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“Nel regno di Dio non ci sono disoccupati”

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All’Angelus il Papa mette in guardia dalla «presunzione di meritare la ricompensa divina» e dal «giudizio negativo sugli altri». E ricorda il beato Rother, martire in Guatemala
 
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Dio non esclude nessuno. Per tutti alla fine ci sarà il compenso che viene dalla giustizia divina e non umana, per nostra fortuna – afferma Francesco all’Angelus – Nel Regno di Dio non ci sono disoccupati, tutti sono chiamati a fare la loro parte». 

 

 

Con i fedeli riuniti in piazza San Pietro il Papa esorta all’impegno «in favore della dignità dell’uomo» e invoca la Madonna affinché «ci aiuti ad accogliere nella nostra vita la logica dell’amore che ci libera dalla presunzione di meritare la ricompensa di Dio e dal giudizio negativo sugli altri». Infatti, «il Signore usa misericordia, perdona largamente, è pieno di generosità e di bontà che riversa su ciascuno di noi, apre a tutti i territori sconfinati del suo amore e della sua grazia, che soli possono dare al cuore umano la pienezza della gioia». E invece «i pensieri umani sono spesso segnati da egoismi e tornaconti personali», quindi «i nostri angusti e tortuosi sentieri non sono paragonabili alle ampie e rette strade del Signore».  

 

Prima della Preghiera mariana, Jorge Mario Bergoglio evidenzia che nella «odierna pagina evangelica troviamo la parabola dei lavoratori chiamati a giornata». Una parabola, precisa il Pontefice, che «Gesù racconta per comunicare due aspetti del Regno di Dio: il primo, che Dio vuole chiamare tutti a lavorare per il suo Regno; il secondo, che alla fine vuole dare a tutti la stessa ricompensa, cioè la salvezza, la vita eterna». Infatti, aggiunge Francesco, «il padrone di una vigna, che rappresenta Dio, esce all’alba e ingaggia un gruppo di lavoratori, concordando con loro il salario di un denaro per la giornata».  

 

Poi «esce anche nelle ore successive, fino al tardo pomeriggio, per assumere altri operai che vede disoccupati». Al termine della giornata, «il padrone ordina che sia dato un denaro a tutti, anche a quelli che avevano lavorato poche ore». Commenta il Pontefice: «Naturalmente, gli operai assunti per primi si lamentano, perché si vedono pagati allo stesso modo di quelli che hanno lavorato di meno». Il padrone, però, «ricorda loro che hanno ricevuto quello che era stato pattuito; se poi Lui vuole essere generoso con gli altri, loro non devono essere invidiosi».  

 

Secondo il Papa «in realtà questa “ingiustizia” del padrone serve a provocare, in chi ascolta la parabola, un salto di livello, perché qui Gesù non vuole parlare del problema del lavoro e del giusto salario, ma del Regno di Dio!». E, puntualizza il Pontefice, il messaggio è questo: «Nel Regno di Dio non ci sono disoccupati, tutti sono chiamati a fare la loro parte; e per tutti alla fine ci sarà il compenso che viene dalla giustizia divina – non umana, per nostra fortuna! –, cioè la salvezza che Gesù Cristo ci ha acquistato con la sua morte e risurrezione». Una salvezza che «non è meritata, ma donata, per cui gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».  

 

Con questa parabola, «Gesù vuole aprire i nostri cuori alla logica dell’amore del Padre, che è gratuito e generoso». Si tratta, chiarisce il Papa, di «lasciarsi stupire e affascinare dai pensieri e dalle vie di Dio che, come ricorda il profeta Isaia, non sono i nostri pensieri e non sono le nostre vie». Inoltre, prosegue Francesco, «i pensieri umani sono spesso segnati da egoismi e tornaconti personali, e i nostri angusti e tortuosi sentieri non sono paragonabili alle ampie e rette strade del Signore». Quindi, «Gesù vuole farci contemplare lo sguardo di quel padrone: lo sguardo con cui vede ognuno degli operai in attesa di lavoro, e li chiama ad andare nella sua vigna».  

 

È uno sguardo «pieno di attenzione, di benevolenza; è uno sguardo che chiama, che invita ad alzarsi, a mettersi in cammino, perché vuole la vita per ognuno di noi, vuole una vita piena, impegnata, salvata dal vuoto e dall’inerzia». E, assicura Jorge Mario Bergoglio, «Dio non esclude nessuno e vuole che ciascuno raggiunga la sua pienezza».  

 

Dopo l’Angelus il Papa ricorda che «ieri, a Oklahoma City, negli Stati Uniti d’America, è stato proclamato Beato Stanley Francis Rother, sacerdote missionario, ucciso in odio alla fede per la sua opera di evangelizzazione e promozione umana in favore dei più poveri in Guatemala».  

 

E «il suo esempio eroico ci aiuti ad essere coraggiosi testimoni del Vangelo, impegnandoci in favore della dignità dell’uomo». Francesco saluta «con affetto tutti voi, romani e pellegrini provenienti da diversi Paesi». In particolare saluta «il coro della Missione Cattolica italiana di Berna, la comunità romana di Comunione e Liberazione, i fedeli di Villadossola, Offanengo e Nola». A tutti augura «una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!». 

 
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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“Nel regno di Dio non ci sono disoccupati”

  

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All’Angelus il Papa mette in guardia dalla «presunzione di meritare la ricompensa divina» e dal «giudizio negativo sugli altri». E ricorda il beato Rother, martire in Guatemala
 
GIACOMO GALEAZZI
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«Dio non esclude nessuno. Per tutti alla fine ci sarà il compenso che viene dalla giustizia divina e non umana, per nostra fortuna – afferma Francesco all’Angelus – Nel Regno di Dio non ci sono disoccupati, tutti sono chiamati a fare la loro parte». 

 

 

Con i fedeli riuniti in piazza San Pietro il Papa esorta all’impegno «in favore della dignità dell’uomo» e invoca la Madonna affinché «ci aiuti ad accogliere nella nostra vita la logica dell’amore che ci libera dalla presunzione di meritare la ricompensa di Dio e dal giudizio negativo sugli altri». Infatti, «il Signore usa misericordia, perdona largamente, è pieno di generosità e di bontà che riversa su ciascuno di noi, apre a tutti i territori sconfinati del suo amore e della sua grazia, che soli possono dare al cuore umano la pienezza della gioia». E invece «i pensieri umani sono spesso segnati da egoismi e tornaconti personali», quindi «i nostri angusti e tortuosi sentieri non sono paragonabili alle ampie e rette strade del Signore».  

 

Prima della Preghiera mariana, Jorge Mario Bergoglio evidenzia che nella «odierna pagina evangelica troviamo la parabola dei lavoratori chiamati a giornata». Una parabola, precisa il Pontefice, che «Gesù racconta per comunicare due aspetti del Regno di Dio: il primo, che Dio vuole chiamare tutti a lavorare per il suo Regno; il secondo, che alla fine vuole dare a tutti la stessa ricompensa, cioè la salvezza, la vita eterna». Infatti, aggiunge Francesco, «il padrone di una vigna, che rappresenta Dio, esce all’alba e ingaggia un gruppo di lavoratori, concordando con loro il salario di un denaro per la giornata».  

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Poi «esce anche nelle ore successive, fino al tardo pomeriggio, per assumere altri operai che vede disoccupati». Al termine della giornata, «il padrone ordina che sia dato un denaro a tutti, anche a quelli che avevano lavorato poche ore». Commenta il Pontefice: «Naturalmente, gli operai assunti per primi si lamentano, perché si vedono pagati allo stesso modo di quelli che hanno lavorato di meno». Il padrone, però, «ricorda loro che hanno ricevuto quello che era stato pattuito; se poi Lui vuole essere generoso con gli altri, loro non devono essere invidiosi».  

 

Secondo il Papa «in realtà questa “ingiustizia” del padrone serve a provocare, in chi ascolta la parabola, un salto di livello, perché qui Gesù non vuole parlare del problema del lavoro e del giusto salario, ma del Regno di Dio!». E, puntualizza il Pontefice, il messaggio è questo: «Nel Regno di Dio non ci sono disoccupati, tutti sono chiamati a fare la loro parte; e per tutti alla fine ci sarà il compenso che viene dalla giustizia divina – non umana, per nostra fortuna! –, cioè la salvezza che Gesù Cristo ci ha acquistato con la sua morte e risurrezione». Una salvezza che «non è meritata, ma donata, per cui gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».  

 

Con questa parabola, «Gesù vuole aprire i nostri cuori alla logica dell’amore del Padre, che è gratuito e generoso». Si tratta, chiarisce il Papa, di «lasciarsi stupire e affascinare dai pensieri e dalle vie di Dio che, come ricorda il profeta Isaia, non sono i nostri pensieri e non sono le nostre vie». Inoltre, prosegue Francesco, «i pensieri umani sono spesso segnati da egoismi e tornaconti personali, e i nostri angusti e tortuosi sentieri non sono paragonabili alle ampie e rette strade del Signore». Quindi, «Gesù vuole farci contemplare lo sguardo di quel padrone: lo sguardo con cui vede ognuno degli operai in attesa di lavoro, e li chiama ad andare nella sua vigna».  

 

È uno sguardo «pieno di attenzione, di benevolenza; è uno sguardo che chiama, che invita ad alzarsi, a mettersi in cammino, perché vuole la vita per ognuno di noi, vuole una vita piena, impegnata, salvata dal vuoto e dall’inerzia». E, assicura Jorge Mario Bergoglio, «Dio non esclude nessuno e vuole che ciascuno raggiunga la sua pienezza».  

 

Dopo l’Angelus il Papa ricorda che «ieri, a Oklahoma City, negli Stati Uniti d’America, è stato proclamato Beato Stanley Francis Rother, sacerdote missionario, ucciso in odio alla fede per la sua opera di evangelizzazione e promozione umana in favore dei più poveri in Guatemala».  

 

E «il suo esempio eroico ci aiuti ad essere coraggiosi testimoni del Vangelo, impegnandoci in favore della dignità dell’uomo». Francesco saluta «con affetto tutti voi, romani e pellegrini provenienti da diversi Paesi». In particolare saluta «il coro della Missione Cattolica italiana di Berna, la comunità romana di Comunione e Liberazione, i fedeli di Villadossola, Offanengo e Nola». A tutti augura «una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!». 

 
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