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Misericordes sicut Pater: la splendida lettera di un parrocco ai suoi fedeli.

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La lettera è stata scritta da Don Andrea Rosati, parroco in Lama dei Peligni (CH).

MISERICORDES SICUT PATER

Questa esortazione di Gesù che troviamo nel Vangelo di Luca (6, 36) è il tema che il Santo Padre Francesco ha voluto dare a questo straordinario anno giubilare. Allo stesso tempo è il cuore del messaggio cristiano: essere misericordiosi come il Padre! Il Papa ha dato inizio solennemente al Giubileo con l’apertura della Porta Santa della Basilica di san Pietro in Vaticano nel giorno solenne della festa della Immacolata Concezione, affidando questo tempo di Grazia alla intercessione di Maria, madre di Misericordia. Domani anche la nostra Chiesa diocesana vivrà questo particolare momento di festa e di grazia con l’apertura della Porta santa della Cattedrale di san Giustino a Chieti. Ma che cos’è la misericordia? Questo termine si trova molte volte nella Sacra Scrittura ed ha origine dal termine ebraico rahamin, che significa “viscere materne”. La misericordia è l’Amore infinito, tenero, commosso, che scaturisce dal cuore o meglio, dal grembo di Dio verso i suoi figli che versano in uno stato di miseria a causa del peccato. Fin dalle origini troviamo l’apertura del cuore di Dio verso l’uomo poiché il Signore, nel suo progetto di Amore, non poteva arrendersi di fronte allo smarrimento della sua creatura più bella: l’uomo.
L’eterna Misericordia di Dio si contrappone all’eterna superbia di satana, il quale rinuncia in eterno al suo stato angelico perché desidera essere come Dio. Questo è il peccato originale: il maligno si insinua nel cuore e nella volontà dell’uomo tentandolo a voler essere come Dio (Gen 3, 5). Davanti a Dio passa tutta la storia dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, una storia che si apre a un giudizio di amore e di pace per chi accoglie la presenza del Signore nel suo cuore; per chi si riconosce peccatore e bisognoso dell’abbraccio del Padre. Dio siede in trono come giudice Giusto (Sal 9, 5) ma il suo giudizio è secondo misericordia anche perché Egli aspetta con fiducia il nostro pentimento (2Pt 3,9).
Satana, invece, è definito nel libro dell’Apocalisse come “l’accusatore” (Ap 12, 10); colui che giorno e notte ci accusa davanti a Dio per il nostro peccato sperando nell’eterna condanna.
Come possiamo vivere questo tempo? Sicuramente guardando al volto misericordioso del Padre, abbandonando l’antica tentazione di voler essere noi a giudicare il mondo, la storia e i nostri fratelli. Il Signore ci esorta a non giudicare nulla prima del tempo (1 Cor 4,5), perché sarà lui a mettere in luce le intenzioni dei nostri cuori! Ci invita a far crescere insieme il buon grano e la zizzania (Mt 13, 30), perché ci penserà lui a separare il bene dal male. Desidera che il grano e la zizzania crescano insieme perché anche qui Egli si aspetta, pazientemente, un frutto di conversione. Diverso sarà il destino per chi la salvezza offerta da Dio non la accoglie e continua a seminare zizzania nel campo del mondo.
Quanto è bello vivere nella gioia sapendo di essere così tanto amati! Personalmente quando ho incontrato l’Amore Misericordioso del Padre, al quale mi sono docilmente arreso, ho deciso di consacrare a Lui la mia esistenza. Totalmente. Nel corpo, nell’anima e nella volontà! L’Amore di Dio è diventato l’Assoluto della mia vita. Per Lui e in Lui desidero ardentemente vivere i miei giorni perché, nonostante le umane solitudini, nessun affetto o amore può paragonarsi o sostituire l’Amore! Ogni sera, davanti a Lui , presento i fallimenti e le delusioni della giornata, ma allo stesso tempo lo ringrazio dei quotidiani doni di Grazia e del suo Amore che mi sostiene nelle fatiche e che mi da la vera libertà; quella che, purtroppo, altri non hanno ancora raggiunto.
Nel libro dell’Apocalisse (21,2; 9) la Chiesa (nuova Gerusalemme) viene indicata come la sposa dell’Agnello. A noi sacerdoti il Signore invita alla scelta del celibato e della castità perché vuole unirci a Lui in uno speciale vincolo di amore, ma allo stesso tempo, ci chiede di “sposare” le comunità che ci vengono affidate. Al mio paese di origine c’era l’antica usanza che quando il nuovo parroco faceva il suo ingresso in parrocchia il rito si celebrava all’altare del Santo Patrono, segno dell’unione sponsale del parroco con la sua comunità. Alla mia comunità di Lama, mia sposa, desidero offrire ancora la mia presenza e la mia gratitudine. Per molte cose, in particolare, per l’affetto, la stima e il sostegno che mi avete donato in ogni momento. Anche nell’ora della prova e del lutto. Sicuramente spesso avrò anche deluso le vostre attese, ma questa per me è stata la prima esperienza parrocchiale, ed è stata per me ricca di frutti e doni spirituali. Penso in questo momento a tutti i bambini che ogni fine settimana mi stanno accanto. Penso alle persone anziane che mi hanno trasmesso tanta fede con la loro testimonianza. Penso agli ammalati che mensilmente vado a trovare portando loro il conforto dell’Eucarestia. Da loro sto imparando la sapienza della Croce. Penso alle famiglie in difficoltà che grazie alla collaborazione di tante persone riusciamo a sostenere non nel clamore, ma nel silenzio e nella preghiera.
Forse non ho molto tempo da trascorrere al bar, perché mi piace anche , nel tempo che mi rimane, leggere e studiare, per me e per voi. Il mio operato pastorale, pieno di limiti e di errori, lo lascio giudicare dal Signore al quale ho donato la mia vita. E lo lascio giudicare alla Santa Madre Chiesa alla quale ho promesso la mia filiale obbedienza nel giorno dell’ordinazione presbiterale. Come diceva il testo della formula di giuramento “fino all’estremo della mia vita”. Lascio ad altri il ruolo di accusatori, ruolo che non mi appartiene. Mi affido e vi affido alla infinita Misericordia del Padre. In questo anno di Grazia chiedo al Signore che ognuno di noi possa fare quell’incontro decisivo che cambia la vita, quell’incontro che da zizzania ci trasforma in buon grano. Al Signore chiedo la grazia di sapervi accompagnare come pastore e guida guardando a Lui quale eterno ed unico Pastore. Buon cammino di misericordia. Vi abbraccio tutti e vi benedico!

Don Andrea

A. Rosati
Sacerdote dell'Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto. Ordinato presbitero il 29 giugno 2010, è attualmente parroco in Villamagna (CH).

Misericordes sicut Pater: la splendida lettera di un parrocco ai suoi fedeli.

  

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La lettera è stata scritta da Don Andrea Rosati, parroco in Lama dei Peligni (CH).

MISERICORDES SICUT PATER

Questa esortazione di Gesù che troviamo nel Vangelo di Luca (6, 36) è il tema che il Santo Padre Francesco ha voluto dare a questo straordinario anno giubilare. Allo stesso tempo è il cuore del messaggio cristiano: essere misericordiosi come il Padre! Il Papa ha dato inizio solennemente al Giubileo con l’apertura della Porta Santa della Basilica di san Pietro in Vaticano nel giorno solenne della festa della Immacolata Concezione, affidando questo tempo di Grazia alla intercessione di Maria, madre di Misericordia. Domani anche la nostra Chiesa diocesana vivrà questo particolare momento di festa e di grazia con l’apertura della Porta santa della Cattedrale di san Giustino a Chieti. Ma che cos’è la misericordia? Questo termine si trova molte volte nella Sacra Scrittura ed ha origine dal termine ebraico rahamin, che significa “viscere materne”. La misericordia è l’Amore infinito, tenero, commosso, che scaturisce dal cuore o meglio, dal grembo di Dio verso i suoi figli che versano in uno stato di miseria a causa del peccato. Fin dalle origini troviamo l’apertura del cuore di Dio verso l’uomo poiché il Signore, nel suo progetto di Amore, non poteva arrendersi di fronte allo smarrimento della sua creatura più bella: l’uomo.
L’eterna Misericordia di Dio si contrappone all’eterna superbia di satana, il quale rinuncia in eterno al suo stato angelico perché desidera essere come Dio. Questo è il peccato originale: il maligno si insinua nel cuore e nella volontà dell’uomo tentandolo a voler essere come Dio (Gen 3, 5). Davanti a Dio passa tutta la storia dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, una storia che si apre a un giudizio di amore e di pace per chi accoglie la presenza del Signore nel suo cuore; per chi si riconosce peccatore e bisognoso dell’abbraccio del Padre. Dio siede in trono come giudice Giusto (Sal 9, 5) ma il suo giudizio è secondo misericordia anche perché Egli aspetta con fiducia il nostro pentimento (2Pt 3,9).
Satana, invece, è definito nel libro dell’Apocalisse come “l’accusatore” (Ap 12, 10); colui che giorno e notte ci accusa davanti a Dio per il nostro peccato sperando nell’eterna condanna.
Come possiamo vivere questo tempo? Sicuramente guardando al volto misericordioso del Padre, abbandonando l’antica tentazione di voler essere noi a giudicare il mondo, la storia e i nostri fratelli. Il Signore ci esorta a non giudicare nulla prima del tempo (1 Cor 4,5), perché sarà lui a mettere in luce le intenzioni dei nostri cuori! Ci invita a far crescere insieme il buon grano e la zizzania (Mt 13, 30), perché ci penserà lui a separare il bene dal male. Desidera che il grano e la zizzania crescano insieme perché anche qui Egli si aspetta, pazientemente, un frutto di conversione. Diverso sarà il destino per chi la salvezza offerta da Dio non la accoglie e continua a seminare zizzania nel campo del mondo.
Quanto è bello vivere nella gioia sapendo di essere così tanto amati! Personalmente quando ho incontrato l’Amore Misericordioso del Padre, al quale mi sono docilmente arreso, ho deciso di consacrare a Lui la mia esistenza. Totalmente. Nel corpo, nell’anima e nella volontà! L’Amore di Dio è diventato l’Assoluto della mia vita. Per Lui e in Lui desidero ardentemente vivere i miei giorni perché, nonostante le umane solitudini, nessun affetto o amore può paragonarsi o sostituire l’Amore! Ogni sera, davanti a Lui , presento i fallimenti e le delusioni della giornata, ma allo stesso tempo lo ringrazio dei quotidiani doni di Grazia e del suo Amore che mi sostiene nelle fatiche e che mi da la vera libertà; quella che, purtroppo, altri non hanno ancora raggiunto.
Nel libro dell’Apocalisse (21,2; 9) la Chiesa (nuova Gerusalemme) viene indicata come la sposa dell’Agnello. A noi sacerdoti il Signore invita alla scelta del celibato e della castità perché vuole unirci a Lui in uno speciale vincolo di amore, ma allo stesso tempo, ci chiede di “sposare” le comunità che ci vengono affidate. Al mio paese di origine c’era l’antica usanza che quando il nuovo parroco faceva il suo ingresso in parrocchia il rito si celebrava all’altare del Santo Patrono, segno dell’unione sponsale del parroco con la sua comunità. Alla mia comunità di Lama, mia sposa, desidero offrire ancora la mia presenza e la mia gratitudine. Per molte cose, in particolare, per l’affetto, la stima e il sostegno che mi avete donato in ogni momento. Anche nell’ora della prova e del lutto. Sicuramente spesso avrò anche deluso le vostre attese, ma questa per me è stata la prima esperienza parrocchiale, ed è stata per me ricca di frutti e doni spirituali. Penso in questo momento a tutti i bambini che ogni fine settimana mi stanno accanto. Penso alle persone anziane che mi hanno trasmesso tanta fede con la loro testimonianza. Penso agli ammalati che mensilmente vado a trovare portando loro il conforto dell’Eucarestia. Da loro sto imparando la sapienza della Croce. Penso alle famiglie in difficoltà che grazie alla collaborazione di tante persone riusciamo a sostenere non nel clamore, ma nel silenzio e nella preghiera.
Forse non ho molto tempo da trascorrere al bar, perché mi piace anche , nel tempo che mi rimane, leggere e studiare, per me e per voi. Il mio operato pastorale, pieno di limiti e di errori, lo lascio giudicare dal Signore al quale ho donato la mia vita. E lo lascio giudicare alla Santa Madre Chiesa alla quale ho promesso la mia filiale obbedienza nel giorno dell’ordinazione presbiterale. Come diceva il testo della formula di giuramento “fino all’estremo della mia vita”. Lascio ad altri il ruolo di accusatori, ruolo che non mi appartiene. Mi affido e vi affido alla infinita Misericordia del Padre. In questo anno di Grazia chiedo al Signore che ognuno di noi possa fare quell’incontro decisivo che cambia la vita, quell’incontro che da zizzania ci trasforma in buon grano. Al Signore chiedo la grazia di sapervi accompagnare come pastore e guida guardando a Lui quale eterno ed unico Pastore. Buon cammino di misericordia. Vi abbraccio tutti e vi benedico!

Don Andrea

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