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Nella messa l’oggi della storia

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di: Francesca Cocchini

Ancora una volta sento il desiderio di esplicitare un pensiero che si sta facendo sempre più profondo e chiaro in me. L’hanno suscitato alcuni interventi, che ho letto in vari “siti”, di persone che ritengono non appropriato, addirittura non giusto celebrare la messa nelle condizioni nelle quali ci troviamo a doverla celebrare: con mascherine, sedendoci in posti distanziati, con sacerdoti che devono mettersi i guanti per distribuire la comunione, senza potersi dare la mano per la pace, senza poter cantare…

Alcuni ritengono che si dovrebbe piuttosto avere la pazienza di aspettare il ritorno alla “normalità”. Ebbene, mi sto invece sempre più convincendo che è davvero importante, addirittura in certo senso ancora più necessario andare a messa ogni giorno, e andarci proprio così: con la mascherina, con i posti segnati e distanziati, ricevendo la comunione da un sacerdote che prima si è dovuto ben disinfettare le mani e mettersi anche lui la mascherina, e che ci consegna quel Pane con i guanti e noi lo dobbiamo prendere e far passare sotto la nostra mascherina…!

Sì, è importante, e lo è perché è la storia di oggi, quella, oltre tutto, che oggi vive quasi tutta l’umanità. È la storia nella quale siamo tutti inseriti, l’umanità oggi vive con questi segni così evidenti di debolezza, di sofferenza, di negatività.

E nella messa noi abbiamo la grazia di portare ad essa questa realtà segnata dalla debolezza, dalla sofferenza, dalla negatività. Nella messa siamo chiamati proprio a “fare questo”: portare la realtà di ogni OGGI, perché Lui possa in ogni OGGI prenderla su di sé e così trasformarla. Perché è questo il lavoro che dà gloria al Padre e che Lui in noi e noi in Lui possiamo continuare a compiere.

La situazione che oggi avvertiamo come di “anormalità”, è invece ora la situazione “normale”, talmente “normale” che è praticamente la stessa in tutto il mondo, ed è questo “anormale-normale” che Lui vuole e deve assumere, ma se noi non glielo portiamo, se diciamo: finché le cose non tornano com’erano… ci mettiamo fuori dalla storia, disubbidiamo alla storia.

Lui continua a incarnarsi nella storia e ora la storia è questa. Lui si è fatto ubbidiente alla storia, e così anche noi, chiamati ad avere i suoi stessi sentimenti, mi sembra che in maniera particolarissima dobbiamo ubbidire alla storia, a questa storia. È il dono che possiamo fare al Dio della storia e all’umanità che vive nella storia.

Vi abbraccio così, è il modo che abbiamo oggi e oggi va bene così, siamo capaci di riempire anche questo “non abbraccio” di intensità nuova.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Nella messa l’oggi della storia

  

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Ancora una volta sento il desiderio di esplicitare un pensiero che si sta facendo sempre più profondo e chiaro in me. L’hanno suscitato alcuni interventi, che ho letto in vari “siti”, di persone che ritengono non appropriato, addirittura non giusto celebrare la messa nelle condizioni nelle quali ci troviamo a doverla celebrare: con mascherine, sedendoci in posti distanziati, con sacerdoti che devono mettersi i guanti per distribuire la comunione, senza potersi dare la mano per la pace, senza poter cantare…

Alcuni ritengono che si dovrebbe piuttosto avere la pazienza di aspettare il ritorno alla “normalità”. Ebbene, mi sto invece sempre più convincendo che è davvero importante, addirittura in certo senso ancora più necessario andare a messa ogni giorno, e andarci proprio così: con la mascherina, con i posti segnati e distanziati, ricevendo la comunione da un sacerdote che prima si è dovuto ben disinfettare le mani e mettersi anche lui la mascherina, e che ci consegna quel Pane con i guanti e noi lo dobbiamo prendere e far passare sotto la nostra mascherina…!

Sì, è importante, e lo è perché è la storia di oggi, quella, oltre tutto, che oggi vive quasi tutta l’umanità. È la storia nella quale siamo tutti inseriti, l’umanità oggi vive con questi segni così evidenti di debolezza, di sofferenza, di negatività.

E nella messa noi abbiamo la grazia di portare ad essa questa realtà segnata dalla debolezza, dalla sofferenza, dalla negatività. Nella messa siamo chiamati proprio a “fare questo”: portare la realtà di ogni OGGI, perché Lui possa in ogni OGGI prenderla su di sé e così trasformarla. Perché è questo il lavoro che dà gloria al Padre e che Lui in noi e noi in Lui possiamo continuare a compiere.

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La situazione che oggi avvertiamo come di “anormalità”, è invece ora la situazione “normale”, talmente “normale” che è praticamente la stessa in tutto il mondo, ed è questo “anormale-normale” che Lui vuole e deve assumere, ma se noi non glielo portiamo, se diciamo: finché le cose non tornano com’erano… ci mettiamo fuori dalla storia, disubbidiamo alla storia.

Lui continua a incarnarsi nella storia e ora la storia è questa. Lui si è fatto ubbidiente alla storia, e così anche noi, chiamati ad avere i suoi stessi sentimenti, mi sembra che in maniera particolarissima dobbiamo ubbidire alla storia, a questa storia. È il dono che possiamo fare al Dio della storia e all’umanità che vive nella storia.

Vi abbraccio così, è il modo che abbiamo oggi e oggi va bene così, siamo capaci di riempire anche questo “non abbraccio” di intensità nuova.

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