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“Non sarà Natale se ci riempiremo di doni senza aiutare i poveri”

«Un Natale ricco di sorprese, ma delle sorprese di Gesù! Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa».

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Il Papa all’udienza generale invita i fedeli a prendersi un po’ di tempo per contemplare in silenzio la scena del presepe in modo da «aprire il cuore ed essere disposti alle sorprese»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero». All’udienza generale che precede il Natale, il Papa rileva che «purtroppo» si può «sbagliare festa», «preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra», correre «come mai durante l’anno», facendo «l’opposto di quel che Gesù vuole»: Natale è invece «preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo», ha detto Francesco, che ha invitato i fedeli a prendersi un po’ di tempo per contemplare in silenzio la scena del presepe in modo da «aprire il cuore ed essere disposti alle sorprese, cioè ad un cambio di vita inaspettato». 

 

«Tra sei giorni sarà Natale, gli alberi, gli addobbi e le luci ovunque ricordano che anche quest’anno sarà festa. La macchina pubblicitaria invita a scambiarsi regali sempre nuovi per farsi sorprese. Ma mi domando: è questa la festa che piace a Dio? Quale Natale vorrebbe lui, quali regali e sorprese?», ha esordito Jorge Mario Bergoglio all’udienza in aula Paolo VI. Il primo Natale fu «pieno di sorprese», ha sottolineato il Pontefice citando Maria che da vergine scopre che sarà madre, Giuseppe «chiamato a essere padre di un figlio senza generarlo» e, «la sorpresa più grande», Dio è un piccolo bimbo, «la Parola divina è un infante, che letteralmente significa “incapace di parlare”». Insomma, «Natale porta cambi di vita inaspettati. E se noi vogliamo vivere il Natale dobbiamo aprire il cuore ed essere disposti alle sorprese, cioè ad un cambio di vita inaspettato», ha detto il Papa.

«Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese», ha proseguito Francesco. «Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi, che vive con noi, che cammina con noi. Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul “mio tempo”, di Dio sul mio io». Fare Natale è «fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi», fare come Maria, «fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa», fare come Giuseppe, «alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani».

Natale, ancora, è «preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo», ha detto il Papa, che ha sottolineato che «se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista. Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito per Natale: prenditi un po’ di tempo, vai davanti al presepe e stai in silenzio e sentirai, vedrai la sorpresa».

«Purtroppo, però, si può sbagliare festa – ha proseguito il Pontefice argentino – e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale! Non mettiamo da parte il festeggiato, come allora, quando “venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”».

In questi giorni «si corre, forse come mai durante l’anno. Ma così si fa l’opposto di quel che Gesù vuole». E dunque, «sarà Natale, se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero», ha detto Francesco, che ha concluso la catechesi augurando ai fedeli presenti in Aula Paolo VI «un Natale ricco di sorprese, ma delle sorprese di Gesù! Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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“Non sarà Natale se ci riempiremo di doni senza aiutare i poveri”

«Un Natale ricco di sorprese, ma delle sorprese di Gesù! Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa».

  

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Il Papa all’udienza generale invita i fedeli a prendersi un po’ di tempo per contemplare in silenzio la scena del presepe in modo da «aprire il cuore ed essere disposti alle sorprese»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero». All’udienza generale che precede il Natale, il Papa rileva che «purtroppo» si può «sbagliare festa», «preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra», correre «come mai durante l’anno», facendo «l’opposto di quel che Gesù vuole»: Natale è invece «preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo», ha detto Francesco, che ha invitato i fedeli a prendersi un po’ di tempo per contemplare in silenzio la scena del presepe in modo da «aprire il cuore ed essere disposti alle sorprese, cioè ad un cambio di vita inaspettato». 

 

«Tra sei giorni sarà Natale, gli alberi, gli addobbi e le luci ovunque ricordano che anche quest’anno sarà festa. La macchina pubblicitaria invita a scambiarsi regali sempre nuovi per farsi sorprese. Ma mi domando: è questa la festa che piace a Dio? Quale Natale vorrebbe lui, quali regali e sorprese?», ha esordito Jorge Mario Bergoglio all’udienza in aula Paolo VI. Il primo Natale fu «pieno di sorprese», ha sottolineato il Pontefice citando Maria che da vergine scopre che sarà madre, Giuseppe «chiamato a essere padre di un figlio senza generarlo» e, «la sorpresa più grande», Dio è un piccolo bimbo, «la Parola divina è un infante, che letteralmente significa “incapace di parlare”». Insomma, «Natale porta cambi di vita inaspettati. E se noi vogliamo vivere il Natale dobbiamo aprire il cuore ed essere disposti alle sorprese, cioè ad un cambio di vita inaspettato», ha detto il Papa.

«Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese», ha proseguito Francesco. «Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere “terra terra”, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi, che vive con noi, che cammina con noi. Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul “mio tempo”, di Dio sul mio io». Fare Natale è «fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi», fare come Maria, «fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa», fare come Giuseppe, «alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani».

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Natale, ancora, è «preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo», ha detto il Papa, che ha sottolineato che «se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista. Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito per Natale: prenditi un po’ di tempo, vai davanti al presepe e stai in silenzio e sentirai, vedrai la sorpresa».

«Purtroppo, però, si può sbagliare festa – ha proseguito il Pontefice argentino – e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale! Non mettiamo da parte il festeggiato, come allora, quando “venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”».

In questi giorni «si corre, forse come mai durante l’anno. Ma così si fa l’opposto di quel che Gesù vuole». E dunque, «sarà Natale, se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero», ha detto Francesco, che ha concluso la catechesi augurando ai fedeli presenti in Aula Paolo VI «un Natale ricco di sorprese, ma delle sorprese di Gesù! Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa».

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