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Paolo apostolo: vita e teologia

Profilo biografico di Paolo

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di: Roberto Mela
L’Incompreso

Ogni opera che illustri la figura e il pensiero di Paolo è benemerita, dal momento che la sua non conoscenza è ancora oggi fonte di molte incomprensioni, pregiudizi, conclusione erronee tratte dalle sue pagine non comprese adeguatamente o non collocate correttamente nel loro contesto giudeo-ellenistico del I sec. d.C.

La lettura liturgica spezzettata delle sue lettere e la sua (forzata) mancanza di spiegazione hanno portato nelle comunità cristiane a una quasi generale ignoranza di Paolo e delle sue lettere.

Il volume dell’ottantaduenne esegeta alsaziano, docente emerito di Teologia biblica all’Istituto Universitario Sophia di Figline Incisa Valdarno (FI) e di Esegesi biblica nelle scuole di formazione del Movimento dei Focolari in Italia e Svizzera, ha tutte le carte in regola per fornire ai lettori un valido aiuto per entrare nel mondo del grande Apostolo, l’Afferrato da Cristo, suo grande Innamorato, sua viva trasparenza.

«Sono stato crocifisso con Cristo. Non vivo più io, ma Cristo vive in me. Questa vita che io vivo in questo mio fragile corpo umano la vivo appoggiandomi sulla fede nei confronti di Colui che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me». Le straordinarie espressioni di una vera e propria autobiografia spirituale di Gal 2,19-20, assieme ad altre preziosissime presenti in Filippesi, 2Corinzi ecc., ci restituiscono l’immagine viva non di un freddo teologo, arrogante, misogino, intrattabile, irascibile, narcisista, vanitoso, superbo…

Sull’apostolo Paolo se ne sono dette di tutti i colori, e più l’ignoranza era crassa e supina, più le conseguenze sono state deleterie e disastrose. Se, invece, si ha la pazienza di seguire il bel percorso tracciato da Rossé, si uscirà enormemente arricchiti e grati a questa gigantesca figura del cristianesimo.

Fonti

Lo studioso divide la sua opera in due parti. Dopo una doverosa introduzione sulle fonti a nostra disposizione (pp. 7-24) – quella privilegiata delle sette lettere paoline autentiche e quella secondaria ma preziosa e imprescindibile degli Atti degli Apostoli, mentre restano sullo sfondo le lettere pseudepigrafiche attribuibili alla tradizione paolina – egli traccia nella Parte I La vita di Paolo (pp. 25-162) e nella Parte II Il pensiero di Paolo (pp. 163-277). Le note a piè di pagina sono rarissime e non è prevista la bibliografia generale. Alla conclusione dei vari capitoli sono indicate tuttavia delle piste di approfondimento già seguite da Rossé stesso. Numerosi i riquadri fuori testo, dedicati a delucidare sinteticamente alcuni aspetti significativi o problematici del pensiero paolino, persone storiche citate nei testi o problematiche religioso-filosofiche presenti sullo sfondo del dettato paolino…

Profilo biografico di Paolo

Non è possibile evidentemente riassumere l’esposizione compiuta dall’autore. Egli parte sempre dalla testimonianza primaria presente nelle sette lettere considerate dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica come autentiche (1Ts, 1-2Cor, Flm, Fil, Gal, Rm) per poi integrarla con la documentazione di seconda mano presente in Atti.

Rossé è un maestro in questo campo, avendo al suo attivo un poderoso commentario esegetico e teologico agli Atti degli Apostoli (Roma 1998; versione ridotta nella collana NVBTA 41, Cinisello B. 2010), oltre ad un commentario esegetico e teologico al Vangelo di Luca (Roma 1992; 5a ed. 2001).

L’autore di Atti non ha conosciuto le lettere paoline e non è compagno di viaggio di Paolo solo per il fatti di riportare in Atti delle cosiddette “sezioni noi”. Da scrittore ellenistico raffinato e di arte compositiva consumata, egli ha composto un ritratto paolino irenico nei confronti della Chiesa giudeo-cristiana gerosolimitana e del ruolo di Paolo nell’incidente di Antiochia rispetto a quello riportato in Gal 2,10ss.

La cronologia («approssimativa» la definisce giustamente lo studioso, essendo uno dei problemi più spinosi degli studi paolini) si distende dal 10 d.C.(?) al 59 o 61(?) d.C., con la decapitazione di Paolo a Roma, non quindi nell’ambito delle persecuzioni seguite all’incendio (neroniano) di Roma.

I tre “viaggi” missionari di Paolo sono distribuiti come da tradizione uno prima dell’Assemblea (concilio) di Gerusalemme (48/49 d.C.) e due dopo (contro le proposte di autori francesi). Mentre descrive i tratti biografici di Paolo, sono inquadrate le composizioni delle varie lettere. Secondo questa ricostruzione, in accordo con la maggioranza degli studiosi, Fil e Flm sono scritte sì da una prigione, che però non è romana ma efesina.

Rossé non si avvale delle indicazioni presenti nelle Lettere Pastorali né per quanto riguarda la cronologia né per il pensiero teologico dell’Apostolo. Quindi nessuna liberazione dopo un primo processo, nessun ritorno in Oriente, né seconda prigionia romana, nessun viaggio in Spagna e un secondo arresto romano prima della morte.

L’autore di Atti fornisce varie indicazioni biografiche su Paolo. Quelle presenti nella seconda parte dell’opera non trovano alcun riscontro nelle lettere autentiche. Secondo gli Atti degli Apostoli, Paolo è conciliante col mondo giudeo-cristiano, corretto e dialogante col mondo ebraico, leale e rispettoso nei confronti dell’impero romano e dei suoi rappresentanti locali. Viene raffigurato come colui che ha la situazione sotto controllo, dirige le operazioni (anche durante il naufragio) e, alla fine, a Roma può annunciare liberamente la Parola del Regno, dando la sua testimonianza come prevista più volte durante i viaggi (di notte o in prigione…).

Profilo del pensiero di Paolo

Il pensiero di Paolo è esposto da Rossé in cinque capitoli. Si parte dal cuore del pensiero del pastore-teologo, quello riguardante Gesù crocifisso-risorto (c. 13, pp. 163-184). La riflessione paolina non è mai esaustiva, cattedratica, ma una risposta puntuale a problematiche pastorali che esigono però una risposta “alta”, che risalga alle origini della fede e dia fondamenti non moralistici al comportamento personale e comunitario dei destinatari dei suoi scritti.

A partire dall’apparizione di Gesù risorto a Damasco (spesso gli autori parlano di “evento di Damasco” o “incontro di Damasco”), Saulo subisce un rovesciamento totale di pensiero, dovuto all’incontro con un risorto che era stato considerato un crocifisso maledetto da Dio. A partire da quel momento inizia il lui una crisi nei confronti del sistema-Legge quale complesso nomistico che presume di donare salvezza e santificazione.

Paolo approda in tal modo alla convinzione della giustificazione per la fede (c. 14, pp. 185-208). La Legge appare avente una funzione puramente negativa, gnoseologica, diagnostica, di illuminazione ma non capace di dare la vita. Le “opere della legge” saranno d’ora in poi opera dello Spirito di chi è diventato figlio di Dio.

L’etica cristiana (c. 15, pp. 209-236) non è un’etica senza Legge, perché lo Spirito riprende globalmente la rivelazione provvisoria della volontà di Dio trasmessa una volta nella Legge e fa compiere al discepolo cristiano ciò che è richiesto da Dio nella Torah, ma a livello più profondo, personale, endogeno, filiale, da figli nel Figlio. L’etica paolina è un’etica dell’“alleanza nuova” preannunciata dai profeti. La Legge/Torah come Scrittura rimane invece valida quale pre-evangelo di Cristo.

L’ecclesiologia paolina (c. 16, pp. 237-249) si incentra sulla visione dell’ekklēsia come corpo di Cristo (non ancora considerata come Chiesa universale, distinta dal suo capo, come si ha nelle lettere “disputate” di Col ed Ef) e la comunità è vista come corpo, in questo caso come organismo vivente dalle molte membra, tutte unite e interdipendenti.

Il capitolo esaltante ma complicato dell’escatologia paolina (c. 17, pp. 249-272) mette al centro della riflessione la risurrezione di Gesù come evento escatologico, definitivo, insuperabile. Il credente vive la stagione problematica situata tra il “già e il non ancora” che impegna nella testimonianza ma relativizza ogni realtà mondana pensata come assoluta. La riflessione di 1Cor 15 e 2Cor 5 sulla risurrezione corporea è molto impegnativa e non del tutto chiara (forse neppure all’Apostolo stesso). Paolo ragiona sempre con una mentalità semitica, secondo la quale l’uomo è visto nella sua dimensione olistica, senza separazione e opposizione tra anima e corpo. In 2Cor 5 Paolo non menziona mai l’anima (in eventuale opposizione al corpo) e non sembra pensare ad un’escatologia con un tempo intermedio. All’incontro con Cristo, in un istante il credente è creato nella sua totalità in una nuova realtà corporea ma completamente “pneumatizzata” (“corpo spirituale”). Paolo, che spesso pensa di essere ancora vivo al momento della venuta di Cristo, non riflette sullo stato intermedio di separazione dell’anima dal corpo. La Chiesa posteriore – dice Rossé –, a partire dalla dilazione della parusia, fu costretta a ipotizzare questo tempo, con la problematica esistenza dell’anima come principio immortale presente nell’uomo (che non sembra corrispondere al pensiero di Paolo).

Due culture

Paolo si pone come un teologo-pastore a cavallo di due culture, ne maneggia agevolmente i concetti per esprimere al meglio la novità della fede giudeo-cristiana aperta all’etnico-cristianesimo. La sua mente però è fortemente radicata nel pensiero ebraico, olistico e mai incline ad un pericoloso cripto-dualismo.

A pochi anni di distanza della risurrezione di Cristo, il pensiero e la vita di Paolo hanno permesso alla comunità dei credenti di non rimanere nelle secche del giudaismo che comportava ineludibili aspetti di esclusivismo e di separazione, ma hanno guidato la Chiesa verso i mari aperti della missione verso le nazioni, sempre guidati da un fortissimo legame spirituale, affettivo e teologico, verso Cristo morto e risorto, unica ragione di vita.

La morte e risurrezione di Gesù e il dono del suo Spirito di Figlio effuso nei cuori dei credenti hanno aperto ormai le strade a quell’universalismo a cui aveva incoativamente indirizzato lo stesso Gesù, e che Poalo portò alle sue più estreme conseguenze.

Paolo è un persona dall’enorme impatto pastorale e teologico per la Chiesa di tutti i tempi, e le sue risposte illuminate alle problematiche emergenti dalle sue comunità rimangono un faro di luce, di libertà interiore, di gioia, di edificazione e di vita nuova disponibile per a tutti i popoli.

Un ottimo volume(tto), questo di Rossé, preziosa sintesi dei risultati attuali dell’esegesi paolina. Ne potranno usufruire con frutto studenti di teologia, catechisti, presbiteri, operatori pastorali e quanti vogliono approfondire la conoscenza della vita e del pensiero di un gigante della storia civile e religiosa dell’umanità.

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Originale: Settimana News
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Ogni opera che illustri la figura e il pensiero di Paolo è benemerita, dal momento che la sua non conoscenza è ancora oggi fonte di molte incomprensioni, pregiudizi, conclusione erronee tratte dalle sue pagine non comprese adeguatamente o non collocate correttamente nel loro contesto giudeo-ellenistico del I sec. d.C.

La lettura liturgica spezzettata delle sue lettere e la sua (forzata) mancanza di spiegazione hanno portato nelle comunità cristiane a una quasi generale ignoranza di Paolo e delle sue lettere.

Il volume dell’ottantaduenne esegeta alsaziano, docente emerito di Teologia biblica all’Istituto Universitario Sophia di Figline Incisa Valdarno (FI) e di Esegesi biblica nelle scuole di formazione del Movimento dei Focolari in Italia e Svizzera, ha tutte le carte in regola per fornire ai lettori un valido aiuto per entrare nel mondo del grande Apostolo, l’Afferrato da Cristo, suo grande Innamorato, sua viva trasparenza.

«Sono stato crocifisso con Cristo. Non vivo più io, ma Cristo vive in me. Questa vita che io vivo in questo mio fragile corpo umano la vivo appoggiandomi sulla fede nei confronti di Colui che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me». Le straordinarie espressioni di una vera e propria autobiografia spirituale di Gal 2,19-20, assieme ad altre preziosissime presenti in Filippesi, 2Corinzi ecc., ci restituiscono l’immagine viva non di un freddo teologo, arrogante, misogino, intrattabile, irascibile, narcisista, vanitoso, superbo…

Sull’apostolo Paolo se ne sono dette di tutti i colori, e più l’ignoranza era crassa e supina, più le conseguenze sono state deleterie e disastrose. Se, invece, si ha la pazienza di seguire il bel percorso tracciato da Rossé, si uscirà enormemente arricchiti e grati a questa gigantesca figura del cristianesimo.

Fonti
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Lo studioso divide la sua opera in due parti. Dopo una doverosa introduzione sulle fonti a nostra disposizione (pp. 7-24) – quella privilegiata delle sette lettere paoline autentiche e quella secondaria ma preziosa e imprescindibile degli Atti degli Apostoli, mentre restano sullo sfondo le lettere pseudepigrafiche attribuibili alla tradizione paolina – egli traccia nella Parte I La vita di Paolo (pp. 25-162) e nella Parte II Il pensiero di Paolo (pp. 163-277). Le note a piè di pagina sono rarissime e non è prevista la bibliografia generale. Alla conclusione dei vari capitoli sono indicate tuttavia delle piste di approfondimento già seguite da Rossé stesso. Numerosi i riquadri fuori testo, dedicati a delucidare sinteticamente alcuni aspetti significativi o problematici del pensiero paolino, persone storiche citate nei testi o problematiche religioso-filosofiche presenti sullo sfondo del dettato paolino…

Profilo biografico di Paolo

Non è possibile evidentemente riassumere l’esposizione compiuta dall’autore. Egli parte sempre dalla testimonianza primaria presente nelle sette lettere considerate dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica come autentiche (1Ts, 1-2Cor, Flm, Fil, Gal, Rm) per poi integrarla con la documentazione di seconda mano presente in Atti.

Rossé è un maestro in questo campo, avendo al suo attivo un poderoso commentario esegetico e teologico agli Atti degli Apostoli (Roma 1998; versione ridotta nella collana NVBTA 41, Cinisello B. 2010), oltre ad un commentario esegetico e teologico al Vangelo di Luca (Roma 1992; 5a ed. 2001).

L’autore di Atti non ha conosciuto le lettere paoline e non è compagno di viaggio di Paolo solo per il fatti di riportare in Atti delle cosiddette “sezioni noi”. Da scrittore ellenistico raffinato e di arte compositiva consumata, egli ha composto un ritratto paolino irenico nei confronti della Chiesa giudeo-cristiana gerosolimitana e del ruolo di Paolo nell’incidente di Antiochia rispetto a quello riportato in Gal 2,10ss.

La cronologia («approssimativa» la definisce giustamente lo studioso, essendo uno dei problemi più spinosi degli studi paolini) si distende dal 10 d.C.(?) al 59 o 61(?) d.C., con la decapitazione di Paolo a Roma, non quindi nell’ambito delle persecuzioni seguite all’incendio (neroniano) di Roma.

I tre “viaggi” missionari di Paolo sono distribuiti come da tradizione uno prima dell’Assemblea (concilio) di Gerusalemme (48/49 d.C.) e due dopo (contro le proposte di autori francesi). Mentre descrive i tratti biografici di Paolo, sono inquadrate le composizioni delle varie lettere. Secondo questa ricostruzione, in accordo con la maggioranza degli studiosi, Fil e Flm sono scritte sì da una prigione, che però non è romana ma efesina.

Rossé non si avvale delle indicazioni presenti nelle Lettere Pastorali né per quanto riguarda la cronologia né per il pensiero teologico dell’Apostolo. Quindi nessuna liberazione dopo un primo processo, nessun ritorno in Oriente, né seconda prigionia romana, nessun viaggio in Spagna e un secondo arresto romano prima della morte.

L’autore di Atti fornisce varie indicazioni biografiche su Paolo. Quelle presenti nella seconda parte dell’opera non trovano alcun riscontro nelle lettere autentiche. Secondo gli Atti degli Apostoli, Paolo è conciliante col mondo giudeo-cristiano, corretto e dialogante col mondo ebraico, leale e rispettoso nei confronti dell’impero romano e dei suoi rappresentanti locali. Viene raffigurato come colui che ha la situazione sotto controllo, dirige le operazioni (anche durante il naufragio) e, alla fine, a Roma può annunciare liberamente la Parola del Regno, dando la sua testimonianza come prevista più volte durante i viaggi (di notte o in prigione…).

Profilo del pensiero di Paolo

Il pensiero di Paolo è esposto da Rossé in cinque capitoli. Si parte dal cuore del pensiero del pastore-teologo, quello riguardante Gesù crocifisso-risorto (c. 13, pp. 163-184). La riflessione paolina non è mai esaustiva, cattedratica, ma una risposta puntuale a problematiche pastorali che esigono però una risposta “alta”, che risalga alle origini della fede e dia fondamenti non moralistici al comportamento personale e comunitario dei destinatari dei suoi scritti.

A partire dall’apparizione di Gesù risorto a Damasco (spesso gli autori parlano di “evento di Damasco” o “incontro di Damasco”), Saulo subisce un rovesciamento totale di pensiero, dovuto all’incontro con un risorto che era stato considerato un crocifisso maledetto da Dio. A partire da quel momento inizia il lui una crisi nei confronti del sistema-Legge quale complesso nomistico che presume di donare salvezza e santificazione.

Paolo approda in tal modo alla convinzione della giustificazione per la fede (c. 14, pp. 185-208). La Legge appare avente una funzione puramente negativa, gnoseologica, diagnostica, di illuminazione ma non capace di dare la vita. Le “opere della legge” saranno d’ora in poi opera dello Spirito di chi è diventato figlio di Dio.

L’etica cristiana (c. 15, pp. 209-236) non è un’etica senza Legge, perché lo Spirito riprende globalmente la rivelazione provvisoria della volontà di Dio trasmessa una volta nella Legge e fa compiere al discepolo cristiano ciò che è richiesto da Dio nella Torah, ma a livello più profondo, personale, endogeno, filiale, da figli nel Figlio. L’etica paolina è un’etica dell’“alleanza nuova” preannunciata dai profeti. La Legge/Torah come Scrittura rimane invece valida quale pre-evangelo di Cristo.

L’ecclesiologia paolina (c. 16, pp. 237-249) si incentra sulla visione dell’ekklēsia come corpo di Cristo (non ancora considerata come Chiesa universale, distinta dal suo capo, come si ha nelle lettere “disputate” di Col ed Ef) e la comunità è vista come corpo, in questo caso come organismo vivente dalle molte membra, tutte unite e interdipendenti.

Il capitolo esaltante ma complicato dell’escatologia paolina (c. 17, pp. 249-272) mette al centro della riflessione la risurrezione di Gesù come evento escatologico, definitivo, insuperabile. Il credente vive la stagione problematica situata tra il “già e il non ancora” che impegna nella testimonianza ma relativizza ogni realtà mondana pensata come assoluta. La riflessione di 1Cor 15 e 2Cor 5 sulla risurrezione corporea è molto impegnativa e non del tutto chiara (forse neppure all’Apostolo stesso). Paolo ragiona sempre con una mentalità semitica, secondo la quale l’uomo è visto nella sua dimensione olistica, senza separazione e opposizione tra anima e corpo. In 2Cor 5 Paolo non menziona mai l’anima (in eventuale opposizione al corpo) e non sembra pensare ad un’escatologia con un tempo intermedio. All’incontro con Cristo, in un istante il credente è creato nella sua totalità in una nuova realtà corporea ma completamente “pneumatizzata” (“corpo spirituale”). Paolo, che spesso pensa di essere ancora vivo al momento della venuta di Cristo, non riflette sullo stato intermedio di separazione dell’anima dal corpo. La Chiesa posteriore – dice Rossé –, a partire dalla dilazione della parusia, fu costretta a ipotizzare questo tempo, con la problematica esistenza dell’anima come principio immortale presente nell’uomo (che non sembra corrispondere al pensiero di Paolo).

Due culture

Paolo si pone come un teologo-pastore a cavallo di due culture, ne maneggia agevolmente i concetti per esprimere al meglio la novità della fede giudeo-cristiana aperta all’etnico-cristianesimo. La sua mente però è fortemente radicata nel pensiero ebraico, olistico e mai incline ad un pericoloso cripto-dualismo.

A pochi anni di distanza della risurrezione di Cristo, il pensiero e la vita di Paolo hanno permesso alla comunità dei credenti di non rimanere nelle secche del giudaismo che comportava ineludibili aspetti di esclusivismo e di separazione, ma hanno guidato la Chiesa verso i mari aperti della missione verso le nazioni, sempre guidati da un fortissimo legame spirituale, affettivo e teologico, verso Cristo morto e risorto, unica ragione di vita.

La morte e risurrezione di Gesù e il dono del suo Spirito di Figlio effuso nei cuori dei credenti hanno aperto ormai le strade a quell’universalismo a cui aveva incoativamente indirizzato lo stesso Gesù, e che Poalo portò alle sue più estreme conseguenze.

Paolo è un persona dall’enorme impatto pastorale e teologico per la Chiesa di tutti i tempi, e le sue risposte illuminate alle problematiche emergenti dalle sue comunità rimangono un faro di luce, di libertà interiore, di gioia, di edificazione e di vita nuova disponibile per a tutti i popoli.

Un ottimo volume(tto), questo di Rossé, preziosa sintesi dei risultati attuali dell’esegesi paolina. Ne potranno usufruire con frutto studenti di teologia, catechisti, presbiteri, operatori pastorali e quanti vogliono approfondire la conoscenza della vita e del pensiero di un gigante della storia civile e religiosa dell’umanità.

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