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Papa ai giovani: l’inimicizia sociale distrugge, restate uniti per il Mozambico

È la strada che Papa Francesco indica ai giovani mozambicani

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Al di là delle differenze, sognate con gli altri, mai contro: la solidarietà è l’arma migliore per trasformare la storia e la gioia è il miglior antidoto per smentire chi vuole dividere. E’ la strada che Papa Francesco indica ai giovani mozambicani, cristiani, indù, musulmani, all’Incontro interreligioso nel Pavillon Maxaquene a Maputo. Lo sport ci insegna a perseverare nei sogni, ricorda citando, come modelli, i due atleti mozambicani, Eusébio da Silva e Maria Mutola

Debora Donnini – Città del Vaticano

La grande protagonista dell’Incontro interreligioso con i giovani del Mozambico è la gioia, che dalle danze e dai canti dei ragazzi si rispecchia anche nelle parole del Papa: “vedervi cantare, sorridere, ballare, in mezzo a tutte le difficoltà che attraversate”, dice, “è il miglior segno che siete la gioia di questa terra”. “Voi siete importanti”, “siete il presente”, esclama in un intervento interrotto più volte dagli applausi dei circa 6mila giovani che gli offrono in dono un Mbira, strumento musicale tipico dell’Africa sub sahariana. Lo stadio polifunzionale di Maputo si è difatti trasformato in un mosaico di colori, musiche e danze, coreografie realizzate, prima del discorso del Papa, da giovani del consiglio cristiano, musulmani, indù, cattolici, del Corem, il Consiglio delle Religioni del Mozambico.

E’ la gioia per un abbraccio con il Successore di Pietro, che si rinnova dopo 31 anni: San Giovanni Paolo II vi si recò nel 1988. Volti nuovi in un Paese cambiato, che se da una parte dalla fine del ‘900 a oggi ha fatto passi avanti sul cammino della pace, pur con ricadute, ed è fortemente cresciuto dal punto di vista economico, dall’altra soffre delle ferite delle disuguaglianze sociali e della povertà. Non a caso l’interrogativo che un giovane mozambicano, in rappresentanza della società civile, nel suo saluto pone al Papa è come, in una terra così fertile e ricca di risorse minerarie, i giovani possano scrivere una nuova pagina nella storia, con migliori condizioni di vita per i tanti che vivono in stato di assoluta povertà, dove ognuno abbia diritto a cibo, salute, educazione. La grande domanda, filo-rosso dell’Incontro, è proprio come i giovani possano realizzare questo sogno.

La gioia antidoto a chi vuole dividere

“Non lasciate che vi rubino la gioia” è la prima risposta di Papa Francesco:

La gioia di vivere è una delle vostre principali caratteristiche, la caratteristica dei giovani, la gioia di vivere, come si può sentire qui! Gioia condivisa e celebrata, che riconcilia, e diventa il miglior antidoto per smentire tutti quelli che vi vogliono dividere – attenzione: che vi vogliono dividere! –, che vi vogliono frammentare, che vi vogliono contrapporre. Come si sente, in alcune regioni del mondo, la mancanza della vostra gioia di vivere! Come si sente, in alcune regioni del mondo, la gioia di essere uniti, di vivere insieme, diverse confessioni religiose, ma figli della stessa terra, uniti.

Ansia e rassegnazione, nemiche della vita

Ma il Papa mette in guardia da due pericoli che uccidono i sogni: la rassegnazione e l’ansia, “grandi nemiche della vita”, spingono su un percorso “facile ma di sconfitta”, portano sulla strada sbagliata, il pedaggio che chiedono è molto caro. “Non è buono darsi per vinti”, Francesco li esorta a ripetere. Per conquistare i sogni più belli serve speranza, pazienza, impegno e tempo, senza farsi bloccare dall’ insicurezza o dalla paura di sbagliare.

Eusebio e Mutola: lo sport insegna a perseverare nei sogni

Al contrario, “lo sport ci insegna a perseverare nei nostri sogni”, evidenzia il Papa richiamandosi alla vita di due sportivi mozambicani: il calciatore del Benfica, Eusebio da Silva, chiamato la “pantera nera”, e l’atleta Maria Mutola. Nonostante le difficoltà economiche e la morte prematura del padre, Eusebio persevera e va avanti fino ad arrivare a segnare 77 reti proprio per il club di Maxaquene. Anche Maria Mutola ha imparato a perseverare: solo al quarto tentativo ottiene la medaglia d’oro, alle Olimpiadi di Sydney. E, poi, con 9 titoli mondiali, non dimentica il suo popolo ma continua a prendersi cura dei bambini bisognosi del Mozambico.

Restare uniti, l’inimicizia distrugge

Ed è proprio il gioco di squadra ad insegnare che ognuno ha le sue caratteristiche, come peraltro mostrano le diverse tradizioni presenti all’Incontro. Alcuni, però, credono di essere in diritto di decidere “chi può giocare” e chi deve restare “fuori campo” e passano la vita a creare contrapposizione. Di fronte a questa realtà, la strada indicata da Francesco è quella di rimanere uniti:

Oggi voi, cari amici, siete un esempio, siete una testimonianza di come dobbiamo agire. Testimoni di unità, di riconciliazione, di speranza. Come una squadra di calcio. Come impegnarsi per il Paese? Proprio come state facendo ora, restando uniti, aldilà di qualsiasi cosa vi possa differenziare, cercando sempre l’opportunità per realizzare i sogni di un Paese migliore, ma… insieme. Insieme. Com’è importante non dimenticare che l’inimicizia sociale distrugge. Insieme! [tutti: l’inimicizia sociale distrugge!] E una famiglia si distrugge per l’inimicizia. Un Paese si distrugge per l’inimicizia. Insieme! [tutti: l’inimicizia sociale distrugge!] Il mondo si distrugge per l’inimicizia. E l’inimicizia più grande è la guerra. 

Sognate con gli altri, mai contro

Bisogna invece creare l’amicizia sociale, esorta ricordando il proverbio che dice: “Se vuoi arrivare alla svelta, cammina da solo; se vuoi arrivare lontano, vai in compagnia”. “Si tratta sempre di sognare insieme, come state facendo oggi. Sognate con gli altri, mai contro gli altri; sognate come avete sognato e preparato questo incontro: tutti uniti e senza barriere. Questo fa parte della ‘nuova pagina della storia’” del Mozambico”, dice.

Gli anziani sono le nostre radici

La strada che il Papa indica ai ragazzi è quella “sintesi” della creatività coltivata assieme alle radici che sostengono, che sono gli anziani. Esempio ne è la musica: mescolando ritmi moderni al tradizionale “marrabenta”, è nato il “pandza”. Questo serve ad aprire una breccia per rispondere ai problemi con il gusto della solidarietà.

La solidarietà arma migliore per trasformare la storia

E la pace, parola centrale in questo viaggio, è un processo che anche i ragazzi sono chiamati a portare avanti, stendendo le mani verso chi vive difficoltà, come i giovani che vanno a cercare un lavoro in città e oggi si trovano senza casa, né famiglia. E a questo proposito nota come sia importante “imparare ad essere una mano amica e tesa”:

Cercate di crescere nell’amicizia anche con coloro che la pensano diversamente, in modo che la solidarietà cresca tra di voi e diventi l’arma migliore per trasformare la storia. La solidarietà è la migliore arma per trasformare la storia.

Proteggete la casa comune

Ma è anche l’impegno sul fronte della protezione del Creato che Papa Francesco propone ai giovani mozambicani che vivono in un Paese ricco di foreste, vallate, spiagge, tante bellezze naturali, segnato però qualche mese fa dalla furia di due cicloni. Molti, infatti, i giovani che già si sono impegnati contro lo sfacelo ecologico.

L’amore di Dio rende possibile la riconciliazione

“Dio vi ama”, ricorda loro, in conclusione, il Papa: un’affermazione su cui sono d’accordo tutte le tradizioni religiose, evidenzia, chiedendo ai giovani di fare un momento di silenzio per lasciarsi amare dal Signore. “So – dice – che voi credete in questo amore che rende possibile la riconciliazione”.

I giovani promessa di vita

Prima, Francesco aveva ringraziato questi giovani per essere venuti, accompagnati dai leader religiosi. Accanto al Papa, l’arcivescovo di Maputo, mons. Francisco Chimoio. Nel Paese oltre la metà della popolazione segue i culti tradizionali; i cattolici, che sono la più numerosa confessione cristiana, sono il 28% e i musulmani circa un quinto della popolazione. Un forte segno d’unione è stato che a presentare i gruppi delle diverse religioni che hanno eseguito danze, musiche, rappresentazioni teatrali, sia stato di volta in volta un ragazzo appartenente ad una diversa confessione. E ai giovani il Papa ha anche ricordato che sono una promessa di vita, riprendendo, come ha fatto più volte nel discorso, l’Esortazione Apostolica post sinodale Christus vivit, frutto del Sinodo sui giovani dell’ottobre scorso. “Tutti siamo necessari” e “voi siete il palpito di questo popolo” chiamati, in un unico progetto creativo, a scrivere una nuova pagina di “speranza, pace e riconciliazione”, sottolinea ancora il Papa, riprendendo quelle parole del motto di questa tappa del suo viaggio apostolico, che ne sono poi il cuore stesso.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Papa ai giovani: l’inimicizia sociale distrugge, restate uniti per il Mozambico

È la strada che Papa Francesco indica ai giovani mozambicani

  

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Al di là delle differenze, sognate con gli altri, mai contro: la solidarietà è l’arma migliore per trasformare la storia e la gioia è il miglior antidoto per smentire chi vuole dividere. E’ la strada che Papa Francesco indica ai giovani mozambicani, cristiani, indù, musulmani, all’Incontro interreligioso nel Pavillon Maxaquene a Maputo. Lo sport ci insegna a perseverare nei sogni, ricorda citando, come modelli, i due atleti mozambicani, Eusébio da Silva e Maria Mutola

Debora Donnini – Città del Vaticano

La grande protagonista dell’Incontro interreligioso con i giovani del Mozambico è la gioia, che dalle danze e dai canti dei ragazzi si rispecchia anche nelle parole del Papa: “vedervi cantare, sorridere, ballare, in mezzo a tutte le difficoltà che attraversate”, dice, “è il miglior segno che siete la gioia di questa terra”. “Voi siete importanti”, “siete il presente”, esclama in un intervento interrotto più volte dagli applausi dei circa 6mila giovani che gli offrono in dono un Mbira, strumento musicale tipico dell’Africa sub sahariana. Lo stadio polifunzionale di Maputo si è difatti trasformato in un mosaico di colori, musiche e danze, coreografie realizzate, prima del discorso del Papa, da giovani del consiglio cristiano, musulmani, indù, cattolici, del Corem, il Consiglio delle Religioni del Mozambico.

E’ la gioia per un abbraccio con il Successore di Pietro, che si rinnova dopo 31 anni: San Giovanni Paolo II vi si recò nel 1988. Volti nuovi in un Paese cambiato, che se da una parte dalla fine del ‘900 a oggi ha fatto passi avanti sul cammino della pace, pur con ricadute, ed è fortemente cresciuto dal punto di vista economico, dall’altra soffre delle ferite delle disuguaglianze sociali e della povertà. Non a caso l’interrogativo che un giovane mozambicano, in rappresentanza della società civile, nel suo saluto pone al Papa è come, in una terra così fertile e ricca di risorse minerarie, i giovani possano scrivere una nuova pagina nella storia, con migliori condizioni di vita per i tanti che vivono in stato di assoluta povertà, dove ognuno abbia diritto a cibo, salute, educazione. La grande domanda, filo-rosso dell’Incontro, è proprio come i giovani possano realizzare questo sogno.

La gioia antidoto a chi vuole dividere

“Non lasciate che vi rubino la gioia” è la prima risposta di Papa Francesco:

La gioia di vivere è una delle vostre principali caratteristiche, la caratteristica dei giovani, la gioia di vivere, come si può sentire qui! Gioia condivisa e celebrata, che riconcilia, e diventa il miglior antidoto per smentire tutti quelli che vi vogliono dividere – attenzione: che vi vogliono dividere! –, che vi vogliono frammentare, che vi vogliono contrapporre. Come si sente, in alcune regioni del mondo, la mancanza della vostra gioia di vivere! Come si sente, in alcune regioni del mondo, la gioia di essere uniti, di vivere insieme, diverse confessioni religiose, ma figli della stessa terra, uniti.

Ansia e rassegnazione, nemiche della vita

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Eusebio e Mutola: lo sport insegna a perseverare nei sogni

Al contrario, “lo sport ci insegna a perseverare nei nostri sogni”, evidenzia il Papa richiamandosi alla vita di due sportivi mozambicani: il calciatore del Benfica, Eusebio da Silva, chiamato la “pantera nera”, e l’atleta Maria Mutola. Nonostante le difficoltà economiche e la morte prematura del padre, Eusebio persevera e va avanti fino ad arrivare a segnare 77 reti proprio per il club di Maxaquene. Anche Maria Mutola ha imparato a perseverare: solo al quarto tentativo ottiene la medaglia d’oro, alle Olimpiadi di Sydney. E, poi, con 9 titoli mondiali, non dimentica il suo popolo ma continua a prendersi cura dei bambini bisognosi del Mozambico.

Restare uniti, l’inimicizia distrugge

Ed è proprio il gioco di squadra ad insegnare che ognuno ha le sue caratteristiche, come peraltro mostrano le diverse tradizioni presenti all’Incontro. Alcuni, però, credono di essere in diritto di decidere “chi può giocare” e chi deve restare “fuori campo” e passano la vita a creare contrapposizione. Di fronte a questa realtà, la strada indicata da Francesco è quella di rimanere uniti:

Oggi voi, cari amici, siete un esempio, siete una testimonianza di come dobbiamo agire. Testimoni di unità, di riconciliazione, di speranza. Come una squadra di calcio. Come impegnarsi per il Paese? Proprio come state facendo ora, restando uniti, aldilà di qualsiasi cosa vi possa differenziare, cercando sempre l’opportunità per realizzare i sogni di un Paese migliore, ma… insieme. Insieme. Com’è importante non dimenticare che l’inimicizia sociale distrugge. Insieme! [tutti: l’inimicizia sociale distrugge!] E una famiglia si distrugge per l’inimicizia. Un Paese si distrugge per l’inimicizia. Insieme! [tutti: l’inimicizia sociale distrugge!] Il mondo si distrugge per l’inimicizia. E l’inimicizia più grande è la guerra. 

Sognate con gli altri, mai contro

Bisogna invece creare l’amicizia sociale, esorta ricordando il proverbio che dice: “Se vuoi arrivare alla svelta, cammina da solo; se vuoi arrivare lontano, vai in compagnia”. “Si tratta sempre di sognare insieme, come state facendo oggi. Sognate con gli altri, mai contro gli altri; sognate come avete sognato e preparato questo incontro: tutti uniti e senza barriere. Questo fa parte della ‘nuova pagina della storia’” del Mozambico”, dice.

Gli anziani sono le nostre radici

La strada che il Papa indica ai ragazzi è quella “sintesi” della creatività coltivata assieme alle radici che sostengono, che sono gli anziani. Esempio ne è la musica: mescolando ritmi moderni al tradizionale “marrabenta”, è nato il “pandza”. Questo serve ad aprire una breccia per rispondere ai problemi con il gusto della solidarietà.

La solidarietà arma migliore per trasformare la storia

E la pace, parola centrale in questo viaggio, è un processo che anche i ragazzi sono chiamati a portare avanti, stendendo le mani verso chi vive difficoltà, come i giovani che vanno a cercare un lavoro in città e oggi si trovano senza casa, né famiglia. E a questo proposito nota come sia importante “imparare ad essere una mano amica e tesa”:

Cercate di crescere nell’amicizia anche con coloro che la pensano diversamente, in modo che la solidarietà cresca tra di voi e diventi l’arma migliore per trasformare la storia. La solidarietà è la migliore arma per trasformare la storia.

Proteggete la casa comune

Ma è anche l’impegno sul fronte della protezione del Creato che Papa Francesco propone ai giovani mozambicani che vivono in un Paese ricco di foreste, vallate, spiagge, tante bellezze naturali, segnato però qualche mese fa dalla furia di due cicloni. Molti, infatti, i giovani che già si sono impegnati contro lo sfacelo ecologico.

L’amore di Dio rende possibile la riconciliazione

“Dio vi ama”, ricorda loro, in conclusione, il Papa: un’affermazione su cui sono d’accordo tutte le tradizioni religiose, evidenzia, chiedendo ai giovani di fare un momento di silenzio per lasciarsi amare dal Signore. “So – dice – che voi credete in questo amore che rende possibile la riconciliazione”.

I giovani promessa di vita

Prima, Francesco aveva ringraziato questi giovani per essere venuti, accompagnati dai leader religiosi. Accanto al Papa, l’arcivescovo di Maputo, mons. Francisco Chimoio. Nel Paese oltre la metà della popolazione segue i culti tradizionali; i cattolici, che sono la più numerosa confessione cristiana, sono il 28% e i musulmani circa un quinto della popolazione. Un forte segno d’unione è stato che a presentare i gruppi delle diverse religioni che hanno eseguito danze, musiche, rappresentazioni teatrali, sia stato di volta in volta un ragazzo appartenente ad una diversa confessione. E ai giovani il Papa ha anche ricordato che sono una promessa di vita, riprendendo, come ha fatto più volte nel discorso, l’Esortazione Apostolica post sinodale Christus vivit, frutto del Sinodo sui giovani dell’ottobre scorso. “Tutti siamo necessari” e “voi siete il palpito di questo popolo” chiamati, in un unico progetto creativo, a scrivere una nuova pagina di “speranza, pace e riconciliazione”, sottolinea ancora il Papa, riprendendo quelle parole del motto di questa tappa del suo viaggio apostolico, che ne sono poi il cuore stesso.

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