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Papa all’Angelus: come Zaccheo lasciamoci convertire dallo sguardo d’amore di Gesù

Francesco riflette sul Vangelo di Luca di questa domenica incentrato sulla figura dell'esattore delle tasse di Gerico.

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Prima della preghiera mariana, Francesco riflette sul Vangelo di Luca di questa domenica incentrato sulla figura dell’esattore delle tasse di Gerico trasformato dallo sguardo di Gesù in una persona capace di amare gratuitamente. Infatti Dio condanna il peccato ma – ricorda il Papa- cerca di salvare il peccatore

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

Lo sguardo misericordioso di Gesù ci raggiunge prima che noi stessi ci rendiamo conto di averne bisogno per la nostra salvezza. Lui infatti non giudica o isola chi ha peccato, ma lo “cerca” per “riportarlo sulla retta via”. E riuscire a “sentire su di noi” questo sguardo misericordioso, trasforma profondamente la nostra mentalità e il nostro modo di fare.

E’ quanto accaduto a Zaccheo, il disonesto esattore delle tasse di Gerico, il giorno in cui Gesù fa tappa in città mentre sta andando a Gerusalemme. L’episodio è narrato dal Vangelo di Luca, nell’odierna XXXI domenica del tempo ordinario, e Papa Francesco lo ripercorre prima di recitare l’Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Gesù arriva circondato da una grande folla. E tra la gente c’è anche il capo dei “pubblicani” che non solo riscuoteva le tasse per i romani, ma chiedeva anche una tangente arricchendosi sui sacrifici altrui e dunque era ancora più disprezzato. Non si conosce il motivo, ma Zaccheo, si legge nel Vangelo, è curioso di vedere Gesù di cui ha sentito dire cose straordinarie, e pur di riuscirci, essendo piccolo di statura non trova altra soluzione che salire su un albero, un sicomoro.

Il primo sguardo è quello di Gesù

Eppure quando arriva il momento, è Gesù ad alzare lo sguardo per primo, a cercarlo e a vederlo. E qui la sottolineatura del Papa:

Il primo sguardo non è di Zaccheo, ma di Gesù, che tra tanti volti che lo circondavano – la folla – cerca proprio quello. Lo sguardo misericordioso del Signore ci raggiunge prima che noi stessi ci rendiamo conto di averne bisogno per essere salvati. E con questo sguardo del divino Maestro comincia il miracolo della conversione del peccatore. Infatti Gesù lo chiama, e lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» dice Gesù,.

Dio condanna il peccato ma cerca di salvare il peccatore

Gesù chiama per nome quel “pubblicano” “peccatore” e lo fa non per rimproverarlo o per fargli una “predica” – fa notare Papa Francesco – ma perchè è “volontà del Padre” che vada da lui, che entri nella sua casa. Quanto scandalo, quante mormorazioni tra la gente! Anche “noi saremmo rimasti scandalizzati” da questo comportamento di Gesù, riflette Francesco, che  a questo proposito mette a confronto l’atteggiamento dell’uomo e quello di Dio:

Ma il disprezzo e la chiusura verso il peccatore non fanno che isolarlo e indurirlo nel male che compie contro sé stesso e contro la comunità. Invece Dio condanna il peccato, ma cerca di salvare il peccatore, lo va a cercare per riportarlo sulla retta via. Chi non si è mai sentito cercato dalla misericordia di Dio, fa fatica a cogliere la straordinaria grandezza dei gesti e delle parole con cui Gesù si accosta a Zaccheo.

Zaccheo impara ad amare e a donare 

Ed è a casa di Zaccheo che avviene il miracolo della conversione. L’ “attenzione e l’accoglienza” mostrate da Gesù nei suoi confronti lo portano ad un “cambiamento di mentalità” e ad un capovolgimento del “modo di vedere e di usare il denaro”.  “In un attimo  – rimarca il Papa –  Zaccheo “si rende conto di quanto è meschina una vita tutta presa dal denaro” fatta di furti e disprezzo. Ed è la presenza del Signore al suo fianco, a casa, a fargli “vedere tutto con occhi diversi”, anche con un pò di quella tenerezza che ha ricevuto proprio da Gesù:

E cambia anche il suo modo di vedere e di usare il denaro: al gesto dell’arraffare si sostituisce quello di donare. Infatti, decide di dare la metà di ciò che possiede ai poveri e di restituire il quadruplo a quanti ha derubato. Zaccheo scopre da Gesù che è possibile amare gratuitamente: finora era avaro, adesso diventa generoso; aveva il gusto di ammassare, ora gioisce nel distribuire. Incontrando l’Amore, scoprendo di essere amato nonostante i suoi peccati, diventa capace di amare gli altri, facendo del denaro un segno di solidarietà e di comunione.

Alla luce di questa pagina evangelica è una “grazia” quella che il Papa invoca per intercessione della Vergine Maria, al termine della sua riflessione. E’ la grazia di “sentire sempre su di noi lo sguardo misericordioso di Gesù” per saper andare noi stessi, con misericordia, incontro agli altri che sbagliano cosicchè anche loro scoprano la potenza salvifica di Gesù venuto a cercare proprio chi è perduto.

La preghiera per l’Etiopia

Al termine della preghiera dell’Angelus il Papa recita un’Ave Maria e chiede a tutti di pregare per le vittime della violenza in Etiopia. In particolare Francesco esprime il suo dolore per quanto subiscono i cristiani della Chiesa ortodossa Tewahedo e la sua vicinanza a tutta la comunità a partire dal patriarca Abuna Matthias.

Poi, insieme ai saluti ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro, Francesco esprime il suo “sentito ringraziamento” al Comune di San Severo in Puglia dove nei giorni scorsi si è siglato un protocollo d’intesa con la Diocesi –  grazie anche alla collaborazione dell’Elemosineria Apostolica – per la regolarizzazione dei braccianti della piana foggiana, che vivono nei cosiddetti “ghetti della Capitanata”. La domiciliazione presso le parrocchie permetterà loro infatti di avere accesso alla documentazione anagrafica necessaria per uscire da una condizione di invisibilità, quindi di irregolarità e di sfruttamento.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Papa all’Angelus: come Zaccheo lasciamoci convertire dallo sguardo d’amore di Gesù

Francesco riflette sul Vangelo di Luca di questa domenica incentrato sulla figura dell'esattore delle tasse di Gerico.

  

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Prima della preghiera mariana, Francesco riflette sul Vangelo di Luca di questa domenica incentrato sulla figura dell’esattore delle tasse di Gerico trasformato dallo sguardo di Gesù in una persona capace di amare gratuitamente. Infatti Dio condanna il peccato ma – ricorda il Papa- cerca di salvare il peccatore

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

Lo sguardo misericordioso di Gesù ci raggiunge prima che noi stessi ci rendiamo conto di averne bisogno per la nostra salvezza. Lui infatti non giudica o isola chi ha peccato, ma lo “cerca” per “riportarlo sulla retta via”. E riuscire a “sentire su di noi” questo sguardo misericordioso, trasforma profondamente la nostra mentalità e il nostro modo di fare.

E’ quanto accaduto a Zaccheo, il disonesto esattore delle tasse di Gerico, il giorno in cui Gesù fa tappa in città mentre sta andando a Gerusalemme. L’episodio è narrato dal Vangelo di Luca, nell’odierna XXXI domenica del tempo ordinario, e Papa Francesco lo ripercorre prima di recitare l’Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Gesù arriva circondato da una grande folla. E tra la gente c’è anche il capo dei “pubblicani” che non solo riscuoteva le tasse per i romani, ma chiedeva anche una tangente arricchendosi sui sacrifici altrui e dunque era ancora più disprezzato. Non si conosce il motivo, ma Zaccheo, si legge nel Vangelo, è curioso di vedere Gesù di cui ha sentito dire cose straordinarie, e pur di riuscirci, essendo piccolo di statura non trova altra soluzione che salire su un albero, un sicomoro.

Il primo sguardo è quello di Gesù

Eppure quando arriva il momento, è Gesù ad alzare lo sguardo per primo, a cercarlo e a vederlo. E qui la sottolineatura del Papa:

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Il primo sguardo non è di Zaccheo, ma di Gesù, che tra tanti volti che lo circondavano – la folla – cerca proprio quello. Lo sguardo misericordioso del Signore ci raggiunge prima che noi stessi ci rendiamo conto di averne bisogno per essere salvati. E con questo sguardo del divino Maestro comincia il miracolo della conversione del peccatore. Infatti Gesù lo chiama, e lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» dice Gesù,.

Dio condanna il peccato ma cerca di salvare il peccatore

Gesù chiama per nome quel “pubblicano” “peccatore” e lo fa non per rimproverarlo o per fargli una “predica” – fa notare Papa Francesco – ma perchè è “volontà del Padre” che vada da lui, che entri nella sua casa. Quanto scandalo, quante mormorazioni tra la gente! Anche “noi saremmo rimasti scandalizzati” da questo comportamento di Gesù, riflette Francesco, che  a questo proposito mette a confronto l’atteggiamento dell’uomo e quello di Dio:

Ma il disprezzo e la chiusura verso il peccatore non fanno che isolarlo e indurirlo nel male che compie contro sé stesso e contro la comunità. Invece Dio condanna il peccato, ma cerca di salvare il peccatore, lo va a cercare per riportarlo sulla retta via. Chi non si è mai sentito cercato dalla misericordia di Dio, fa fatica a cogliere la straordinaria grandezza dei gesti e delle parole con cui Gesù si accosta a Zaccheo.

Zaccheo impara ad amare e a donare 

Ed è a casa di Zaccheo che avviene il miracolo della conversione. L’ “attenzione e l’accoglienza” mostrate da Gesù nei suoi confronti lo portano ad un “cambiamento di mentalità” e ad un capovolgimento del “modo di vedere e di usare il denaro”.  “In un attimo  – rimarca il Papa –  Zaccheo “si rende conto di quanto è meschina una vita tutta presa dal denaro” fatta di furti e disprezzo. Ed è la presenza del Signore al suo fianco, a casa, a fargli “vedere tutto con occhi diversi”, anche con un pò di quella tenerezza che ha ricevuto proprio da Gesù:

E cambia anche il suo modo di vedere e di usare il denaro: al gesto dell’arraffare si sostituisce quello di donare. Infatti, decide di dare la metà di ciò che possiede ai poveri e di restituire il quadruplo a quanti ha derubato. Zaccheo scopre da Gesù che è possibile amare gratuitamente: finora era avaro, adesso diventa generoso; aveva il gusto di ammassare, ora gioisce nel distribuire. Incontrando l’Amore, scoprendo di essere amato nonostante i suoi peccati, diventa capace di amare gli altri, facendo del denaro un segno di solidarietà e di comunione.

Alla luce di questa pagina evangelica è una “grazia” quella che il Papa invoca per intercessione della Vergine Maria, al termine della sua riflessione. E’ la grazia di “sentire sempre su di noi lo sguardo misericordioso di Gesù” per saper andare noi stessi, con misericordia, incontro agli altri che sbagliano cosicchè anche loro scoprano la potenza salvifica di Gesù venuto a cercare proprio chi è perduto.

La preghiera per l’Etiopia

Al termine della preghiera dell’Angelus il Papa recita un’Ave Maria e chiede a tutti di pregare per le vittime della violenza in Etiopia. In particolare Francesco esprime il suo dolore per quanto subiscono i cristiani della Chiesa ortodossa Tewahedo e la sua vicinanza a tutta la comunità a partire dal patriarca Abuna Matthias.

Poi, insieme ai saluti ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro, Francesco esprime il suo “sentito ringraziamento” al Comune di San Severo in Puglia dove nei giorni scorsi si è siglato un protocollo d’intesa con la Diocesi –  grazie anche alla collaborazione dell’Elemosineria Apostolica – per la regolarizzazione dei braccianti della piana foggiana, che vivono nei cosiddetti “ghetti della Capitanata”. La domiciliazione presso le parrocchie permetterà loro infatti di avere accesso alla documentazione anagrafica necessaria per uscire da una condizione di invisibilità, quindi di irregolarità e di sfruttamento.

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