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Nel nome del figlio

Dopo l’arresto ingiustificato e la fucilazione del suo unico figlio ha fondato l’associazione “Madri contro la pena di morte e la tortura”

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Con la forza del perdono

Il suo obiettivo è dunque quello di battersi per mantenere vivo il ricordo del sacrificio di Dmitry e trasforma il suo dolore in testimonianza concreta al fianco delle vittime. “Con la forza del perdono” commenta. Quindi passa a monitorare i processi, consigliare i parenti dei detenuti sulle possibili azioni da intraprendere, ad aiutarli nella preparazioni di lettere e appelli. “Ripetevo alle donne che si recavano nel braccio della morte per andare a trovare i loro figli, i loro mariti, i fratelli: Non piangete, date loro la forza per combattere ed andare avanti. La vostra è una battaglia per la vita. E non parlate mai di vendetta”. La forza di volontà e le iniziative della sua Associazione, supportata anche dai suoi primi sostenitori, “gli amici della Comunità di S. Egidio”, consentono a Tamara di centrare l’obiettivo.

Abolizione della pena di morte e le vite salvate

Il primo gennaio 2008 l’Uzbekistan abolisce la pena di morte e il paese diventa in quell’anno il 134mo paese abolizionista nel mondo e il terzo dell’Asia Centrale ex Sovietica, dopo Turkmenistan e Kyrgyzstan. Tamara ce l’ha fatta e anche se oggi è cittadina uzbeka “non desiderata”, ha varcato i confini geografici e racconta la sua storia e quella di chi è sopravvissuto. Tra le vite che è riuscita a salvare c’è quella di Evgeny Gugnin: “Per lui era già stata emanata la sentenza” riprende. “Nel braccio della morte fu battezzato ed espresse la volontà di diventare sacerdote qualora fosse riuscito a venir fuori da quell’inferno. Evgeny venne graziato e rilasciato nel 2011. Oggi è studente nel seminario di Tashkent”.

La cartellina di Tamara

Una storia a lieto fine come le tante che Tamara raccoglie in un plico contenente foto e appunti. Una cartellina formato A4 che si apre con la maxi foto del suo adorato figlio, unitamente alla sentenza: “Chikunov Dmitry, 28 anni, cittadino russo, cristiano, non ha alcun valore per la società, e non può essere riabilitato in carcere. Pertanto, per i reati commessi, viene condannato a morte mediante fucilazione”. Nel marzo 2005 Dmitry fu riabilitato post mortem, riconosciuto innocente, e il suo processo dichiarato iniquo perché per lui, come per tanti altri, conclude Tamara “La porta del carcere è stata troppo larga quando è entrato, ma infinitamente stretta nel momento in cui ha tentato di uscire”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Nel nome del figlio

Dopo l’arresto ingiustificato e la fucilazione del suo unico figlio ha fondato l’associazione “Madri contro la pena di morte e la tortura”

  

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Il suo obiettivo è dunque quello di battersi per mantenere vivo il ricordo del sacrificio di Dmitry e trasforma il suo dolore in testimonianza concreta al fianco delle vittime. “Con la forza del perdono” commenta. Quindi passa a monitorare i processi, consigliare i parenti dei detenuti sulle possibili azioni da intraprendere, ad aiutarli nella preparazioni di lettere e appelli. “Ripetevo alle donne che si recavano nel braccio della morte per andare a trovare i loro figli, i loro mariti, i fratelli: Non piangete, date loro la forza per combattere ed andare avanti. La vostra è una battaglia per la vita. E non parlate mai di vendetta”. La forza di volontà e le iniziative della sua Associazione, supportata anche dai suoi primi sostenitori, “gli amici della Comunità di S. Egidio”, consentono a Tamara di centrare l’obiettivo.

Abolizione della pena di morte e le vite salvate

Il primo gennaio 2008 l’Uzbekistan abolisce la pena di morte e il paese diventa in quell’anno il 134mo paese abolizionista nel mondo e il terzo dell’Asia Centrale ex Sovietica, dopo Turkmenistan e Kyrgyzstan. Tamara ce l’ha fatta e anche se oggi è cittadina uzbeka “non desiderata”, ha varcato i confini geografici e racconta la sua storia e quella di chi è sopravvissuto. Tra le vite che è riuscita a salvare c’è quella di Evgeny Gugnin: “Per lui era già stata emanata la sentenza” riprende. “Nel braccio della morte fu battezzato ed espresse la volontà di diventare sacerdote qualora fosse riuscito a venir fuori da quell’inferno. Evgeny venne graziato e rilasciato nel 2011. Oggi è studente nel seminario di Tashkent”.

La cartellina di Tamara

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