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Onora il Figlio e la Figlia

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Onora il Figlio e la Figlia, Salani, 2006

 

“I vostri figli non sono vostri.

Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi.

 E, benché vivano con voi, ciò non di  meno non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri.

Perché essi hanno i loro, di pensieri.

Potete custodire i loro corpi ma non le loro anime,

perché le loro anime abitano la casa del futuro,

che neppure in sogno potete visitare.

Potrete cercare di essere simili a loro, ma non potere farli simili a voi.

Perché la vita procede e non si attarda mai sopra il passato.

Voi siete gli archi da cui i figli come frecce vive sono scoccati avanti.

L’arciere vede il bersaglio sulla linea dell’infinito, e con la forza vi tende,

perché le frecce vadano rapide e lontane.

E che il vostro tendervi nella mano dell’arciere avvenga nella Gioia;

perché, come ama le frecce che volano, così ama l’arco che sta fermo.”

 Kahlil Gibran

 

Educare oggi è non solo difficile ma soprattutto scoraggiante. Una società dove tutto è il contrario di tutto, dove ogni principio del passato si è liquefatto ed entrato a far parte del magma mentale fluido che caratterizza pressoché tutte le società occidentali, essere genitori non è più un desiderio dell’anima ma un obbligo “della specie”.

Un  caos dove egotismo, materialismo ed esteriorità sembrano essere le cromie dominanti è ovvio che la scelta difficili di vivere una genitorialità che implica sempre abnegazione, spiritualità ed ossequio dell’identità della differenza sono tanto improponibili quanto irrealizzabili.

Ed ecco pertanto, che aiutati anche dagli avvenimenti di cronaca, diveniamo sempre più impermeabili all’amore vero. A quell’amore che ci ha allontanato sempre più da un’identità istintuale e priva di trascendenza. Se il nostro vissuto passato e personale ci ha arricchito di un

esperienza complessa questa viene o appiattita dalla società o rimossa dal subconscio che sembra essere programmato solo per il transito e la riproposta di schemi predefiniti che hanno la loro scaturigine nelle frustrazioni.

Spesso si viene plasmati nella negazione di una sola e vera identità della creazione, per poi essere nutriti dai mass media e dalla società con tutta una serie di contraddizioni. Assorbiamo al contempo il mondo dorato delle pubblicità, la vacuità intellettuale e morale dei talk show, serie tv del tutto astratte di lupi mannari ed altri insulti al creatore, notiziari che ci illustrano un pianeta dall’umanità disperata e migrante, politici che dovrebbero legiferare per il bene del paese ma che ancora non hanno imparato le basi dell’educazione e del rispetto e insultano le loro colleghe parlamentari.

Essere genitori, essere amanti del rispetto della vita nella vita ed educare così i propri figli a dispetto di tutto ciò che la contingenza impone è un viaggio oltremodo temerario.

Per tutti coloro che comunque non desiderano arrendersi Onora il Figlio e la Figlia e un gancio in mezzo al cielo. Tra i tanti testi che trattano della “trincea” di chi nel privato e/o nel sociale si occupa dell’infanzia questo è sicuramente diretto, chiaro e sostanzioso nel mostrare cosa l’infanzia rappresenta e cosa necessità per non essere distrutta.

Una persona la cui infanzia è stata distrutta assomiglierà per tutta la vita più ad una mina vagante che ad una persona che fa la differenza.

Onora il Figlio e la Figlia è un opera senza eccessivi giri di parole, equilibrato nella proposta della descrizione dei problemi e delle soluzioni nei due generi. Che che se ne voglia dire se si parte dal presupposto di far fiorire l’infanzia – e non di deformare il genere umano – i genere sono due, non tre, non quattro e non cento mila.

Al momento della nascita il bambino non è un adulto “formato standard ” – in virtù dei due gameti da cui ha avuto origine – ma purtroppo infeltrito da un lavaggio in lavatrice e per questa ragione nutrendolo, picchiandolo, stiracchiandolo ed opprimendolo sotto una super pressa e governando la sua anima come dei maniaci “dell’essere funzionale” si avrà “quell’ adulto” prestabilito.

Il bambino è un adulto in divenire, certo, ma di un futuro che chicchessia non sarà mai in grado di prognosticare.

Le nostre due autrici ci illustrano in modo molto chiaro quali sono le difficoltà del passato e del presente ma richiamano anche la nostra attenzione ad una dimensione costituzionale, genetica della psiche di un bambino e ci insegnano che l’infanzia è un’alba alla quale segue un ciclo e così come il sole non decide ogni giorno che potrebbe cambiare le cose a suo piacimento sconvolgendo così l’intero universo da cui dipende egualmente l’infanzia va conosciuta ed accompagnata nel suo percorso.

Onora il Figlio e la Figlia è l’undicesimo comandamento proposto dalla Fondazione Movimento del Bambino: onorare significa rispettare e amare, e amore e rispetto si esprimono in una serie di comportamenti.

I genitori possono dare ai figli soltanto due cose: radici e ali. Radici per trarre l’energia necessaria a vivere e crescere, per poter essere stabili, forti ed Ali per essere indipendenti, liberi, per volare in alto, nel cielo della piena autonomia e della realizzazione.

La maternità e la paternità non sono eventi biologici, ma espressione di amore, di crescita, di generosità, perché bisogna sempre ricordare che “se l’infanzia di una bambino è stata buia, triste, grigia, spaventata … egli diventa adulto ma dentro di lui il bambino aspetta, murato nel semisonno dell’attesa. “

Rispettare, amare e riconoscere nell’altro la sua unicità e al contempo la sua ad immago dei.

Tutto questo è estenuante ed invalicabile, questa è il fil rouge, costi quel che costi.

[review]

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Onora il Figlio e la Figlia

  

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Onora il Figlio e la Figlia, Salani, 2006

 

“I vostri figli non sono vostri.

Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi.

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 E, benché vivano con voi, ciò non di  meno non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri.

Perché essi hanno i loro, di pensieri.

Potete custodire i loro corpi ma non le loro anime,

perché le loro anime abitano la casa del futuro,

che neppure in sogno potete visitare.

Potrete cercare di essere simili a loro, ma non potere farli simili a voi.

Perché la vita procede e non si attarda mai sopra il passato.

Voi siete gli archi da cui i figli come frecce vive sono scoccati avanti.

L’arciere vede il bersaglio sulla linea dell’infinito, e con la forza vi tende,

perché le frecce vadano rapide e lontane.

E che il vostro tendervi nella mano dell’arciere avvenga nella Gioia;

perché, come ama le frecce che volano, così ama l’arco che sta fermo.”

 Kahlil Gibran

 

Educare oggi è non solo difficile ma soprattutto scoraggiante. Una società dove tutto è il contrario di tutto, dove ogni principio del passato si è liquefatto ed entrato a far parte del magma mentale fluido che caratterizza pressoché tutte le società occidentali, essere genitori non è più un desiderio dell’anima ma un obbligo “della specie”.

Un  caos dove egotismo, materialismo ed esteriorità sembrano essere le cromie dominanti è ovvio che la scelta difficili di vivere una genitorialità che implica sempre abnegazione, spiritualità ed ossequio dell’identità della differenza sono tanto improponibili quanto irrealizzabili.

Ed ecco pertanto, che aiutati anche dagli avvenimenti di cronaca, diveniamo sempre più impermeabili all’amore vero. A quell’amore che ci ha allontanato sempre più da un’identità istintuale e priva di trascendenza. Se il nostro vissuto passato e personale ci ha arricchito di un

esperienza complessa questa viene o appiattita dalla società o rimossa dal subconscio che sembra essere programmato solo per il transito e la riproposta di schemi predefiniti che hanno la loro scaturigine nelle frustrazioni.

Spesso si viene plasmati nella negazione di una sola e vera identità della creazione, per poi essere nutriti dai mass media e dalla società con tutta una serie di contraddizioni. Assorbiamo al contempo il mondo dorato delle pubblicità, la vacuità intellettuale e morale dei talk show, serie tv del tutto astratte di lupi mannari ed altri insulti al creatore, notiziari che ci illustrano un pianeta dall’umanità disperata e migrante, politici che dovrebbero legiferare per il bene del paese ma che ancora non hanno imparato le basi dell’educazione e del rispetto e insultano le loro colleghe parlamentari.

Essere genitori, essere amanti del rispetto della vita nella vita ed educare così i propri figli a dispetto di tutto ciò che la contingenza impone è un viaggio oltremodo temerario.

Per tutti coloro che comunque non desiderano arrendersi Onora il Figlio e la Figlia e un gancio in mezzo al cielo. Tra i tanti testi che trattano della “trincea” di chi nel privato e/o nel sociale si occupa dell’infanzia questo è sicuramente diretto, chiaro e sostanzioso nel mostrare cosa l’infanzia rappresenta e cosa necessità per non essere distrutta.

Una persona la cui infanzia è stata distrutta assomiglierà per tutta la vita più ad una mina vagante che ad una persona che fa la differenza.

Onora il Figlio e la Figlia è un opera senza eccessivi giri di parole, equilibrato nella proposta della descrizione dei problemi e delle soluzioni nei due generi. Che che se ne voglia dire se si parte dal presupposto di far fiorire l’infanzia – e non di deformare il genere umano – i genere sono due, non tre, non quattro e non cento mila.

Al momento della nascita il bambino non è un adulto “formato standard ” – in virtù dei due gameti da cui ha avuto origine – ma purtroppo infeltrito da un lavaggio in lavatrice e per questa ragione nutrendolo, picchiandolo, stiracchiandolo ed opprimendolo sotto una super pressa e governando la sua anima come dei maniaci “dell’essere funzionale” si avrà “quell’ adulto” prestabilito.

Il bambino è un adulto in divenire, certo, ma di un futuro che chicchessia non sarà mai in grado di prognosticare.

Le nostre due autrici ci illustrano in modo molto chiaro quali sono le difficoltà del passato e del presente ma richiamano anche la nostra attenzione ad una dimensione costituzionale, genetica della psiche di un bambino e ci insegnano che l’infanzia è un’alba alla quale segue un ciclo e così come il sole non decide ogni giorno che potrebbe cambiare le cose a suo piacimento sconvolgendo così l’intero universo da cui dipende egualmente l’infanzia va conosciuta ed accompagnata nel suo percorso.

Onora il Figlio e la Figlia è l’undicesimo comandamento proposto dalla Fondazione Movimento del Bambino: onorare significa rispettare e amare, e amore e rispetto si esprimono in una serie di comportamenti.

I genitori possono dare ai figli soltanto due cose: radici e ali. Radici per trarre l’energia necessaria a vivere e crescere, per poter essere stabili, forti ed Ali per essere indipendenti, liberi, per volare in alto, nel cielo della piena autonomia e della realizzazione.

La maternità e la paternità non sono eventi biologici, ma espressione di amore, di crescita, di generosità, perché bisogna sempre ricordare che “se l’infanzia di una bambino è stata buia, triste, grigia, spaventata … egli diventa adulto ma dentro di lui il bambino aspetta, murato nel semisonno dell’attesa. “

Rispettare, amare e riconoscere nell’altro la sua unicità e al contempo la sua ad immago dei.

Tutto questo è estenuante ed invalicabile, questa è il fil rouge, costi quel che costi.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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