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Paolo VI: «Instancabile apostolo»

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Paolo VI torna ad “”affacciarsi” dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro. Con le braccia spalancate al mondo e il sorriso aperto e sereno che gli era proprio. Così Papa Montini è raffigurato nell’arazzo che alle 10,45, contemporaneamente alla proclamazione della formula di beatificazione da parte di Francesco, viene scoperto e mostrato ai 70mila fedeli presenti. E così in sostanza lo “dipinge” anche Papa Bergoglio che – come è noto – dalla sua “grande luce” ha sempre detto di sentirsi illuminato. “Grande Papa, coraggioso cristiano, instancabile apostolo, grande timoniere del Concilio”, afferma all’omelia. Poche ma significative pennellate per restituire la statura di un Pontefice che seppe offrire una “umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa”.

Francesco cita le parole del nuovo beato all’indomani della Chiusura del Concilio: “Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva”. E annota: “In questa umiltà risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante – e talvolta in solitudine – il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore”.

“Paolo VI – aggiunge Francesco, in riferimento alla pagina del Vangelo proclamata poco prima – ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio dedicando tutta la propria vita all’impegno sacro”, amando e guidando la Chiesa “perché fosse nello stesso tempo madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza”. Ed è qui anche il collegamento tra la beatificazione e il Sinodo straordinario sulla famiglia, di cui questa celebrazione costituisce a tutti gli effetti l’atto conclusivo. Papa Bergoglio anche in questo caso cita le parole del suo predecessore che del Sinodo fu nel 1965 l’inventore. “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società”.

Questo, afferma in pratica, è stato fatto anche nelle due settimane di questa assemblea. “È stata una grande esperienza – sottolinea il Papa – nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità, e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza”. Ma il lavoro non è certamente finito, ricorda Bergoglio. “lo Spirito Santo che in questi giorni operosi ci ha donato di lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività, accompagni ancora il cammino che, nelle Chiese di tutta la terra, ci prepara al Sinodo Ordinario dei Vescovi del prossimo ottobre 2015.

Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza, nella certezza che è il Signore a far crescere quanto abbiamo seminato”. Infine il Papa invita a non avere “timore di fronte alle sorprese di Dio” e a non cedere al “pessimismo prevalente”. E all’Angelus, dopo aver salutato i fedeli, in particolare quelli provenienti da Milano, Brescia e Roma, torna sula figura di Paolo VI e ne cita l’esortazione apostolica Evagelii nuntiandi “con la quale ha inteso risvegliare lo slancio e l’impegno per la missione della Chiesa” e il documento “Marialis cultus”. “A lui – dice – il popolo cristiano sarà sempre grato per aver proclamato Maria Madre della Chiesa in occasione dela chiusura della terza sessione del Concilio”.

Messa e Angelus durano poco meno di due ore. Sul sagrato è presente anche Benedetto XVI (creato cardinale proprio da Paolo VI nel 1977), che il Papa si ferma a salutare sorridente sia all’inizio che alla fine della celebrazione. Concelebranti tutti i padri sinodali e anche altri cardinali e vescovi presenti a Roma. Primi concelebranti il relatore del Sinodo e primate di Ungheria, cardinale Peter Erdo, monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia, diocesi natale di Paolo VI. Infine il Papa, deposti i paramenti, saluta singolarmente sul sagrato i padri snodali a cominciare dal decano del sacro collegio, cardinale Angelo Sodano, e dai presidenti delegati, i cardinali Luis Antonio Tagle, André Vingt-Trois e Raymundo Damasceno Assis, oltre che il segretario generale del sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri. Quindi Francesco sale sulla jeep bianca e compie un ampio giro tra i fedeli.

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Paolo VI torna ad “”affacciarsi” dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro. Con le braccia spalancate al mondo e il sorriso aperto e sereno che gli era proprio. Così Papa Montini è raffigurato nell’arazzo che alle 10,45, contemporaneamente alla proclamazione della formula di beatificazione da parte di Francesco, viene scoperto e mostrato ai 70mila fedeli presenti. E così in sostanza lo “dipinge” anche Papa Bergoglio che – come è noto – dalla sua “grande luce” ha sempre detto di sentirsi illuminato. “Grande Papa, coraggioso cristiano, instancabile apostolo, grande timoniere del Concilio”, afferma all’omelia. Poche ma significative pennellate per restituire la statura di un Pontefice che seppe offrire una “umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa”.

Francesco cita le parole del nuovo beato all’indomani della Chiusura del Concilio: “Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva”. E annota: “In questa umiltà risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante – e talvolta in solitudine – il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore”.

“Paolo VI – aggiunge Francesco, in riferimento alla pagina del Vangelo proclamata poco prima – ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio dedicando tutta la propria vita all’impegno sacro”, amando e guidando la Chiesa “perché fosse nello stesso tempo madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza”. Ed è qui anche il collegamento tra la beatificazione e il Sinodo straordinario sulla famiglia, di cui questa celebrazione costituisce a tutti gli effetti l’atto conclusivo. Papa Bergoglio anche in questo caso cita le parole del suo predecessore che del Sinodo fu nel 1965 l’inventore. “Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società”.

Questo, afferma in pratica, è stato fatto anche nelle due settimane di questa assemblea. “È stata una grande esperienza – sottolinea il Papa – nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità, e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza”. Ma il lavoro non è certamente finito, ricorda Bergoglio. “lo Spirito Santo che in questi giorni operosi ci ha donato di lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività, accompagni ancora il cammino che, nelle Chiese di tutta la terra, ci prepara al Sinodo Ordinario dei Vescovi del prossimo ottobre 2015.

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Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza, nella certezza che è il Signore a far crescere quanto abbiamo seminato”. Infine il Papa invita a non avere “timore di fronte alle sorprese di Dio” e a non cedere al “pessimismo prevalente”. E all’Angelus, dopo aver salutato i fedeli, in particolare quelli provenienti da Milano, Brescia e Roma, torna sula figura di Paolo VI e ne cita l’esortazione apostolica Evagelii nuntiandi “con la quale ha inteso risvegliare lo slancio e l’impegno per la missione della Chiesa” e il documento “Marialis cultus”. “A lui – dice – il popolo cristiano sarà sempre grato per aver proclamato Maria Madre della Chiesa in occasione dela chiusura della terza sessione del Concilio”.

Messa e Angelus durano poco meno di due ore. Sul sagrato è presente anche Benedetto XVI (creato cardinale proprio da Paolo VI nel 1977), che il Papa si ferma a salutare sorridente sia all’inizio che alla fine della celebrazione. Concelebranti tutti i padri sinodali e anche altri cardinali e vescovi presenti a Roma. Primi concelebranti il relatore del Sinodo e primate di Ungheria, cardinale Peter Erdo, monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia, diocesi natale di Paolo VI. Infine il Papa, deposti i paramenti, saluta singolarmente sul sagrato i padri snodali a cominciare dal decano del sacro collegio, cardinale Angelo Sodano, e dai presidenti delegati, i cardinali Luis Antonio Tagle, André Vingt-Trois e Raymundo Damasceno Assis, oltre che il segretario generale del sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri. Quindi Francesco sale sulla jeep bianca e compie un ampio giro tra i fedeli.

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