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Migranti dal Papa: “Boccata di ossigeno”

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“Grazie di cuore, le sue parole sono per noi ossigeno. Al di là della fede di ognuno di noi, in Lei ritroviamo la parola del nostro Dio. Fraterna, caritatevole e inspiegabilmente umana”. Cosi i venti profughi che questo pomeriggio hanno incontrato il Papa nell’arcivescovado di Torino, si sono rivolti al pontefice. “Tra tante parole che sentiamo e leggiamo – ha detto uno di loro a nome del gruppo – poche volte ci capita di trovare comprensione e umanità. Cerchiamo conforto ogni giorno negli sguardi, nei sorrisi, nelle rare attenzioni che qualcuno ci dedica”.

Poi hanno chiesto al Papa di “continuare ad avere pensieri e parole per tutti coloro che hanno sete di giustizia qui e nel resto del mondo”.

“È stato un momento molto toccante, ha voluto parlare con ciascuno, uno per uno, sentire le loro storie. Un’attenzione molto bella”, riferisce Sergio Durando di Migrantes Torino. “Qualcuno di loro lo ha ringraziato, qualcuno ha chiesto una benedizione, altri hanno raccontato la loro situazione”, racconta ancora l’operatore.

Il gruppo era composto da venti persone, la maggior parte giovani, uomini, e provenienti dall’Africa. Le donne erano due. Nel gruppo anche una famiglia georgiana, papà, mamma e due figlie, di cui una di due mesi nata in Italia.

Il “ritorno a casa” con i parenti
“Felice per l’accoglienza ricevuta e per il ritorno a casa“: è questo lo stato d’animo di Papa Francesco – secondo quanto riferisce una nota vaticana – che a Torino, tra ieri e oggi, ha visitato i luoghi di origine della sua famiglia e incontrato i suoi lontani parenti.

Il Papa domenica è entrato nella chiesa torinese di Santa Teresa, nella quale nel 1907 si erano sposati i nonni paterni, Giovanni Bergoglio e Rosa Vassallo, e dove nel 1908 ricevette il battesimo suo papà Mario. “Un gesto – si legge ancora nella nota del Vaticano – che a pochi mesi dal Sinodo il Papa ha voluto compiere proprio per ribadire il valore della famiglia”. Nella chiesa dei suoi avi, Jorge Mario Bergoglio “ha pregato in modo particolare per le famiglie e per il buon esito del Sinodo ed ha baciato il fonte battesimale dove suo padre è stato battezzato”.

Il Papa, riferisce ancora la nota del Vaticano, “è stato molto contento e soddisfatto della calorosa accoglienza ricevuta a Torino, andata ben oltre le sue aspettative in tutti i singoli momenti della visita. La visita a
Torino è stata per lui un ritorno a casa, dove veniva sempre ogni volta che da Buenos Aires si recava in Italia”.

La visita di Papa Francesco si è conclusa con l’incontro nell’arcivescovado di Torino con sei cugini carnali e con le loro
famiglie, trenta persone in tutto, con le quali il Papa ha celebrato
la Messa, intrattenendosi poi a pranzo.

“Siamo stati bene insieme, dovremmo vederci più spesso”. Ha il sorriso delle grandi occasioni Elio Bellero quando lascia l’Arcivescovado, nel centro di Torino, dove ha pranzato con il suo cugino speciale, Papa Francesco. “L’ultima volta l’avevo incontrato a Roma, pochi mesi dopo che era diventato Papa. Per noi, però, è rimasta una persona normale. Uno di famiglia”.

“Cosa abbiamo mangiato? Lingua in salmì, insalata di polpo… “. Durante il pranzo “abbiamo parlato di tante cose – prosegue il cugino – e dei ricordi del passato, come una volta che eravamo andati a mangiare a Bardonecchia. Abbiamo anche scattato qualche foto e gli abbiamo fatto dei regali, tutte cose utili per la sua missione”.

La storica visita al Tempio Valdese
“Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!”.

È il culmine della seconda giornata della visita del Papa a Torino: dopo i bagni di folla di ieri, in piazza Vittorio per la Messa e per l’Angelus al mattino e per l’incontro con i giovani in serata, stamattina il Pontefice ha visitato il tempio Valdese di Torino, in corso Vittorio Emanuele II. È la prima volta nella storia dei rapporti fra le due chiese che un Papa varca la soglia di un tempio valdese.

E hanno una portata storica anche le parole di Bergoglio, che richiamano all’unità dei cristiani. “L`unità che è frutto dello Spirito Santo non significa uniformità”, ha detto Papa Francesco. “Purtroppo è successo e continua ad accadere che i fratelli non accettino la loro diversità e finiscano per farsi la guerra l’uno contro l’altro. Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni – ha proseguito il Papa – non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato del’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica – ha detto il Papa – vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!”.

Insieme ai membri della comunità locale, erano presenti numerosi esponenti dell’evangelismo italiano, tra cui rappresentanti metodisti, luterani, battisti, avventisti e dell’Esercito della Salvezza.
Alle 9 il Papa è stato accolto all’ingresso della chiesa dal moderatore Bernardini, dal pastore titolare della chiesa di Torino Paolo Ribet, e dal presidente del Concistoro, Sergio Velluto. Il tutto al suono del canto latinoamericano Cada cosa en la vida, eseguito dal coro della comunità Semicanto.
Sono seguiti i saluti del pastore Ribet e – in rappresentanza dei valdesi del Rio de la Plata – del moderador della Mesa Valdense di Uruguay e Argentina, Oscar Oudri.

“Noi valdesi siamo una chiesa, dovete riconoscerci come tale”, ha chiesto al Papa nel suo discorso di benvenuto il moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini. “Fratello Francesco – ha detto – non capiamo che cosa significhi l’espressione del Concilio che ci definisce comunità e non chiese. Vuol dire che noi siamo una chiesa a
metà, una chiesa non chiesa? Capiamo le ragioni ma sarebbe
bello fosse superata nel 2017 o anche prima. Siamo una chiesa,
peccatrice, certo, ma chiesa di Gesù Cristo, da lui giudicata
e salvata”.

Il pastore Bernardini ha parlato anche del problema dell'”ospitalità eucaristica” cioè della possibilità per valdesi e cattolici di comunicarsi nelle liturgie gli uni degli altri. “Tra le cose che abbiamo in comune ci sono le parole di Gesù all’ultima cena, le abbiamo ascoltate ieri. Certo abbiamo interpretazioni diverse di quel che significano, ma ciò che
abbiamo in comune sono le parole di Gesù e non le nostre interpretazioni”.

La risposta del Papa è stata immediata: “Tutti aneliamo all’unità della
mensa eucaristica. La Chiesa valdese ha offerto ai cattolici il vino
per la celebrazione della Veglia di Pasqua e la Diocesi cattolica ha offerto ai fratelli valdesi il pane per la Santa Cena della Domenica di Pasqua”, ha ricordato il Pontefice rilevando che “questo gesto va ben oltre la semplice cortesia e che fa pregustare, per certi versi, l’unità della mensa eucaristica alla quale aneliamo”.
Infine il Papa ha detto che “Incoraggiati da questi passi siamo chiamati a continuare a camminare insieme. Un ambito nel quale si aprono ampie possibilità di collaborazione tra valdesi e cattolici è quello dell’evangelizzazione”.
Bernardini ha quindi regalato al Papa la riproduzione della prima Bibbia
in francese del 1532, anno in cui i valdesi aderirono alla riforma. Il pontefice si è chinato a baciare la Bibbia.
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Migranti dal Papa: “Boccata di ossigeno”

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“Grazie di cuore, le sue parole sono per noi ossigeno. Al di là della fede di ognuno di noi, in Lei ritroviamo la parola del nostro Dio. Fraterna, caritatevole e inspiegabilmente umana”. Cosi i venti profughi che questo pomeriggio hanno incontrato il Papa nell’arcivescovado di Torino, si sono rivolti al pontefice. “Tra tante parole che sentiamo e leggiamo – ha detto uno di loro a nome del gruppo – poche volte ci capita di trovare comprensione e umanità. Cerchiamo conforto ogni giorno negli sguardi, nei sorrisi, nelle rare attenzioni che qualcuno ci dedica”.

Poi hanno chiesto al Papa di “continuare ad avere pensieri e parole per tutti coloro che hanno sete di giustizia qui e nel resto del mondo”.

“È stato un momento molto toccante, ha voluto parlare con ciascuno, uno per uno, sentire le loro storie. Un’attenzione molto bella”, riferisce Sergio Durando di Migrantes Torino. “Qualcuno di loro lo ha ringraziato, qualcuno ha chiesto una benedizione, altri hanno raccontato la loro situazione”, racconta ancora l’operatore.

Il gruppo era composto da venti persone, la maggior parte giovani, uomini, e provenienti dall’Africa. Le donne erano due. Nel gruppo anche una famiglia georgiana, papà, mamma e due figlie, di cui una di due mesi nata in Italia.

Il “ritorno a casa” con i parenti
“Felice per l’accoglienza ricevuta e per il ritorno a casa“: è questo lo stato d’animo di Papa Francesco – secondo quanto riferisce una nota vaticana – che a Torino, tra ieri e oggi, ha visitato i luoghi di origine della sua famiglia e incontrato i suoi lontani parenti.

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Il Papa domenica è entrato nella chiesa torinese di Santa Teresa, nella quale nel 1907 si erano sposati i nonni paterni, Giovanni Bergoglio e Rosa Vassallo, e dove nel 1908 ricevette il battesimo suo papà Mario. “Un gesto – si legge ancora nella nota del Vaticano – che a pochi mesi dal Sinodo il Papa ha voluto compiere proprio per ribadire il valore della famiglia”. Nella chiesa dei suoi avi, Jorge Mario Bergoglio “ha pregato in modo particolare per le famiglie e per il buon esito del Sinodo ed ha baciato il fonte battesimale dove suo padre è stato battezzato”.

Il Papa, riferisce ancora la nota del Vaticano, “è stato molto contento e soddisfatto della calorosa accoglienza ricevuta a Torino, andata ben oltre le sue aspettative in tutti i singoli momenti della visita. La visita a
Torino è stata per lui un ritorno a casa, dove veniva sempre ogni volta che da Buenos Aires si recava in Italia”.

La visita di Papa Francesco si è conclusa con l’incontro nell’arcivescovado di Torino con sei cugini carnali e con le loro
famiglie, trenta persone in tutto, con le quali il Papa ha celebrato
la Messa, intrattenendosi poi a pranzo.

“Siamo stati bene insieme, dovremmo vederci più spesso”. Ha il sorriso delle grandi occasioni Elio Bellero quando lascia l’Arcivescovado, nel centro di Torino, dove ha pranzato con il suo cugino speciale, Papa Francesco. “L’ultima volta l’avevo incontrato a Roma, pochi mesi dopo che era diventato Papa. Per noi, però, è rimasta una persona normale. Uno di famiglia”.

“Cosa abbiamo mangiato? Lingua in salmì, insalata di polpo… “. Durante il pranzo “abbiamo parlato di tante cose – prosegue il cugino – e dei ricordi del passato, come una volta che eravamo andati a mangiare a Bardonecchia. Abbiamo anche scattato qualche foto e gli abbiamo fatto dei regali, tutte cose utili per la sua missione”.

La storica visita al Tempio Valdese
“Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!”.

È il culmine della seconda giornata della visita del Papa a Torino: dopo i bagni di folla di ieri, in piazza Vittorio per la Messa e per l’Angelus al mattino e per l’incontro con i giovani in serata, stamattina il Pontefice ha visitato il tempio Valdese di Torino, in corso Vittorio Emanuele II. È la prima volta nella storia dei rapporti fra le due chiese che un Papa varca la soglia di un tempio valdese.

E hanno una portata storica anche le parole di Bergoglio, che richiamano all’unità dei cristiani. “L`unità che è frutto dello Spirito Santo non significa uniformità”, ha detto Papa Francesco. “Purtroppo è successo e continua ad accadere che i fratelli non accettino la loro diversità e finiscano per farsi la guerra l’uno contro l’altro. Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni – ha proseguito il Papa – non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato del’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica – ha detto il Papa – vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!”.

Insieme ai membri della comunità locale, erano presenti numerosi esponenti dell’evangelismo italiano, tra cui rappresentanti metodisti, luterani, battisti, avventisti e dell’Esercito della Salvezza.
Alle 9 il Papa è stato accolto all’ingresso della chiesa dal moderatore Bernardini, dal pastore titolare della chiesa di Torino Paolo Ribet, e dal presidente del Concistoro, Sergio Velluto. Il tutto al suono del canto latinoamericano Cada cosa en la vida, eseguito dal coro della comunità Semicanto.
Sono seguiti i saluti del pastore Ribet e – in rappresentanza dei valdesi del Rio de la Plata – del moderador della Mesa Valdense di Uruguay e Argentina, Oscar Oudri.

“Noi valdesi siamo una chiesa, dovete riconoscerci come tale”, ha chiesto al Papa nel suo discorso di benvenuto il moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini. “Fratello Francesco – ha detto – non capiamo che cosa significhi l’espressione del Concilio che ci definisce comunità e non chiese. Vuol dire che noi siamo una chiesa a
metà, una chiesa non chiesa? Capiamo le ragioni ma sarebbe
bello fosse superata nel 2017 o anche prima. Siamo una chiesa,
peccatrice, certo, ma chiesa di Gesù Cristo, da lui giudicata
e salvata”.

Il pastore Bernardini ha parlato anche del problema dell'”ospitalità eucaristica” cioè della possibilità per valdesi e cattolici di comunicarsi nelle liturgie gli uni degli altri. “Tra le cose che abbiamo in comune ci sono le parole di Gesù all’ultima cena, le abbiamo ascoltate ieri. Certo abbiamo interpretazioni diverse di quel che significano, ma ciò che
abbiamo in comune sono le parole di Gesù e non le nostre interpretazioni”.

La risposta del Papa è stata immediata: “Tutti aneliamo all’unità della
mensa eucaristica. La Chiesa valdese ha offerto ai cattolici il vino
per la celebrazione della Veglia di Pasqua e la Diocesi cattolica ha offerto ai fratelli valdesi il pane per la Santa Cena della Domenica di Pasqua”, ha ricordato il Pontefice rilevando che “questo gesto va ben oltre la semplice cortesia e che fa pregustare, per certi versi, l’unità della mensa eucaristica alla quale aneliamo”.
Infine il Papa ha detto che “Incoraggiati da questi passi siamo chiamati a continuare a camminare insieme. Un ambito nel quale si aprono ampie possibilità di collaborazione tra valdesi e cattolici è quello dell’evangelizzazione”.
Bernardini ha quindi regalato al Papa la riproduzione della prima Bibbia
in francese del 1532, anno in cui i valdesi aderirono alla riforma. Il pontefice si è chinato a baciare la Bibbia.
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