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Il Papa al convegno su Lutero: “Guardare alla storia senza rancori”

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L’udienza ai partecipanti alla tre giorni del Pontificio Comitato di scienze storiche sul riformatore tedesco: «Basta con la visione deformata che abbiamo gli uni degli altri»

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Lo studio attento e rigoroso, libero da pregiudizi e polemiche ideologiche, permette alle Chiese di discernere e assumere quanto di positivo e legittimo vi è stato nella Riforma, e di prendere le distanze da errori, esagerazioni e fallimenti». È uno sguardo più sereno, conciliato e che supera miti e pregiudizi quello proposto da Francesco. Il Papa ha ricevuto nella Sala Clementina i partecipanti al convegno «Lutero 500 anni dopo», organizzato dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un’udienza che non era prevista e che mostra l’attenzione con cui Bergoglio segue ogni aspetto del cammino ecumenico.  

 

 

«Vi confesso che il primo sentimento che provo di fronte a questa lodevole iniziativa del Pontificio Comitato di Scienze Storiche – ha detto Francesco – è un sentimento di gratitudine a Dio, accompagnata anche da un certo stupore, al pensiero che non molto tempo fa un convegno del genere sarebbe stato del tutto impensabile».  

 

In effetti parlare di Lutero, cattolici e protestanti insieme, «per iniziativa di un organismo della Santa Sede: veramente tocchiamo con mano i frutti dell’azione dello Spirito Santo, che sorpassa ogni barriera e trasforma i conflitti in occasioni di crescita nella comunione».  

 

«Mi sono rallegrato nell’apprendere – ha continuato Francesco – che tale commemorazione ha offerto a studiosi provenienti da varie istituzioni l’opportunità di guardare insieme quegli eventi. Approfondimenti seri sulla figura di Lutero e la sua critica contro la Chiesa del suo tempo ed il papato contribuiscono certamente a superare quel clima di mutua sfiducia e rivalità che per troppo tempo in passato ha caratterizzato i rapporti tra cattolici e protestanti».  

 

Il Papa ha sottolineato come «lo studio attento e rigoroso, libero da pregiudizi e polemiche ideologiche, permette alle Chiese, oggi in dialogo, di discernere e assumere quanto di positivo e legittimo vi è stato nella Riforma, e di prendere le distanze da errori, esagerazioni e fallimenti, riconoscendo i peccati che avevano portato alla divisione. Siamo tutti ben consapevoli che il passato non può essere cambiato».  

 

Ma la storia è storia e nessuno può cambiarla, «oggi, dopo cinquanta anni di dialogo ecumenico tra cattolici e protestanti – ha precisato il Pontefice – è possibile compiere una purificazione della memoria, che non consiste nel realizzare un’inattuabile correzione di quanto è accaduto cinquecento anni fa, bensì nel raccontare questa storia in modo diverso, senza più tracce di quel rancore per le ferite subite che deforma la visione che abbiamo gli uni degli altri». 

 

«Oggi, come cristiani – ha concluso Francesco – siamo tutti chiamati a liberarci da pregiudizi verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diverso, a scambiarci vicendevolmente il perdono per le colpe commesse dai nostri padri e ad invocare insieme da Dio il dono della riconciliazione e dell’unità». 

 

Il convegno internazionale di studi ha portato a Roma alcuni tra i massimi studiosi di Lutero e del suo tempo, allo scopo di rileggere la Riforma luterana nel suo contesto storico ed ecclesiale. Per comprendere al di là degli schemi e delle dispute teologiche, quale processo abbia portato in monaco agostiniano alle sue posizioni, e soffermarsi particolarmente – ciò che compete maggiormente agli storici, come ha spiegato nella relazione di apertura padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato – sulle ragioni “non teologiche” della rottura, cioè legate alla politica, ai rapporti Chiesa-Stato, agli interessi finanziari e alla secolarizzazione dei beni ecclesiastici. La Riforma, è stato ricordato citando Paolo Prodi, ebbe come conseguenza politico-ecclesiale la fine della Cristianitas medioevale e la confessionalizzazione degli Stati con la nascita di Chiese territoriali. 

 

Oltre alla figura di Lutero si è approfondito il tema delle indulgenze, come pure sono state evidenziate alcune figure di “riformatori” all’interno della Chiesa cattolica, i quali erano ben coscienti dei problemi che viveva al suo interno e avevano indicato – praticandole – vie di rinnovamento. Tra questi ci sono padre Ludovico Barbo, che a cavallo del Tre-Quattrocento riformò l’abbazia di Santa Giustina a Padova, come pure il vescovo di Verona Gian Matteo Giberti, esempio di pastore veramente dedito alla sua diocesi e alla formazione del suo clero.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Lo studio attento e rigoroso, libero da pregiudizi e polemiche ideologiche, permette alle Chiese di discernere e assumere quanto di positivo e legittimo vi è stato nella Riforma, e di prendere le distanze da errori, esagerazioni e fallimenti». È uno sguardo più sereno, conciliato e che supera miti e pregiudizi quello proposto da Francesco. Il Papa ha ricevuto nella Sala Clementina i partecipanti al convegno «Lutero 500 anni dopo», organizzato dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un’udienza che non era prevista e che mostra l’attenzione con cui Bergoglio segue ogni aspetto del cammino ecumenico.  

 

 

«Vi confesso che il primo sentimento che provo di fronte a questa lodevole iniziativa del Pontificio Comitato di Scienze Storiche – ha detto Francesco – è un sentimento di gratitudine a Dio, accompagnata anche da un certo stupore, al pensiero che non molto tempo fa un convegno del genere sarebbe stato del tutto impensabile».  

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«Mi sono rallegrato nell’apprendere – ha continuato Francesco – che tale commemorazione ha offerto a studiosi provenienti da varie istituzioni l’opportunità di guardare insieme quegli eventi. Approfondimenti seri sulla figura di Lutero e la sua critica contro la Chiesa del suo tempo ed il papato contribuiscono certamente a superare quel clima di mutua sfiducia e rivalità che per troppo tempo in passato ha caratterizzato i rapporti tra cattolici e protestanti».  

 

Il Papa ha sottolineato come «lo studio attento e rigoroso, libero da pregiudizi e polemiche ideologiche, permette alle Chiese, oggi in dialogo, di discernere e assumere quanto di positivo e legittimo vi è stato nella Riforma, e di prendere le distanze da errori, esagerazioni e fallimenti, riconoscendo i peccati che avevano portato alla divisione. Siamo tutti ben consapevoli che il passato non può essere cambiato».  

 

Ma la storia è storia e nessuno può cambiarla, «oggi, dopo cinquanta anni di dialogo ecumenico tra cattolici e protestanti – ha precisato il Pontefice – è possibile compiere una purificazione della memoria, che non consiste nel realizzare un’inattuabile correzione di quanto è accaduto cinquecento anni fa, bensì nel raccontare questa storia in modo diverso, senza più tracce di quel rancore per le ferite subite che deforma la visione che abbiamo gli uni degli altri». 

 

«Oggi, come cristiani – ha concluso Francesco – siamo tutti chiamati a liberarci da pregiudizi verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diverso, a scambiarci vicendevolmente il perdono per le colpe commesse dai nostri padri e ad invocare insieme da Dio il dono della riconciliazione e dell’unità». 

 

Il convegno internazionale di studi ha portato a Roma alcuni tra i massimi studiosi di Lutero e del suo tempo, allo scopo di rileggere la Riforma luterana nel suo contesto storico ed ecclesiale. Per comprendere al di là degli schemi e delle dispute teologiche, quale processo abbia portato in monaco agostiniano alle sue posizioni, e soffermarsi particolarmente – ciò che compete maggiormente agli storici, come ha spiegato nella relazione di apertura padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato – sulle ragioni “non teologiche” della rottura, cioè legate alla politica, ai rapporti Chiesa-Stato, agli interessi finanziari e alla secolarizzazione dei beni ecclesiastici. La Riforma, è stato ricordato citando Paolo Prodi, ebbe come conseguenza politico-ecclesiale la fine della Cristianitas medioevale e la confessionalizzazione degli Stati con la nascita di Chiese territoriali. 

 

Oltre alla figura di Lutero si è approfondito il tema delle indulgenze, come pure sono state evidenziate alcune figure di “riformatori” all’interno della Chiesa cattolica, i quali erano ben coscienti dei problemi che viveva al suo interno e avevano indicato – praticandole – vie di rinnovamento. Tra questi ci sono padre Ludovico Barbo, che a cavallo del Tre-Quattrocento riformò l’abbazia di Santa Giustina a Padova, come pure il vescovo di Verona Gian Matteo Giberti, esempio di pastore veramente dedito alla sua diocesi e alla formazione del suo clero.

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