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Padrini e madrine, una scelta difficile: quale deve essere, oggi, il loro ruolo?

Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria

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La scelta di madrine e padrini, per il battesimo o per la cresima, è un tema molto sentito e spesso fonte di malumori e malintesi nelle parrocchie. Padre Valerio Mauro, docente di teologia sacramentaria, risponde alle domande di un parroco

La scelta dei padrini, per il battesimo o per la cresima, è un tema molto sentito e spesso fonte di malumori e malintesi nelle parrocchie e nelle relazioni tra parroci e fedeli, qualche volta anche di scontro. Alcuni sacerdoti, irremovibili, non accettano padrino/madrina sposati solo civilmente, e conviventi o semplicemente senza la Cresima. Qualche genitore chiede eccezioni a questa regola o un occhio di particolare riguardo alle situazioni oggi molto cambiate. Chiedo: è stata valutata la possibilità di «introdurre» anche in Toscana la possibilità di scegliere i testimoni del Battesimo, come ad esempio ha fatto la Conferenza episcopale sarda? Sui nuovi Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, «Incontriamo Gesù», si legge: «Si demanda alle Conferenze episcopali regionali il discernimento in materia e la valutazione dell’opportunità pastorale di affiancare – solo come testimoni del rito sacramentale – quelle persone indicate dalla famiglia che, pur non avendo i requisiti prescritti, esprimono pur sempre una positiva vicinanza parentale, affettiva ed educativa».

Un parroco

Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria

La lettera inviata alla redazione di Toscana Oggi introduce una possibilità nuova all’interno di una questione ormai vecchia, ma in certe circostanze così sentita da portare a discussioni in ogni caso spiacevoli. Mi permetto in questa risposta di allargare il discorso, sapendo fin d’ora di non giungere a una conclusione definitiva, sperando, al tempo stesso, di suscitare un’ulteriore domanda. Molto spesso, infatti, non sono le risposte che ci permettono di crescere nel cammino, ma il porsi le domande giuste. Pertanto, mi sembra utile ripercorrere la svolta decisiva che ha interessato la figura dei cosiddetti padrini e madrine.
Nei primi tempi della Chiesa, i padrini sono legati a quella evangelizzazione che avveniva abitualmente a opera dei laici. Attraverso un incontro personale, iniziato fra strade e mercati, negli ambienti di lavoro, i battezzati introducevano alla fede la testimonianza della vita e il puro kerygma della morte e risurrezione del Signore Gesù. Dall’incontro personale si passava, allora, all’accoglienza nella comunità ecclesiale. Così troviamo nella Tradizione apostolica, documento normativo-liturgico di ambiente romano agli inizi del III secolo: «Coloro che si presentano per la prima volta ad ascoltare la parola, siano subito condotti alla presenza dei maestri [cioè di coloro che avrebbero spiegato loro la Parola di Dio], prima che tutto il popolo arrivi, e sia loro chiesto il motivo per cui si accostano alla fede. Coloro che li hanno condotti testimoniano se sono in grado di ascoltare la parola» (Tradizione apostolica, n. 15). Iniziava così il periodo di preparazione al battesimo, verificato durante il periodo del catecumenato da coloro che li avevano presentati alla comunità: «Quando sono scelti coloro che dovranno ricevere il battesimo, si esamini la loro vita: se hanno vissuto correttamente il loro catecumenato, se hanno onorato le vedove, se hanno visitato gli ammalati, se hanno fatto le opere buone. Se coloro che li hanno presentati testimonieranno che ciascuno si è comportato in questo modo, allora ascoltino il Vangelo» (Tradizione apostolica, n. 20). Quindi, usando il termine a noi consueto, in questa epoca di evangelizzazione, il padrino o la madrina sono garanti delle condizioni richieste per ricevere il battesimo.
Quando, attraverso le vicende del IV secolo, la fede cristiana è diventata religione di stato e si è inserita profondamente nella convivenza sociale, la figura del padrino si è trasformata nel garante per la crescita di fede dei battezzati, assumendo anche un ruolo civile. In caso di morte dei genitori, il padrino diventava tutore dell’orfano. Padrini e madrine acquisivano un legame spirituale che sarebbe stato un impedimento per la celebrazione delle nozze con i propri figliocci: ancora fino a qualche decennio fa, si chiedeva che padrini e madrine per la cresima fossero del medesimo sesso dei giovani. La figura di garante per la crescita nella vita cristiana appare chiara nell’attuale richiesta di sostegno, quando genitori non credenti chiedono il battesimo per i loro figli: la Chiesa chiede che siano i padrini ad assicurare che i battezzati possano ricevere l’istruzione necessaria per la loro vita di fede.
Come si vede le cose sono profondamente cambiate. E questo non è un problema perché il corpo vivo della Chiesa, in ascolto dello Spirito, è chiamato a riformare norme e consuetudini secondo lo scorrere dei tempi. Possiamo, però, farci una domanda: qual dovrebbe essere, oggi, il ruolo dei padrini? In questa epoca di evidente evangelizzazione, possono padrino e madrina essere una figura puramente liturgica, determinata da condizioni in qualche modo esterne alla relazione che dovranno vivere con i battezzati o cresimati? Dopo la celebrazione del battesimo, quale rapporto continueranno ad avere con i bambini che crescono? In una situazione ancora frequente, dal giorno del battesimo trascorreranno otto, nove anni prima che i bambini siano presentati alla parrocchia per l’inizio del catechismo. E in tutto questo tempo, durante il quale i genitori sono chiamati a essere evangelizzatori dei loro figli, come dice il Concilio e gli altri documenti della Chiesa, quale sarà di fatto il ruolo o la presenza dei padrini? Dobbiamo interrogarci intorno a queste realtà esistenziali che chiamano in causa molteplici relazioni, umane e di fede.
So di non avere risposto alla domanda del lettore. A mio parere, la questione posta ha il valore di suscitarne altre, che non potranno essere risolte solamente a livello normativo, ma chiederanno ulteriori riflessioni pastorali che coinvolgano l’intera comunità. Non c’è nessun problema a introdurre dei testimoni durante l’azione liturgica: potrebbe risolvere un certo tipo di problemi. Dobbiamo, tuttavia, essere coscienti che non avrebbe alcun peso nella vita di fede della comunità. Per essere credenti credibili altro ci viene richiesto: una cura e un’attenzione reciproca nel cammino di fede che s’innesti nella vita quotidiana per trasformarla dando spazio allo Spirito del Signore Gesù, il Risorto.

Originale: Toscana Oggi
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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La scelta dei padrini, per il battesimo o per la cresima, è un tema molto sentito e spesso fonte di malumori e malintesi nelle parrocchie e nelle relazioni tra parroci e fedeli, qualche volta anche di scontro. Alcuni sacerdoti, irremovibili, non accettano padrino/madrina sposati solo civilmente, e conviventi o semplicemente senza la Cresima. Qualche genitore chiede eccezioni a questa regola o un occhio di particolare riguardo alle situazioni oggi molto cambiate. Chiedo: è stata valutata la possibilità di «introdurre» anche in Toscana la possibilità di scegliere i testimoni del Battesimo, come ad esempio ha fatto la Conferenza episcopale sarda? Sui nuovi Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, «Incontriamo Gesù», si legge: «Si demanda alle Conferenze episcopali regionali il discernimento in materia e la valutazione dell’opportunità pastorale di affiancare – solo come testimoni del rito sacramentale – quelle persone indicate dalla famiglia che, pur non avendo i requisiti prescritti, esprimono pur sempre una positiva vicinanza parentale, affettiva ed educativa».

Un parroco

Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria

La lettera inviata alla redazione di Toscana Oggi introduce una possibilità nuova all’interno di una questione ormai vecchia, ma in certe circostanze così sentita da portare a discussioni in ogni caso spiacevoli. Mi permetto in questa risposta di allargare il discorso, sapendo fin d’ora di non giungere a una conclusione definitiva, sperando, al tempo stesso, di suscitare un’ulteriore domanda. Molto spesso, infatti, non sono le risposte che ci permettono di crescere nel cammino, ma il porsi le domande giuste. Pertanto, mi sembra utile ripercorrere la svolta decisiva che ha interessato la figura dei cosiddetti padrini e madrine.
Nei primi tempi della Chiesa, i padrini sono legati a quella evangelizzazione che avveniva abitualmente a opera dei laici. Attraverso un incontro personale, iniziato fra strade e mercati, negli ambienti di lavoro, i battezzati introducevano alla fede la testimonianza della vita e il puro kerygma della morte e risurrezione del Signore Gesù. Dall’incontro personale si passava, allora, all’accoglienza nella comunità ecclesiale. Così troviamo nella Tradizione apostolica, documento normativo-liturgico di ambiente romano agli inizi del III secolo: «Coloro che si presentano per la prima volta ad ascoltare la parola, siano subito condotti alla presenza dei maestri [cioè di coloro che avrebbero spiegato loro la Parola di Dio], prima che tutto il popolo arrivi, e sia loro chiesto il motivo per cui si accostano alla fede. Coloro che li hanno condotti testimoniano se sono in grado di ascoltare la parola» (Tradizione apostolica, n. 15). Iniziava così il periodo di preparazione al battesimo, verificato durante il periodo del catecumenato da coloro che li avevano presentati alla comunità: «Quando sono scelti coloro che dovranno ricevere il battesimo, si esamini la loro vita: se hanno vissuto correttamente il loro catecumenato, se hanno onorato le vedove, se hanno visitato gli ammalati, se hanno fatto le opere buone. Se coloro che li hanno presentati testimonieranno che ciascuno si è comportato in questo modo, allora ascoltino il Vangelo» (Tradizione apostolica, n. 20). Quindi, usando il termine a noi consueto, in questa epoca di evangelizzazione, il padrino o la madrina sono garanti delle condizioni richieste per ricevere il battesimo.
Quando, attraverso le vicende del IV secolo, la fede cristiana è diventata religione di stato e si è inserita profondamente nella convivenza sociale, la figura del padrino si è trasformata nel garante per la crescita di fede dei battezzati, assumendo anche un ruolo civile. In caso di morte dei genitori, il padrino diventava tutore dell’orfano. Padrini e madrine acquisivano un legame spirituale che sarebbe stato un impedimento per la celebrazione delle nozze con i propri figliocci: ancora fino a qualche decennio fa, si chiedeva che padrini e madrine per la cresima fossero del medesimo sesso dei giovani. La figura di garante per la crescita nella vita cristiana appare chiara nell’attuale richiesta di sostegno, quando genitori non credenti chiedono il battesimo per i loro figli: la Chiesa chiede che siano i padrini ad assicurare che i battezzati possano ricevere l’istruzione necessaria per la loro vita di fede.
Come si vede le cose sono profondamente cambiate. E questo non è un problema perché il corpo vivo della Chiesa, in ascolto dello Spirito, è chiamato a riformare norme e consuetudini secondo lo scorrere dei tempi. Possiamo, però, farci una domanda: qual dovrebbe essere, oggi, il ruolo dei padrini? In questa epoca di evidente evangelizzazione, possono padrino e madrina essere una figura puramente liturgica, determinata da condizioni in qualche modo esterne alla relazione che dovranno vivere con i battezzati o cresimati? Dopo la celebrazione del battesimo, quale rapporto continueranno ad avere con i bambini che crescono? In una situazione ancora frequente, dal giorno del battesimo trascorreranno otto, nove anni prima che i bambini siano presentati alla parrocchia per l’inizio del catechismo. E in tutto questo tempo, durante il quale i genitori sono chiamati a essere evangelizzatori dei loro figli, come dice il Concilio e gli altri documenti della Chiesa, quale sarà di fatto il ruolo o la presenza dei padrini? Dobbiamo interrogarci intorno a queste realtà esistenziali che chiamano in causa molteplici relazioni, umane e di fede.
So di non avere risposto alla domanda del lettore. A mio parere, la questione posta ha il valore di suscitarne altre, che non potranno essere risolte solamente a livello normativo, ma chiederanno ulteriori riflessioni pastorali che coinvolgano l’intera comunità. Non c’è nessun problema a introdurre dei testimoni durante l’azione liturgica: potrebbe risolvere un certo tipo di problemi. Dobbiamo, tuttavia, essere coscienti che non avrebbe alcun peso nella vita di fede della comunità. Per essere credenti credibili altro ci viene richiesto: una cura e un’attenzione reciproca nel cammino di fede che s’innesti nella vita quotidiana per trasformarla dando spazio allo Spirito del Signore Gesù, il Risorto.

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