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Home Argomenti Papa “No ai religiosi carrieristi, la castità senza tenerezza è zitelloneria”

“No ai religiosi carrieristi, la castità senza tenerezza è zitelloneria”

«La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità».

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Il Papa conclude il suo viaggio in Macedonia del Nord con l’incontro con i religiosi nel clero di Skopje. Presenti i sacerdoti di rito bizantino con mogli e figli: «La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità»

SALVATORE CERNUZIO
SKOPJE
 

Si sente il pianto di alcuni bambini nella cattedrale del Sacro Cuore di Gesù di Skopje dove il Papa incontra preti, religiosi e consacrati della Macedonia del Nord. Sono i figli dei sacerdoti di rito bizantino presenti all’appuntamento con il Papa insieme alle loro mogli. Tra questi c’è padre Goce Kostov, dell’Eparchia di Strumica – Skopje, che offre la sua testimonianza insieme alla consorte Gabriela: «Come sacerdote, Dio mi ha dato la grazia di poter sentire la paternità del corpo, nella mia famiglia, e allo stesso tempo la paternità spirituale, nella mia parrocchia. Sperimento che queste due cose sono complementari e si completino a vicenda», racconta. «Sono molto grato al Signore per la mia famiglia che mi aiuta nel lavoro pastorale, nei rapporti con le persone, con i giovani, con i bambini. Senza di loro sarei molto più povero»

 

Francesco non entra nel merito della questione dei sacerdoti uxorati ma ringrazia a più riprese padre Goce, la consorte e i figli Filip, Blagoj, Luca, Ivan per aver condiviso gioie e preoccupazioni del «ministero» e della «vita familiare». E anche «il segreto per andare avanti nei momenti difficili che avete dovuto passare», come la morte di una bambina a soli quattordici giorni dalla nascita. «Siete stati coraggiosi nella vita… L’unione matrimoniale nella vita ministeriale vi ha aiutato ad andare avanti come famiglia», dice a braccio.

«La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità», prosegue. «Lo spazio vitale di una famiglia si poteva trasformare in chiesa domestica, in sede dell’Eucaristia – quante volte hai celebrato l’Eucarestia a casa tua -, della presenza di Cristo seduto alla stessa mensa». Così, dice il Pontefice, «date viva testimonianza di come la fede non ci allontana dal mondo, ma ci introduce più profondamente in esso. Non a partire da quello che a noi piacerebbe fosse, non come “perfetti” o immacolati, ma nella precarietà delle nostre vite, delle nostre famiglie unte ogni giorno nella fiducia dell’amore incondizionato che Dio ha per noi». Fiducia che porta a «sviluppare alcune dimensioni tanto importanti quanto dimenticate nella società usurata dalle relazioni frenetiche e superficiali: le dimensioni della tenerezza, della pazienza e della compassione verso gli altri». 

Proprio sulla tenerezza si sofferma il Papa, discostandosi per qualche istante dal discorso scritto per avvertire i consacrati presenti che «quando non si vive in famiglia, quando non c’è bisogno di accarezzare i propri figli» – che siano di carne o spirituali – si corre «il pericolo che il cuore divenga un po’ zitello». 

E da qui «il pericolo che il voto di castità, delle suore o dei preti celibatari si trasformi in voto di “zitellonia”». «Quanto male fa una suora zitellona o un prete zitellone!», esclama Francesco. Che «grazia», invece, aver visto l’enorme tenerezza delle Missionarie della Carità, questa mattina, al Memoriale di Madre Teresa, nel curare i poveri. «Per favore: tenerezza! Mai sgridare! Acqua benedetta, mai aceto!», esorta Bergoglio in mezzo agli applausi. «Sempre con quella dolcezza del Vangelo che fa accarezzare le anime. Non perdere la tenerezza ministeriale e della consacrazione religiosa».

Il segreto sta tutto nel sentirsi parte di una famiglia: «Mi piace sempre pensare a ciascuna famiglia come “icona della famiglia di Nazaret” con la sua quotidianità fatta di stanchezze e persino di incubi, come quando dovette soffrire l’incomprensibile violenza di Erode, esperienza che tragicamente si ripete ancora oggi in tante famiglie di profughi miserabili e affamati», afferma Bergoglio. 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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“No ai religiosi carrieristi, la castità senza tenerezza è zitelloneria”

«La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità».

  

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Il Papa conclude il suo viaggio in Macedonia del Nord con l’incontro con i religiosi nel clero di Skopje. Presenti i sacerdoti di rito bizantino con mogli e figli: «La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità»

SALVATORE CERNUZIO
SKOPJE
 

Si sente il pianto di alcuni bambini nella cattedrale del Sacro Cuore di Gesù di Skopje dove il Papa incontra preti, religiosi e consacrati della Macedonia del Nord. Sono i figli dei sacerdoti di rito bizantino presenti all’appuntamento con il Papa insieme alle loro mogli. Tra questi c’è padre Goce Kostov, dell’Eparchia di Strumica – Skopje, che offre la sua testimonianza insieme alla consorte Gabriela: «Come sacerdote, Dio mi ha dato la grazia di poter sentire la paternità del corpo, nella mia famiglia, e allo stesso tempo la paternità spirituale, nella mia parrocchia. Sperimento che queste due cose sono complementari e si completino a vicenda», racconta. «Sono molto grato al Signore per la mia famiglia che mi aiuta nel lavoro pastorale, nei rapporti con le persone, con i giovani, con i bambini. Senza di loro sarei molto più povero»

 

Francesco non entra nel merito della questione dei sacerdoti uxorati ma ringrazia a più riprese padre Goce, la consorte e i figli Filip, Blagoj, Luca, Ivan per aver condiviso gioie e preoccupazioni del «ministero» e della «vita familiare». E anche «il segreto per andare avanti nei momenti difficili che avete dovuto passare», come la morte di una bambina a soli quattordici giorni dalla nascita. «Siete stati coraggiosi nella vita… L’unione matrimoniale nella vita ministeriale vi ha aiutato ad andare avanti come famiglia», dice a braccio.

«La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità», prosegue. «Lo spazio vitale di una famiglia si poteva trasformare in chiesa domestica, in sede dell’Eucaristia – quante volte hai celebrato l’Eucarestia a casa tua -, della presenza di Cristo seduto alla stessa mensa». Così, dice il Pontefice, «date viva testimonianza di come la fede non ci allontana dal mondo, ma ci introduce più profondamente in esso. Non a partire da quello che a noi piacerebbe fosse, non come “perfetti” o immacolati, ma nella precarietà delle nostre vite, delle nostre famiglie unte ogni giorno nella fiducia dell’amore incondizionato che Dio ha per noi». Fiducia che porta a «sviluppare alcune dimensioni tanto importanti quanto dimenticate nella società usurata dalle relazioni frenetiche e superficiali: le dimensioni della tenerezza, della pazienza e della compassione verso gli altri». 

Proprio sulla tenerezza si sofferma il Papa, discostandosi per qualche istante dal discorso scritto per avvertire i consacrati presenti che «quando non si vive in famiglia, quando non c’è bisogno di accarezzare i propri figli» – che siano di carne o spirituali – si corre «il pericolo che il cuore divenga un po’ zitello». 

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E da qui «il pericolo che il voto di castità, delle suore o dei preti celibatari si trasformi in voto di “zitellonia”». «Quanto male fa una suora zitellona o un prete zitellone!», esclama Francesco. Che «grazia», invece, aver visto l’enorme tenerezza delle Missionarie della Carità, questa mattina, al Memoriale di Madre Teresa, nel curare i poveri. «Per favore: tenerezza! Mai sgridare! Acqua benedetta, mai aceto!», esorta Bergoglio in mezzo agli applausi. «Sempre con quella dolcezza del Vangelo che fa accarezzare le anime. Non perdere la tenerezza ministeriale e della consacrazione religiosa».

Il segreto sta tutto nel sentirsi parte di una famiglia: «Mi piace sempre pensare a ciascuna famiglia come “icona della famiglia di Nazaret” con la sua quotidianità fatta di stanchezze e persino di incubi, come quando dovette soffrire l’incomprensibile violenza di Erode, esperienza che tragicamente si ripete ancora oggi in tante famiglie di profughi miserabili e affamati», afferma Bergoglio. 

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