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Mons. Zani: riconoscimento dei titoli per Facoltà e ISSR

Mons. A. Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, illustra gli snodi salienti dell’accordo.

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di: Lorenzo Prezzi (a cura)

Il 13 febbraio è stato firmato l’accordo fra lo Stato Italiano (Ministero per l’Istruzione l’Università e la Ricerca) e la Santa Sede (Congregazione per l’Educazione Cattolica) sul riconoscimento dei titoli di studi dell’Educazione universitaria. Mons. A. Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, illustra gli snodi salienti dell’accordo.

È stato firmato mercoledì 13 febbraio l’accordo fra ministero della pubblica istruzione (MIUR) e Congregazione per l’educazione cattolica per il riconoscimento dei titoli di studio forniti dalle università pontificie e dagli Istituti superiori di scienze religiose (ISSR). Da quanti anni è in discussione l’equipollenza? Quali sono i prossimi passi?

«Il cammino per giungere all’attuale Accordo è stato lungo. La revisione del Concordato del 1929, avvenuta nel 1984, e successivo scambio di Note Verbali del 1995, avevano determinato i titoli di Teologia e Sacra Scrittura quali titoli riconoscibili tramite procedura di equipollenza svolta dai Dicasteri della Santa Sede e dal Ministero italiano per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. Oltre a questi, tutti gli altri titoli rilasciati dalle Istituzioni di Educazione Superiore della Santa Sede aventi sede in Italia non avevano un riconoscimento uniforme sul territorio italiano.

Nel frattempo, c’è stata la riforma universitaria in Italia, inoltre sono entrati in campo la Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea (Convenzione di Lisbona, 11 aprile 1997) e lo Spazio Europeo dell’Educazione Superiore (EHEA), cui la Santa Sede ha aderito dal 2003. La Convenzione di Lisbona, ratificata sia dalla Santa Sede che dall’Italia, stabilisce l’obbligo delle parti contraenti di pervenire al riconoscimento delle qualifiche che danno accesso all’insegnamento superiore negli stati firmatari. Questo è stato il passaggio fondamentale che ha aperto la strada allo studio di un nuovo Accordo giunto in porto in questi giorni. Rimane in vita l’equipollenza dei titoli per la Teologia e la Sacra Scrittura, mentre si apre la possibilità di riconoscere gli altri titoli».

Arriveranno le intese tecniche

Uno studente che esce dalle accademie pontificie quale percorso deve fare per vedere applicato il riconoscimento?

«A questa domanda non sono per ora in grado di offrire una risposta precisa in quanto sarà necessario un passaggio tecnico successivo. Infatti l’Art. 8 dell’Accordo demanda a una Intesa tecnica e indica una serie di strumenti di attuazione che dovranno essere concordati in seguito per fissare le procedure comuni da seguire da parte delle relative istituzioni della formazione superiore dell’Italia e della Santa Sede, in corrispondenza tra le posizioni accademiche esistenti nei relativi ordinamenti.

La firma significa che uno studente che ha il diploma di scienze religiose conseguito in un ISSR può far valere il suo titolo anche in un concorso pubblico o per un altro insegnamento di cui abbia i titoli?

«Anche a questa domanda si dovrà attendere per rispondere più precisamente. Per il momento si può confermare che i titoli accademici rilasciati dagli ISSR corrispondono, per il primo ciclo triennale, alla laurea italiana e, per il secondo ciclo biennale, alla laurea specialistica italiana. La spendibilità di questi titoli dovrà essere determinata dalla revisione dei curricula e dalle discipline accademiche approvate prima dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e comunicate ufficialmente al corrispondente Ministero italiano.

Questo perché il riconoscimento dei titoli presuppone che la Santa Sede e il Ministero italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca predispongano e aggiornino periodicamente gli elenchi delle istituzioni della formazione superiore appartenenti ai rispettivi sistemi di formazione superiore».

Recepite le prassi europee

La conclusione dell’accordo è frutto della partecipazione della Santa Sede al «Processo di Bologna», alla nuova organizzazione di studi superiori a livello europeo?

«Sì, come ho detto sopra, il presente Accordo è frutto del lungo lavoro che la Santa Sede ha svolto negli ultimi decenni aderendo al “processo di Bologna”. Questo va considerato come lo strumento creato dai paesi europei per attuare le Convenzioni internazionali pensate per facilitare la mobilità di docenti e studenti e rendere spendibile il patrimonio di studi accademici da loro acquisiti. Ciò che si è concepito a livello europeo oggi viene diffuso e recepito a livello globale con varie Convenzioni continentali».

È stato saggio attendere di chiarire tutti i percorsi accademici e non slo quelli degli ISSR il cui diploma valeva e vale per l’insegnamento della religione nella scuola pubblica, ma non aveva un pieno riconoscimento pieno a livello civile?

«Siamo giunti a questo Accordo dopo avere rivisto tutte le norme già in atto a livello di Santa Sede. Ricordo, a questo proposito, i vari passi compiuti. Nel 2002 è stato approvato il Decreto sugli studi di Diritto Canonico; nel 2008 l’Istruzione sugli Istituti Superiori di Scienze Religiose; nel 2011 il Decreto di riforma degli studi di filosofia; e nel 2017 la Costituzione Apostolica Veritatis gaudium sulla riforma degli studi ecclesiastici, nella quale sono stati recepiti tutti i documenti precedenti. Con queste normative la Santa Sede può dialogare con lo Stato italiano avendo una legislazione aggiornata».

L’accordo diventa stimolo anche per la qualità e l’aggiornamento degli studi eccelsiastici?

«Sicuramente l’Accordo stimola a garantire studi accademici di alta qualità. A tale proposto segnalo che dal 2007 anche la Santa Sede, come tutti gli altri paesi europei, si è dotata dell’AVEPRO, l’Agenzia per la promozione e la valutazione della qualità delle istituzioni ecclesiastiche di studi superiori. Questa istituzione, riconosciuta e valutata positivamente a livello internazionale dall’Associazione delle Agenzie (ENQA) create per garantire la qualità, sta operando efficacemente presso le nostre istituzioni accademiche con ottimi risultati».

Originale: SpeSalvi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Mons. A. Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, illustra gli snodi salienti dell’accordo.

  

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Il 13 febbraio è stato firmato l’accordo fra lo Stato Italiano (Ministero per l’Istruzione l’Università e la Ricerca) e la Santa Sede (Congregazione per l’Educazione Cattolica) sul riconoscimento dei titoli di studi dell’Educazione universitaria. Mons. A. Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, illustra gli snodi salienti dell’accordo.

È stato firmato mercoledì 13 febbraio l’accordo fra ministero della pubblica istruzione (MIUR) e Congregazione per l’educazione cattolica per il riconoscimento dei titoli di studio forniti dalle università pontificie e dagli Istituti superiori di scienze religiose (ISSR). Da quanti anni è in discussione l’equipollenza? Quali sono i prossimi passi?

«Il cammino per giungere all’attuale Accordo è stato lungo. La revisione del Concordato del 1929, avvenuta nel 1984, e successivo scambio di Note Verbali del 1995, avevano determinato i titoli di Teologia e Sacra Scrittura quali titoli riconoscibili tramite procedura di equipollenza svolta dai Dicasteri della Santa Sede e dal Ministero italiano per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. Oltre a questi, tutti gli altri titoli rilasciati dalle Istituzioni di Educazione Superiore della Santa Sede aventi sede in Italia non avevano un riconoscimento uniforme sul territorio italiano.

Nel frattempo, c’è stata la riforma universitaria in Italia, inoltre sono entrati in campo la Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea (Convenzione di Lisbona, 11 aprile 1997) e lo Spazio Europeo dell’Educazione Superiore (EHEA), cui la Santa Sede ha aderito dal 2003. La Convenzione di Lisbona, ratificata sia dalla Santa Sede che dall’Italia, stabilisce l’obbligo delle parti contraenti di pervenire al riconoscimento delle qualifiche che danno accesso all’insegnamento superiore negli stati firmatari. Questo è stato il passaggio fondamentale che ha aperto la strada allo studio di un nuovo Accordo giunto in porto in questi giorni. Rimane in vita l’equipollenza dei titoli per la Teologia e la Sacra Scrittura, mentre si apre la possibilità di riconoscere gli altri titoli».

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Uno studente che esce dalle accademie pontificie quale percorso deve fare per vedere applicato il riconoscimento?

«A questa domanda non sono per ora in grado di offrire una risposta precisa in quanto sarà necessario un passaggio tecnico successivo. Infatti l’Art. 8 dell’Accordo demanda a una Intesa tecnica e indica una serie di strumenti di attuazione che dovranno essere concordati in seguito per fissare le procedure comuni da seguire da parte delle relative istituzioni della formazione superiore dell’Italia e della Santa Sede, in corrispondenza tra le posizioni accademiche esistenti nei relativi ordinamenti.

La firma significa che uno studente che ha il diploma di scienze religiose conseguito in un ISSR può far valere il suo titolo anche in un concorso pubblico o per un altro insegnamento di cui abbia i titoli?

«Anche a questa domanda si dovrà attendere per rispondere più precisamente. Per il momento si può confermare che i titoli accademici rilasciati dagli ISSR corrispondono, per il primo ciclo triennale, alla laurea italiana e, per il secondo ciclo biennale, alla laurea specialistica italiana. La spendibilità di questi titoli dovrà essere determinata dalla revisione dei curricula e dalle discipline accademiche approvate prima dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e comunicate ufficialmente al corrispondente Ministero italiano.

Questo perché il riconoscimento dei titoli presuppone che la Santa Sede e il Ministero italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca predispongano e aggiornino periodicamente gli elenchi delle istituzioni della formazione superiore appartenenti ai rispettivi sistemi di formazione superiore».

Recepite le prassi europee

La conclusione dell’accordo è frutto della partecipazione della Santa Sede al «Processo di Bologna», alla nuova organizzazione di studi superiori a livello europeo?

«Sì, come ho detto sopra, il presente Accordo è frutto del lungo lavoro che la Santa Sede ha svolto negli ultimi decenni aderendo al “processo di Bologna”. Questo va considerato come lo strumento creato dai paesi europei per attuare le Convenzioni internazionali pensate per facilitare la mobilità di docenti e studenti e rendere spendibile il patrimonio di studi accademici da loro acquisiti. Ciò che si è concepito a livello europeo oggi viene diffuso e recepito a livello globale con varie Convenzioni continentali».

È stato saggio attendere di chiarire tutti i percorsi accademici e non slo quelli degli ISSR il cui diploma valeva e vale per l’insegnamento della religione nella scuola pubblica, ma non aveva un pieno riconoscimento pieno a livello civile?

«Siamo giunti a questo Accordo dopo avere rivisto tutte le norme già in atto a livello di Santa Sede. Ricordo, a questo proposito, i vari passi compiuti. Nel 2002 è stato approvato il Decreto sugli studi di Diritto Canonico; nel 2008 l’Istruzione sugli Istituti Superiori di Scienze Religiose; nel 2011 il Decreto di riforma degli studi di filosofia; e nel 2017 la Costituzione Apostolica Veritatis gaudium sulla riforma degli studi ecclesiastici, nella quale sono stati recepiti tutti i documenti precedenti. Con queste normative la Santa Sede può dialogare con lo Stato italiano avendo una legislazione aggiornata».

L’accordo diventa stimolo anche per la qualità e l’aggiornamento degli studi eccelsiastici?

«Sicuramente l’Accordo stimola a garantire studi accademici di alta qualità. A tale proposto segnalo che dal 2007 anche la Santa Sede, come tutti gli altri paesi europei, si è dotata dell’AVEPRO, l’Agenzia per la promozione e la valutazione della qualità delle istituzioni ecclesiastiche di studi superiori. Questa istituzione, riconosciuta e valutata positivamente a livello internazionale dall’Associazione delle Agenzie (ENQA) create per garantire la qualità, sta operando efficacemente presso le nostre istituzioni accademiche con ottimi risultati».

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