incontriamo ogni giorno, affinché tutti siano incoraggiati a far emergere l’immagine di Dio impressa nel loro cuore”.

Dopo la recita dell’Angelus, Francesco ha omaggiato i quattro martiri uccisi nel secolo scorso in Spagna, sacerdoti benedettini beatificati ieri a Madrid: José Antón Gómez, Antolín Pablos Villanueva, Juan Rafael Mariano Alcocer Martínez e Luis Vidaurrázaga Gonzáles, ricordando quanti fratelli e sorelle sono ancora oggi perseguitati per la loro fede in varie parti del mondo.

Infine una richiesta speciale di Francesco, alla vigilia della sua partenza per la Svezia, per commemorare – cattolici e luterani insieme per la prima volta – i 500 anni dalla Riforma.

“Chiedo a tutti voi di pregare affinché questo viaggio sia una nuova tappa nel cammino di fraternità verso la piena comunione”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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“Prego per i feriti e per le famiglie che hanno subito maggiori danni, come pure per il personale impegnato nei soccorsi e nell’assistenza. Il Signore Risorto dia loro forza e la Madonna li custodisca”.

Nella catechesi in piazza S. Pietro, prendendo spunto dal Vangelo di oggi, Francesco si è soffermato sull’incontro di Gesù con Zaccheo, capo dei pubblicani, esattore delle tasse, collaboratore dei romani, ritenuto dal suo popolo un furfante, arricchitosi sulle pelle del prossimo; Zaccheo – ha ricordato il Papa – pure volendo vedere il Maestro, non osava avvicinarsi. Ma è Gesù a dirgli: ‘devo fermarmi a casa tua’. Ma “di quale dovere si tratta?”

“E’ il disegno di salvezza della misericordia del Padre. E in questo disegno c’è anche la salvezza di Zaccheo, un uomo disonesto e disprezzato da tutti, e perciò bisognoso di convertirsi”.

Gesù infatti “guidato dalla misericordia, cercava proprio lui”.

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“A volte noi cerchiamo – ha osservato il Papa – di correggere e convertire un peccatore rimproverandolo, rinfacciandogli i suoi sbagli e il suo comportamento ingiusto”. Ma “l’atteggiamento di Gesù con Zaccheo” “indica un’altra strada”:

“quella di mostrare a chi sbaglia il suo valore, quel valore che Dio continua a vedere malgrado tutto, malgrado tutti i suoi sbagli”.

È il dare fiducia alle persone che le fa crescere e cambiare.

“Così si comporta Dio con tutti noi: non è bloccato dal nostro peccato, ma lo supera con l’amore e ci fa sentire la nostalgia del bene”.

Infatti, “tutti infatti avvertono questa nostalgia del bene dopo uno sbaglio”

“Non esiste una persona che non ha qualcosa di buono. E questo guarda Dio per tirarlo fuori dal male”.

Quindi l’invocazione alla Madonna:

“ci aiuti a vedere il buono che c’è nelle persone che incontriamo ogni giorno, affinché tutti siano incoraggiati a far emergere l’immagine di Dio impressa nel loro cuore”.

Dopo la recita dell’Angelus, Francesco ha omaggiato i quattro martiri uccisi nel secolo scorso in Spagna, sacerdoti benedettini beatificati ieri a Madrid: José Antón Gómez, Antolín Pablos Villanueva, Juan Rafael Mariano Alcocer Martínez e Luis Vidaurrázaga Gonzáles, ricordando quanti fratelli e sorelle sono ancora oggi perseguitati per la loro fede in varie parti del mondo.

Infine una richiesta speciale di Francesco, alla vigilia della sua partenza per la Svezia, per commemorare – cattolici e luterani insieme per la prima volta – i 500 anni dalla Riforma.

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