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«No a una “religione del maquillage”, respingiamo le apparenze»

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Il Papa a Santa Marta: bisogna fare il bene con umiltà, non per mettersi in mostra

DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

Compiere il bene con umiltà, rifuggendo l’apparire, il «far finta» di realizzare qualcosa. Lo chiede Gesù, come ricorda papa Francesco nella Messa mattutina di oggi, 11 ottobre 2016, a Casa Santa Marta, nel giorno della memoria di san Giovani XXIII. Il Pontefice – riporta Radio Vaticana – invita a non cadere in una «religione del maquillage».

La libertà cristiana deriva da Cristo, «non dalle nostre opere». Emerge questo dall’omelia di Jorge Mario Bergoglio, basata sulla Lettera di San Paolo ai Galati e sul Vangelo di oggi, in cui si legge di un fariseo tutto concentrato sulle apparenze e non sulla sostanza della fede.

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A quel dottore della legge che critica il Figlio di Dio perché non ha fatto le abluzioni prima del pranzo il Signore – ricorda il Papa – risponde in modo netto: «”Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria”. E questo Gesù lo ripete tante volte nel Vangelo a questa gente: “Il vostro interno è cattivo, non è giusto, non è libero. Siete schiavi perché non avete accettato la giustizia che viene da Dio”».

In un altro passo del Vangelo Gesù domanda di pregare senza mostrarsi, senza apparire. Alcuni hanno «le facce toste, non avevano vergogna», ossia pregano e fanno l’elemosina per mettersi in mostra, per narcisismo. Ma Dio, invece, indica la strada dell’umiltà. «Quello che importa, dice Gesù – ragiona il Vescovo di Roma – è la libertà che ci ha dato la redenzione, che ci ha dato l’amore, che ci ha dato la ricreazione del Padre». Si tratta di quella libertà «interna, quella libertà che si fa il bene di nascosto, senza far suonare la tromba perché la strada della vera religione è la stessa strada di Gesù: l’umiltà, l’umiliazione. E Gesù, Paolo lo dice ai Filippesi, umiliò se stesso, svuotò se stesso. È l’unica strada per togliere da noi l’egoismo, la cupidigia, la superbia, la vanità, la mondanità. Al contrario questa gente che Gesù rimprovera è gente che segue la religione del maquillage: l’apparenza, l’apparire, fare finta di sembrare ma dentro…». Cristo utilizza «per questa gente un’immagine molto forte: “Voi siete sepolcri imbiancati, belli al di fuori ma dentro pieni di ossa di morti e marciume”».

Prosegue il Papa: Gesù «ci chiama, ci invita a fare il bene con umiltà. Tu puoi fare tutto il bene che tu vuoi ma se non lo fai umilmente, come ci insegna Gesù, questo bene non serve, perché un bene che nasce da te stesso, dalla tua sicurezza non dalla redenzione che Gesù ci ha dato».

La redenzione «viene per la strada dell’umiltà e delle umiliazioni perché non si arriva mai all’umiltà senza le umiliazioni». E lo si vede in «Gesù umiliato in croce».

Dunque «chiediamo al Signore di non stancarci di andare su questa strada, di non stancarci di respingere questa religione dell’apparire, del sembrare, del fare finta di… E andare silenziosamente facendo il bene, gratuitamente come noi gratuitamente abbiamo ricevuto la nostra libertà interiore. E che Lui custodisca questa libertà interiore di tutti noi».

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Compiere il bene con umiltà, rifuggendo l’apparire, il «far finta» di realizzare qualcosa. Lo chiede Gesù, come ricorda papa Francesco nella Messa mattutina di oggi, 11 ottobre 2016, a Casa Santa Marta, nel giorno della memoria di san Giovani XXIII. Il Pontefice – riporta Radio Vaticana – invita a non cadere in una «religione del maquillage».

La libertà cristiana deriva da Cristo, «non dalle nostre opere». Emerge questo dall’omelia di Jorge Mario Bergoglio, basata sulla Lettera di San Paolo ai Galati e sul Vangelo di oggi, in cui si legge di un fariseo tutto concentrato sulle apparenze e non sulla sostanza della fede.

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In un altro passo del Vangelo Gesù domanda di pregare senza mostrarsi, senza apparire. Alcuni hanno «le facce toste, non avevano vergogna», ossia pregano e fanno l’elemosina per mettersi in mostra, per narcisismo. Ma Dio, invece, indica la strada dell’umiltà. «Quello che importa, dice Gesù – ragiona il Vescovo di Roma – è la libertà che ci ha dato la redenzione, che ci ha dato l’amore, che ci ha dato la ricreazione del Padre». Si tratta di quella libertà «interna, quella libertà che si fa il bene di nascosto, senza far suonare la tromba perché la strada della vera religione è la stessa strada di Gesù: l’umiltà, l’umiliazione. E Gesù, Paolo lo dice ai Filippesi, umiliò se stesso, svuotò se stesso. È l’unica strada per togliere da noi l’egoismo, la cupidigia, la superbia, la vanità, la mondanità. Al contrario questa gente che Gesù rimprovera è gente che segue la religione del maquillage: l’apparenza, l’apparire, fare finta di sembrare ma dentro…». Cristo utilizza «per questa gente un’immagine molto forte: “Voi siete sepolcri imbiancati, belli al di fuori ma dentro pieni di ossa di morti e marciume”».

Prosegue il Papa: Gesù «ci chiama, ci invita a fare il bene con umiltà. Tu puoi fare tutto il bene che tu vuoi ma se non lo fai umilmente, come ci insegna Gesù, questo bene non serve, perché un bene che nasce da te stesso, dalla tua sicurezza non dalla redenzione che Gesù ci ha dato».

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Dunque «chiediamo al Signore di non stancarci di andare su questa strada, di non stancarci di respingere questa religione dell’apparire, del sembrare, del fare finta di… E andare silenziosamente facendo il bene, gratuitamente come noi gratuitamente abbiamo ricevuto la nostra libertà interiore. E che Lui custodisca questa libertà interiore di tutti noi».

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