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HomeArgomentiVita EcclesialeLa Chiesa non è un’associazione di specialisti.

La Chiesa non è un’associazione di specialisti.

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Non associazione di specialisti

Le parole di Papa Francesco pronunciate nella festa di san Giuseppe, durante la santa messa di inizio del pontificato, possono illuminare la missione educativa. Partendo dalla missione di san Giuseppe, Papa Francesco ha affermato: «Egli è “custode”, perché sa ascoltare Dio (…). In lui, cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza». Poi, più avanti, il Papa ha proseguito: «Vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!».

Alla luce di queste parole che richiamano la vocazione e la responsabilità di tutti, possiamo evidenziare l’importanza dell’aver cura e del custodire con amore da parte della famiglia e della comunità ecclesiale. È fondamentale questa missione educativa che si attua nella vita ordinaria, nella trama della prossimità quotidiana, nell’eloquenza silenziosa dell’amore, nel clima di fiducia. La famiglia è il luogo primario dell’educazione. L’esperienza di generazione e di prossimità primaria conferisce un decisivo rilievo educativo al rapporto tra genitori e figli, rilievo che precede la stessa consapevolezza dei genitori. Il significato iscritto in quell’esperienza elementare assume una originaria valenza morale e religiosa. È oggi decisivo aiutare a cogliere e approfondire il nesso che lega generazione ed educazione, affetti e significati, in quanto la secolarizzazione della cultura ha eliminato il loro riferimento religioso. Così è stata rimossa la questione della formazione della coscienza, cancellando quei significati radicali della vita che dicono e definiscono la visione “umana” del mondo.

Insieme all’aver cura, occorre formare. Si tratta di dare il giusto risalto a figure che agiscono a livelli di educazione ove è richiesta una dedizione specifica, intenzionale e continuativa, insieme ad alcune determinate competenze, riconosciute — in modo più o meno ufficiale — dalla comunità ecclesiale. Possono rientrare in questa categoria i responsabili dei percorsi di iniziazione cristiana, gli animatori dei corsi di preparazione al sacramento del matrimonio, i formatori dei catechisti e dei responsabili per le diverse età della vita, le persone che operano con una responsabilità riconosciuta nel campo della carità, della liturgia, dell’oratorio. Il termine “educatore” è più appropriato a questo secondo livello e la nostra riflessione si sofferma sui criteri e sui percorsi degli educatori-formatori. Ma non bisogna mai dimenticare che la formazione è sempre al servizio dell’impegno educativo di base della Chiesa, con la proposta cristiana della vita. La Chiesa non è — e non deve diventare — un’associazione di specialisti. È il popolo di Dio in cammino edificato dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dalla comunione fraterna. La Chiesa in Italia è “Chiesa di popolo” perché nelle comunità cristiane si sperimentano relazioni significative e fraterne, caratterizzate da un impegno educativo condiviso che si esprime nella preghiera, nell’attenzione all’altro, nella passione civile, nella ricerca della giustizia e del bene comune. La Chiesa è la comunità in cui le giovani generazioni possono trovare la speranza affidabile e avere così la fiducia nella forza del bene che vince, anche se a volte il bene può apparire sconfitto dalla sopraffazione e dalla furbizia. In questa “Chiesa di popolo” che nel quotidiano svolge la missione educativa, un ruolo di prima grandezza è svolto dall’insegnamento e dalla testimonianza dei santi, che sono come una Parola di Dio incarnata, rivolta a noi qui e ora.

dall’Osservatore Romano

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Alla luce di queste parole che richiamano la vocazione e la responsabilità di tutti, possiamo evidenziare l’importanza dell’aver cura e del custodire con amore da parte della famiglia e della comunità ecclesiale. È fondamentale questa missione educativa che si attua nella vita ordinaria, nella trama della prossimità quotidiana, nell’eloquenza silenziosa dell’amore, nel clima di fiducia. La famiglia è il luogo primario dell’educazione. L’esperienza di generazione e di prossimità primaria conferisce un decisivo rilievo educativo al rapporto tra genitori e figli, rilievo che precede la stessa consapevolezza dei genitori. Il significato iscritto in quell’esperienza elementare assume una originaria valenza morale e religiosa. È oggi decisivo aiutare a cogliere e approfondire il nesso che lega generazione ed educazione, affetti e significati, in quanto la secolarizzazione della cultura ha eliminato il loro riferimento religioso. Così è stata rimossa la questione della formazione della coscienza, cancellando quei significati radicali della vita che dicono e definiscono la visione “umana” del mondo.

Insieme all’aver cura, occorre formare. Si tratta di dare il giusto risalto a figure che agiscono a livelli di educazione ove è richiesta una dedizione specifica, intenzionale e continuativa, insieme ad alcune determinate competenze, riconosciute — in modo più o meno ufficiale — dalla comunità ecclesiale. Possono rientrare in questa categoria i responsabili dei percorsi di iniziazione cristiana, gli animatori dei corsi di preparazione al sacramento del matrimonio, i formatori dei catechisti e dei responsabili per le diverse età della vita, le persone che operano con una responsabilità riconosciuta nel campo della carità, della liturgia, dell’oratorio. Il termine “educatore” è più appropriato a questo secondo livello e la nostra riflessione si sofferma sui criteri e sui percorsi degli educatori-formatori. Ma non bisogna mai dimenticare che la formazione è sempre al servizio dell’impegno educativo di base della Chiesa, con la proposta cristiana della vita. La Chiesa non è — e non deve diventare — un’associazione di specialisti. È il popolo di Dio in cammino edificato dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dalla comunione fraterna. La Chiesa in Italia è “Chiesa di popolo” perché nelle comunità cristiane si sperimentano relazioni significative e fraterne, caratterizzate da un impegno educativo condiviso che si esprime nella preghiera, nell’attenzione all’altro, nella passione civile, nella ricerca della giustizia e del bene comune. La Chiesa è la comunità in cui le giovani generazioni possono trovare la speranza affidabile e avere così la fiducia nella forza del bene che vince, anche se a volte il bene può apparire sconfitto dalla sopraffazione e dalla furbizia. In questa “Chiesa di popolo” che nel quotidiano svolge la missione educativa, un ruolo di prima grandezza è svolto dall’insegnamento e dalla testimonianza dei santi, che sono come una Parola di Dio incarnata, rivolta a noi qui e ora.

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