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Noi cristiani non ci inventiamo troppe regole?

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Attenti al moralismo. Non bisogna mettere enfasi sul “fare”, ma sul “lasciar fare”

Il cristianesimo che mi è stato insegnato è stato caratterizzato da una forte etica volontaristica: per salvarti devi fare questo, non devi fare quest’altro… un insieme di regole che disorientano e non mi sembra che questo si compatibile con un’esperienza di salvezza gratuita. Gradirei un commento su questa cosa.

In effetti sono molte le persone che, per varie ragioni, hanno una percezione molto moralista della fede cristiana. Sembra quasi che tutto si limita all’esecuzione di alcune norme. Questa è una semplificazione molto pericolosa della fede.

La maggior parte delle religioni e delle più grandi riflessioni etiche dei filosofi tendono a valutare le persone su cosa facciano o meno.

Il cristianesimo invece ha un approccio diverso: non per quello che noi facciamo, ma per quello che Dio ha fatto e fa per noi.

Dio ci salva gratuitamente in Gesù Cristo e noi riceviamo, attraverso la fede, la salvezza e la manifestiamo in una vita nello Spirito.

Non che non ci siano comandamenti da rispettare. Ci sono, e sono anche molto esigenti. Ma la prospettiva è diversa.

Non è che Dio ci salva perché siamo buoni e giusti, anzi è il contrario: poiché Dio ci salva, possiamo essere buoni e giusti.

Qualcuno ha sperimentato questo principio, con tutta la sua forza, nella propria carne: San Paolo. Era molto religioso e osservante e credeva che adempiendo rigorosamente la legge poteva essere giusto.

Ma nel suo cammino ha incontrato Cristo e si è reso conto che Dio aveva fatto già tutto attraverso la morte e la risurrezione del Signore, e che l’unica cosa che Lui ci chiede è di accettare questa vita nuova per fede.

Non bisogna mettere enfasi sul “fare”, bensì sul “lasciar fare”. Ovviamente questo presuppone di corrispondere a Dio accettando la vita di figli che ci donano la fede, la preghiera e i sacramenti e – sostenuti da questi mezzi – dare i frutti della santità e della giustizia.

Se non abbiamo questo approccio, siamo totalmente fuori strada. E ci può essere fatale.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il cristianesimo che mi è stato insegnato è stato caratterizzato da una forte etica volontaristica: per salvarti devi fare questo, non devi fare quest’altro… un insieme di regole che disorientano e non mi sembra che questo si compatibile con un’esperienza di salvezza gratuita. Gradirei un commento su questa cosa.

In effetti sono molte le persone che, per varie ragioni, hanno una percezione molto moralista della fede cristiana. Sembra quasi che tutto si limita all’esecuzione di alcune norme. Questa è una semplificazione molto pericolosa della fede.

La maggior parte delle religioni e delle più grandi riflessioni etiche dei filosofi tendono a valutare le persone su cosa facciano o meno.

Il cristianesimo invece ha un approccio diverso: non per quello che noi facciamo, ma per quello che Dio ha fatto e fa per noi.

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Non che non ci siano comandamenti da rispettare. Ci sono, e sono anche molto esigenti. Ma la prospettiva è diversa.

Non è che Dio ci salva perché siamo buoni e giusti, anzi è il contrario: poiché Dio ci salva, possiamo essere buoni e giusti.

Qualcuno ha sperimentato questo principio, con tutta la sua forza, nella propria carne: San Paolo. Era molto religioso e osservante e credeva che adempiendo rigorosamente la legge poteva essere giusto.

Ma nel suo cammino ha incontrato Cristo e si è reso conto che Dio aveva fatto già tutto attraverso la morte e la risurrezione del Signore, e che l’unica cosa che Lui ci chiede è di accettare questa vita nuova per fede.

Non bisogna mettere enfasi sul “fare”, bensì sul “lasciar fare”. Ovviamente questo presuppone di corrispondere a Dio accettando la vita di figli che ci donano la fede, la preghiera e i sacramenti e – sostenuti da questi mezzi – dare i frutti della santità e della giustizia.

Se non abbiamo questo approccio, siamo totalmente fuori strada. E ci può essere fatale.

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