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Neuropsicologia dei lobi frontali. Sindromi disesecutive e disturbi del comportamento, Il Mulino.

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“Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.”

Albert Einstein

Non so se sia deontologicamente corretto iniziare una recensione indicando le ragioni più o meno personali che ci hanno spinto a scegliere il testo di cui ci accingiamo ad illustrare i contenuti, a tesserne le lodi o a snocciolarne una per una tutte le pecche.

Qualora, appunto, non lo fosse chiedo per una volta ai cari lettori – abituali o incidentali – di perdonarmi per questo.

Quando prendiamo in mano un libro esso normalmente risponde ad una di queste due circostanze:” Chissà che cos’è ?” (curiosità della novità personale), “Giusto questo lo cerco da tempo !” (necessario per le proprie esigenze esistenziali).

Io ho una figlia cerebrolesa nel termine più preciso immaginabile. In tenerissima età ha subito un intervento chirurgico e pertanto da allora il cervello è anatomicamente privo di molte parti e tutto il suo funzionamento non è solo invalidato ad initium, ma soprattutto essendo esso l’organo principe del nostro corpo presenta, o meglio elargisce, sempre nuove problematiche in itinere.

Fin dal principio grazie ad una equipe americana sono stata sempre impegnata in prima persona a seguirla da vicino non solo nelle scelte riabilitative ma anche nel comprenderne il più possibile le implicazioni mediche. Non è stato semplice, ho dovuto lasciare un impiego interessantissimo ed auto-appagante, molto lontano dalla tematica della neurologia, eppure con la buona volontà e l’impegno si può giungere anche a questo.

Il primo passo per me, come per tutti i genitori che fecero parte di quel corso, fu il recupero delle nozioni di Biologia ricevute  nella scuola superiore o professionale che avevamo frequentato. Idea folle ? Una americanata ? No, perché ha funzionato per più di 100 coppie ogni anno per più di mezzo secolo. Ormai da quei giorni sono passati poco più di 20 anni, eppure ancora oggi cerco, accedo e trovo chiarimenti e soluzioni in testi specificamente medici.

La copia di Neuropsicologia dei lobi frontali in mio possesso ha già avuto nuove edizioni pur tuttavia è un testo fondamentale per comprendere realisticamente come stanno le cose nel nostro cranio.

Quando tutti godiamo di buona salute, e nel caso specifico di “efficienza mentale” raramente ci si chiede:”Ma come funziona il mio cervello?” Quando poi, per pura fatalità in qualsiasi momento dell’esistenza, qualcosa va storto ecco che bisogna porsi questo stravolgente e tellurico quesito.

Quando iniziai il mio cammino con mia figlia i membri più anziani dell’allora equipe ci raccontavano i loro anni formativi più intensi come quelli spesi sui poveri ragazzi che tornavano dalla guerra del Vietnam. Più tardi parlando invece con i medici più giovani essi lavoravano principalmente su problemi legati a patologie strettamente genetiche,  fetali oppure precocemente post natali e della primissima infanzia come conseguenze di meningiti, morbilli o incidenti domestici.

Dopo circa un decennio di vita insieme con l’equipe la novità che circolava tra i pazienti e le relative famiglie erano le conseguenze sui bambini di abusi tossicomani – stupefacenti, alcool e farmaci a vario titolo – che i genitori avevano vissuto prima ancora di avere i loro figli.

Quasi al contempo stava arrivando un altro flagello; le pasticche in discoteca e davanti alle scuole.

Ogni epoca porta con se una e più ragioni per cui il cervello si ritrova all’improvviso in “pull position” sul palcoscenico della nostra vita. Quando accade questo tutto cambia. Non c’è storia di poter ignorare la situazione e ancor meno di illudersi che un giorno ci sia una fine.

Se c’è un principio che in poco più di 150 di neurologia non è ancora tramontato è quello che il cervello si forma durante i mesi intrauterini, ogni danno che gli viene arrecato nel frattempo e/o dopo non può essere riparato; tutt’al più con molta fortuna (denaro, momento e luogo giusto) si può tentare di compensarlo e non sarà mai più come prima o come dovrebbe essere.

Persino lo stress (fattore manovratore della pressione) i dispiaceri e i traumi emotivi e relazionali con o senza le relative modificazioni del sangue (colesterolo e diabete) sono delle bombe ad orologeria per il nostro cervello.

Questo è quanto. Non è un film e non è un gioco. Per questa ragione vorrei consigliare questo testo indistintamente a tutti per conoscere ed essere più consapevoli di se stessi. Non contano solo i manuali sul look; la cellulite e/o il sovrappeso e magari anche la perdita dei capelli. Il cervello è quel complesso organo che dirige la mente. Mens sana in corpore sano, (e l’esatto contrario perché no!) lo dicevano già più di 2000 anni fa.

Vorrei concludere con il ricordare un piccolo sketch avvenuto durante uno dei tanti controlli che facevamo con l’equipe. Con grande sorpresa di molti ci rincontrammo dopo sei mesi negli ambulatori per i debiti controlli e trovammo un arredamento nuovo. Abituati a muoverci in un certo modo ormai da anni facevamo quasi fatica e non erano infrequenti piccole “capocciate” come quelle che si prendono quando si deve raccogliere il tovagliolo scivolato via dalle gambe e magari vergognosamente posizionato tra il tacco della scarpa e il pavimento.

Ogni piccola capocciata veniva chiamata “micro lesione cerebrale”. Fa sorridere, lo so. Noi ridavamo quasi a crepapelle, perché ci sentivamo come bambini impacciati. Eppure la verità è questa, ogni minimo sussulto ha un risultato interno. Oggi ormai è acclarato che persino delle immagini possono creare modificazioni nelle aree più profonde lasciando non di rado tracce indelebili.  Ognuno di noi ha una storia, per lo più totalmente sconosciuta.

Tutti abbiamo una storia ufficiale che conosciamo e padroneggiamo, ma molto di sovente ce n’è anche una ufficiosa che quasi tutti noi ignoriamo. Forse per un puro caso un giorno verremo a scoprirla e dovremo gestirla. Ma essa è lì scritta nel nostro cervello attraverso i geni, oppure per via di errori altrui che ignoriamo, o a causa delle menzogne e le paure di chi ci ama. Il nostro corpo è la cassaforte della nostra anima e solo il cervello possiede la combinazione personale di ciascuno di noi.

Conosciamo e rispettiamo il nostro cervello, che è la macchina della nostra mente.

[review]

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Neuropsicologia dei lobi frontali. Sindromi disesecutive e disturbi del comportamento, Il Mulino.

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“Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.”

Albert Einstein

Non so se sia deontologicamente corretto iniziare una recensione indicando le ragioni più o meno personali che ci hanno spinto a scegliere il testo di cui ci accingiamo ad illustrare i contenuti, a tesserne le lodi o a snocciolarne una per una tutte le pecche.

Qualora, appunto, non lo fosse chiedo per una volta ai cari lettori – abituali o incidentali – di perdonarmi per questo.

Quando prendiamo in mano un libro esso normalmente risponde ad una di queste due circostanze:” Chissà che cos’è ?” (curiosità della novità personale), “Giusto questo lo cerco da tempo !” (necessario per le proprie esigenze esistenziali).

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Io ho una figlia cerebrolesa nel termine più preciso immaginabile. In tenerissima età ha subito un intervento chirurgico e pertanto da allora il cervello è anatomicamente privo di molte parti e tutto il suo funzionamento non è solo invalidato ad initium, ma soprattutto essendo esso l’organo principe del nostro corpo presenta, o meglio elargisce, sempre nuove problematiche in itinere.

Fin dal principio grazie ad una equipe americana sono stata sempre impegnata in prima persona a seguirla da vicino non solo nelle scelte riabilitative ma anche nel comprenderne il più possibile le implicazioni mediche. Non è stato semplice, ho dovuto lasciare un impiego interessantissimo ed auto-appagante, molto lontano dalla tematica della neurologia, eppure con la buona volontà e l’impegno si può giungere anche a questo.

Il primo passo per me, come per tutti i genitori che fecero parte di quel corso, fu il recupero delle nozioni di Biologia ricevute  nella scuola superiore o professionale che avevamo frequentato. Idea folle ? Una americanata ? No, perché ha funzionato per più di 100 coppie ogni anno per più di mezzo secolo. Ormai da quei giorni sono passati poco più di 20 anni, eppure ancora oggi cerco, accedo e trovo chiarimenti e soluzioni in testi specificamente medici.

La copia di Neuropsicologia dei lobi frontali in mio possesso ha già avuto nuove edizioni pur tuttavia è un testo fondamentale per comprendere realisticamente come stanno le cose nel nostro cranio.

Quando tutti godiamo di buona salute, e nel caso specifico di “efficienza mentale” raramente ci si chiede:”Ma come funziona il mio cervello?” Quando poi, per pura fatalità in qualsiasi momento dell’esistenza, qualcosa va storto ecco che bisogna porsi questo stravolgente e tellurico quesito.

Quando iniziai il mio cammino con mia figlia i membri più anziani dell’allora equipe ci raccontavano i loro anni formativi più intensi come quelli spesi sui poveri ragazzi che tornavano dalla guerra del Vietnam. Più tardi parlando invece con i medici più giovani essi lavoravano principalmente su problemi legati a patologie strettamente genetiche,  fetali oppure precocemente post natali e della primissima infanzia come conseguenze di meningiti, morbilli o incidenti domestici.

Dopo circa un decennio di vita insieme con l’equipe la novità che circolava tra i pazienti e le relative famiglie erano le conseguenze sui bambini di abusi tossicomani – stupefacenti, alcool e farmaci a vario titolo – che i genitori avevano vissuto prima ancora di avere i loro figli.

Quasi al contempo stava arrivando un altro flagello; le pasticche in discoteca e davanti alle scuole.

Ogni epoca porta con se una e più ragioni per cui il cervello si ritrova all’improvviso in “pull position” sul palcoscenico della nostra vita. Quando accade questo tutto cambia. Non c’è storia di poter ignorare la situazione e ancor meno di illudersi che un giorno ci sia una fine.

Se c’è un principio che in poco più di 150 di neurologia non è ancora tramontato è quello che il cervello si forma durante i mesi intrauterini, ogni danno che gli viene arrecato nel frattempo e/o dopo non può essere riparato; tutt’al più con molta fortuna (denaro, momento e luogo giusto) si può tentare di compensarlo e non sarà mai più come prima o come dovrebbe essere.

Persino lo stress (fattore manovratore della pressione) i dispiaceri e i traumi emotivi e relazionali con o senza le relative modificazioni del sangue (colesterolo e diabete) sono delle bombe ad orologeria per il nostro cervello.

Questo è quanto. Non è un film e non è un gioco. Per questa ragione vorrei consigliare questo testo indistintamente a tutti per conoscere ed essere più consapevoli di se stessi. Non contano solo i manuali sul look; la cellulite e/o il sovrappeso e magari anche la perdita dei capelli. Il cervello è quel complesso organo che dirige la mente. Mens sana in corpore sano, (e l’esatto contrario perché no!) lo dicevano già più di 2000 anni fa.

Vorrei concludere con il ricordare un piccolo sketch avvenuto durante uno dei tanti controlli che facevamo con l’equipe. Con grande sorpresa di molti ci rincontrammo dopo sei mesi negli ambulatori per i debiti controlli e trovammo un arredamento nuovo. Abituati a muoverci in un certo modo ormai da anni facevamo quasi fatica e non erano infrequenti piccole “capocciate” come quelle che si prendono quando si deve raccogliere il tovagliolo scivolato via dalle gambe e magari vergognosamente posizionato tra il tacco della scarpa e il pavimento.

Ogni piccola capocciata veniva chiamata “micro lesione cerebrale”. Fa sorridere, lo so. Noi ridavamo quasi a crepapelle, perché ci sentivamo come bambini impacciati. Eppure la verità è questa, ogni minimo sussulto ha un risultato interno. Oggi ormai è acclarato che persino delle immagini possono creare modificazioni nelle aree più profonde lasciando non di rado tracce indelebili.  Ognuno di noi ha una storia, per lo più totalmente sconosciuta.

Tutti abbiamo una storia ufficiale che conosciamo e padroneggiamo, ma molto di sovente ce n’è anche una ufficiosa che quasi tutti noi ignoriamo. Forse per un puro caso un giorno verremo a scoprirla e dovremo gestirla. Ma essa è lì scritta nel nostro cervello attraverso i geni, oppure per via di errori altrui che ignoriamo, o a causa delle menzogne e le paure di chi ci ama. Il nostro corpo è la cassaforte della nostra anima e solo il cervello possiede la combinazione personale di ciascuno di noi.

Conosciamo e rispettiamo il nostro cervello, che è la macchina della nostra mente.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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