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Mondiali, il Papa: sport sia cultura dell’incontro

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Poche ore alla finalissima Argentina-Germania, già ribattezzata la “finale dei Papi”, visto che Bergoglio è argentino e Ratzinger è tedesco. ieri padre Lombardi ha già spiegato che il primo probabilmnte “si informerà” sull’esito del match, mentre il secondo è presumibile che non guarderà la partita. Oggi Papa Francesco è in qualche modo tornato sull’argomento sportivo, con un tweet dall’account @Pontifex in cui si legge: “I Mondiali hanno fatto incontrare persone di diverse nazioni e religioni. Possa lo sport favorire sempre la cultura dell’incontro”.

E proprio all’insegna di questo spirito di dialogo e pace, il sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura mons. Melchor Sanchez de Toca y Alameda, capo della sezione Cultura e Sport, ha lanciato l’hashtag #PAUSEforPeace, “Pausa per la pace”. La richiesta ai tifosi di tutto il mondo è quella di rispettare un minuto di silenzio prima della finale Argentina-Germania in omaggio a coloro che hanno perso la vita in guerra o che si trovano in questo momento in situazioni di combattimento. Il realtà l’obiettivo è ancora più ambizioso: far tacere le armi, dare alla pace una possibilità. E non solo per un minuro… L’hasthag, o cancelletto, serve per catalizzare tutti i tweet (i messaggini brevi del social network Twitter) che riguardano lo stesso argomento

“E’ un’iniziativa nata da diversi amici in occasione della finale del Mondiale. Perché non approfittare di un evento veramente mondiale quando tutto il mondo sarà davanti agli schermi a guardare la partita per dare alla pace un’opportunità?”, si è chiesto monsignor Sanchez de Toca y Alameda dai microfoni di Radio Vaticana. (ASCOLTA L’INTERVISTA)
“Lo sport è nato legato alle festività religiose. Durante le grandi festività c’erano i giochi e cessavano, almeno per quel momento, le guerre. Questo in parte lo vediamo adesso, quando c’è la finale di un grande campionato, una grande partita di calcio, il mondo si paralizza per guardare, almeno per 90 minuti, una partita. Se potessimo estendere questo alla guerra: se per 90 minuti e oltre le guerre si fermassero daremmo un’opportunità alla pace”.
Anche il cardinale Ravasi, presidente del dicastero, ha rilanciato l’iniziativa, alla quale peraltro hanno aderito decine di associazioni e di singoli, prima citando il primo Libro dei Re: “Ancora una voce di silenzio sottile” e poi una frase di Publilio Siro “La parola è lo specchio dell’anima: tale l’uomo, tale la sua parola”.
L’augurio è che la Fifa stessa aderisca all’appello, organizzando un minuto di silenzio prima del match di domenica sera. “Questo è l’augurio, noi abbiamo lanciato una palla. Speriamo che continui a rotolare e rotolare e a coinvolgere sempre più gente di buona volontà e che finalmente la Fifa se ne prenda carico, in qualche modo ufficializzi questo. Il mondo ha veramente bisogno di pace. In Medio Oriente di nuovo si sentono i tuoni della guerra. Non possiamo permetterci di guastare una festa bella come quella del calcio con il rumore delle bombe e le lacrime delle vedove e degli orfani”.
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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E proprio all’insegna di questo spirito di dialogo e pace, il sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura mons. Melchor Sanchez de Toca y Alameda, capo della sezione Cultura e Sport, ha lanciato l’hashtag #PAUSEforPeace, “Pausa per la pace”. La richiesta ai tifosi di tutto il mondo è quella di rispettare un minuto di silenzio prima della finale Argentina-Germania in omaggio a coloro che hanno perso la vita in guerra o che si trovano in questo momento in situazioni di combattimento. Il realtà l’obiettivo è ancora più ambizioso: far tacere le armi, dare alla pace una possibilità. E non solo per un minuro… L’hasthag, o cancelletto, serve per catalizzare tutti i tweet (i messaggini brevi del social network Twitter) che riguardano lo stesso argomento

“E’ un’iniziativa nata da diversi amici in occasione della finale del Mondiale. Perché non approfittare di un evento veramente mondiale quando tutto il mondo sarà davanti agli schermi a guardare la partita per dare alla pace un’opportunità?”, si è chiesto monsignor Sanchez de Toca y Alameda dai microfoni di Radio Vaticana. (ASCOLTA L’INTERVISTA)
“Lo sport è nato legato alle festività religiose. Durante le grandi festività c’erano i giochi e cessavano, almeno per quel momento, le guerre. Questo in parte lo vediamo adesso, quando c’è la finale di un grande campionato, una grande partita di calcio, il mondo si paralizza per guardare, almeno per 90 minuti, una partita. Se potessimo estendere questo alla guerra: se per 90 minuti e oltre le guerre si fermassero daremmo un’opportunità alla pace”.
Anche il cardinale Ravasi, presidente del dicastero, ha rilanciato l’iniziativa, alla quale peraltro hanno aderito decine di associazioni e di singoli, prima citando il primo Libro dei Re: “Ancora una voce di silenzio sottile” e poi una frase di Publilio Siro “La parola è lo specchio dell’anima: tale l’uomo, tale la sua parola”.
L’augurio è che la Fifa stessa aderisca all’appello, organizzando un minuto di silenzio prima del match di domenica sera. “Questo è l’augurio, noi abbiamo lanciato una palla. Speriamo che continui a rotolare e rotolare e a coinvolgere sempre più gente di buona volontà e che finalmente la Fifa se ne prenda carico, in qualche modo ufficializzi questo. Il mondo ha veramente bisogno di pace. In Medio Oriente di nuovo si sentono i tuoni della guerra. Non possiamo permetterci di guastare una festa bella come quella del calcio con il rumore delle bombe e le lacrime delle vedove e degli orfani”.
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