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“No alla violenza, al rancore e alla vendetta”

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Al Regina Coeli, Francesco spiega che «con la misericordia diamo forma concreta alla risurrezione di Gesù» e ricorda Wojtyla

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Il primo compito della missione della Chiesa è il perdono», sostiene il Papa richiamando il significato dell’Anno santo straordinario che si è appena concluso e la testimonianza pastorale di san Giovanni Paolo II cha dedicato la domenica dopo la Pasqua alla Divina Misericordia che «ci impegna a favorire la pace e la giustizia».  

 

 

La misericordia è la sola via perché «riscalda il cuore e lo rende sensibile alle necessità dei fratelli con la condivisione e partecipazione -avverte – Violenza, rancore, vendetta non hanno senso e la prima vittima è chi vive di questi sentimenti perché si priva della propria dignità».  

 

Al Regina Coeli recitato con i fedeli a piazza san Pietro, Francesco spiega «il senso della misericordia che si presenta nel giorno della risurrezione di Gesù come perdono dei peccati». E cioè «Gesù Risorto ha trasmesso alla sua Chiesa, come primo compito, la sua stessa missione di portare a tutti l’annuncio concreto del perdono: questo segno visibile della sua misericordia porta con sé la pace del cuore e la gioia dell’incontro rinnovato con il Signore».  

 

Quindi la misericordia è la sola via perché apre la nostra mente e fa capire che la violenza è inutile. Nella sua riflessione il Papa si rivolge anche a quanti «lavorano nella scuola e nel campo educativo» e nell’introdurre la preghiera mariana che nel tempo pasquale sostituisce l’Angelus ricorda che «ogni domenica facciamo memoria della risurrezione del Signore Gesù, ma in questo periodo dopo la Pasqua la domenica si riveste di un significato ancora più illuminante».  

 

La misericordia, sottolinea il Papa, «favorisce il riconoscimento di quanti hanno bisogno di consolazione e fa trovare parole adeguate per dare conforto».  

 

La misericordia, insomma, «impegna tutti ad essere strumenti di giustizia, di riconciliazione e di pace». Dunque, raccomanda Jorge Mario Bergoglio, «non dimentichiamo mai che la misericordia è la chiave di volta nella vita di fede, e la forma concreta con cui diamo visibilità alla risurrezione di Gesù». E «Maria, la Madre della Misericordia, ci aiuti a credere e a vivere con gioia tutto questo».  

 

Nella tradizione della Chiesa, sottolinea il Papa, «questa domenica veniva chiamata in albis: l’espressione intendeva richiamare il rito che compivano quanti avevano ricevuto il battesimo nella Veglia di Pasqua: a ciascuno di loro veniva consegnata una veste bianca (“alba”) per indicare la nuova dignità dei figli di Dio». E, prosegue il Pontefice, «ancora oggi ai neonati si offre una piccola veste simbolica, mentre gli adulti ne indossano una vera e propria». Quella veste bianca, nel passato, «veniva indossata per una settimana, fino alla domenica in albis, quando veniva deposta, e i neofiti iniziavano la loro nuova vita in Cristo e nella Chiesa». Nel Giubileo dell’anno 2000, evidenzia Jorge Mario Bergoglio, «san Giovanni Paolo II ha stabilito che questa domenica sia dedicata alla Divina Misericordia: è stata una bella intuizione!». Da pochi mesi «abbiamo concluso il Giubileo straordinario della Misericordia e questa domenica ci invita a riprendere con forza la grazia che proviene dalla misericordia di Dio».  

 

Il Vangelo di oggi, commenta il Papa, è «il racconto dell’apparizione di Cristo risorto ai discepoli riuniti nel cenacolo». Scrive san Giovanni che Gesù, dopo aver salutato i suoi discepoli, disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Detto questo, fece il gesto di soffiare verso di loro e aggiunse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati». Perciò, puntualizza il Pontefice, «la misericordia alla luce di Pasqua si lascia percepire come una vera forma di conoscenza del mistero che viviamo». E «sappiamo che si conosce attraverso tante forme: i sensi, l’intuizione, la ragione e altre ancora». 

 

Quindi «si può conoscere anche attraverso l’esperienza della misericordia che apre la porta della mente per comprendere meglio il mistero di Dio e della nostra esistenza personale». La misericordia «fa capire che la violenza, il rancore, la vendetta non hanno alcun senso». La misericordia, assicura Francesco, «apre anche la porta del cuore e permette di esprimere la vicinanza soprattutto con quanti sono soli ed emarginati, perché li fa sentire fratelli e figli di un solo Padre».  

 

Dopo il Regina Coeli il Pontefice spiega che ieri a Oviedo, in Spagna, è stato proclamato beato il sacerdote Luis Antonio Rosa Ormières. «Vissuto nel secolo diciannovesimo, spese le sue tante qualità umane e spirituali al servizio dell’educazione, e per questo fondò la Congregazione delle Suore dell’Angelo Custode – afferma – Il suo esempio e la sua intercessione aiutino in particolare quanti lavorano nella scuola e nel campo educativo». Poi saluta «di cuore tutti voi, fedeli romani e pellegrini dell’Italia e di tanti Paesi, in particolare la Confraternita di San Sebastiano da Kerkrade (Nederland), il Nigerian Catholic Secretariat e la parrocchia Liebfrauen di Bocholt (Germania)».  

 

Si rivolge in particolare ai pellegrini polacchi, ed esprime «vivo apprezzamento per l’iniziativa della Caritas Polonia a sostegno di tante famiglie in Siria». Un saluto speciale «ai devoti della Divina Misericordia convenuti oggi nella chiesa di Santo Spirito in Sassia». Come pure «ai partecipanti alla “Corsa per la Pace”: una staffetta che oggi parte da questa Piazza per raggiungere Wittenberg in Germania». Saluta inoltre «i numerosi gruppi di ragazzi, specialmente cresimati o cresimandi: delle diocesi di Piacenza-Bobbio, Trento, Cuneo, Milano, Lodi, Cremona, Bergamo, Brescia e Vicenza». E anche «la Scuola “Masaccio” di Treviso e l’Istituto “San Carpoforo” di Como». Infine ringrazia «tutti coloro che in questo periodo mi hanno inviato messaggi di auguri per la Pasqua: li ricambio di cuore invocando per ciascuno e per ogni famiglia la grazia del Signore Risorto. Buona domenica, e non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci». 

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«Il primo compito della missione della Chiesa è il perdono», sostiene il Papa richiamando il significato dell’Anno santo straordinario che si è appena concluso e la testimonianza pastorale di san Giovanni Paolo II cha dedicato la domenica dopo la Pasqua alla Divina Misericordia che «ci impegna a favorire la pace e la giustizia».  

 

 

La misericordia è la sola via perché «riscalda il cuore e lo rende sensibile alle necessità dei fratelli con la condivisione e partecipazione -avverte – Violenza, rancore, vendetta non hanno senso e la prima vittima è chi vive di questi sentimenti perché si priva della propria dignità».  

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Al Regina Coeli recitato con i fedeli a piazza san Pietro, Francesco spiega «il senso della misericordia che si presenta nel giorno della risurrezione di Gesù come perdono dei peccati». E cioè «Gesù Risorto ha trasmesso alla sua Chiesa, come primo compito, la sua stessa missione di portare a tutti l’annuncio concreto del perdono: questo segno visibile della sua misericordia porta con sé la pace del cuore e la gioia dell’incontro rinnovato con il Signore».  

 

Quindi la misericordia è la sola via perché apre la nostra mente e fa capire che la violenza è inutile. Nella sua riflessione il Papa si rivolge anche a quanti «lavorano nella scuola e nel campo educativo» e nell’introdurre la preghiera mariana che nel tempo pasquale sostituisce l’Angelus ricorda che «ogni domenica facciamo memoria della risurrezione del Signore Gesù, ma in questo periodo dopo la Pasqua la domenica si riveste di un significato ancora più illuminante».  

 

La misericordia, sottolinea il Papa, «favorisce il riconoscimento di quanti hanno bisogno di consolazione e fa trovare parole adeguate per dare conforto».  

 

La misericordia, insomma, «impegna tutti ad essere strumenti di giustizia, di riconciliazione e di pace». Dunque, raccomanda Jorge Mario Bergoglio, «non dimentichiamo mai che la misericordia è la chiave di volta nella vita di fede, e la forma concreta con cui diamo visibilità alla risurrezione di Gesù». E «Maria, la Madre della Misericordia, ci aiuti a credere e a vivere con gioia tutto questo».  

 

Nella tradizione della Chiesa, sottolinea il Papa, «questa domenica veniva chiamata in albis: l’espressione intendeva richiamare il rito che compivano quanti avevano ricevuto il battesimo nella Veglia di Pasqua: a ciascuno di loro veniva consegnata una veste bianca (“alba”) per indicare la nuova dignità dei figli di Dio». E, prosegue il Pontefice, «ancora oggi ai neonati si offre una piccola veste simbolica, mentre gli adulti ne indossano una vera e propria». Quella veste bianca, nel passato, «veniva indossata per una settimana, fino alla domenica in albis, quando veniva deposta, e i neofiti iniziavano la loro nuova vita in Cristo e nella Chiesa». Nel Giubileo dell’anno 2000, evidenzia Jorge Mario Bergoglio, «san Giovanni Paolo II ha stabilito che questa domenica sia dedicata alla Divina Misericordia: è stata una bella intuizione!». Da pochi mesi «abbiamo concluso il Giubileo straordinario della Misericordia e questa domenica ci invita a riprendere con forza la grazia che proviene dalla misericordia di Dio».  

 

Il Vangelo di oggi, commenta il Papa, è «il racconto dell’apparizione di Cristo risorto ai discepoli riuniti nel cenacolo». Scrive san Giovanni che Gesù, dopo aver salutato i suoi discepoli, disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Detto questo, fece il gesto di soffiare verso di loro e aggiunse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati». Perciò, puntualizza il Pontefice, «la misericordia alla luce di Pasqua si lascia percepire come una vera forma di conoscenza del mistero che viviamo». E «sappiamo che si conosce attraverso tante forme: i sensi, l’intuizione, la ragione e altre ancora». 

 

Quindi «si può conoscere anche attraverso l’esperienza della misericordia che apre la porta della mente per comprendere meglio il mistero di Dio e della nostra esistenza personale». La misericordia «fa capire che la violenza, il rancore, la vendetta non hanno alcun senso». La misericordia, assicura Francesco, «apre anche la porta del cuore e permette di esprimere la vicinanza soprattutto con quanti sono soli ed emarginati, perché li fa sentire fratelli e figli di un solo Padre».  

 

Dopo il Regina Coeli il Pontefice spiega che ieri a Oviedo, in Spagna, è stato proclamato beato il sacerdote Luis Antonio Rosa Ormières. «Vissuto nel secolo diciannovesimo, spese le sue tante qualità umane e spirituali al servizio dell’educazione, e per questo fondò la Congregazione delle Suore dell’Angelo Custode – afferma – Il suo esempio e la sua intercessione aiutino in particolare quanti lavorano nella scuola e nel campo educativo». Poi saluta «di cuore tutti voi, fedeli romani e pellegrini dell’Italia e di tanti Paesi, in particolare la Confraternita di San Sebastiano da Kerkrade (Nederland), il Nigerian Catholic Secretariat e la parrocchia Liebfrauen di Bocholt (Germania)».  

 

Si rivolge in particolare ai pellegrini polacchi, ed esprime «vivo apprezzamento per l’iniziativa della Caritas Polonia a sostegno di tante famiglie in Siria». Un saluto speciale «ai devoti della Divina Misericordia convenuti oggi nella chiesa di Santo Spirito in Sassia». Come pure «ai partecipanti alla “Corsa per la Pace”: una staffetta che oggi parte da questa Piazza per raggiungere Wittenberg in Germania». Saluta inoltre «i numerosi gruppi di ragazzi, specialmente cresimati o cresimandi: delle diocesi di Piacenza-Bobbio, Trento, Cuneo, Milano, Lodi, Cremona, Bergamo, Brescia e Vicenza». E anche «la Scuola “Masaccio” di Treviso e l’Istituto “San Carpoforo” di Como». Infine ringrazia «tutti coloro che in questo periodo mi hanno inviato messaggi di auguri per la Pasqua: li ricambio di cuore invocando per ciascuno e per ogni famiglia la grazia del Signore Risorto. Buona domenica, e non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci». 

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