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Papa al Memoriale armeno: umanità non dimentichi, vinca il male con il bene

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Prosegue la visita di Papa Francesco in Armenia. La giornata si è aperta con la visita al Memoriale, vicino Yerevan, che ricorda le vittime dei massacri sotto l’impero ottomano. Poi, dopo la Messa presieduta nella città di Gyumri, Francesco ha visitato il convento di Nostra Signora dell’Armenia, che ospita un gruppo di orfani. Il nostro inviato a Yerevan, Giancarlo La Vella:

Tzitzernakaberd, la Collina delle Rondini: il luogo della memoria per tutti gli armeni, per non dimenticare mai quanto avvenne 100 anni fa. Un ricordo imperituro, quasi custodito da lontano dall’imponenza del monte Ararat, come la fiamma eterna, che arde al centro del Memoriale. Un milione e mezzo le persone che vennero trucidate; il segno di un martirio indelebile per un popolo intero che lo ricorda come ‘metz yeghern’, “il Grande Male”, un vero e proprio genocidio – come ha sottolineato ieri il Papa – il primo di un secolo che ne vide tanti altri. Il Papa vi è giunto accompagnato dal Catholicos, Karekin II, accolto dal Presidente Sargysian. Dopo la deposizione di una corona d’alloro, Francesco si è raccolto a lungo in silenzio. Poi, con Karekin, la recita del Padre Nostro e il canto Hrashapar dedicato all’evangelizzatore, San Gregorio l’Illuminatore. Quindi, dopo la lettura dei passi biblici, la preghiera di intercessione di Papa Francesco, di cui ascoltiamo un brano:

“Cristo, ascoltaci, per le suppliche di tutti i tuoi santi e di quelli di cui oggi è la memoria. Ascoltaci, Signore, e abbi pietà, perdonaci, espia e rimetti i nostri peccati. Rendici degni di glorificarti, con sentimenti di grazie…”.

Infine un altro gesto fortemente simbolico: la benedizione e l’innaffiatura di un albero a memoria della visita, alla presenza di una decina di discendenti di perseguitati armeni salvati e ospitati a Castel Gandolfo da Papa Pio XI. Quindi la firma apposta dal Santo Padre sul Libro d’Onore del Memoriale, sul quale Francesco ha anche scritto:

“Qui prego, col dolore nel cuore, perché mai più vi siano tragedie come questa, perché l’umanità non dimentichi e sappia vincere con il bene il male. La memoria non va annacquata né dimenticata; la memoria è fonte di pace e di futuro”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Tzitzernakaberd, la Collina delle Rondini: il luogo della memoria per tutti gli armeni, per non dimenticare mai quanto avvenne 100 anni fa. Un ricordo imperituro, quasi custodito da lontano dall’imponenza del monte Ararat, come la fiamma eterna, che arde al centro del Memoriale. Un milione e mezzo le persone che vennero trucidate; il segno di un martirio indelebile per un popolo intero che lo ricorda come ‘metz yeghern’, “il Grande Male”, un vero e proprio genocidio – come ha sottolineato ieri il Papa – il primo di un secolo che ne vide tanti altri. Il Papa vi è giunto accompagnato dal Catholicos, Karekin II, accolto dal Presidente Sargysian. Dopo la deposizione di una corona d’alloro, Francesco si è raccolto a lungo in silenzio. Poi, con Karekin, la recita del Padre Nostro e il canto Hrashapar dedicato all’evangelizzatore, San Gregorio l’Illuminatore. Quindi, dopo la lettura dei passi biblici, la preghiera di intercessione di Papa Francesco, di cui ascoltiamo un brano:

“Cristo, ascoltaci, per le suppliche di tutti i tuoi santi e di quelli di cui oggi è la memoria. Ascoltaci, Signore, e abbi pietà, perdonaci, espia e rimetti i nostri peccati. Rendici degni di glorificarti, con sentimenti di grazie…”.

Infine un altro gesto fortemente simbolico: la benedizione e l’innaffiatura di un albero a memoria della visita, alla presenza di una decina di discendenti di perseguitati armeni salvati e ospitati a Castel Gandolfo da Papa Pio XI. Quindi la firma apposta dal Santo Padre sul Libro d’Onore del Memoriale, sul quale Francesco ha anche scritto:

“Qui prego, col dolore nel cuore, perché mai più vi siano tragedie come questa, perché l’umanità non dimentichi e sappia vincere con il bene il male. La memoria non va annacquata né dimenticata; la memoria è fonte di pace e di futuro”.

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