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“Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

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Francesco lo dice adesso, da Papa. Ma lo diceva già quand’era arcivescovo di Buenos Aires. Lo diceva, e lo metteva in pratica. Era convinto che la Chiesa dovesse uscire da una concezione “proprietaria” dei sacramenti. Perché, ripeteva, “i sacramenti sono per la vita degli uomini e delle donne così come sono”. E infatti, quando gli si rivolse quella povera donna, sola, che aveva avuto sette figli da due uomini diversi, e che voleva battezzarli ma non aveva i soldi per la cerimonia e non riusciva a trovare così tanti padrini, Bergoglio accettò subito. Li battezzò tutt’e sette nella cappella dell’arcivescovado, con due soli padrini. E alla fine ci fu anche un piccolo rinfresco.

E così, maturò quell’idea. La Chiesa bonaerense pubblicò unvademecum, nel 2009, invitando tutti a far battezzare i propri figli e a farsi battezzare. Ma Bergoglio andò su tutte le furie quando scoprì che alcuni parroci negavano il battesimo ai bambini, perché figli di ragazze madri o di genitori non sposati in chiesa. Non riusciva assolutamente a capire la mancanza di misericordia di quei ministri di Dio. Era come serrare le chiese, e far entrare solamente chi avesse il “patentino” di cattolico ufficiale. “Ma poi – tuonava il cardinale – che c’entrano i bambini, di fronte a Dio, con le mancanze dei loro genitori?!”.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

E’ solo l’ultimo dei richiami, sempre più insistenti, che Francesco ha fatto su questo argomento dall’inizio del pontificato. Ha cominciato sostenendo l’importanza di battezzare presto i bambini. Poi se ne é uscito con quell’affermazione molto perentoria: “Un bambino battezzato o un bambino non battezzato nonè lo stesso!”. Quindi, un giorno, ha prospettato il problema tra il paradossale e il divertente: “Se domani venissero i marziani. Verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini. E uno dicesse: ‘Voglio il battesimo!’ Cosa accadrebbe?”.

La riflessione sul battesimo si intreccia con quella sulla misericordia divina. La Chiesa è sempre chiamata a essere la “casa aperta” del Padre: non è una “dogana”, perciò non si dovrebbero mai chiudere le porte dei sacramenti. E assieme alle parole, parole così nuove, così “pesanti”, ci sono i gesti che Francesco compie. Gesti forti, gesti che diventano strumenti per creare una nuova mentalità. Gesti che aveva già fatto in Argentina, ma che ora, ripetuti da Papa, acquistano tutto un altro significato; diventano un “precedente”, un esempio da seguire. Nella cappella Sistina, all’inizio del 2014, conferisce il battesimo a un gruppo di bambini: e, tra di loro, ce ne è una, Giulia, figlia di una coppia sposata solo civilmente.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

Per comprendere in profondità il discorso di Francesco sul battesimo, bisogna fare un minimo di storia su questo sacramento, su come è stato celebrato nel tempo, in un alternarsi di “ondate” contrapposte. Da una parte – com’era nella Chiesa primitiva, e come sosteneva con forza Tertulliano – quanti sostengono che il battesimo andrebbe conferito ad adulti che lo chiedano personalmente e consapevolmente, preparandosi attraverso il catecumenato. Dall’altra parte – e qui ha avuto un grande peso la “minaccia” del Limbo, invece del Paradiso, in caso di morte prematura – quanti invece sono per il conferimento immediato ai bambini appena nati.

Ed è questa seconda prassi – fondata sulla purificazione dalpeccato originale e quindi sulla preoccupazione di battezzare tutti i neonati – a dominare a lungo nella comunità cattolica. Con il risultato, oltre a una dilagante quanto ambigua sacramentalizzazione, che

il battesimo finisce con lo scadere a fatto sociale (quasi fosse una “anagrafe religiosa”) o a usanza tradizionale (prova ne sia che spesso lo richiedono anche genitori non praticanti o che non credono, per evitare contrasti con i parenti) o, peggio, a livello magico-superstizioso (“Non si sa mai, male non può fare…”).

A metà del secolo scorso, comincia un vero e proprio ribaltamento nella pastorale sacramentale. Il battesimo ora viene riguardato soprattutto come rito di incorporazione nella comunità cristiana, come cammino obbligato verso una crescita nella fede. Cala il silenzio sul Limbo (solo una “opinione teologica”), affidando i bambini morti senza battesimo alla misericordia di Dio. Intanto, cresce la tendenza a differire il conferimento del sacramento. Lo propone la Congregazione per la dottrina della fede, qualora i genitori non diano sufficienti garanzie; ma sono poi i parroci, molti parroci, a “estremizzare” in una prassi decisamente rigorosa quelle che erano solo indicazioni prudenziali. Non solo, ma, nel clima di diffusa laicizzazione della società, ci sono sempre piùgenitori – prima le coppie sessantottine, poi quelle che seguono la moda e parlano di un “atto prevaricatore” su un neonato inconsapevole – i quali scelgono di rinviare il battesimo a quando il diretto “interessato” potrà chiederlo personalmente.

Terza novità, aumentano di anno in anno le persone che si accostano alla fede cristiana da adulti: gente per lo più arrivata da altri Paesi; ma anche giovani e specialmente ragazzi in età di catechismo, i quali sono stati “contagiati” dai compagni cattolici. Tutti quanti, al battesimo, arrivano dopo aver percorso un cammino spirituale, il catecumenato, con l’accompagnamento di sacerdoti o della stessa comunità parrocchiale.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

Ed ecco che ora si potrà capire meglio l’intento di papa Francesco. E che non era semplicemente né quello di ritornare in maniera generalizzata alla prassi del “battezzate tutti” (semmai del battezzare “a chi lo chiede”, nella convinzione che anche genitori non praticanti o agnostici possano per l’occasione ritrovare la via della fede); né quello di attenuare la severitàdelle norme sulla richiesta di “garanzie” (semmai di spiegare meglio come non si tratti di un rifiuto del battesimo, e neppure di pressione, quanto piuttosto di un rinvio di natura pedagogica).

I veri obiettivi di Francesco sono altri. Anzitutto, tenuto conto del calo dei battesimi, quello di mettere un argine al pericolo di un progressivo abbandono di questa pratica sacramentale. Poi, ma ugualmente importante, l’esigenza di armonizzare e far convivere le diverse prassi. E infine, punto culminante, far riscoprire il valore di questo sacramento, che è decisivo nel processo di educazione alla fede, una fede matura, responsabile. E cioè, riscoprire il battesimo come fondamento della nascita spirituale di una vita cristiana, e, insieme, fondamento della comunione, e quindi dell’uguaglianza, fra tutti i membri del popolo di Dio.

E’ proprio dei sacramenti essere dei segni visibili, segni che producono realmente ciò che significano: contengono e comunicano la grazia. Così il battesimo, anzi, specialmente il battesimo, che manifesta l’incontro dell’uomo con la presenza amorevole di Dio. E non importa che sia un bambino. A parte che “non sappiamo con sicurezza – scriveva Karl Rahner – se, nelle imperscrutabili profondità del suo spirito, la luce della grazia, sia pure ineffabile e smorzata, non arda già a tal punto da illuminarlo”. Ma, anche così, “ciò che è essenziale e determinante è questo: qui, Dio agisce in un uomo”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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“Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

  

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Francesco lo dice adesso, da Papa. Ma lo diceva già quand’era arcivescovo di Buenos Aires. Lo diceva, e lo metteva in pratica. Era convinto che la Chiesa dovesse uscire da una concezione “proprietaria” dei sacramenti. Perché, ripeteva, “i sacramenti sono per la vita degli uomini e delle donne così come sono”. E infatti, quando gli si rivolse quella povera donna, sola, che aveva avuto sette figli da due uomini diversi, e che voleva battezzarli ma non aveva i soldi per la cerimonia e non riusciva a trovare così tanti padrini, Bergoglio accettò subito. Li battezzò tutt’e sette nella cappella dell’arcivescovado, con due soli padrini. E alla fine ci fu anche un piccolo rinfresco.

E così, maturò quell’idea. La Chiesa bonaerense pubblicò unvademecum, nel 2009, invitando tutti a far battezzare i propri figli e a farsi battezzare. Ma Bergoglio andò su tutte le furie quando scoprì che alcuni parroci negavano il battesimo ai bambini, perché figli di ragazze madri o di genitori non sposati in chiesa. Non riusciva assolutamente a capire la mancanza di misericordia di quei ministri di Dio. Era come serrare le chiese, e far entrare solamente chi avesse il “patentino” di cattolico ufficiale. “Ma poi – tuonava il cardinale – che c’entrano i bambini, di fronte a Dio, con le mancanze dei loro genitori?!”.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

E’ solo l’ultimo dei richiami, sempre più insistenti, che Francesco ha fatto su questo argomento dall’inizio del pontificato. Ha cominciato sostenendo l’importanza di battezzare presto i bambini. Poi se ne é uscito con quell’affermazione molto perentoria: “Un bambino battezzato o un bambino non battezzato nonè lo stesso!”. Quindi, un giorno, ha prospettato il problema tra il paradossale e il divertente: “Se domani venissero i marziani. Verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini. E uno dicesse: ‘Voglio il battesimo!’ Cosa accadrebbe?”.

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La riflessione sul battesimo si intreccia con quella sulla misericordia divina. La Chiesa è sempre chiamata a essere la “casa aperta” del Padre: non è una “dogana”, perciò non si dovrebbero mai chiudere le porte dei sacramenti. E assieme alle parole, parole così nuove, così “pesanti”, ci sono i gesti che Francesco compie. Gesti forti, gesti che diventano strumenti per creare una nuova mentalità. Gesti che aveva già fatto in Argentina, ma che ora, ripetuti da Papa, acquistano tutto un altro significato; diventano un “precedente”, un esempio da seguire. Nella cappella Sistina, all’inizio del 2014, conferisce il battesimo a un gruppo di bambini: e, tra di loro, ce ne è una, Giulia, figlia di una coppia sposata solo civilmente.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

Per comprendere in profondità il discorso di Francesco sul battesimo, bisogna fare un minimo di storia su questo sacramento, su come è stato celebrato nel tempo, in un alternarsi di “ondate” contrapposte. Da una parte – com’era nella Chiesa primitiva, e come sosteneva con forza Tertulliano – quanti sostengono che il battesimo andrebbe conferito ad adulti che lo chiedano personalmente e consapevolmente, preparandosi attraverso il catecumenato. Dall’altra parte – e qui ha avuto un grande peso la “minaccia” del Limbo, invece del Paradiso, in caso di morte prematura – quanti invece sono per il conferimento immediato ai bambini appena nati.

Ed è questa seconda prassi – fondata sulla purificazione dalpeccato originale e quindi sulla preoccupazione di battezzare tutti i neonati – a dominare a lungo nella comunità cattolica. Con il risultato, oltre a una dilagante quanto ambigua sacramentalizzazione, che

il battesimo finisce con lo scadere a fatto sociale (quasi fosse una “anagrafe religiosa”) o a usanza tradizionale (prova ne sia che spesso lo richiedono anche genitori non praticanti o che non credono, per evitare contrasti con i parenti) o, peggio, a livello magico-superstizioso (“Non si sa mai, male non può fare…”).

A metà del secolo scorso, comincia un vero e proprio ribaltamento nella pastorale sacramentale. Il battesimo ora viene riguardato soprattutto come rito di incorporazione nella comunità cristiana, come cammino obbligato verso una crescita nella fede. Cala il silenzio sul Limbo (solo una “opinione teologica”), affidando i bambini morti senza battesimo alla misericordia di Dio. Intanto, cresce la tendenza a differire il conferimento del sacramento. Lo propone la Congregazione per la dottrina della fede, qualora i genitori non diano sufficienti garanzie; ma sono poi i parroci, molti parroci, a “estremizzare” in una prassi decisamente rigorosa quelle che erano solo indicazioni prudenziali. Non solo, ma, nel clima di diffusa laicizzazione della società, ci sono sempre piùgenitori – prima le coppie sessantottine, poi quelle che seguono la moda e parlano di un “atto prevaricatore” su un neonato inconsapevole – i quali scelgono di rinviare il battesimo a quando il diretto “interessato” potrà chiederlo personalmente.

Terza novità, aumentano di anno in anno le persone che si accostano alla fede cristiana da adulti: gente per lo più arrivata da altri Paesi; ma anche giovani e specialmente ragazzi in età di catechismo, i quali sono stati “contagiati” dai compagni cattolici. Tutti quanti, al battesimo, arrivano dopo aver percorso un cammino spirituale, il catecumenato, con l’accompagnamento di sacerdoti o della stessa comunità parrocchiale.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

Ed ecco che ora si potrà capire meglio l’intento di papa Francesco. E che non era semplicemente né quello di ritornare in maniera generalizzata alla prassi del “battezzate tutti” (semmai del battezzare “a chi lo chiede”, nella convinzione che anche genitori non praticanti o agnostici possano per l’occasione ritrovare la via della fede); né quello di attenuare la severitàdelle norme sulla richiesta di “garanzie” (semmai di spiegare meglio come non si tratti di un rifiuto del battesimo, e neppure di pressione, quanto piuttosto di un rinvio di natura pedagogica).

I veri obiettivi di Francesco sono altri. Anzitutto, tenuto conto del calo dei battesimi, quello di mettere un argine al pericolo di un progressivo abbandono di questa pratica sacramentale. Poi, ma ugualmente importante, l’esigenza di armonizzare e far convivere le diverse prassi. E infine, punto culminante, far riscoprire il valore di questo sacramento, che è decisivo nel processo di educazione alla fede, una fede matura, responsabile. E cioè, riscoprire il battesimo come fondamento della nascita spirituale di una vita cristiana, e, insieme, fondamento della comunione, e quindi dell’uguaglianza, fra tutti i membri del popolo di Dio.

E’ proprio dei sacramenti essere dei segni visibili, segni che producono realmente ciò che significano: contengono e comunicano la grazia. Così il battesimo, anzi, specialmente il battesimo, che manifesta l’incontro dell’uomo con la presenza amorevole di Dio. E non importa che sia un bambino. A parte che “non sappiamo con sicurezza – scriveva Karl Rahner – se, nelle imperscrutabili profondità del suo spirito, la luce della grazia, sia pure ineffabile e smorzata, non arda già a tal punto da illuminarlo”. Ma, anche così, “ciò che è essenziale e determinante è questo: qui, Dio agisce in un uomo”.

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