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P. Spadaro: l’Europa di Francesco, inclusiva e in movimento

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“La riflessione sul processo europeo porta Papa Francesco a lanciare la sfida di aggiornare l’idea di Europa”. E’ uno dei passaggi dell’articolo pubblicato dapadre Antonio Spadaro sull’ultimo numero di Civiltà Cattolica. Nell’articolo, dal titolo “Lo sguardo di Magellano”, il direttore della rivista dei gesuiti si sofferma sul sogno europeo di Francesco, alla luce del discorso pronunciato dal Pontefice in occasione della consegna del Premio Carlo Magno.Alessandro Gisotti ha chiesto a padre Spadaro cosa significhi lo “sguardo di Magellano” con cui il Papa latinoamericano guarda all’Europa:

R. – Papa Francesco ci ha abituati a guardare al centro dalle periferie. Questo significa che la realtà, il cuore delle cose lo si percepisce realmente se si avverte il battito del sangue proprio nella circolazione periferica. Noi abbiamo visto come Papa Francesco ha iniziato i suoi viaggi europei da Lampedusa, che è stato il primo grande viaggio europeo, più che italiano; e poi, al di là della cronologia, ha proseguito circondando i confini dell’Europa, quindi Lesbo, Istanbul, Sarajevo, poi andrà a Lund … In qualche modo è come se Papa Francesco stesse circumnavigando l’Europa per coglierne il cuore profondo. Papa Francesco è stato, tra l’altro, anche a Tirana, e da qui è rimbalzato a Strasburgo: è molto interessante, questo. Cioè il Papa ha raggiunto il cuore delle istituzioni europee guardando da un Paese che ancora deve entrare nell’Unione Europea e un Paese a maggioranza musulmana. Quindi, “lo sguardo di Magellano” – che è un’espressione proprio di Francesco – è uno sguardo che guarda all’Europa dal punto di vista di un esploratore.

D. – C’è un rinnovamento, un aggiornamento dell’idea che l’Europa ha di se stessa, che Francesco sta proponendo?

R. – Sì: Papa Francesco ha detto più volte che il tempo è superiore allo spazio. Allora, la sua visione è legata al divenire, al superamento dialettico di muri e ostacoli che avviene nel tempo. Per Papa Francesco, l’Europa non è una cosa, è un processo tuttora in atto all’interno di un mondo molto complesso e fortemente in movimento. Papa Francesco ha notato come i grandi Padri dell’Europa, che ha citato nel suo discorso per il Premio Carlo Magno, hanno articolato un progetto illuminato che è “work in progress”, che si sta compiendo. L’Europa è tentata di voler assicurare e dominare spazi, più che generare processi di inclusione e di trasformazione. Ma in questo modo, considerando se stessa come spazio da proteggere, andrà sempre più trincerandosi; invece deve accettare questo movimento nel tempo, questo processo che rende l’Europa se stessa, quella che è sempre stata, cioè un processo di integrazione di culture, di prospettive, di modi di vita.

D. – Nella recente intervista a “La Croix” in cui il Papa ha parlato molto dell’Europa, ha sottolineato che il dovere del cristianesimo per l’Europa, appunto, è il servizio. Come si declina oggi questo richiamo?

R. – Il Papa ha parlato delle radici cristiane dell’Europa, ma riconosce queste radici in un gesto: il gesto della lavanda dei piedi. Tutto sommato, qui si coglie il senso profondo del cristianesimo che non è la conquista del potere o mettersi, costituirsi in un partito, perché il momento in cui il cristiano si costruisce come una parte dentro il tutto, si mette in contrasto con altri, quindi individua un nemico. Qui il compito del cristianesimo oggi non è individuare i propri nemici, ma essere di servizio a questa umanità. Il Papa attinge al pensiero di un grande gesuita, filosofo e teologo Przywara, un tedesco di origine polacca – che ha citato esplicitamente sia nel suo discorso per il Premio Carlo Magno, sia nell’intervista a “La Croix”.

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R. – Papa Francesco ci ha abituati a guardare al centro dalle periferie. Questo significa che la realtà, il cuore delle cose lo si percepisce realmente se si avverte il battito del sangue proprio nella circolazione periferica. Noi abbiamo visto come Papa Francesco ha iniziato i suoi viaggi europei da Lampedusa, che è stato il primo grande viaggio europeo, più che italiano; e poi, al di là della cronologia, ha proseguito circondando i confini dell’Europa, quindi Lesbo, Istanbul, Sarajevo, poi andrà a Lund … In qualche modo è come se Papa Francesco stesse circumnavigando l’Europa per coglierne il cuore profondo. Papa Francesco è stato, tra l’altro, anche a Tirana, e da qui è rimbalzato a Strasburgo: è molto interessante, questo. Cioè il Papa ha raggiunto il cuore delle istituzioni europee guardando da un Paese che ancora deve entrare nell’Unione Europea e un Paese a maggioranza musulmana. Quindi, “lo sguardo di Magellano” – che è un’espressione proprio di Francesco – è uno sguardo che guarda all’Europa dal punto di vista di un esploratore.

D. – C’è un rinnovamento, un aggiornamento dell’idea che l’Europa ha di se stessa, che Francesco sta proponendo?

R. – Sì: Papa Francesco ha detto più volte che il tempo è superiore allo spazio. Allora, la sua visione è legata al divenire, al superamento dialettico di muri e ostacoli che avviene nel tempo. Per Papa Francesco, l’Europa non è una cosa, è un processo tuttora in atto all’interno di un mondo molto complesso e fortemente in movimento. Papa Francesco ha notato come i grandi Padri dell’Europa, che ha citato nel suo discorso per il Premio Carlo Magno, hanno articolato un progetto illuminato che è “work in progress”, che si sta compiendo. L’Europa è tentata di voler assicurare e dominare spazi, più che generare processi di inclusione e di trasformazione. Ma in questo modo, considerando se stessa come spazio da proteggere, andrà sempre più trincerandosi; invece deve accettare questo movimento nel tempo, questo processo che rende l’Europa se stessa, quella che è sempre stata, cioè un processo di integrazione di culture, di prospettive, di modi di vita.

D. – Nella recente intervista a “La Croix” in cui il Papa ha parlato molto dell’Europa, ha sottolineato che il dovere del cristianesimo per l’Europa, appunto, è il servizio. Come si declina oggi questo richiamo?

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R. – Il Papa ha parlato delle radici cristiane dell’Europa, ma riconosce queste radici in un gesto: il gesto della lavanda dei piedi. Tutto sommato, qui si coglie il senso profondo del cristianesimo che non è la conquista del potere o mettersi, costituirsi in un partito, perché il momento in cui il cristiano si costruisce come una parte dentro il tutto, si mette in contrasto con altri, quindi individua un nemico. Qui il compito del cristianesimo oggi non è individuare i propri nemici, ma essere di servizio a questa umanità. Il Papa attinge al pensiero di un grande gesuita, filosofo e teologo Przywara, un tedesco di origine polacca – che ha citato esplicitamente sia nel suo discorso per il Premio Carlo Magno, sia nell’intervista a “La Croix”.

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