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Mr. Peabody e Sherman, 2014

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Dio creò l’uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò;

maschio e femmina li creò.

Gen 1,27

 

Peabody, che cartone intelligente. Veramente dolce, fantasioso ed innovativo !

Peabody bel cartone; insegna ai bambini che gli esseri umani non sono migliori degli animali !

Nonno, perché io ho bobby (presumo parlasse del suo cane) e lui non ha uno sherman ?

mr-peabody-and-shermanMr Peabody & Sherman è un cartone del 2014 diretto da Rob Minkoff e si basa sui personaggi di L’Improbabile storia di Peabody, segmento della serie d’animazione degli anni sessanta The Rocky and Bullwinkle  Show.

Mr. Peabody è un cane geniale, inventore, scienziato e vincitore di un premio Nobel, che un girono decide di adottare un bambino di nome Sherman, diventando così il primo cane ad aver adottato un essere umano. Grazie alla sua più geniale invenzione, una macchina del tempo chiamata “tornindietro”, i due viaggiano indietro nel tempo riuscendo così a vivere in prima persona alcuni dei più importanti eventi storici riuscendo così anche ad interagire con famosi personaggi storici. Quando però Sherman fa usare il tornindietro alla sua compagna di classe Penny trasgredendo alle basilari regole dei viaggi nel tempo, i due dovranno correre ai ripari per evitare gravi sconvolgimenti storici e salvare così il futuro.

Oggi quasi nessuno si ricorda da dove prende spunto. Oggi le carte in gioco sono totalmente diverse. I valori che oggi attraversano la società non sono più quelle degli anni sessanta. Ma solo questo è cambiato ? No è cambiato molto di più. Negli sessanta l’infanzia era ancora una parte protetto della società umana. Si prestava attenzione a quello che veniva offerto all’infanzia e c’era ancora una netta distinzione tra la fiaba e gli altri “materiali educativi” che erano d’obbligo per la crescita fisica ed etica dei fanciulli. Ma soprattutto l’infanzia era ancora  preservata in una sorta di compartimento stagno al riparo dalle tempestose mode “etiche” ed “intellettuali” a cui il mondo degli adulti é costantemente soggetto.

Oggi non è più così. Oggi ci troviamo di fronte ad una serie di strumentalizzazioni che vanno molto al di là del loro sfruttamento fisico – il lavoro infantile peraltro era ed è per strettamente legato alla condizione sociale e raziale della famiglia – che recidono alla radice quelli che sono i diritti dell’essere umano ad  identificarsi con chi li ha preceduti ed ad avere una sana conoscenza antropologica e filologica in grado di sorreggere una reale ed proficua architettura neurologica ed affettiva.

I cartoni animati sono oggi uno dei tanti sostituti di quelle che in passato erano le figure di riferimento per l’educazione e la crescita dei bambini. Le balie, le istitutrici e le mamme sono lentamente scomparse risucchiate dalle ragioni di una società sempre più consumistica e concentrata sull’economia e la corsa al benessere di cui tutti si ritengono – a ragione – aventi diritto.

Così l’infanzia prima diventa un peso – basti ricordare il periodo di calo delle nascite, il figlio unico era quasi l’emblema per riconoscere le coppie coscienziose e i cittadini con “criterio” – poi ci fu

una brusca inversione di rotta e il bambino diventa uno Status Simbol.  Tante donne che avevano dato i loro anni più verdi alla costruzione della loro professionalità, indipendenza economica e perfezionamento della società con una sensibilità nuova si accorgono che il mondo per quanto le apprezzi e abbia dato loro il meritato spazio in virtù delle loro inconfutabili capacità purtroppo al contempo le colpevolizza o comunque le fa sentire “indegne” perché non hanno assolto al loro compito più atavico, quello riproduttivo, quello di prosecuzione della specie.

I decenni della corsa economica al benessere hanno creato uomini e donne stressati, uomini e donne concentrate su di una fisicità perfetta – quasi innaturale – e così questi corpi e questi uomini finti si accorgono che è sempre più difficile avere un bambino. Questi corpi programmati

per essere efficienti sportivi, efficienti “schegge” di “mobilità” tra un volo transoceanico e l’altro, efficienti professionisti con orari di lavoro impossibili – dove “sostanze chimiche” di ogni genere

sono parte del “pacchetto all inclusive” – per il raggiungimento del traguardo non hanno più la naturale capacità di riprodursi. L’incomprensione di se stessi, dell’altro e del “ruolo originario” che ciascuno riveste senza averlo scelto diventa sempre più un utopia, ed essendo tale avviene come una sorta di abiura che spinge l’uomo in una direzione di fuga. Il cartello della direzione è il più antico del mondo: “ Ma il serpente disse: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male.»” (Gn 3,4-5)

Si giunge così ad una sorta di mescolazione del mazzo delle carte. Tutti sono, in un modo o nell’altro, non più “conformi al progetto originario” e quindi perché crucciarsi tanto ? Allora ecco che arriva l’idea del “genitore 1” e del “genitore 2”. Arriva l’idea dello sperimentare su cellule ogni sorta di alternativa, arriva l’idea che persone già vittime degli errori sociali ed affettivi di altri possano – a prescindere dal loro vissuto, e senza il miracolo del concepimento che resta tale a dispetto di ogni forma di arroganza di cui il genere umano potrà rendersi reo – essere educatori e custodi della crescita di altri esseri umani.

Ora ci si chiederà e Peabody cosa c’entra in tutto questo? Peabody nasce in una nuova fase. Una fase in cui l’infanzia – che ancora nasce sana – deve essere subito iniziata “all’indifferenziazione”.

Non basta più nascondere nei cartoni animati messaggi sublimali, e del tutto controproducente usare le fiabe di un tempo – che mettono in guardia il piccolo sull’oscurità del mondo degli adulti – è invece “impellente” abituare da subito i bambini ad accettare un mondo dove niente è vero e niente è certo. Un mondo dove “un cane” può essere un premio Nobel,  dove i genitori – soprattutto se sani eterosessuali che sono in grado di ottemperare al miracolo del concepimento – vengono oscurati come un tabù, e dove le donne vengono criminalizzate come Mrs. Grunion, e la storia viene manipolata con un giocattolo il “tornindietro”  inventato da un cane.

Non sarebbe più logico insegnare ai bambini la storia del cane e del percorso che ci è stato prima di essere un animale domestico? Non sarebbe il caso di insegnare ai bambini che quel favoloso e divertentissimo giocattolo che si chiama “tablet” non ara la terra che produce il grano e tutto quello che lui mangia a colazione, a pranzo e poi a cena? Non sarebbe invece il caso di insegnare che quel suo splendido ditino – l’indice o il medio, non fa differenza – che lui usa per trascinare le immagini sul tablet dovrebbe avere invece la capacità di congiungersi in modo sincronico e perfetto con il pollice ed essere in grado di utilizzare utensili anche solo per scopi personali e non necessariamente professionali? La mente umana agogna a stadi superiori ma la realtà è che il corpo umano ha regole che sono state predefinite e la sua dignità non verrà mai realizzata in nessuna forma di dicotomia e ancor meno oscurando la volontà di colui che ci ha creato a sua immagine e somiglianza.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Mr. Peabody e Sherman, 2014

  

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Dio creò l’uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò;

maschio e femmina li creò.

Gen 1,27

 

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Peabody, che cartone intelligente. Veramente dolce, fantasioso ed innovativo !

Peabody bel cartone; insegna ai bambini che gli esseri umani non sono migliori degli animali !

Nonno, perché io ho bobby (presumo parlasse del suo cane) e lui non ha uno sherman ?

mr-peabody-and-shermanMr Peabody & Sherman è un cartone del 2014 diretto da Rob Minkoff e si basa sui personaggi di L’Improbabile storia di Peabody, segmento della serie d’animazione degli anni sessanta The Rocky and Bullwinkle  Show.

Mr. Peabody è un cane geniale, inventore, scienziato e vincitore di un premio Nobel, che un girono decide di adottare un bambino di nome Sherman, diventando così il primo cane ad aver adottato un essere umano. Grazie alla sua più geniale invenzione, una macchina del tempo chiamata “tornindietro”, i due viaggiano indietro nel tempo riuscendo così a vivere in prima persona alcuni dei più importanti eventi storici riuscendo così anche ad interagire con famosi personaggi storici. Quando però Sherman fa usare il tornindietro alla sua compagna di classe Penny trasgredendo alle basilari regole dei viaggi nel tempo, i due dovranno correre ai ripari per evitare gravi sconvolgimenti storici e salvare così il futuro.

Oggi quasi nessuno si ricorda da dove prende spunto. Oggi le carte in gioco sono totalmente diverse. I valori che oggi attraversano la società non sono più quelle degli anni sessanta. Ma solo questo è cambiato ? No è cambiato molto di più. Negli sessanta l’infanzia era ancora una parte protetto della società umana. Si prestava attenzione a quello che veniva offerto all’infanzia e c’era ancora una netta distinzione tra la fiaba e gli altri “materiali educativi” che erano d’obbligo per la crescita fisica ed etica dei fanciulli. Ma soprattutto l’infanzia era ancora  preservata in una sorta di compartimento stagno al riparo dalle tempestose mode “etiche” ed “intellettuali” a cui il mondo degli adulti é costantemente soggetto.

Oggi non è più così. Oggi ci troviamo di fronte ad una serie di strumentalizzazioni che vanno molto al di là del loro sfruttamento fisico – il lavoro infantile peraltro era ed è per strettamente legato alla condizione sociale e raziale della famiglia – che recidono alla radice quelli che sono i diritti dell’essere umano ad  identificarsi con chi li ha preceduti ed ad avere una sana conoscenza antropologica e filologica in grado di sorreggere una reale ed proficua architettura neurologica ed affettiva.

I cartoni animati sono oggi uno dei tanti sostituti di quelle che in passato erano le figure di riferimento per l’educazione e la crescita dei bambini. Le balie, le istitutrici e le mamme sono lentamente scomparse risucchiate dalle ragioni di una società sempre più consumistica e concentrata sull’economia e la corsa al benessere di cui tutti si ritengono – a ragione – aventi diritto.

Così l’infanzia prima diventa un peso – basti ricordare il periodo di calo delle nascite, il figlio unico era quasi l’emblema per riconoscere le coppie coscienziose e i cittadini con “criterio” – poi ci fu

una brusca inversione di rotta e il bambino diventa uno Status Simbol.  Tante donne che avevano dato i loro anni più verdi alla costruzione della loro professionalità, indipendenza economica e perfezionamento della società con una sensibilità nuova si accorgono che il mondo per quanto le apprezzi e abbia dato loro il meritato spazio in virtù delle loro inconfutabili capacità purtroppo al contempo le colpevolizza o comunque le fa sentire “indegne” perché non hanno assolto al loro compito più atavico, quello riproduttivo, quello di prosecuzione della specie.

I decenni della corsa economica al benessere hanno creato uomini e donne stressati, uomini e donne concentrate su di una fisicità perfetta – quasi innaturale – e così questi corpi e questi uomini finti si accorgono che è sempre più difficile avere un bambino. Questi corpi programmati

per essere efficienti sportivi, efficienti “schegge” di “mobilità” tra un volo transoceanico e l’altro, efficienti professionisti con orari di lavoro impossibili – dove “sostanze chimiche” di ogni genere

sono parte del “pacchetto all inclusive” – per il raggiungimento del traguardo non hanno più la naturale capacità di riprodursi. L’incomprensione di se stessi, dell’altro e del “ruolo originario” che ciascuno riveste senza averlo scelto diventa sempre più un utopia, ed essendo tale avviene come una sorta di abiura che spinge l’uomo in una direzione di fuga. Il cartello della direzione è il più antico del mondo: “ Ma il serpente disse: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male.»” (Gn 3,4-5)

Si giunge così ad una sorta di mescolazione del mazzo delle carte. Tutti sono, in un modo o nell’altro, non più “conformi al progetto originario” e quindi perché crucciarsi tanto ? Allora ecco che arriva l’idea del “genitore 1” e del “genitore 2”. Arriva l’idea dello sperimentare su cellule ogni sorta di alternativa, arriva l’idea che persone già vittime degli errori sociali ed affettivi di altri possano – a prescindere dal loro vissuto, e senza il miracolo del concepimento che resta tale a dispetto di ogni forma di arroganza di cui il genere umano potrà rendersi reo – essere educatori e custodi della crescita di altri esseri umani.

Ora ci si chiederà e Peabody cosa c’entra in tutto questo? Peabody nasce in una nuova fase. Una fase in cui l’infanzia – che ancora nasce sana – deve essere subito iniziata “all’indifferenziazione”.

Non basta più nascondere nei cartoni animati messaggi sublimali, e del tutto controproducente usare le fiabe di un tempo – che mettono in guardia il piccolo sull’oscurità del mondo degli adulti – è invece “impellente” abituare da subito i bambini ad accettare un mondo dove niente è vero e niente è certo. Un mondo dove “un cane” può essere un premio Nobel,  dove i genitori – soprattutto se sani eterosessuali che sono in grado di ottemperare al miracolo del concepimento – vengono oscurati come un tabù, e dove le donne vengono criminalizzate come Mrs. Grunion, e la storia viene manipolata con un giocattolo il “tornindietro”  inventato da un cane.

Non sarebbe più logico insegnare ai bambini la storia del cane e del percorso che ci è stato prima di essere un animale domestico? Non sarebbe il caso di insegnare ai bambini che quel favoloso e divertentissimo giocattolo che si chiama “tablet” non ara la terra che produce il grano e tutto quello che lui mangia a colazione, a pranzo e poi a cena? Non sarebbe invece il caso di insegnare che quel suo splendido ditino – l’indice o il medio, non fa differenza – che lui usa per trascinare le immagini sul tablet dovrebbe avere invece la capacità di congiungersi in modo sincronico e perfetto con il pollice ed essere in grado di utilizzare utensili anche solo per scopi personali e non necessariamente professionali? La mente umana agogna a stadi superiori ma la realtà è che il corpo umano ha regole che sono state predefinite e la sua dignità non verrà mai realizzata in nessuna forma di dicotomia e ancor meno oscurando la volontà di colui che ci ha creato a sua immagine e somiglianza.

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