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«Pace in terra agli uomini, amati dal Signore»: il vero significato della nuova traduzione

Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia

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«Pace in terra agli uomini, amati dal Signore»: il liturgista don Roberto Gulino spiega il vero significato della nuova traduzione e l’importanza di quella virgola, senza la quale si rischia di fraintendere

L’entrata in vigore del nuovo Messale romano testimonia la vitalità e la freschezza della fede cristiana. Tutto è avvenuto naturalmente! Come naturale è parsa l’accoglienza nella Chiesa della modifica – a dir poco – rivoluzionaria del Padre nostro: la «regina» delle preghiere. Aver mutato il «non ci indurre in tentazione» in «non abbandonarci alla tentazione» aiuta a comprendere la figura del Padre: non più tentatore ma salvatore.
Ma non tutto sembra risplendere. La nuova formula del Gloria sembra riproporre il vecchio spartito: la distinzione, la separazione, la divisione. Di nuovo la cultura del giudizio piuttosto che la cultura del perdono. L’aver sostituito «pace in terra agli uomini di buona volontà» con la formula «e pace in terra agli uomini amati dal Signore» riecheggia l’idea che vi siano uomini amati da Dio e altri no: bravi e cattivi, degni e non, eletti e dannati, figli e figliastri.Pericoli che reclamano un supplemento di attenzione.

Daniele Marchetti

Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia

La riflessione del nostro amico lettore ci permette di richiamare l’attenzione alla nuova traduzione italiana del Messale Romano, adottata in molte regioni italiane – come qui in Toscana – già dallo scorso autunno con l’inizio del nuovo anno liturgico, e che diventerà obbligatoria per tutta l’Italia dalla prossima Pasqua.
I vescovi italiani, dopo che nel 2008 è stata promulgata una terza edizione «emendata» del Messale Romano in latino, versione tipica e ufficiale per tutta la Chiesa cattolica di rito romano, hanno provveduto a tradurre questo testo nella nostra lingua corrente apportando non solo modifiche letterali, ma anche di adattamento rituale e di impostazione tipografica rispetto al precedente Messale italiano, pubblicato nel 1983.
Sicuramente tra i criteri principali seguiti nel comporre la nuova traduzione italiana, oltre alla fedeltà al testo latino dell’edizione tipica del 2008, troviamo la necessità di concordare le citazioni bibliche inserite all’interno del Messale con la nuova traduzione italiana della Bibbia approvata dalla Cei nel 2007 e l’esigenza di garantire la celebrabilità, e quindi necessariamente anche la cantabilità, dei testi di preghiera proposti in italiano.
È per questo che tra i cambiamenti più importanti possiamo annoverare, come già indicato da chi ci scrive, la nuova versione del Padre nostro, opportunamente rivista per cercare di rendere ragione al suo testo originale, in due momenti: dopo «rimetti a noi i nostri debiti come» è stato inserito «anche» prima di «noi li rimettiamo ai nostri debitori»; e abbiamo accolto l’espressione «non ci abbandonare alla tentazione» rispetto al precedente «non ci indurre in tentazione» (per una maggiore rispondenza al termine greco eisferein – tradotto in latino con inducas – che ha in sé una sfumatura concessiva) adottando così la stessa scelta fatta per la traduzione della Bibbia.
Anche per la nuova traduzione dell’inno del Gloria, che vede una novità nella sua parte iniziale, si è cercato di mantenere la fedeltà al testo originale di Luca 2,14 (il precedente «pace in terra agli uomini di buona volontà» traduceva la versione latina «et in terra pax homìnibus bonae voluntàtis», traduzione del greco «kaì epì ghes eiréne en antròpois eudokìas») dove il termine «eudokìas» indica gli uomini di sua benevolenza, amati da Dio, avvolti dalla sua volontà di salvezza, raggiunti dal suo amore e dalla sua misericordia.
Non è da trascurare, nella nuova traduzione italiana, la scelta operata, anche nella punteggiatura: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore». Si è mantenuto il sostantivo “uomini” per la fedeltà al testo biblico, anche se il senso poteva portare a tradurre con «umanità», e si è scelto di sostituire il precedente «di buona volontà» con «amati dal Signore», scelta fatta affiancando, oltre alla fedeltà, il criterio della cantabilità, per consentire l’utilizzo delle melodie già in uso anche con il nuovo testo.
Ma dopo «uomini» troviamo una virgola, che prima non c’era nel testo del Messale, estremamente importante, direi fondamentale, per capire il senso di queste parole perché vuole rimarcare che la pace – pienezza dei doni del Signore – è per tutti gli uomini, è rivolta a tutta l’umanità, in quanto tutta l’umanità è amata da Dio, è avvolta dal suo progetto di salvezza, è oggetto della sua misericordia. Davvero si vuole sottolineare, come avviene nel testo biblico, che tale dono è rivolto a tutti e che tutti possiamo accoglierlo nella nostra vita.
Questa nuova traduzione italiana del Messale è per tutti noi un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza del celebrare cristiano e la ricchezza del nostro essere amati da Dio.

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Originale: Toscana Oggi
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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«Pace in terra agli uomini, amati dal Signore»: il vero significato della nuova traduzione

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«Pace in terra agli uomini, amati dal Signore»: il liturgista don Roberto Gulino spiega il vero significato della nuova traduzione e l’importanza di quella virgola, senza la quale si rischia di fraintendere

L’entrata in vigore del nuovo Messale romano testimonia la vitalità e la freschezza della fede cristiana. Tutto è avvenuto naturalmente! Come naturale è parsa l’accoglienza nella Chiesa della modifica – a dir poco – rivoluzionaria del Padre nostro: la «regina» delle preghiere. Aver mutato il «non ci indurre in tentazione» in «non abbandonarci alla tentazione» aiuta a comprendere la figura del Padre: non più tentatore ma salvatore.
Ma non tutto sembra risplendere. La nuova formula del Gloria sembra riproporre il vecchio spartito: la distinzione, la separazione, la divisione. Di nuovo la cultura del giudizio piuttosto che la cultura del perdono. L’aver sostituito «pace in terra agli uomini di buona volontà» con la formula «e pace in terra agli uomini amati dal Signore» riecheggia l’idea che vi siano uomini amati da Dio e altri no: bravi e cattivi, degni e non, eletti e dannati, figli e figliastri.Pericoli che reclamano un supplemento di attenzione.

Daniele Marchetti

Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia

La riflessione del nostro amico lettore ci permette di richiamare l’attenzione alla nuova traduzione italiana del Messale Romano, adottata in molte regioni italiane – come qui in Toscana – già dallo scorso autunno con l’inizio del nuovo anno liturgico, e che diventerà obbligatoria per tutta l’Italia dalla prossima Pasqua.
I vescovi italiani, dopo che nel 2008 è stata promulgata una terza edizione «emendata» del Messale Romano in latino, versione tipica e ufficiale per tutta la Chiesa cattolica di rito romano, hanno provveduto a tradurre questo testo nella nostra lingua corrente apportando non solo modifiche letterali, ma anche di adattamento rituale e di impostazione tipografica rispetto al precedente Messale italiano, pubblicato nel 1983.
Sicuramente tra i criteri principali seguiti nel comporre la nuova traduzione italiana, oltre alla fedeltà al testo latino dell’edizione tipica del 2008, troviamo la necessità di concordare le citazioni bibliche inserite all’interno del Messale con la nuova traduzione italiana della Bibbia approvata dalla Cei nel 2007 e l’esigenza di garantire la celebrabilità, e quindi necessariamente anche la cantabilità, dei testi di preghiera proposti in italiano.
È per questo che tra i cambiamenti più importanti possiamo annoverare, come già indicato da chi ci scrive, la nuova versione del Padre nostro, opportunamente rivista per cercare di rendere ragione al suo testo originale, in due momenti: dopo «rimetti a noi i nostri debiti come» è stato inserito «anche» prima di «noi li rimettiamo ai nostri debitori»; e abbiamo accolto l’espressione «non ci abbandonare alla tentazione» rispetto al precedente «non ci indurre in tentazione» (per una maggiore rispondenza al termine greco eisferein – tradotto in latino con inducas – che ha in sé una sfumatura concessiva) adottando così la stessa scelta fatta per la traduzione della Bibbia.
Anche per la nuova traduzione dell’inno del Gloria, che vede una novità nella sua parte iniziale, si è cercato di mantenere la fedeltà al testo originale di Luca 2,14 (il precedente «pace in terra agli uomini di buona volontà» traduceva la versione latina «et in terra pax homìnibus bonae voluntàtis», traduzione del greco «kaì epì ghes eiréne en antròpois eudokìas») dove il termine «eudokìas» indica gli uomini di sua benevolenza, amati da Dio, avvolti dalla sua volontà di salvezza, raggiunti dal suo amore e dalla sua misericordia.
Non è da trascurare, nella nuova traduzione italiana, la scelta operata, anche nella punteggiatura: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore». Si è mantenuto il sostantivo “uomini” per la fedeltà al testo biblico, anche se il senso poteva portare a tradurre con «umanità», e si è scelto di sostituire il precedente «di buona volontà» con «amati dal Signore», scelta fatta affiancando, oltre alla fedeltà, il criterio della cantabilità, per consentire l’utilizzo delle melodie già in uso anche con il nuovo testo.
Ma dopo «uomini» troviamo una virgola, che prima non c’era nel testo del Messale, estremamente importante, direi fondamentale, per capire il senso di queste parole perché vuole rimarcare che la pace – pienezza dei doni del Signore – è per tutti gli uomini, è rivolta a tutta l’umanità, in quanto tutta l’umanità è amata da Dio, è avvolta dal suo progetto di salvezza, è oggetto della sua misericordia. Davvero si vuole sottolineare, come avviene nel testo biblico, che tale dono è rivolto a tutti e che tutti possiamo accoglierlo nella nostra vita.
Questa nuova traduzione italiana del Messale è per tutti noi un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza del celebrare cristiano e la ricchezza del nostro essere amati da Dio.

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