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“A messa si ascolta la parola di Dio, non chiacchiere o giornali”

Udienza generale di papa Francesco

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All’udienza il Papa riflette sulla liturgia della parola: entra dalle orecchie passa dal cuore e sfocia nelle opere buone. «Servono lettori bravi, non quelli che leggono gne gne gne»
 

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

A messa «nei testi biblici Dio stesso parla con noi», perciò durante la lettura delle Sacre Scritture non bisogna «fare chiacchiere» o «pensare ad altre cose», tanto meno si può sostituire la Bibbia con altro materiale, come per esempio «articoli di giornale». Lo ha sottolineato il Papa nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro, insistendo sulla necessità di avere lettori preparati («Non quelli che leggono gne gne gne…e non si capisce niente») e, per quanto riguarda i fedeli, sull’importanza di ascoltare con attenzione e «con il cuore» – anche se «alcune volte forse non capiamo bene perché ci sono lettura un po’ difficili» – perché «la parola di Dio fa un cammino dentro di noi»: entra dalle orecchie, passa dal cuore e sfocia tramite le mani nelle «opere buone».  

 
Proseguendo un ciclo di catechesi dedicato alla riscoperta del significato della messa, il Papa, dopo alcune udienze dedicate ai riti di introduzione della celebrazione eucaristica, si è concentrato oggi sulla liturgia della parola, «che è una parte costitutiva perché ci raduniamo proprio per ascoltare quello che Dio ha fatto e intende ancora fare per noi. È un’esperienza che avviene “in diretta” e non per sentito dire, perché – ha ricordato Jorge Mario Bergoglio citando l’ordinamento generale del Messale romano e la costituzione apostolica «Sacrosanctum Concilium» – “quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua parola, annunzia il Vangelo”». 
 
«Quante volte – ha proseguito il Papa a braccio – mentre si legge la parola di Dio si commenta, “guarda quello”, è vero? Si devono fare dei commenti mentre si legge la parola di Dio? No! Perché se tu fai delle chiacchiere con la gente non senti la parola di Dio. Quando si legge la parola di Dio nella Bibbia, la prima lettura, la seconda lettura, dobbiamo ascoltare, aprire il cuore: è Dio stesso che ci parla, e non bisogna pensare ad altre cose o parlare di altre cose». 
 
«È molto importante ascoltare», ha detto ancora Francesco, «alcune volte forse non capiamo bene perché ci sono letture un po’ difficili, ma Dio ci parla lo stesso», e noi dobbiamo stare «in silenzio e ascoltare la parola di Dio. Alla messa quando cominciano le lettura ascoltiamo la parola di Dio. Abbiamo bisogno di ascoltarlo! È infatti una questione di vita, come ben ricorda l’incisiva espressione che “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. In questo senso, parliamo della Liturgia della Parola come della “mensa” che il Signore imbandisce per alimentare la nostra vita spirituale».  
 
Dopo aver messo in luce in particolare la ricchezza delle letture bibliche e del salmo responsoriale, «si capisce – ha proseguito Bergoglio – perché alcune scelte soggettive, come l’omissione di letture o la loro sostituzione con testi non biblici, siano proibite: ma ho sentito che qualcuno legge il giornale perché è la notizia del giorno: no! La parola di Dio è la parola di Dio, il giornale lo possiamo leggere dopo, ma lì si legge la parola di Dio. Sostituire la parola con altre cose impoverisce e compromette il dialogo tra Dio e il suo popolo in preghiera. Al contrario, la dignità dell’ambone e l’uso del Lezionario, la disponibilità di buoni lettori e salmisti… ma cercare dei buoni lettori eh, quelli che sappiano leggere non quelli che leggono gne gne gne… e non si capisce nulla – ha detto il Papa suscitando le risate dei fedeli presenti a piazza San Pietro – ma buoni lettori che si devono preparare e fare la prova per leggere bene». Ed è poi necessario «un clima di silenzio ricettivo, favoriscono l’esperienza del dialogo celebrativo tra Dio e la comunità credente». 
 
«Come potremmo affrontare il nostro pellegrinaggio terreno, con le sue fatiche e le sue prove, senza essere regolarmente nutriti e illuminati dalla Parola di Dio che risuona nella liturgia?», ha domandato il Papa. Nella liturgia della parola «le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio stesso che, qui e ora, interpella noi che ascoltiamo con fede» e «Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato».  
 
Certo «non basta udire con gli orecchi, senza accogliere nel cuore il seme della divina Parola, permettendole di portare frutto. Ricordiamoci della parabola del seminatore e dei diversi risultati a seconda dei diversi tipi di terreno. L’azione dello Spirito, che rende efficace la risposta, ha bisogno di cuori che si lascino lavorare e coltivare, in modo che quanto ascoltato a Messa passi nella vita quotidiana, secondo l’ammonimento dell’apostolo Giacomo: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi”. La parola di Dio – ha concluso Papa Francesco – fa un cammino dentro di noi, l’ascoltiamo con le orecchie, passa al cuore, non rimane nelle orecchie deve andare al cuore, e dal cuore passa alle mani, alle opere buone. Questo il percorso che fa la parola di dio, dalle orecchie al cuore alle mani». 

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Originale: Vatican Insider
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All’udienza il Papa riflette sulla liturgia della parola: entra dalle orecchie passa dal cuore e sfocia nelle opere buone. «Servono lettori bravi, non quelli che leggono gne gne gne»
 

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A messa «nei testi biblici Dio stesso parla con noi», perciò durante la lettura delle Sacre Scritture non bisogna «fare chiacchiere» o «pensare ad altre cose», tanto meno si può sostituire la Bibbia con altro materiale, come per esempio «articoli di giornale». Lo ha sottolineato il Papa nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro, insistendo sulla necessità di avere lettori preparati («Non quelli che leggono gne gne gne…e non si capisce niente») e, per quanto riguarda i fedeli, sull’importanza di ascoltare con attenzione e «con il cuore» – anche se «alcune volte forse non capiamo bene perché ci sono lettura un po’ difficili» – perché «la parola di Dio fa un cammino dentro di noi»: entra dalle orecchie, passa dal cuore e sfocia tramite le mani nelle «opere buone».  

 
Proseguendo un ciclo di catechesi dedicato alla riscoperta del significato della messa, il Papa, dopo alcune udienze dedicate ai riti di introduzione della celebrazione eucaristica, si è concentrato oggi sulla liturgia della parola, «che è una parte costitutiva perché ci raduniamo proprio per ascoltare quello che Dio ha fatto e intende ancora fare per noi. È un’esperienza che avviene “in diretta” e non per sentito dire, perché – ha ricordato Jorge Mario Bergoglio citando l’ordinamento generale del Messale romano e la costituzione apostolica «Sacrosanctum Concilium» – “quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua parola, annunzia il Vangelo”». 
 
«Quante volte – ha proseguito il Papa a braccio – mentre si legge la parola di Dio si commenta, “guarda quello”, è vero? Si devono fare dei commenti mentre si legge la parola di Dio? No! Perché se tu fai delle chiacchiere con la gente non senti la parola di Dio. Quando si legge la parola di Dio nella Bibbia, la prima lettura, la seconda lettura, dobbiamo ascoltare, aprire il cuore: è Dio stesso che ci parla, e non bisogna pensare ad altre cose o parlare di altre cose». 
 
«È molto importante ascoltare», ha detto ancora Francesco, «alcune volte forse non capiamo bene perché ci sono letture un po’ difficili, ma Dio ci parla lo stesso», e noi dobbiamo stare «in silenzio e ascoltare la parola di Dio. Alla messa quando cominciano le lettura ascoltiamo la parola di Dio. Abbiamo bisogno di ascoltarlo! È infatti una questione di vita, come ben ricorda l’incisiva espressione che “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. In questo senso, parliamo della Liturgia della Parola come della “mensa” che il Signore imbandisce per alimentare la nostra vita spirituale».  
 
Dopo aver messo in luce in particolare la ricchezza delle letture bibliche e del salmo responsoriale, «si capisce – ha proseguito Bergoglio – perché alcune scelte soggettive, come l’omissione di letture o la loro sostituzione con testi non biblici, siano proibite: ma ho sentito che qualcuno legge il giornale perché è la notizia del giorno: no! La parola di Dio è la parola di Dio, il giornale lo possiamo leggere dopo, ma lì si legge la parola di Dio. Sostituire la parola con altre cose impoverisce e compromette il dialogo tra Dio e il suo popolo in preghiera. Al contrario, la dignità dell’ambone e l’uso del Lezionario, la disponibilità di buoni lettori e salmisti… ma cercare dei buoni lettori eh, quelli che sappiano leggere non quelli che leggono gne gne gne… e non si capisce nulla – ha detto il Papa suscitando le risate dei fedeli presenti a piazza San Pietro – ma buoni lettori che si devono preparare e fare la prova per leggere bene». Ed è poi necessario «un clima di silenzio ricettivo, favoriscono l’esperienza del dialogo celebrativo tra Dio e la comunità credente». 
 
«Come potremmo affrontare il nostro pellegrinaggio terreno, con le sue fatiche e le sue prove, senza essere regolarmente nutriti e illuminati dalla Parola di Dio che risuona nella liturgia?», ha domandato il Papa. Nella liturgia della parola «le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio stesso che, qui e ora, interpella noi che ascoltiamo con fede» e «Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato».  
 
Certo «non basta udire con gli orecchi, senza accogliere nel cuore il seme della divina Parola, permettendole di portare frutto. Ricordiamoci della parabola del seminatore e dei diversi risultati a seconda dei diversi tipi di terreno. L’azione dello Spirito, che rende efficace la risposta, ha bisogno di cuori che si lascino lavorare e coltivare, in modo che quanto ascoltato a Messa passi nella vita quotidiana, secondo l’ammonimento dell’apostolo Giacomo: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi”. La parola di Dio – ha concluso Papa Francesco – fa un cammino dentro di noi, l’ascoltiamo con le orecchie, passa al cuore, non rimane nelle orecchie deve andare al cuore, e dal cuore passa alle mani, alle opere buone. Questo il percorso che fa la parola di dio, dalle orecchie al cuore alle mani». 

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