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Paglia: “Il Papa ci chiede di stare con i piedi per terra, significa anche accendere la luce”

L’arcivescovo apre  il primo Expert Meeting dell’Osservatorio internazionale sulla Famiglia, promosso dell’Istituto teologico “Giovanni Paolo II”

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L’arcivescovo apre  il primo Expert Meeting dell’Osservatorio internazionale sulla Famiglia, promosso dell’Istituto teologico “Giovanni Paolo II”

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

«Con Amoris laetitia il Papa indica che bisogna stare con i piedi per terra. E oggi per stare con i piedi per terra bisogna anche accedere la luce». Con un tributo alla discussa esortazione apostolica di Francesco ed un riferimento (neanche troppo implicito) al gesto di ieri dell’elemosiniere Konrad Krajewski,monsignor Vincenzo Paglia ha aperto questa mattina il primo Expert Meetingdell’Osservatorio internazionale sulla Famiglia, al via oggi a Roma fino a mercoledì 15 maggio.

Promosso dall’Istituto Teologico “Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia” del quale Paglia – anche presidente della Pontificia Accademia per la Vita – è dal 2016 Gran Cancelliere, in collaborazione con l’Università Cattolica di Murcia e il Cisf di Milano, l’Expert Meeting è il primo atto scientifico dell’Osservatorio.

Esso trae le sue radici proprio in Amoris laetitia e nella sua indicazione urgente a «guardare le famiglie del mondo nella loro vita reale». «Fin dall’inizio della esortazione apostolica il Papa chiarisce la sua intenzione di voler considerare la situazione attuale delle famiglie, in ordine a tenere i piedi per terra», ha detto Paglia. «Potrei dire che l’Osservatorio vuole aiutarci a tenere i piedi per terra proprio mentre in ambito accademico siamo chiamati a riflettere sulla vocazione e la missione delle famiglie nel mondo di oggi».

Tema, questo, complesso e dalle mille sfaccettature. Il metodo che l’Osservatorio si propone di seguire è infatti quello di «tener fermo il rigore scientifico necessario nella ricerca e, al contempo una sapienza appassionata dalla luce della tradizione della Chiesa, che aiuta a leggere, oltre i semplici numeri, gli innumerevoli volti e le innumerevoli storie di uomini e di donne segnati dalla vita matrimoniale e famigliare; a considerare gli infiniti e preziosi legami – compresi quelli più poveri e faticosi – che costituiscono la storia delle famiglie che tengono letteralmente in vita la Chiesa e la stessa società umana».

Già anni fa, ha ricordato monsignor Paglia, l’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia – accorpato dal Papa nel Dicastero per Laici, famiglia e vita – aveva avviato alcune ricerche in diversi Paesi del mondo sulla famiglia e il suo rapporto con la società. I risultati mostravano in modo unanime che «la famiglia composta da padre, madre, figli, rispetto ad altri tipi di famiglie, come ad esempio quelle monoparentali, risulta essere la risorsa più importante per la vita e l’organizzazione della società», ha sottolineato l’arcivescovo.

Ecco, con l’attuale Osservatorio internazionale l’intenzione è di «allargare ulteriormente l’orizzonte della ricerca»: da una parte, ponendo attenzione all’«intero arco» dei Paesi nel mondo, dall’altra, scegliendo «le diverse prospettive» che afferiscono al vasto campo che interessa la famiglia. Ad esempio, l’orizzonte della «povertà relazionale».

Secondo l’arcivescovo, tale lavoro rappresenta una tappa importante anche all’interno del «rinnovamento» avviato da Papa Francesco all’interno dell’Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” con il motu proprio Summa familiae cura. Attraverso l’Osservatorio l’istituto in seno alla Università Lateranense dispone infatti di «uno strumento di analisi all’altezza degli standard più elevati delle accademie di studio specificamente dedicate all’elaborazione di conoscenza e di pensiero di alto profilo», oltre che «un supporto efficace alla elaborazione della conoscenza specialistica di alto profilo».

Non si tratta, infatti, ha chiarito monsignor Paglia, di «uno strumento di rilevazione empirica», ma un vero e proprio «luogo di attendibilità ermeneutica e di validazione cognitiva delle teorie». Dunque un mezzo quanto mai utile «per sfuggire a ogni nefasta tentazione di autoreferenzialità ideologica o di dottrinalismo astratto: sia che si tratti di teorie costruite “a tavolino”, sia che si tratti di modelli decisi da “algoritmi” arbitrariamente definiti».

Il fatto che il “Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia” si doti di tale strumento di analisi evidenzia «l’intenzione di rafforzare la relazione tra la dimensione teologica e quella pastorale del sapere ecclesiale, anche sul piano accademico», ha evidenziato il Gran Cancelliere. «Il nuovo assetto dell’intelligenza teologica al quale l’Istituto intende improntare il suo lavoro di ricerca e formazione, guarda decisamente al modello di un pensiero della fede pertinente e competente – non solo nei confronti della tradizione dottrinale e dell’azione pastorale – ma anche nei confronti della realtà umana e sociale che ne deve essere illuminata e agita», ha evidenziato Paglia.

Che ha concluso ricordando il recente discorso a tutto campo di Papa Francesco alla Diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano. In particolare l’esortazione ad esercitare «uno sguardo contemplativo sulla vita delle persone che abitano la città». «Guardare, osservare, riflettere: l’obiettivo di ogni parrocchia, di ogni comunità cristiana – di ogni realtà accademica – è quello di portarsi oltre l’inerzia e la genericità di uno sguardo convenzionale, per volgersi alla percezione realistica e intelligente dell’ethos reale: come vivono le persone, come pensano, cosa sentono gli abitanti del nostro quartiere, adulti e giovani».

La seconda esortazione è quella invece a «decifrare, oltre la situazione delle persone, anche le culture nuove che si generano nella città». Esse «vanno riconosciute nelle dinamiche effettive, nelle trasformazioni in atto, negli effetti indotti dall’urbanizzazione delle comunità».

È proprio in questa duplice prospettiva del guardare «il mondo della vita» per raccogliere «storie di vita» e del decifrare le «nuove culture» nelle città che l’Osservatorio internazionale sulla Famiglia intende muovere i suoi passi.

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Paglia: “Il Papa ci chiede di stare con i piedi per terra, significa anche accendere la luce”

L’arcivescovo apre  il primo Expert Meeting dell’Osservatorio internazionale sulla Famiglia, promosso dell’Istituto teologico “Giovanni Paolo II”

  

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«Con Amoris laetitia il Papa indica che bisogna stare con i piedi per terra. E oggi per stare con i piedi per terra bisogna anche accedere la luce». Con un tributo alla discussa esortazione apostolica di Francesco ed un riferimento (neanche troppo implicito) al gesto di ieri dell’elemosiniere Konrad Krajewski,monsignor Vincenzo Paglia ha aperto questa mattina il primo Expert Meetingdell’Osservatorio internazionale sulla Famiglia, al via oggi a Roma fino a mercoledì 15 maggio.

Promosso dall’Istituto Teologico “Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia” del quale Paglia – anche presidente della Pontificia Accademia per la Vita – è dal 2016 Gran Cancelliere, in collaborazione con l’Università Cattolica di Murcia e il Cisf di Milano, l’Expert Meeting è il primo atto scientifico dell’Osservatorio.

Esso trae le sue radici proprio in Amoris laetitia e nella sua indicazione urgente a «guardare le famiglie del mondo nella loro vita reale». «Fin dall’inizio della esortazione apostolica il Papa chiarisce la sua intenzione di voler considerare la situazione attuale delle famiglie, in ordine a tenere i piedi per terra», ha detto Paglia. «Potrei dire che l’Osservatorio vuole aiutarci a tenere i piedi per terra proprio mentre in ambito accademico siamo chiamati a riflettere sulla vocazione e la missione delle famiglie nel mondo di oggi».

Tema, questo, complesso e dalle mille sfaccettature. Il metodo che l’Osservatorio si propone di seguire è infatti quello di «tener fermo il rigore scientifico necessario nella ricerca e, al contempo una sapienza appassionata dalla luce della tradizione della Chiesa, che aiuta a leggere, oltre i semplici numeri, gli innumerevoli volti e le innumerevoli storie di uomini e di donne segnati dalla vita matrimoniale e famigliare; a considerare gli infiniti e preziosi legami – compresi quelli più poveri e faticosi – che costituiscono la storia delle famiglie che tengono letteralmente in vita la Chiesa e la stessa società umana».

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Già anni fa, ha ricordato monsignor Paglia, l’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia – accorpato dal Papa nel Dicastero per Laici, famiglia e vita – aveva avviato alcune ricerche in diversi Paesi del mondo sulla famiglia e il suo rapporto con la società. I risultati mostravano in modo unanime che «la famiglia composta da padre, madre, figli, rispetto ad altri tipi di famiglie, come ad esempio quelle monoparentali, risulta essere la risorsa più importante per la vita e l’organizzazione della società», ha sottolineato l’arcivescovo.

Ecco, con l’attuale Osservatorio internazionale l’intenzione è di «allargare ulteriormente l’orizzonte della ricerca»: da una parte, ponendo attenzione all’«intero arco» dei Paesi nel mondo, dall’altra, scegliendo «le diverse prospettive» che afferiscono al vasto campo che interessa la famiglia. Ad esempio, l’orizzonte della «povertà relazionale».

Secondo l’arcivescovo, tale lavoro rappresenta una tappa importante anche all’interno del «rinnovamento» avviato da Papa Francesco all’interno dell’Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” con il motu proprio Summa familiae cura. Attraverso l’Osservatorio l’istituto in seno alla Università Lateranense dispone infatti di «uno strumento di analisi all’altezza degli standard più elevati delle accademie di studio specificamente dedicate all’elaborazione di conoscenza e di pensiero di alto profilo», oltre che «un supporto efficace alla elaborazione della conoscenza specialistica di alto profilo».

Non si tratta, infatti, ha chiarito monsignor Paglia, di «uno strumento di rilevazione empirica», ma un vero e proprio «luogo di attendibilità ermeneutica e di validazione cognitiva delle teorie». Dunque un mezzo quanto mai utile «per sfuggire a ogni nefasta tentazione di autoreferenzialità ideologica o di dottrinalismo astratto: sia che si tratti di teorie costruite “a tavolino”, sia che si tratti di modelli decisi da “algoritmi” arbitrariamente definiti».

Il fatto che il “Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia” si doti di tale strumento di analisi evidenzia «l’intenzione di rafforzare la relazione tra la dimensione teologica e quella pastorale del sapere ecclesiale, anche sul piano accademico», ha evidenziato il Gran Cancelliere. «Il nuovo assetto dell’intelligenza teologica al quale l’Istituto intende improntare il suo lavoro di ricerca e formazione, guarda decisamente al modello di un pensiero della fede pertinente e competente – non solo nei confronti della tradizione dottrinale e dell’azione pastorale – ma anche nei confronti della realtà umana e sociale che ne deve essere illuminata e agita», ha evidenziato Paglia.

Che ha concluso ricordando il recente discorso a tutto campo di Papa Francesco alla Diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano. In particolare l’esortazione ad esercitare «uno sguardo contemplativo sulla vita delle persone che abitano la città». «Guardare, osservare, riflettere: l’obiettivo di ogni parrocchia, di ogni comunità cristiana – di ogni realtà accademica – è quello di portarsi oltre l’inerzia e la genericità di uno sguardo convenzionale, per volgersi alla percezione realistica e intelligente dell’ethos reale: come vivono le persone, come pensano, cosa sentono gli abitanti del nostro quartiere, adulti e giovani».

La seconda esortazione è quella invece a «decifrare, oltre la situazione delle persone, anche le culture nuove che si generano nella città». Esse «vanno riconosciute nelle dinamiche effettive, nelle trasformazioni in atto, negli effetti indotti dall’urbanizzazione delle comunità».

È proprio in questa duplice prospettiva del guardare «il mondo della vita» per raccogliere «storie di vita» e del decifrare le «nuove culture» nelle città che l’Osservatorio internazionale sulla Famiglia intende muovere i suoi passi.

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