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“Non si è cristiani senza appartenere a un popoloˮ

Il Papa all'Angelus

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L’Angelus del Papa: “Dio ha scelto di camminare con l’umanitàˮ. Il ricordo della nuova beata Leonella Sgorbati, e la preghiera per l’Africa

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Non si è cristiani senza appartenere a un popolo. Lo ha detto Francesco all’Angelus di domenica 27 maggio 2018, festa della Trinità, al termine del quale ha ricordato la nuova beata Leonella Sgorbati, la religiosa uccisa dai fondamentalisti a Mogadiscio nel 2006, in seguito alla strumentalizzazione delle parole pronunciate da Benedetto XVI a Ratisbona: Papa Bergoglio ha chiesto ai fedeli in piazza San Pietro di pregare un’Ave Maria per la pace in Africa.  

«Le Letture bibliche oggi ci fanno capire – ha detto – come Dio non voglia tanto rivelarci che Lui esiste, quanto piuttosto che è il “Dio con noi”, che ci ama, è interessato alla nostra storia personale e si prende cura di ognuno, a partire dai più piccoli e bisognosi. Egli “è Dio lassù nei cieliˮ ma anche “quaggiù sulla terraˮ. Pertanto, noi non crediamo in una entità lontana, no, indifferente, no… ma al contrario nell’Amore che ha creato l’universo e ha generato un popolo, si è fatto carne, è morto e risorto per noi, e come Spirito Santo tutto trasforma e porta a pienezza».  
  
«San Paolo, che in prima persona ha sperimentato questa trasformazione operata da Dio-Amore, ci comunica il suo desiderio di essere chiamato Padre, anzi “Papà”, Dio è Papà nostro, con la totale confidenza di un bimbo che si abbandona nelle braccia di chi gli ha dato la vita». E grazie allo Spirito Santo che agisce «in noi», Gesù Cristo non si riduce «a un personaggio del passato, no, ma che lo sentiamo vicino, nostro contemporaneo, e sperimentiamo la gioia di essere figli amati da Dio». Infine, nel Vangelo». La missione che ci affida è quella di «annunciare e testimoniare a tutti il suo Vangelo e così dilatare la comunione con Lui e la gioia che ne deriva». Dio, ha aggiunto a braccio il Pontefice, «ci riempie di gioia e la gioia è un po’ il linguaggio del cristiano». 
  
«Dunque, la festa della Santissima Trinità – ha spiegato ancora Francesco – ci fa contemplare il mistero di un Dio che incessantemente crea, redime e santifica, sempre con amore e per amore, e ad ogni creatura che lo accoglie dona di riflettere un raggio della sua bellezza, bontà e verità».  
  
«Egli da sempre ha scelto di camminare con l’umanità e forma un popolo che sia benedizione per tutte le nazioni e per ogni persona, nessuna esclusa. Il cristiano non è una persona isolata, appartiene a un popolo, non si può essere cristiano senza tale appartenenza e comunione» 
  
Dopo la recita della preghiera, Papa Bergoglio ha continuato: «Ieri a Piacenza è stata proclamata beata Leonella Sgorbati, uccisa in odio alla fede a Mogadsicio, in Somalia. La sua vita spesa e per il Vangelo e al servizio dei poveri come pure il suo martirio rappresentano un pegno per l’Africa. Preghiamo per l’Africa perché ci sia la pace», ha detto, recitando un’Ave Maria insieme ai fedeli radunati nella piazza. Infine il Papa, in occasione della Giornata del Sollievo, ha salutato quanti erano radunati al Policlinico Gemelli per promuovere la solidarietà con le persone affette da gravi malattie. E ha esortato tutti a «riconoscere i bisogni anche spirituali delle persone malate e stare loro vicino con tenerezza alle persone malate». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Non si è cristiani senza appartenere a un popolo. Lo ha detto Francesco all’Angelus di domenica 27 maggio 2018, festa della Trinità, al termine del quale ha ricordato la nuova beata Leonella Sgorbati, la religiosa uccisa dai fondamentalisti a Mogadiscio nel 2006, in seguito alla strumentalizzazione delle parole pronunciate da Benedetto XVI a Ratisbona: Papa Bergoglio ha chiesto ai fedeli in piazza San Pietro di pregare un’Ave Maria per la pace in Africa.  

«Le Letture bibliche oggi ci fanno capire – ha detto – come Dio non voglia tanto rivelarci che Lui esiste, quanto piuttosto che è il “Dio con noi”, che ci ama, è interessato alla nostra storia personale e si prende cura di ognuno, a partire dai più piccoli e bisognosi. Egli “è Dio lassù nei cieliˮ ma anche “quaggiù sulla terraˮ. Pertanto, noi non crediamo in una entità lontana, no, indifferente, no… ma al contrario nell’Amore che ha creato l’universo e ha generato un popolo, si è fatto carne, è morto e risorto per noi, e come Spirito Santo tutto trasforma e porta a pienezza».  
  
«San Paolo, che in prima persona ha sperimentato questa trasformazione operata da Dio-Amore, ci comunica il suo desiderio di essere chiamato Padre, anzi “Papà”, Dio è Papà nostro, con la totale confidenza di un bimbo che si abbandona nelle braccia di chi gli ha dato la vita». E grazie allo Spirito Santo che agisce «in noi», Gesù Cristo non si riduce «a un personaggio del passato, no, ma che lo sentiamo vicino, nostro contemporaneo, e sperimentiamo la gioia di essere figli amati da Dio». Infine, nel Vangelo». La missione che ci affida è quella di «annunciare e testimoniare a tutti il suo Vangelo e così dilatare la comunione con Lui e la gioia che ne deriva». Dio, ha aggiunto a braccio il Pontefice, «ci riempie di gioia e la gioia è un po’ il linguaggio del cristiano». 
  
«Dunque, la festa della Santissima Trinità – ha spiegato ancora Francesco – ci fa contemplare il mistero di un Dio che incessantemente crea, redime e santifica, sempre con amore e per amore, e ad ogni creatura che lo accoglie dona di riflettere un raggio della sua bellezza, bontà e verità».  
  
«Egli da sempre ha scelto di camminare con l’umanità e forma un popolo che sia benedizione per tutte le nazioni e per ogni persona, nessuna esclusa. Il cristiano non è una persona isolata, appartiene a un popolo, non si può essere cristiano senza tale appartenenza e comunione» 
  
Dopo la recita della preghiera, Papa Bergoglio ha continuato: «Ieri a Piacenza è stata proclamata beata Leonella Sgorbati, uccisa in odio alla fede a Mogadsicio, in Somalia. La sua vita spesa e per il Vangelo e al servizio dei poveri come pure il suo martirio rappresentano un pegno per l’Africa. Preghiamo per l’Africa perché ci sia la pace», ha detto, recitando un’Ave Maria insieme ai fedeli radunati nella piazza. Infine il Papa, in occasione della Giornata del Sollievo, ha salutato quanti erano radunati al Policlinico Gemelli per promuovere la solidarietà con le persone affette da gravi malattie. E ha esortato tutti a «riconoscere i bisogni anche spirituali delle persone malate e stare loro vicino con tenerezza alle persone malate». 

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