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“Non servono gli oroscopi, ma fiducia nelle sorprese di Dio”

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Il vero cristiano non si affida a negromanti, non resta statico, cammina continuamente, sempre aperto alle novità ed «eredità» del Signore
 
DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

Il vero cristiano non resta fermo, ma procede sempre fidandosi del Signore e delle Sue sorprese. Dunque, non gli servono oroscopi o negromanti per conoscere il futuro. Lo afferma Papa Francesco nell’omelia di questa mattina, 26 giugno, alla messa a Casa Santa Marta, l’ultima prima della pausa estiva.  

 

 

Il Pontefice – riporta Radio Vaticana – medita sulla prima Lettura di oggi, tratta dalla Genesi, riflettendo sulla figura di Abramo in cui «c’è lo stile della vita cristiana, lo stile di noi come popolo», basato su tre dimensioni: lo «spogliamento», la «promessa» e la «benedizione». Dice il Vescovo di Roma: il cristiano «fermo» non è «vero cristiano». Il Papa ribadisce dunque l’esortazione a non rimanere statici, a non «installarsi troppo»: bisogna «fidarsi di Dio» e seguirLo sempre. 

 

Il Signore invita Abramo ad andarsene dal suo paese, dalla casa di suo padre: ecco, «essere cristiano porta sempre questa dimensione di spogliamento che trova la sua pienezza nello spogliamento di Gesù nella Croce. Sempre c’è un “vattene”, “lascia”, per dare il primo passo: “Lascia e vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre”». Se si fa «un po’ di memoria vedremo che nei Vangeli la vocazione dei discepoli è un “vattene, lascia” e “vieni”». I cristiani per Francesco devono avere la «capacità» di essere spogliati, altrimenti non sono «autentici», come non lo sono le persone che non si lasciano «spogliare e crocifiggere con Gesù».  

 

Abramo «per fede obbedì», lasciando la sua terra e dirigendosi verso un’altra da «ricevere in eredità», ma senza conoscere la destinazione. Ammonisce il Papa: «Il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante che ha la sfera di cristallo, vuole che gli legga la mano… No, no. Non sa dove va. Va guidato. E questo è come una prima dimensione della nostra vita cristiana: lo spogliamento. Ma, lo spogliamento perché? Per una ascesi ferma? No, no! Per andare verso una promessa. E questa è la seconda».  

 

Evidenzia il Pontefice: «Noi siamo uomini e donne che camminiamo verso una promessa, verso un incontro, verso qualcosa che dobbiamo ricevere in eredità». 

Eppure Abramo non edifica una casa, bensì «pianta una tenda», a indicare che «è in cammino e si fida di Dio»; edifica un altare «per adorare il Signore». E poi «continua a camminare», vive «sempre in cammino». 

 

il percorso di ogni uomo inizia «tutti i giorni al mattino; il cammino di affidarsi al Signore, il cammino aperto alle sorprese del Signore, tante volte non buone, tante volte brutte – pensiamo ad una malattia, ad una morte – ma aperto, perché io so che Tu mi porterai ad un posto sicuro, ad una terra che Tu hai preparato per me»: eccolo, «l’uomo in cammino, l’uomo che vive in una tenda, una tenda spirituale». 

 

Poi Papa Bergoglio avverte: l’anima, quando «si sistema troppo, si installa troppo perde questa dimensione di andare verso la promessa e invece di camminare verso la promessa, porta la promessa e possiede la promessa. E questo non va, non è propriamente cristiano». 

 

Dal «seme dell’inizio della nostra famiglia» cristiana, emerge un’altra caratteristica, la benedizione: il cristiano è un uomo, una donna che «benedice». Il credente in Cristo «dice bene di Dio e dice bene degli altri» e «si fa benedire da Dio e dagli altri». Questa è la struttura della «nostra vita cristiana», perché tutti, «anche» i laici, sono chiamati a «benedire gli altri, dire bene degli altri e dire bene a Dio degli altri». Invece spesso si è abituati «a non dire bene» del prossimo: capita quando – denuncia – «la lingua si muove un po’ come vuole». In conclusione il Papa osserva e incoraggia: in fondo, la vita cristiana è «così semplice». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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DOMENICO AGASSO JR
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Il vero cristiano non resta fermo, ma procede sempre fidandosi del Signore e delle Sue sorprese. Dunque, non gli servono oroscopi o negromanti per conoscere il futuro. Lo afferma Papa Francesco nell’omelia di questa mattina, 26 giugno, alla messa a Casa Santa Marta, l’ultima prima della pausa estiva.  

 

 

Il Pontefice – riporta Radio Vaticana – medita sulla prima Lettura di oggi, tratta dalla Genesi, riflettendo sulla figura di Abramo in cui «c’è lo stile della vita cristiana, lo stile di noi come popolo», basato su tre dimensioni: lo «spogliamento», la «promessa» e la «benedizione». Dice il Vescovo di Roma: il cristiano «fermo» non è «vero cristiano». Il Papa ribadisce dunque l’esortazione a non rimanere statici, a non «installarsi troppo»: bisogna «fidarsi di Dio» e seguirLo sempre. 

 

Il Signore invita Abramo ad andarsene dal suo paese, dalla casa di suo padre: ecco, «essere cristiano porta sempre questa dimensione di spogliamento che trova la sua pienezza nello spogliamento di Gesù nella Croce. Sempre c’è un “vattene”, “lascia”, per dare il primo passo: “Lascia e vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre”». Se si fa «un po’ di memoria vedremo che nei Vangeli la vocazione dei discepoli è un “vattene, lascia” e “vieni”». I cristiani per Francesco devono avere la «capacità» di essere spogliati, altrimenti non sono «autentici», come non lo sono le persone che non si lasciano «spogliare e crocifiggere con Gesù».  

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Abramo «per fede obbedì», lasciando la sua terra e dirigendosi verso un’altra da «ricevere in eredità», ma senza conoscere la destinazione. Ammonisce il Papa: «Il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante che ha la sfera di cristallo, vuole che gli legga la mano… No, no. Non sa dove va. Va guidato. E questo è come una prima dimensione della nostra vita cristiana: lo spogliamento. Ma, lo spogliamento perché? Per una ascesi ferma? No, no! Per andare verso una promessa. E questa è la seconda».  

 

Evidenzia il Pontefice: «Noi siamo uomini e donne che camminiamo verso una promessa, verso un incontro, verso qualcosa che dobbiamo ricevere in eredità». 

Eppure Abramo non edifica una casa, bensì «pianta una tenda», a indicare che «è in cammino e si fida di Dio»; edifica un altare «per adorare il Signore». E poi «continua a camminare», vive «sempre in cammino». 

 

il percorso di ogni uomo inizia «tutti i giorni al mattino; il cammino di affidarsi al Signore, il cammino aperto alle sorprese del Signore, tante volte non buone, tante volte brutte – pensiamo ad una malattia, ad una morte – ma aperto, perché io so che Tu mi porterai ad un posto sicuro, ad una terra che Tu hai preparato per me»: eccolo, «l’uomo in cammino, l’uomo che vive in una tenda, una tenda spirituale». 

 

Poi Papa Bergoglio avverte: l’anima, quando «si sistema troppo, si installa troppo perde questa dimensione di andare verso la promessa e invece di camminare verso la promessa, porta la promessa e possiede la promessa. E questo non va, non è propriamente cristiano». 

 

Dal «seme dell’inizio della nostra famiglia» cristiana, emerge un’altra caratteristica, la benedizione: il cristiano è un uomo, una donna che «benedice». Il credente in Cristo «dice bene di Dio e dice bene degli altri» e «si fa benedire da Dio e dagli altri». Questa è la struttura della «nostra vita cristiana», perché tutti, «anche» i laici, sono chiamati a «benedire gli altri, dire bene degli altri e dire bene a Dio degli altri». Invece spesso si è abituati «a non dire bene» del prossimo: capita quando – denuncia – «la lingua si muove un po’ come vuole». In conclusione il Papa osserva e incoraggia: in fondo, la vita cristiana è «così semplice». 

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